“La notte, le stelle, e la luna:  corpi sospesi tra il cielo e la terra nell’immensità” | di Mariangela Rodilosso

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“Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago a me si cara vieni oh sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive gli zefiri sereni.” (Ugo Foscolo)

Intellettuali e poeti, da sempre, attribuiscono valori e sfumature contrastanti al vespro. Alcuni scorgono nel tramonto i simboli della decadenza, del declino, e della vita che di dilegua come ghiaccio a primavera. Altri, invece, celebrano il carattere ineffabile e sacro di un tempo sospeso tra ombre malinconiche e luci iridescenti che rievocano le sublimi immagini di quadri malinconici di William Turner, le sonate di Frederic Chopin, ed i notturni di Claude Debussy.

Vincent Van Gogh, “Notte Stellata”

Ugo Foscolo, negli immortali versi del sonetto “Alla sera”, volge lo sguardo verso il placido e ieratico calar del sole. La sera, dunque, è sentita come trasfigurazione lirica di pace, serenità, e raccoglimento. Il tramonto è metafora dell’arrestarsi del flusso dei pensieri e degli affanni. L’imbrunire porta con se la meditazione sulla vita e sul non essere, apre interrogativi spesso senza risposte, e sospende il respiro nell’osservazione della grandiosità del cosmo. Gli uomini, consapevoli della loro piccolezza, rimangono rapiti e dubbiosi nel contemplare quel cielo avvolto dall’oscurità.

“Ognuno sta sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.” (Salvatore Quasimodo)

Salvatore Quasimodo, in questi indimenticabili versi, esprime la tragica condizione dell’uomo, che nel suo delirio di grandezza, si crede al centro della terra. La vita, invece, simile ad una dea crudele ed onnipotente condanna l’uomo ai suoi calvari senza pietà ne misericordia. Per Salvatore Quasimodo, la sera è certamente sinonimo dell’illusorietà della vita, del repentino cambiamento della ruota della fortuna, e della passeggera natura della gioia.

“Dolce e chiara è la notte e senza vento, e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna e di lontan rivela ogni montagna.” (Giacomo Leopardi).

Le serafica ed edenica visione della notte ne La sera del dì di festa di Giacomo Leopardi è antitetica a quella ermetica di Salvatore Quasimodo. Il crepuscolo viene trasfigurato dalla sensibilità romantica che in quella fase del tempo scorge il tripudio dell’irrazionalità, dell’istintività, e della prevalenza dei sogni sulla realtà. L’edenica e bucolica notte degli artisti romantici è riflesso dell’armonia suprema della natura che diviene l’unica risposta alle false ideologie dell’Illuminismo: il culto della modernità, della logica, della scienza, e del progresso. Wolfang Goethe, Novalis, e Giacomo Leopardi sono i visionari sognatori che desiderano salvare l’uomo dal crepuscolo dei veri idoli: il sentimento, l’impeto, il fantasticare, e la capacità vivifica dell’immaginazione.

“E s’aprono i fiori notturni nell’ora che penso ai miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari. Per tutta la notte s’esala l’odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala, brilla al primo piano: s’è spento.” (Giovanni Pascoli).

Nella magnifica poesia “Il Gelsomino Notturno” di Giovanni Pascoli, il grande poeta identifica la notte con l’erotismo, la sensualità, e la procreazione. Le tenebre, l’oscurità, ed i fiori notturni creano un dipinto serale di altissima bellezza e di mistero che rievoca i racconti da “Mille ed una notte.” Sembra di poter sentire il profumo inebriante ed esotico dei gelsomini. Un profumo che si espande come un’onda avvolgente che entra dentro il nostro respiro.

Gli uomini, sin dall’inizio dei tempi, hanno avuto il bisogno innato ed inconscio di osservare la volta celeste per carpirne i segreti, i fenomeni della scienza, e quelli indecifrabili della trascendenza.

Tale bisogno è sete d’assoluto, di una realtà imperitura, e di una speranza inestinguibile.

Scrutare lo spazio astrale genera quello stupore che Aristotele credeva che fosse all’origine dell’amore per la conoscenza. Tra i pensatori avvinti dall’etere, ricordiamo Talete di Mileto, noto filosofo greco pre-socratico, che essendo stato stregato dai misteri siderali, rimase celebre per aver dedicato la sua vita allo studio ed alla speculazione filosofica sulla cupola celeste.

I corpi celesti sono anche protagonisti nella storia del melodramma “Tosca” di Giacomo Puccini. Le stelle appaiono come spettatrici distaccate e scintillanti di un amore tragico e struggente che si tramuta in morte. “E lucevan le stelle ed olezzava la terra.” Nella sublime poesia “X Agosto” di Giovanni Pascoli, invece, le stelle cadenti, con i loro moti celesti, sembrano partecipare emotivamente con il loro “pianto” incontenibile al dramma esistenziale dell’autore per la perdita di suo padre. “San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché’ si gran pianto nel concavo cielo sfavilla.” Il cielo e le costellazioni divengono quasi umani con il pathos, la compassione, e la pietas di una natura unita all’uomo nel suo sentire. “E tu cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale oh! D’un pianto di stelle inondi quest’atomo opaco del Male.”

