Rossana Lo Giudice, poeta e artista | INTERVISTA

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Rossana Lo Giudice
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«Chi scrive deve necessariamente avere il fuoco dentro. La passione che arde nel magma di una incandescente fantasia. Avere il cuore che pulsa in balìa alla ineffabile bellezza di un pensiero atemporale: senza confini, senza meta, senza tempo.»

di Andrea Giostra

Ciao Rossana, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Come vuoi presentarti ai nostri lettori quale Rossana artista e poeta?

Ciao Andrea, grazie a te. Lusingata oltremodo e felice perché gioco in casa, come si suol dire! Moltissimi lettori e follower sanno che entrambi siamo legati da una profonda amicizia di vecchia data. Un rapporto che ci permette di condividere numerose esperienze professionali ed artistiche. Ecco perché preferisco dire che insieme a te farò una bella chiacchierata con un amico carissimo. Una fra le tante, soltanto questa allargata ai nostri lettori. Dovrò quindi mantenere una certa compostezza evitando d’interromperti spesso a causa della mia vulcanica loquacità. Tu oggi sei il mio intervistatore e non posso avere neppure il beneplacito di “giocare” durante la conversazione. Come accade sovente fra di noi e considerato che fra i due sono io la burlona, sempre con la battuta pronta, a trascinarti e coinvolgerti in un mare di risate. Dinanzi al tuo “savoir-faire” sempre elegante e compito (soprattutto quando lavori!) non posso che  rispondere subito alla prima domanda. Mi presento ai nostri lettori come un’artista eclettica. Una che ama l’arte nella sua ineffabile bellezza e poliedricità delle sue espressioni: scrittura, musica (sono pianista Diplomata al Conservatorio) poesia, recitazione, fotografia. Fra le tante forme espressive cui mi cimento certamente la scrittura occupa un ruolo pregnante. Mi piace però essere chiamata Poeta: è come se la mia immagine fosse dipinta di bellezza, permeata dal sogno, dall’incanto e dalla magia. Non ti nascondo però che amo pure definirmi un “giocoliere di parole”, capace di folleggiare con i versi e sbeffeggiare pure i fessi! Di poetare simpaticamente e portare allegria alla gente. Un “cantastorie” che “canta e cunta ddi la ggenti”. Un menestrello, un giullare di corte. Circa questo mio modo di definirmi ho scritto versi a iosa. Quando “folleggio” con i versi ho sempre l’umiltà di chiedere scusa al Sommo Poeta, che amo oltremodo. Una volta sognai pure Bukowski, mi chiamava poeta. In un angolo Dante se la rideva, alzava le spalle e strizzava l’occhietto. Sogno vanesio e lusinghiero? In altri termini il mio amato Dante mi prendeva per il c…! (Andrea e Rossana scoppiano in una risata scrusciusa!).Quando compongo ringrazio pure Dio per la mia arte. Ciò soprattutto nei testi in dialetto siciliano.

…chi è invece la Rossana donna della quotidianità?

Una donna semplice sebbene a primo acchito dia l’impressione di una che se la tiri! (sorride).Ne sai qualcosa, no? Al di là del mio essere oltremodo ilare. Sono ironica ed autoironica e forse per un celato o palese narcisismo amo parlare di me. Del come sono, del mio carattere. Mi piace raccontarmi ma non decantarmi. Lungi dal parlare delle mie gesta. Mi vergogno da sempre. Amo la montagna, faccio sport, sono iperattiva. Amo fare lunghe passeggiate vicino al mare dove spesso vado per ascoltarne il canto e lo scruscio. Non potrei starne senza. Per citare Camilleri. “Cosa le manca della Sicilia? ‘U scrusciu du mari!” Amo ritagliarmi degli spazi, squarci, petits corner di solitudine per ascoltare la mia anima e trarre ispirazione. Mi piace il jazz, andare al cinema e fare belle chiacchierate con le persone a me care. Sono affabile, gentile, empatica, spiccatamente sensibile e sempre presa da mille impegni di lavoro, di arte e routine. Profondo senso civico, del dovere e della responsabilità. Mi definisco una donna all’antica, dai sani e saldi valori, sebbene inganni l’aspetto esteriore. “Mizzica, vera donna sicula sono!” Non voglio però annoverare tutti i miei pregi. Sono troppi! (sorride). Sono una donna “perfetta” fra centinaia di imperfezioni. Mettiamola così .

Tu Rossana sei una poetessa e scrittrice che alterna l’uso del dialetto siciliano all’italiano. Come nasce questa forma di scrittura nella tua arte?  

Ammetto di essere molto versatile anche nella scrittura, ovvero scrivere in italiano e in dialetto siciliano. Con grande orgoglio e tanta umiltà pare mi riesca benino. Domanda interessante questa e sulla quale potrei disquisire per lunghe ore. Rappresenta il cuore di questa meravigliosa chiacchierata con te. Ti prometto che sarò sintetica, sebbene sempre incline alla prolissità. Prima che studiassi all’Università non ero una grande estimatrice del dialetto siciliano, anzi lo “snobbavo” in toto, rifiutando la mia cultura dialettale. Troppo stilosa perfino nel lessico. Troppo formale nel parlato perfino in contesti informali. Paradossale, no ? Peraltro provengo da una famiglia medio borghese dove l’uso del dialetto non è mai stato visto di buon grado. Come se chi lo usasse fosse da ritenere uno di seconda categoria, un cafone. Mi spiace questo, ma l’importante è ricredersi. Come quanto successo a me. Fino a quando, giocoforza, mi “abbandonai” alle sorti del dialetto. Certo non lo parlavo, mi limitavo soltanto all’uso di qualche piacevole parola (appresa e subito metabolizzata a scuola o con amici). Diciamo “parolaccia!” Come quando sovente mi scappava un simpatico “camurria” mentre si adagiava su di me lo sguardo in cagnesco di papà o mamma. Mi autosputtano, Andrea! È noto che qualsiasi imposizione da parte dei genitori desti sempre l’effetto contrario. Cominciai a studiare la storia delle tradizioni popolari siciliane e lessi e leggo tanto. La Sicilia, isola d’amuri, della cultura ellenica e non, ma anche di tanto talento. Terra feconda che ha dato molto alla letteratura. Come non menzionare fra i miei autori prediletti Luigi Pirandello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Verga che situo nell’Olimpo e le cui opere conosco a menadito; Sciascia, Camilleri, Bufalino. Anche autori minori ma che hanno dato molto alla tradizione letteraria siciliana e non. Il dialetto siciliano, e tu Andrea puoi confermarlo, è molto difficile nello scritto ma anche nel parlato. Poiché non lo utilizzo nel linguaggio corrente, essendo una lingua  alquanto difficile, me ne pregio nella scrittura. Scrivo, canto, cuntu e ricuntu, in dialetto. Amo pure il grande poeta e cantastorie Ignazio Buttitta, la cantante Rosa Balistreri, storie di Sicilia che rendono vivo il mio interesse. Negli ultimi anni, poi, l’incontro con una persona speciale, Andrea Giostra (ecco, l’ho detto!), ha fatto sì che questa passione diventasse un mestiere. Fino ad oggi. Cominciai a scrivere delle brevi novelle in uno stile “bastardo”, per intenderci. Racconti scritti in italiano con l’aggiunta di frasi in dialetto siciliano. Un po’ come il Maestro Camilleri dinanzi a cui mi genufletto. A tal proposito vengo definita da molti lettori come la Camilleri in versione femminile. Mi s’invita ad inviare i racconti perfino alla Tv e farne delle puntate del Commissario Montalbano! Tutto ciò mi lusinga oltremodo, è troppo reggere un confronto del genere. Con il Maestro Camilleri. No, no! Tanti altri addirittura riscontrano nelle mie novelle uno spirito verghiano. No, no, Andrea. Cominciai a scrivere in dialetto per scherzo e subito pubblicai nella mia pagina ufficiale per vedere l’effetto che sortissero nei lettori. Ma anche altrove, nella cerchia di amici. Con te ovviamente. Da subito le novelle riscossero un successo notevole di pubblico. Un vero exploit, un fortunato continuum fino ad oggi. Spero ad libitum. I miei testi, ammetto, sono molto divertenti e rispecchiano il mio spirito ilàre, giocoso e divertente. In essi prevale la mia anima sicula, passionale, antitetica a quella dei miei “Sospiri dell’anima”: una silloge di poesie da me pubblicata (e da cui prende il titolo l’omonima pagina Facebook) dove la mia ineluttabile voglia di scrivere diviene canto dell’anima. Dove le mie gioie, i miei malumori, le lacrime, il mio microcosmo interiore diventa sospiro di poesia. Le novelle di Sicilia, invece, altra storia. Si ride davvero tanto e altrettanto si riflette. Nel chiosare i testi aggiungo sovente una morale; un po’ come faceva Fedro nelle sue favole.

