“Forzieri e tesori” | di Flaviana Pier Elena Fusi

0
316
Flaviana Pier Elena Fusi
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

I forzieri con i tesori ci hanno incantato sugli allori, ma sono da trovare, dopo un lungo navigare.

Tutti abbiam sempre sperato, che un bel giorno l’avremmo trovato, così s’immagina che accada, girando l’angolo in una contrada.

Si perde la magia del viaggio e non si fa un valor del coraggio, si va dritti all’arrembaggio, del punto focale che risolve l’esistenza da manuale.

Si dimentica la via, l’andatura e la poesia, si ammainano le vele e si aspetta qualcuno che ci raggiunga col miele. Si ode solo il vento che tira forte e porta un cambiamento alla sorte, non si fa caso all’intuire e così il libeccio non serve a fluire.

Si perde l’ideologia e nel vivere entra l’ipocrisia, quando si attende che tutto sia incasellato e impostato come ci hanno educato.

Invece la rotta da seguire, per arrivare a quel dorato monile, è la passione che non si nutre di omologazione, ma di sentimento vero, sorretto da animo sincero. Lealtà e verità giungono da quell’amore di qualità.

Se guardi bene, senza timore di sbagliare, dentro di te un tesoro, ora, puoi trovare!

 

Approfondimenti di Edoardo Flaccomio

Forziere dal francese antico forcier, in seguito diventato force, significa: forza; è una cassa rinforzata, destinata a contenere gioielli, oggetti di un certo valore.

Nelle leggende di pirati e vascelli affondati, è immancabile il forziere carico di tesori.

Il significato nascosto allude al contenitore chiamato cosmo e alla scatola cranica che del cosmo ne è lo scopo principale.

In ebraico la lettera Beit ha la stessa funzione del forziere: richiamare il Ventre Creatore.

L’Arca dell’Alleanza, con il suo potere fulminante, simbolo di forza, è anch’Essa un forziere. Si racconta di condensatori di oro stipati al suo interno in grado di creare scariche elettriche.

La cassa rinforzata è solitamente chiusa con un grosso lucchetto. Giornaletti, racconti, film esaltano forzieri sepolti sui fondali marini, nelle grotte o su isole deserte con serrature quasi inespugnabili.

Consultando l’ebraico, lingua Celeste portatrice di significati animistici, si scopre che la parola “forziere” si basa sulle tre consonanti FRZ della parola “forza”, cioè sulle lettere Pè, Reisc, Tzadè. Il significato  racchiuso è: rompere, spaccare, creare un’apertura.

Il forziere simboleggia il corpo, la struttura contenente l’anima; per scoprire quest’ultima occorre ‘forzare il forziere’, cioè il nostro corpo, penetrarlo per scoprirne l’essenza.

Tesori, dal greco thesauros (θησαῡρός), si scinde in tesi e sauros. Tesi, dal greco θ (teta), ε (epsilon), σ (sigma), ί (iota), ς (sigma finale), dice: argomento che deve essere svolto.

Sauri dal greco, σαῡῤoς (sauros), significa lucertola, sinonimo di rettile.

Il messaggio da ricercare è legato proprio alla figura della serpe, la cui funzione è di annunciare lo Stop ciclico. Tale fermata obbligatoria, giunge puntuale nella vita di un qualunque corpo esistente; serve a rilanciare l’energia creativa affinché un ciclo possa chiudersi con la realizzazione del tema fondatore.

La venuta al mondo serve esclusivamente a ricercare il compito, il ruolo che ci è stato assegnato.

Flaviana Pier Elena Fusi

Previous article“In morte di Evan e degli altri angeli innocenti” | di Maria Rosa Bernasconi
Next article«Se volete sapere quale “perché” dà l’economia indipendente alla super-migrazione di massa dai paesi poveri verso quelli ricchi, leggete “La grande fuga” di Angus Deaton» | di Andrea Giostra
Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!