“Il materassino naufragato” | di Rossana De Santis

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Lucia era tra le braccia della notte senza sonno, sentiva l’odore e il canto delle onde, aveva dentro un mare di  solitudine e rassegnazione.

Si era allontanata, alle tre del mattino, con il suo materassino e aveva raggiunto il  mare.

Spiaggia deserta, nessuno l’aveva vista…

Si era abbandonata sul mare, lasciandosi trascinare….

Voleva che il mare decidesse la sua sorte: aveva scoperto di avere un tumore in uno stadio abbastanza avanzato e non voleva essere un peso per suo figlio che aveva iniziato la sua carriera accademica negli Stati Uniti, con successo, pubblicazioni e meritati riconoscimenti universitari come biologo marino. Un figlio che aveva cresciuto da sola, con mille sacrifici… un figlio a cui lei aveva trasmesso, sin dalla più tenera età, l’amore per il mare…

Ora Lucia era tra le braccia del mare e di un dolce buio senza stelle. Non aveva paura della buio, non aveva paura del mare…

Indossava un costume nero intero, aveva un bel corpo, proporzionato e l’età indefinibile di una bellezza naturale, senza tempo. Un viso delicato, incorniciato da lunghi capelli castani con una ciocca di capelli bianchi.

Lucia sentiva solo l’odore e il rumore delle onde lievi che increspavano il mare.

Un mare calmo come una culla, si muoveva delicatamente, ritmicamente.

Quando il sole le  aperse gli occhi, respirò la luce  e avvertì lunghi brividi sul corpo gelato…

Ma non sentiva freddo  … Gli sguardi sul mare in quel momento le cancellavano i confini del corpo e attenuavano la sensazione di freddo.

Ogni onda le allontanava e le restituiva pezzi della sua memoria sparsi nell’infinito.  Pezzi del passato che sentiva ricomporsi nella mente.

Infanzia, adolescenza, età adulta e maternità… tutto scorreva veloce nella mente: immagini, suoni, odori, rumori…

Era sdraiata sul quel materassino verde e voleva solo naufragare lontano da tutto e tutti, lontano dalla vita…

Arrivò l’alba e una tempesta cromatica la investì riempiendola di luce. Era probabilmente l’ultima volta che vedeva sorgere il sole… Uno spettacolo meraviglioso sul mare per chiudere il sipario.

Aveva le lacrime agli occhi, consapevole della drammatica scelta.

Un piccolo peschereccio si avvicinò al materassino…

Un uomo sulla cinquantina a bordo del peschereccio le gridò: “Signora, non si muova, l’aiuto io!”

L’uomo aiutò la donna a salire sul peschereccio…

Lei tremava scossa da intensi brividi e lui le fece indossare un ampio e ruvido accappatoio blu.

“Non si preoccupi, non le chiederò il perché…” sussurrò l’uomo con dolcezza, mentre le asciugava il collo e la testa.

Le diede un bicchiere d’acqua e la invitò a restare seduta… le frizionò i piedi con un asciugamano, per scaldarla… così, per circa venti minuti, senza dire niente…

Poi finalmente le parlò…

“Mi chiamo Federico e lei?”

La voce di lui era calda e rassicurante. “Mi chiamo Lucia” rispose lei con un filo di voce, dopo un attimo di esitazione.

“Io l’aiuterò, è successo anche a me circa dieci anni fa…”

Lui fece una pausa e si asciugò con una mano gli occhi chiari, umidi…

“È morta mia moglie, non avevamo figli … dopo 13 anni di matrimonio, sei di fidanzamento … Lei era speciale, unica, la mia vita… Un sabato ero disperato e ho nuotato fino a sentire i crampi… volevo allontanarmi da tutto, dalla vita. Un bagnino mio amico aveva capito le mie intenzioni, mi ha seguito e salvato la vita…”

L’uomo raccontava tutto con naturalezza. Era come se conoscesse Lucia da una vita.

Era un bell’uomo e ogni suo gesto esprimeva dolore ma anche tanta forza d’animo…

Gli occhi di Lucia erano pozzi di sofferenza ma lui ci si sarebbe gettato volentieri…

“Ora è destino che io salvi te”, disse con voce emozionata. “Scusami, ti ho dato del tu, perdonami se ti ho raccontato tutto questo,” disse con voce tremante.

Puoi darmi del tu…” disse con un mezzo, amaro sorriso.

Si toccò la fronte e disse: “Non dovevi salvarmi la vita”, singhiozzava guardandolo con tristezza…

Lui la abbracciò forte… L’aveva conosciuta da pochissimo ma sentiva di doverla proteggere…

In quel momento erano anime nude e splendevano come stelle cadenti… erano caduti entrambi in quell’incontro speciale.

Sentivano la luce di quell’alba sui loro visi. Un’alba spogliata, ferita, senza veli e filtri … erano caduti e riemersi dal mare della vita.

Sapevano già che si sarebbero alzati insieme da quella caduta e, forse, da tante altre.

Rossana De Santis