“TORE E IL MALAMORE” | TESTO, VOCE E INTERPRETAZIONE DI ROSSANA LO GIUDICE

Il 10 dicembre del 2018 hai creato la tua pagina Facebook d’arte, “Sospiri dell’anima”, che ha riscosso e sta riscuotendo un grandissimo successo con decine di migliaia di follower che leggono i tuoi scritti e seguono quotidianamente la tua attività artistica. Come è nata questa tua idea? Ti aspettavi questo successo considerato che parliamo di arte, di scrittura, di poesia e di lettura non sempre così popolari nei social?

Proprio in quell’anno pubblicai, sempre grazie alla tua collaborazione, una silloge dal titolo “Sospiri dell’anima”. Per pubblicizzare il libro tu mi proponesti la creazione di una pagina social dall’omonimo titolo del libro: “Sospiri dell’anima”. Uno spazio in cui pubblicavo le poesie contenute nello stesso. Da subito, un successo inaspettato. Sappiamo tutti bene che la poesia non ha un vasto pubblico, soprattutto  nel campo del mercato editoriale e altrove. È soltanto per pochi eletti, sebbene oggi chiunque scrive versi e sono in tantissimi a definirsi poeti. Spetta a noi discernere il bello dal brutto. Io, per esempio, sono una capace di poetare simpaticamente. Sempre però attenta all’uso del linguaggio, di parole ricercate e rispettosa della tessitura sonora del testo. Sì, la prima cosa che ricerco è la musicalità. Mera deformazione professionale, visto che sono musicista, pianista Diplomata al Conservatorio. Tornando alla pagina, mi resi conto, nonostante il successo, che non potevo continuare a mettere sempre le poesie del libro. Prima o poi i follower avrebbero abbandonato la pagina per noia. Ebbi la fulgida idea di cambiare i contenuti della stessa, mantenendo sempre il titolo “Sospiri dell’anima”. Da quel momento la considerai uno spazio in cui dare sfogo la mia creatività. Pubblicando contenuti artistici di ogni sorta: novelle, saggi, fotografie, disegni. Altresì articoli come quelli che attualmente pubblico come redattore di un magazine siciliano di sola arte e cultura. Uno spazio libero, il mio habitat artistico. Nella pagina, che da ben due anni riscuote un successo immane fino ad oggi, ci sono i miei contenuti artistici: di spessore, fra il serio ed il faceto e per un pubblico variegato. Tantissimi a seguirmi, soprattutto quando pubblico le novelle in dialetto, molto umoristiche. Da qualche tempo anche videoclip in cui mi cimento nella lettura dei miei testi. Da pochi mesi anche videoclip in cui leggo e interpreto anche testi scritti da altri autori siciliani. Tanto materiale che si trova su Google, sulla mia Play List di YouTube e che riscuotono diverse migliaia di visualizzazioni.

“CURÒ” | TESTO, VOCE E INTERPRETAZIONE DI ROSSANA LO GIUDICE

Come nasce la tua passione per la scrittura e per la poesia in siciliano in particolare?

