VIVIANA PARISI: UTILE INDAGARE UNA POSSIBILE PSICOSI ORGANICA DA ENCEFALOPATIA AUTOIMMUNE | di Mirko Avesani

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Nel maggio scorso mi era capitato di commentare una pubblicazione su  un caso clinico di encefalite limbica (autoimmune) esordita con ansia, depressione e delirio paranoideo:

https://mobmagazine.it/blog/2020/05/26/encefalite-limbica-esordita-con-ansia-e-depressione-la-necessita-di-una-valutazione-a-largo-spettro-che-vada-oltre-quella-psichiatrica-presentazione-di-un-caso-clinico/

[fig. 1]

 

Si trattava di una donna di 52 anni, indagata, sul versante organico, proprio perché la sintomatologia psichiatrica e psicotica, di recente insorgenza in un adulto, impone una indagine a largo spettro.

 

La causa di questa encefalite autoimmune, fu individuata, come spesso accade, in una neoplasia polmonare.

 

Ma numerosi altri lavori, ormai, suggeriscono che la malattia mentale sia sostenuta da una sofferenza cerebrale organica da indagare. Di seguito un altro articolo che correla la neuroinfiammazione alla patologia psichiatrica:

https://www.academia.edu/30899773/Neuroinflammation_and_psychiatric_illness?email_work_card=minimal-title

[fig. 2]

Alla luce di questo dato, la mia riflessione, oggi, vuole fermarsi sul caso della sfortunata Viviana Parisi e del suo piccolo Gioele.

A tredici giorni dalla sua scomparsa assieme a quella del figlio di quattro anni Gioele, ancora tanti restano i punti oscuri, a partire dal destino del piccolo, mai trovato. Ma sono anche tanti i pezzi di verità che pian piano in queste due settimane sono emersi, piccoli tasselli di un misterioso mosaico messi insieme dagli investigatori, che conducono l’inchiesta che si muove in parallelo alle ricerche per trovare tracce del bambino.

I quesiti di chiarire sono molti, e tutti convergono su un quesito: lo stato di salute mentale della giovane donna.

Chiarire lo stato di salute mentale di Viviana, a questo punto, diverrà dirimente, posto che non tutte le patologie che colpiscono la mente fanno adottare condotte uguali, e, soprattutto, non tutte le patologie che sembrano colpire elettivamente la mente, colpiscono solo essa. Molte, infatti, come mostrato nella pubblicazione sopra riportata, colpiscono il cervello e, colpendo esso, ne risente, a cascata, la mente.

Tra le tante ipotesi, quella che mi pare suggestiva, è quella messa in campo dalla nota criminologa, e collega (è medico come me) Ursula Franco, la quale, ipotizza uno stato psicotico che abbia portato Viviana a vagare in auto per kilometri anche se, nelle intenzioni iniziali, dovesse compiere un breve tragitto per comprare delle scarpe al figlio. Un indizio di questo stato sarebbe il non aver pagato il pedaggio autostradale nonostante avesse i soldi. Difficile pensare ad una fuga per la disperazione scatenata dall’incidente per aver visto il figlioletto morto a causa dello stesso, perché, come giustamente arguisce la Franco, la prima azione di un familiare (che scotomizza la morte come evento) è quella di chiedere sempre e comunque soccorsi.

Difficile pensare anche ad un suicidio, perché uno stato psicotico non porta al suicidio, porta alla fuga. Ancora più difficile ipotizzare un omicidio (del figlioletto) seguito da suicidio, perché resti del corpo del piccolo (sebbene la zona sia abitata da animali selvatici) si sarebbero trovati nelle vicinanze del corpo della madre.

Ritengo, quindi, che l’ipotesi di un attacco psicotico che abbia preceduto l’incidente, e ne sia stata la causa, possa essere l’ipotesi “sindromica” più attendibile. Sappiamo che, in medicina, la diagnosi passa per step: prima la catalogazione sindromica, poi la possibile diagnosi eziologica della sindrome, il tutto collegato da ciò che si chiama eziopatogenesi (ovvero “il funzionamento di un meccanismo patologico che parte da una causa”).

 

Se analizziamo il vissuto di Viviana Parisi, partendo dalle parole dei genitori, Viviana non ha una storia psichiatrica alle spalle se non attorno ai 40 anni, età che rende  difficile sostenere una pura malattia mentale, e pare che questi sintomi siano peggiorati durante la fase del lockdown.

Alla luce delle nuove conoscenze, tutte in evoluzione, sulle cosiddette encefalopatie (o “encefaliti”) AUTOIMMUNI, io credo che, per un corretto inquadramento dello stato di salute di Viviana prima degli eventi , non sarebbe male, in una fase in cui i reperti biologici  ci sono, analizzare sia sul sangue che sul liquor cerebrospinale, tutta una serie di anticorpi che elettivamente vanno a danneggiare alcuni recettori della membrana dei nostri neuroni, causando, per l’appunto, delle sindromi molto varie, alcune delle quali sono delle vere e proprie crisi psicotiche.

Le aree principali contro cui questi anticorpi sono diretti includono:

  • recettore dell’N-metilico-D-aspartato (NMDAR)
  • recettore dell’acido di α-amino-3-hydroxy-5-methyl-4-isoxazolepropion (AMPAR)
  • recettore di glioma ricco di leucina ha inattivato 1 (Lgi1)
  • recettore tipo 2  di proteina associata alla contactina (Caspr2)
  • recettore di decarbossilasi del glutammato (GAD) o dell’acido gamma-amminobutirrico di tipo B (GABABR)
  • altri antigeni rari

Sebbene molte di queste forme causino anche epilessia, ricordiamoci che non tutte le epilessie sono uguali e che, tra esse, alcune, colpendo, come nell’articolo sopra citato, il lobo limbico, sono causa di crisi epilettiche a semeiologia psichica/psichiatrica.

Poiché si tratta di patologie di relativa recente individuazione, un tempo questi pazienti venivano tutti considerati di pertinenza psichiatrica, mentre oggi sappiamo che il trattamento di questa autoimmunità permette loro di tornare ad una vita pressochè normale (sempre se la patologia viene individuata, e di conseguenza trattata, in tempo, prima di danni irreversibili ai circuiti coinvolti).

A proposito della complessa e proteiforme sintomatologia, recenti studi confermano che più di 50% dei pazienti manifesta febbre e sintomi che somigliano a quelli di influenza. Una simile percentuale mostra prova del coinvolgimento cerebrale, con sintomi e segni  come:

  • Disturbi comportamentali (28%) comprese  manifestazioni psichiatriche quali disinibizione, attacchi di panico, disturbi di umore e psicosi aggressive
  • Segni extrapiramidali (33%) quali distonie, movimenti coreo atetoidi (particolarmente a fronte e arti),
  • Alterazioni del sensorio (15%)
  • Atassia cerebellare ed incoordinazione, nistagmo e fluttuazioni della voce come pure segni neuromuscolari quali gli spasmi o le fascicolazioni muscolari
  • Disordini di linguaggio

Ci si augura che, nell’autopsia in corso, i periti e i consulenti nominati abbiano presente anche questa possibilità, di una psicosi organica a patogenesi autoimmune.