Nell’ambito della pittura, anche Vincent Van Gogh rimaneva incantato alla visione di questi astri; egli affermava infatti “Non so nulla ma la vista della stelle mi fa sognare.” Il cielo cosparso di stelle era una delle sue muse preferite. Soprattutto i cieli stellati della Provenza, di Arles e di Saint Remy. I quadri “La Notte Stellata” e “La Notte Stellata Sul Rodano” sono tra i più grandiosi manifesti espressionisti di questo artista. In tali opere di incomparabile bellezza, il colore incarna le passioni tormentate e le pulsioni travolgenti del pittore. Le pennellate dense e pastose sembrano imprigionare l’esplosione delle stelle. Quei colori, così vibranti e vitali parlano del mondo interiore fragilissimo e tumultuoso di Vincent Van Gogh. Le stelle stagliate su un blu cobalto creano un’atmosfera in bilico tra sogno e fredda solitudine. Esse ruotano vorticosamente, come in preda ad un delirio, animate da una forza incontrollabile che sembra volersi opporre alla inarrestabile follia finale. Nonostante la sua grave malattia, Vincent Van Gogh si augurava comunque che le stelle ci possano commuovere e che un campo di girasoli possa illuminarci il volto.

Vincent Van Gogh, “Notte stellata sul Rodano”

Per Pablo Picasso, invece, le stelle erano geometriche espressioni cubiste. Secondo Joan Miró, questi corpi celesti erano figure fiabesche e arcane.

Anche nell’architettura medievale, le stelle rivestono un ruolo di primo piano. La Cappella degli Scrovegni di Padova, la Basilica Superiore di Assisi, la Cattedrale di Siena, Il Duomo di San Gimigliano, e la Sainte Chapelle di Parigi ricreano le beatitudini del paradiso grazie alle volte blu trapunte da magnifiche stelle.

“Quando non sarai più parte di me ritaglierò dal tuo ricordo tante piccole stelle, allora il cielo sarà più bello e tutto il mondo s’innamorerà della notte” (Romeo and Juliet) William Shakespeare immortala in questo meraviglioso monologo di Romeo l’essenza dell’amore ideale, giovanile ed ardente simile a un diamante che brilla perennemente nell’universo.

Anche nel magnifico romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, le stelle ed il fascino di Venere avevano sedotto Don Fabrizio. Venere era per lui la personificazione di una bellissima donna voluttuosa e realmente irresistibile. “Venere, stava lì, avvolta nel suo turbante di vapori autunnali. Essa era sempre fedele, aspettava Don Fabrizio alle sue uscite mattutine, a Donna Fugata, prima della caccia, adesso dopo il ballo.” … “Quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero, lontano dai torsoli e dal sangue, nella propria regione di perenne certezze?” (Tomasi di Lampedusa).

Venere, alla fine del romanzo, appare dunque come l’unica verità e l’unico punto di riferimento dopo l’appassire del corpo e l’imminente distacco dell’anima.

Lo stesso filosofo tedesco Emmanuel Kant non poté’ sottrarsi all’impatto emotivo e alla fascinazione verso lo spazio stellato “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione sempre nuovi: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.”

Come sosteneva il cantante Renato Zero “Che non è solo una macchia oscura il cielo” esso è infatti anche il regno della luna che come una sfera argentata brilla sul velluto nero del manto siderale. La luna era paragonata da Omero ad una giovane donna che percorreva il cielo su un carro d’argento trascinato da cavalli alati di raggiante bellezza. La sua nascita è narrata da Esiodo nelle Teogonia ed Eschilo, epico drammaturgo greco del quinto secolo a.C., la paragonava ad una rana d’oro. San Francesco d’Assisi la lodava chiamandola “sorella luna” grazie alla sua visione mistica della natura come specchio della magnificenza di Dio, in cui ogni creature parla di lui e diviene segno concreto del suo amore.

“Sorgi bel sole e uccidi la luna invidiosa, che tu sua ancella, sia infinitamente più bella” (Romeo and Juliet). Qui, la luna appare come presenza misteriosa, dionisiaca, mercurea.

Nel melodramma “La Boheme” di Giacomo Puccini, la luna è invece complice e ruffiana dell’amore impossibile tra Rodolfo e Mimi. “Ma per fortuna è una notte di luna.”

La luna, amato satellite argenteo, diviene il protagonista di leggendarie canzoni. “Blue Moon” di Billy Holiday, “Moonlight Serenade”, e “Moon River” risuonavano negli “speakeasy” di Harlem e negli storici jazz clubs di New Orleans. L’era del jazz celebrata nel mitico Cotton Club di New York rimase memorabile anche grazie a Ella Fitzgerald, Duke Ellington, ed Etta James che, con le loro calde voci “soulful” creavano atmosfere provocanti, suadenti e sensuali che avvolgevano come un abbraccio indimenticabile.

Nell’ambito della scienza, l’esplorazione della luna è stato l’obiettivo ed il traguardo di molte missioni spaziali. Essa rimane comunque, per la maggior parte di noi, un simbolo che fa sognare intere generazioni. Le stesse generazioni che si sono scambiate promesse, dichiarazioni d’amore e che hanno danzato sotto la sua luce argentata, nella brillante commedia romantica “Moonstruck”. Cher e Nicolas Cage, protagonisti del film, vengono stravolti e stregati dalla luna in un’incontenibile passione amorosa.

In conclusione, allora, nessun può sottrarsi all’influenza delle stelle e al potere della luna. Come disse William Shakespeare “È tutta colpa della luna quando si avvicina eccessivamente alla Terra fa impazzire tutti.”

Mariangela Rodilosso