Scrivo si da quando ero piccina. Sono una famelica di scrittura, capace di scrivere per tante ore ininterrottamente. Non parliamo poi nei momenti in cui sono giù di corda o di particolare metamorfosi interiore. È proprio vero che la scrittura in me sortisce un effetto catartico, come del resto la lettura. La scrittura cheta la mia anima inquieta, dico sempre. In questi ultimi anni dopo aver pubblicato la mia silloge di poesie “Sospiri dell’anima”, mi sono cimentata nella poesia dialettale, come già detto: molti componimenti poetici sono interamente scritti in dialetto siciliano. A differenza delle novelle scritte in italiano con l’aggiunta di sole frasi dialettali. Si tratta di poesie scritte sempre con uno stile vivace, colorato e spiccatamente umoristico. Che rispecchiano in toto la mia anima sicula, focosa, viscerale e passionale. Legata alle radici, alla Sicilia: terra di mari e d’amuri e di tanta gente umile e verace. Non sono le solite poesie tediose, di sicuro strappano tanti sorrisi a chi le legge. Sono consapevole di tutto ciò, non soltanto perché mi si dice. Conosco bene il mio “modus scribendi” incline a fare scompisciare dal ridere anche la persona più musona. Forse è questo il segreto del mio successo: esprimermi attraverso un linguaggio semplice e pieno di colore, sempre proteso alla ricerca della musicalità. Di parole che fanno la rima, per esempio. Creare la magia sonora in un testo è cosa prioritaria per me. Mera deformazione professionale, ribadisco ulteriormente. Nonostante il successo dei miei scritti ciò che conta per me è arrivare al cuore della gente. Pare di riuscirci e ne sono ben felice. Sostengo sempre che il talento è un dono divino, un quid in più, e chi lo possiede  deve metterlo al “servizio” altrui.

Chi sono i poeti e gli scrittori che hai amato leggere, che leggi tutt’ora e che prendi a modello per le tue opere e composizioni?

Amo oltremodo la letteratura italiana del ‘200 e ‘300, i classici, la Scuola poetica Siciliana, Il ‘900 italiano ma anche la poesia francese: Baudelaire, Paul Verlaine e Jacques Prèvert. Del resto considero la lingua francese come la mia seconda lingua che parlo e scrivo correttamente. Fino alla poesia siciliana di Ignazio Buttitta, come già ti dissi nella domanda precedente. Lucio Piccolo di Calanovella, uno dei maggiori poeti del Novecento. Non prendo a modello alcuno di loro. Amo avere uno stile personale, libero e vivace, avulso da ogni tipo di etichettatura, per intenderci

Oltre a scrivere poesie, novelle e racconti, li interpreti e li reciti rendendo partecipi i tuoi amici virtuali e i tuoi follower nella tua pagina Facebook e nella tua Play List di YouTube. Come è nata questa passione per l’interpretazione di scritti, poesie e racconti? E cosa pensano i tuoi follower visto che i tuoi videoclip vengono visti e ascoltati da decine di migliaia di persone?

Amo recitare sin da bambina, dai tempi in cui facevo le recite in parrocchia o a scuola in cui ero sempre la protagonista indiscussa. Sempre grazie alla mia verve e a questa passione che coltivo fino ad oggi. Ho alle spalle anche esperienza teatrale con i ragazzi sordi. Amo oltremodo leggere, recitare ed interpretare i miei testi. Con tanto rispetto per chi fa l’attore come professione. Ci mancherebbe ! Io però mi diverto tanto. Tanti i videoclip che riscuotono sempre un successone. I miei follower impazziscono “incoronandomi” sempre di gloria e allori. Migliaia di visualizzazioni: una bella ed inaspettata sorpresa per me. Grazie sempre al mio pubblico e soprattutto alla tua disponibilità nel supportarmi nella mia arte. Da non dimenticare le mie collaborazioni artistiche con attori di fama i quali sempre molto gentilmente si prestano alla lettura dei miei testi.

“TURI” | TESTO, VOCE E INTERPRETAZIONE DI ROSSANA LO GIUDICE

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito. Secondo te a cosa serve l’Arte della scrittura, della narrazione, del raccontare, dello scrivere?

Mi piace molto Bukowski, una passione sfociata in questi ultimi anni. Come prima ti dissi ho perfino sognato che mi chiamava poeta! Che si sappia scrivere bene o meno, l’arte rende vivi: nutre lo spirito e l’intelletto.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Beh, proprio dalle riflessioni di Marcel Proust in merito al piacere della lettura che ultimamente ho dato un mio personale contributo alla stesura di un Saggio scritto a più mani da diversi autori. Lavoro che mi ha entusiasmato oltremodo e che probabilmente uscirà dopo l’Estate. Ritengo la lettura una sorta di piacere voluttuoso, libidinoso, eccitante. Da godersi come fosse un amplesso che non si consumasse troppo velocemente: più lento è, più è piacevole, metaforicamente parlando! Eleva dunque lo spirito e l’intelletto. Un viaggio dal sapore mistico che consente di esplorare, attraverso il “pensiero di un altro”, il proprio microcosmo interiore. Di varcare la porta delle stanze metafisiche dell’anima. A me arreca sempre quel senso di pienezza e benessere capace di sedare i malumori dell’anima: un effetto catartico, quello stesso di cui prima ti ho parlato in merito alla scrittura. Consapevole dei suoi limiti, ovviamente. Così come li riconosce Proust, pur avendone decantato il suo fascino.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto?

