Siamo tutti colpevoli | di Mattia Mincuzzi

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Ci sono mille modi per morire..

No, non ce ne sono mille e, se anche ci fossero, tra questi non c’è la voce “massacrato di botte da quattro vigliacchi senza palle”.

In queste vicende, purtroppo, si vedono sempre due tipi di articoli: chi, sciacallo, strumentalizza la questione, e non è questo il caso perché gli assassini erano troppo poco scuretti, e chi comincia a scrivere solo “Willy era..” come fosse un loro amico.

Io, invece, voglio solo immaginarlo lì, a gonfiarsi il petto di paura e a fare l’ultimo sospiro forte e decisivo prima di prendere la decisione di non stare lì a guardare, di fare qualcosa di diverso. Poi, lo immagino sempre lì, ma stavolta con il petto pieno di botte e vuoto d’aria, per terra, mentre maledice il fatto che gli rimangano abbastanza forze per rendersi conto che morirà così, a 21 anni, massacrato per terra da quattro esseri sottosviluppati tanto vigliacchi da essere schifati pure dalla vigliaccheria stessa, che si vergogna di loro.

Un po’ di tempo fa, Frankie Hi-Nrg cantava:
Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili – Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili – Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti – Sono replicanti, sono tutti identici, guardali – Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere

La vicenda di Willy è il paradigma della nostra società malata: chi prova ad esser diverso è incompreso e, nel migliore dei casi, diventa un martire per qualche ora prima di cadere nel dimenticatoio. E questo, non per sminuire, sarebbe impossibile, ciò che è successo, ma vale in tutti i contesti e anche per omicidi che spesso sono solo psicologici, ma molto più frequenti.
Ma perché, fatti gli affari tuoi, finché tu stai bene, pensa all’orticello tuo e vai avanti, l’importante è evitare gli ostacoli, non superarli“: queste frasi, radicate nella nostra società hanno ucciso Willy, non quattro individui dotati di tre neuroni, di cui due malati che giocano a ping pong con quello sano.

Ma no, noi bruciamo mascherine, inneggiamo a strani complotti, ci interessiamo di quale influencer abbia fatto più soldi, ignoriamo talmente tutto da ignorare anche il fatto stesso che siamo indifferenti verso l’umanità.

Mi viene in mente, poi, il discorso di Salvo Vitale per la morte di Peppino Impastato:
Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente“.
Lascio a voi la sostituzione delle parole, ma, se siete stati in grado di farla, forse c’è speranza, forse vi sentite un po’ sporchi per questa società lurida di menefreghismo e, forse, un giorno qualcosa cambierà.

La realtà è che per quanto possa riempire queste pagina di parole e di citazioni, rimarrà sempre vuota, disarmata anche la penna.

Willy è morto per colpa di persone che si credono superiori, è morto perché voleva essere diverso, è morto perché l’odio e la sfrontatezza vengono incentivati e propagandati fin dalle nostre scuole, è morto perché la nostra società, fin dal suo sistema economico, ti insegna a prevaricare sull’altro e a farti gli affari tuoi.

Willy è morto per colpa di tutti, non solo degli esecutori materiali, e noi in questo schifo ci viviamo e dobbiamo rendercene conto e assumerci le nostre responsabilità.

No, non ne siamo usciti migliori, non andrà tutto bene.

Mattia Mincuzzi

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Mattia Mincuzzi
Mi chiamo Mattia, ho 20 anni, e sono uno studente di Giurisprudenza a Roma. La mia passione per la scrittura è nata al liceo: ho cominciato occupandomi di temi argomentativi e di articoli di giornale, parlando di attualità e di politica. Tuttavia, con il tempo i miei interessi si sono evoluti e, sebbene un occhio rimanga vigile sull'attualità, ora mi concentro su racconti e poesie che partono dalle emozioni, dai sentimenti, che ritengo la vera matrice di tutto e, a differenza della politica, meritevoli di fiducia, pieni di leggerezza, spontaneità e incertezza, che rendono la vita migliore. Ho sempre amato la letteratura russa, in particolare "Il Dottor Zivago" di Boris Pasternak rimane il libro che continua a cambiare tutte le mie giornata, ma con il tempo hanno trovato spazio nella mia libreria i classici greci e latini e diverse letture di provenienza sudamericana. «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo»: questa è una delle frasi che mi ispira maggiormente. Nessuno di noi è diverso dagli altri e qualsiasi cosa, anche quella che può sembrarci più distante, non è nemica, ma, spesso, solo un riflesso delle nostre paure, incertezze, che possono essere superate solo insieme, mai da soli. Contatti: mincuzzi10@gmail.com