“Medea innamorata del sole” | di Rossana De Santis

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“Ti amo sole”. Medea pronunciò la frase mentre il sole le asciugava la pelle e il bikini rosso bagnati di mare. Era la prima volta che sceglieva d’indossare costume con un colore così acceso e vivace…Sentiva di amarsi, di volersi bene quando era accarezzata da quei raggi caldi e avvolgenti…lei che non si amava molto, a cominciare dal suo nome….

Il giorno del suo battesimo, il prete aveva perplessità sul nome che portava a malincuore… Don Carlo non lo riteneva adatto ad una bambina, non voleva neanche celebrare il sacro rito battesimale  ma,  alla fine, la sua famiglia lo convinse con una generosa donazione…

Sua zia e anche madrina, Elena, con il pallino delle tragedie greche, aveva suggerito Medea ai genitori. Sua madre, in particolare,  era entusiasta di chiamarla così perché “suonava bene” con il cognome. Praticamente nome e cognome erano  un penoso sciogli-lingua: Medea Madei.

La donna era esattamente il contrario della protagonista omonima della tragedia di Euripide, associata alla forza distruttrice del fuoco… una madre capace di uccidere i figli per vendicare il tradimento dello sposo. Questa storia le faceva venire i brividi… No, lei non era affatto così, si sentiva totalmente diversa…

Era una donna generosa, spesso fragile, succube degli uomini, ingenua…non aveva  fatto  calcoli e attuato vendette nella sua vita.

Non si era sposata e non aveva avuto figli.

Dopo due storie sentimentali e una convivenza finita per il tradimento di lui, era diventata persino amica della nuova coppia e zia acquisita dei loro figli … Amava i bambini ma, ormai, le sembrava un po’ tardi per coronare il sogno di diventare madre.

Né magra né grassa, né alta né bassa vestiva sempre in modo sobrio. I capelli castani raccolti in  un ciuffo, né  lunghi né corti, poco trucco…tutto in lei era un inno all’anonima normalità, alle stabili e tranquille mezze misure.

Si manteneva con un lavoro  di segretaria in un noto centro ospedaliero della sua zona. Il lavoro era stato di recente  carico di responsabilità, a causa del Covid e si sentiva spesso stanca, stressata, triste…

Viveva in un piccolo appartamento, in compagnia di un barboncino marrone, occhi nocciola, vivaci e affettuosi. Scheggia, così si chiamava il cagnolino, era l’unico a farle le feste al ritorno dal lavoro. Giornate sempre uguali interrotte ora da una breve vacanza.

Per quella settimana di  vacanza al mare  aveva lasciato Scheggia ad una sua amica vicina di casa, con mille raccomandazioni, croccantini e vitamine…lo considerava come un figlio ma sapeva che era in buone mani.

Finalmente era distesa sullo sdraio e  il calore penetrante del sole le dava una sensazione di profondo benessere  e spensierata libertà.

Chiuse gli occhi perché la bellezza della luce si guarda ad occhi chiusi: era  così forte che attraversava le palpebre e qualsiasi barriera del buio interiore che aveva provato nei mesi precedenti…

Si sentiva bella, desiderabile, calda, viva….

Medea si addormentò e vide attraverso le palpebre un uomo prendere forma dal centro del sole.

Era un’allucinazione? Chissà…ma valeva la pena viverla fino in fondo.

Era perfetto …statuario e bruciante…la materia prima era il sole…fin troppo rovente…

“Vieni da me”, sussurrò invocandolo …

All’improvviso avvenne qualcosa di straordinario: l’essere incandescente  scese alla velocità della luce accanto a lei, sulla spiaggia!

Fiammeggiava come non mai…Somigliava ad uno degli eroi dei fantastici quattro…il suo preferito.

Da bambina aveva praticamente costretto sua madre a comprare le lenzuola con i quattro supereroi stampati a colori.

L’eroe del fuoco, “La torcia Umana”, era sulla federa del  cuscino… e ora stava anche davanti ai suoi occhi!

Tutti i vicini di spiaggia fuggirono  sbalorditi e spaventati: molti trascinando i loro piccoli che piangevano sconvolti… Scene di fuga, panico e terrore….

La situazione era a dir poco apocalittica…

La spiaggia ormai deserta, c’erano solo Medea e quella strana entità.

Lei aveva difficoltà a tenere gli occhi aperti di fronte a tanto bagliore ma non aveva affatto paura.

L’essere fiammeggiante le disse  sorridendo e ammiccando: “Piacere, Elos”.

La voce calda, maschile, degna di un baritono, priva di accenti.

Lui le porse la mano infuocata…

“ Ah già, è  vero, non può  darmi la mano per l’emergenza Covid!”

Esclamò toccandosi la fronte luminosa.

“Che razza di salame affumicato…” pensò lei stupita e divertita dalla improbabile situazione.

“Non voglio svegliarmi da questo sogno, è troppo divertente,” pensò sospirando… non voleva tornare alla “normalità”.

Quell’essere era  piuttosto svampito, si muoveva un po’ goffo e sembrava non rendersi conto della sua natura incandescente…però, in compenso, era bello, alto, possente come una statua greca…

Se ci fosse stata la Rettore avrebbe detto “ Splendido splendente!”

Con un cenno negativo del capo Medea rifiutò sorridendo la proposta della stretta di mano…

Allora lui,   disse, con l’occhiolino, sorridendo: “Facciamo gomito a gomito? Così seguiamo le regole!” Propose porgendo il gomito infuocato.

Poi si grattò la folta chioma di fuoco e aggiunse:

“Diamine! È vero! Non puoi perché  potrei sicuramente bruciarti! Che sciocco, non ci avevo pensato”.

Era proprio uno spasso ardente, pensò la donna che rideva senza sosta.

“Seguimi! Andiamo a farci un bagno!” Le disse indicando il mare.

“Ma non rischi di spegnerti?” Rispose tra una risata e l’altra.

“No! Tranquilla,” rispose, non mi spengo facilmente.

I due, a debita distanza, si diressero verso il mare finché un  onda arrivò diretta sul viso di Medea…in realtà si trattava di una secchiata d’acqua!

“Eccola, si è ripresa finalmente!”

L’uomo accanto a lei era  identico a Elos ma senza fiamme, per fortuna….

Invitò tutti  i presenti ad allontanarsi per non soffocarla e per evitare assembramenti….

“Come sta…? “ Le chiese con la stessa voce baritonale di Elos.

“Sto bene Elos” , rispose Medea.

“No, me chiamo Mario!” Disse lui con cadenza romanesca…

L’uomo le sorrise e poco dopo  iniziarono una piacevole conversazione davanti a un caffè… Lei gli raccontò della strana  allucinazione dovuta, sicuramente, all’insolazione…

Iniziò un idillio che continuò oltre l’estate, oltre l’autunno e l’inverno e per tutto il resto delle stagioni della vita.

Rossana De Santis