“Sonia e l’artista di strada” | di Rossana De Santis

0
137
Sonia e l'artista di strada
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Ci sono persone che vogliono sparire nel nulla per ricominciare.

L’identità spesso si trasforma in una gabbia stretta e soffocante.

Sonia sapeva bene cosa vuol dire avere questa gabbia addosso che comprime il respiro e il cuore.

Tante persone diventano, giorno dopo giorno, prigioniere delle abitudini, schiave dell’immagine cucita addosso dagli altri: genitori, parenti, amici.

Lei per tutti era una perfetta madre, perfetta moglie, perfetta cassiera in un grande supermercato… pronta a scambiare i turni, a dire sempre si…

Una donna ancora giovane e bella ha tanti sogni nella testa, nel cuore ma la realtà, con il tempo, annebbia qualsiasi fantasia e speranza… rimane solo una gabbia fatta di duri e pesanti doveri.

La gabbia può essere aperta solo rinunciando a tutto… tranne alla libertà e l’amore.

Si, l’amore per un uomo che la considerava una donna…

Una passione carnale e spirituale, un coinvolgimento irrazionale, sbocciati nella vita di Sonia, con uno scambio di sguardi, per strada… Sguardi che avevano resuscitato la sua femminilità.

Curava di più i suoi capelli dorati che lasciava sciolti, vestiva più attillato esaltando le sue belle curve…

Quando usciva dal supermercato incontrava lo sguardo di un artista di strada e sorrideva illuminandosi tutta, un artista di nome Enrico che si esibiva proprio lì vicino.

L’uomo suonava utilizzando pentole, coperchi di vario genere, bastoni, catene, vecchi mobili e faceva dei giochi di prestigio sempre nuovi, con gli oggetti che utilizzava per suonare.

Con la sua guida Sonia aveva imparato a suonare le pentole, i bicchieri, le bottiglie… lei che li aveva sempre visti come oggetti da cucina…

Lo spettacolo di Enrico era divertente, originale, apprezzato dai passanti e dai clienti del supermercato dove lei lavorava.

La novità sonora lo aveva sempre affascinato, così aveva deciso di fare musica utilizzando mezzi di fortuna che utilizzava anche per i suoi giochi di prestigio. Aveva saputo unire la musica alla magia, dimostrando una grande creatività. Una vita all’insegna del duro ma felice vagabondaggio.

Enrico si esibiva in strada perché la strada rappresentava per lui un palcoscenico libero, aperto, vero. Donne, bambini, anziani si fermavano, si complimentavano, applaudivano e gettavano monete nel suo cappello. Era un modo per sentirsi ammirato, per sentirsi riconosciuto come umano tra gli umani. Capitava che la polizia sgomberasse il suo spettacolo, capitava la pioggia, la neve o un forte vento ma tutto faceva parte del gioco della vita e della strada… Presto avrebbe cambiato destinazione, strada, piazza ma ora aveva voglia di restare lì… Era alto, sulla quarantina… capelli ricci e neri… occhi scuri incorniciati da folte sopracciglia. Il suo volto dai tratti irregolari ma eleganti era estremamente affascinante… aveva il fascino della magia raccontata con la musica. In lui c’era qualcosa di surreale e libero, esprimeva in tutte le sue eleganti movenze la serenità, la forza di chi aveva spezzato le catene di ogni schiavitù…

Sonia ed Enrico, giorno dopo giorno, all’uscita dal supermercato si guardavano… degli sguardi di forte intesa, carichi di dolcezza, desiderio, passione…

Un giorno c’era un vento forte e lui era lì ad attenderla, era buio ormai: Sonia faceva spesso i turni serali del Supermercato….

Era un’afosa serata estiva… si presero per mano senza dire nulla e si appartarono in un angolo buio: consumarono un rapporto carnale veloce, selvaggio, appoggiati ad un muro… un’attrazione così prepotente nessuno dei due l’aveva mai provata… si perdevano nel contatto bruciante, nel piacere, nel sudore della pelle bagnata di desiderio. In quell’istante eterno si appartenevano al di là di ogni ostacolo… E si persero in altri istanti… diverse volte, allo stesso modo, senza porsi delle domande e senza cercare risposte…

Sonia voleva fuggire con lui, rinunciare all’identità che tutti le avevano cucito addosso….

Aveva visto in TV tante puntate di “Chi l’ha visto?” e progettava di sparire per non essere più riconosciuta e vista dai suoi colleghi, da suo figlio, arrogante e indisponente, da suo marito indifferente e irritante…

Era stanca di quella maschera che indossava da tanti anni. Una maschera di falso ottimismo, di assurda pazienza, di perseveranza e impegno incondizionato. Non le interessava più apparire ma voleva solo essere felice.

Sentiva sempre un nodo alla gola, simile ad un cappio al collo e voleva liberarsi, respirare: stava lentamente soffocando.

Aveva imparato a dire solo e sempre si a tutti… i suoi “si” erano scoloriti dai lavaggi della vita… tutti li davano per scontati, non c’era nulla di nuovo, erano scontati per i genitori vecchi e brontoloni, per suo marito, incattivito dal lavoro stressante di camionista… per suo figlio, universitario, perennemente con le cuffie alle orecchie, perennemente di malumore per gli esami, indolente, insolente, sgarbato.

Era il momento di dire di no… anzi, meglio ancora, di non rispondere più e sparire per sempre con Enrico.

Aveva maturato questa decisione e voleva comunicarla anche al suo amato artista di strada… era sicura che lui non aspettava altro che fuggire lontano con lei.

Quella mattina voleva proprio dirglielo, si recò al lavoro ma non lo vide davanti al supermercato…

Passarono giorni interminabili segnati dal vuoto incolmabile della sua assenza.

Ogni giorno era più nervosa per la sua mancanza… non sapeva dove cercarlo, era disperata… stava impazzendo di dolore.

“Si può sapere che cos’hai?” Le urlava spesso il marito, scuotendo la testa… con la sua canottiera puzzolente di birra.

Tutti l’avevano vista diversa, distratta, nervosa… suo figlio la rimproverava perché non trovava più i calzini e le mutande pulite.

Di notte piangeva, singhiozzava di nascosto… i suoi occhi blu erano un mare in tempesta…

Finché un giorno Enrico si presentò di nuovo davanti ai suoi occhi….

Era bello più che mai e la guardava come al solito: per quello sguardo Sonia si sarebbe venduta l’anima.

Si presero per mano senza domande, senza risposte e si allontanarono da tutto il superfluo che uccide, che impedisce di vivere veramente.

Rossana De Santis