Leggere un libro vuol dire, ribadisco, nutrire l’intelletto e lo spirito. Scegliere un libro è come scegliere un amico che ti tiene compagnia. Le mie letture sono direttamente proporzionali al mio stato d’animo: scelgo sempre il libro che si confà al bisogno di un determinato momento. Ecco perché non mi sento di consigliare ad altri libri da leggere! Se son triste, per esempio, preferisco abbandonarmi ad una lettura spensierata, scorrevole e poco impegnativa. Quando mi accingo a leggere scelgo sovente un petit corner, un piccolo angolo, uno scorcio di tranquillità, poiché lo reputo un momento di raccoglimento e intimità con me medesima. Il silenzio è la conditio sine qua non perché possa godere del suo piacere. Lungi da me letture veloci per sedare lo stress in attesa di un bus o una metro che tarda ad arrivare ! È una pseudoconversazione silente con l’autore!

“TURIDDA: CIURI DI ZAGARA A PRIMAVERA” | TESTO, VOCE E INTERPRETAZIONE DI ROSSANA LO GIUDICE

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

L’amore è il motore che muove l’universo: “ l’amor che move il sole e le altre stelle!” Per quel che mi riguarda l’amore è contraddizione: dolce e salato, estate e inverno, luce e buio, etc. È gioia e tormento, ma anche coincidenza della contraddizione. È il coraggio di denudare la propria anima e abbandonarsi all’altro. È cedimento, perdita di equilibrio. Si può amare senza necessariamente stare in coppia e, quando ciò succede, alla base deve esserci fiducia reciproca. Stare in coppia non implica l’annullamento della propria individualità. Non significa mettere le  catene” all’altro per paura di perderlo. Se questi sono i presupposti, non può durare a lungo una relazione. Bisogna coltivare un rapporto quotidianamente come fosse una pianta da abbeverare, che abbisogna di acqua per crescere. Darne sempre nuova linfa onde evitare si cada nella noia. L’amore è ottundimento della ragione, irrazionalità. Sovente ti porta a fare azioni folli e impetuose, sciocchezze prive di senso. Nel caso in cui fosse guidato dal barlume della ragione, dalla razionalità, non è amore. L’amore oggi è cambiato grazie all’indipendenza raggiunta da noi donne. È vissuto con maggiore libertà, e in un certo senso di superficialità, rispetto al passato. Sovente capita che coppie sposate da poco tempo si separino subito dopo il matrimonio: facile escamotage per correre ai ripari. Soltanto chi si vuole veramente bene compie gesta eclatanti al fine di salvare un rapporto (soprattutto in presenza di figli piccoli). Qualora si abbiano i soldi per affrontare le spese legali, si ricorre al divorzio. Questa però è altra storia! C’è chi può dissentire da ciò che dico, ma questo il mio modus pensandi. Da non dimenticare come l’avvento dei social network abbia giocato un ruolo prioritario di scompiglio al noioso ménage familiare. Di dissolvimento delle relazioni, diciamolo pure. Anche questa altra storia sulla quale avrei molto da disquisire. Ti ho promesso però, all’inizio di questa splendida chiacchierata, di non essere prolissa nello rispondere. Non posso venir meno a questa promessa!

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anais Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? Quanto incidono l’amore e i sentimenti così poderosi nella tua arte e nelle tue opere?

Bellissime parole di Anaïs Nin. Come non farle proprie! Chi scrive deve necessariamente avere il fuoco dentro. La passione che arde nel magma di una incandescente fantasia. Avere il cuore che pulsa in balìa alla ineffabile bellezza di un pensiero atemporale: senza confini, senza meta, senza tempo. Deve avere un’anima nuda, libera da orpelli e sovrastrutture. Un’anima viva. Vortice inarrestabile. Fiume in piena senza argini. Io scrivo ciò che sento: i miei “battiti”, i miei “respiri”, i miei sorrisi, ma anche i malumori dell’anima. Le lacrime che rugano il volto. Le emozioni che catturo nel quotidiano al fine di trasmetterne altrettante a chi mi legge. Tutto ciò che scrivo mi appartiene a livello viscerale: è come varcare la porta delle mie stanze metafisiche. Guizzi di estro che solleticano la mia ispirazione e fecondano bellezza .Musica che dirige l’orchestra della fantasia per divenire sospiro di poesia. Dipinti e squarci del mio mondo interiore.

“Ventu e focu d’amuri” | Testo, voce e interpretazione di Rossana Lo Giudice

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

Per raccontarsi non necessariamente occorre scrivere. Ci sono tante forme espressive attraverso le quali ci si può raccontare: il canto, la pittura, etc. Ognuno poi sceglie la forma d’arte a lui più congeniale. Un po’ come nel mio caso che amo esprimermi poliedricamente.

Gli autori e i libri che secondo una persona che vuole definirsi scrittore o poeta dovrebbe leggere assolutamente quali sono? Consiglia ai poeti e agli scrittori che leggeranno questa intervista, o potenziali tali, almeno tre autori da leggere assolutamente per imparare da queste letture qualcosa sull’arte dello scrivere e della poesia.

Non mi sento in genere di elargire consigli in merito a libri da leggere. Ogni libro è come un amico da scegliere, che ti tiene compagnia pur tacendo. Sono una famelica di libri e mai prediligo un genere. Spazio sempre dalla narrativa alla filosofia, dalla letteratura alla saggistica. Dipende ciò che mi si aggrada in quel momento in cui decido di leggere. Visto che me lo chiedi, posso menzionarti tre libri: “Uno, nessuno e centomila”, di Pirandello; “Le affinità elettive”, di J.W.Goethe; “Il Barone rampante” di Italo Calvino.

Se dovessi consigliare tre film da vedere assolutamente, quali consiglieresti e perché consigli proprio questi?

“Via col vento”, un vero film cult della cinematografia americana che ha avuto una vasta eco a livello mondiale. Mi piace il dialogo finale tra Rossella O’Hara e Rhett Butler. Lei gli dice : “se te ne vai che sarà di me ? Che farò?”. Lui risponde: “francamente me ne infischio!”. (sorride). Il film “Gomorra” perché fatto bene, sebbene di notevole crudezza, e avevo letto il libro di Saviano. Di altri, non saprei!

A cosa stai lavorando in questo momento che vuoi condividere con i nostri lettori? Raccontaci dei tuoi prossimi progetti artistici e letterari.

Lavoro a due libri, uno di racconti siciliani e l’altro sulla quarantena che, al di là dei suoi effetti incresciosi, per me è stata feconda per quanto attiene la produzione artistica. Darò pure il mio contributo artistico alla stesura di un Saggio scritto a più mani e che probabilmente uscirà nel mese di novembre 2020. Sempre tante le mie collaborazioni con altri artisti.

“SARIDDA E DON TONINO” | TESTO, VOCE E INTERPRETAZIONE DI ROSSANA LO GIUDICE

Dove potremo seguirti?

Attualmente sulla pagina ufficiale Facebook cui sotto trovate il link di riferimento. Anche in diversi gruppi social dei quali sono amministratrice.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Ringraziando te, Andrea! Il mio mentore, Maestro, il mio faro. Fonte inesauribile di cultura e conoscenza. Un pozzo da cui attingo continuamente “acqua” per sedare la mia sete di curiosità. Colui che ha stravolto positivamente la mia vita dandomi l’opportunità di farmi conoscere al pubblico. Colui che sta dietro ai miei successi, che mi elogia e redarguisce alla bisogna. Che pretende affinché raggiunga sempre il top. La guida che mi accompagna nel percorso artistico ma soprattutto umano. Un grande uomo, colto e spiccatamente sensibile. Soprattutto generoso.  “Possiamo scherzare ora, Andrea”?  “Sarà un successone”, anticipo la tua risposta, Dott. Giostra! Alla prochaine fois!

Rossana Lo Giudice

https://www.facebook.com/rossana.logiudice

Pagina Fb ufficiale de “I sospiri dell’anima” dove la silloge si può leggere gratuitamente online:

https://www.facebook.com/rossanalogiudiceartista/

Rossana Lo Giudice | Play List su Canale YouTube

Andrea Giostra

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Andrea Giostra