“Demonizzare la ricchezza: una visione miope dell’economia” | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini
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Amiche ed Amici carissimi, un’atavica controversia riguarda la ricchezza economica. Pare assurdo che un tale valore, sia tanto demonizzato, se possibile, persino ancor più della bellezza fisica…

La principale ragione di tanta manifesta alterazione relativamente all’argomento, credo sia riconducibile ad una visione assai miope – oltreché isterica ed infantile – dell’economia oltreché fonte generatrice della dilagante invidia sociale.

Per amore di obiettività non posso tralasciare che la citata invidia, tragga abbondante nutrimento dall’ostentazione, all’unanimità considerata l’antagonista della signorilità.

Credo sia necessaria una precisazione anche su ciò che s’intende per ostentazione e soprattutto vorrei evidenziare che ho rilevato comportamenti ridicolmente plateali – esemplare in tal senso l’opera di Bertold Brecht “Le nozze dei piccolo borghesi”! anche tra i contestatori delle ricchezze altrui.

Se per ostentazione – erroneamente, ma non di rado, detta accezione viene confusa – s’intende utilizzare e, dunque mostrare, quanto possediamo, direi che tutti ostentiamo. Del resto sarebbe quasi inevitabile il contrario, pena il privarsene.

La critica, casomai, la riconduco al “come” si mostra, osservando il prezioso distinguo con il becero vanto.

Un esempio dell’inevitabilità di “esporre” i vari additati status symbol, è rivolto all’abitare ed ospitare in una bella casa, al possedere una lussuosa automobile, all’indossare abiti eleganti ed accessori griffati. E, ancora, è forse indegno indossare un prezioso gioiello od un pregiato orologio? E chi possiede yacht stratosferici, aerei personali, ecc., come potrebbe nasconderli?

Tutto ciò che ho elencato è inconfutabilmente visibile, ma nulla – a patto che non sia ottenuto da proventi malavitosi – mi pare demonizzabile! Anzi, che i “miopi” considerino quanto gli invidiati possedimenti altrui, creando posti di lavoro, siano indiscutibili fonti di reddito per molte famiglie e, dunque, incrementino lo sviluppo dell’economia.

In ogni caso, qualcuno urla “all’ostentazione” per un Rolex al polso di un imprenditore – che, per inciso, creando occupazione può consentire anche ad altri di acquistarlo -, senza considerare che molti tra coloro i meno abbienti, che invidiano e criticano – fanno di tutto per accaparrarsi la meno peggio delle imitazioni, nell’intento di spacciarla per l’originale o non privano dell’etichetta esterna “rifinito a mano” la giacca acquistata all’outlet.

Demonizzare concettualmente la volgarità dell’ostentazione – in ogni forma ed ovunque provenga – è più che condivisibile, ma disprezzare chi, per nobile nascita o per capacità personali, può permettersi un elevato tenore di vita e circondarsi di “tutto il bello che c’è” è solo perfida meschinità ed invidia verso chi “ce l’ha fatta”.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini