Presentata a Palermo “Quasi eroi”, la nuova stagione del Teatro Biondo diretto da Pamela Villoresi

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Il prossimo 21 ottobre si alzerà il sipario su Quasi eroi, la nuova stagione del Teatro Biondo di Palermo, che la direttrice Pamela Villoresi ha presentato stamattina insieme al presidente Giovanni Puglisi al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, all’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Sicilia Manlio Messina e all’Assessore alle CulturE del Comune di Palermo Mario Zito.

Sarà una stagione ricca di novità e di progetti speciali, nonostante le limitazioni imposte dalle norme per il contenimento del Covid 19, che fino a dicembre non permetteranno di accogliere più di 200 spettatori a spettacolo.

Sono previste 11 produzioni, 5 ospitalità e alcuni progetti speciali di rilievo internazionale, che coinvolgeranno, tra gli altri, la regista Irina Brook e la Compagnia di Pina Bausch.

La stagione sarà inaugurata il 21 ottobre con Viva la Vida di Pino Cacucci nella messa in scena di Gigi Di Luca interpretata da Pamela Villoresi, che dopo la sera della prima, lo scorso marzo, è stata vista da un solo spettatore in sala per tre repliche e da più di 10.000 spettatori in streaming durante il lockdown.

Tra le produzioni di punta: Il misantropo di Molière diretto da Fabrizio Falco con una compagnia di giovanissimi interpreti siciliani, un visionario omaggio a Federico Fellini nel centenario della nascita, con la compagnia NoGravity di Emiliano Pellisari, il debutto palermitano del nuovo spettacolo di Emma DanteMisericordia, il ritorno al Biondo di Galatea Ranzi con un testo di Erri De Luca, la sorprendente performance sulla Metamorfosi di Kafka, che Lorenzo Gleijeses interpreta diretto da Eugenio Barba, e ancora Maria Paiato che racconta il grande architetto Carlo Scarpa, la trilogia completa Santa Samantha di Rosario PalazzoloFuriosa Scandinavia di Antonio Rojano, rivelazione della nuova drammaturgia spagnola, che ha ricevuto il prestigioso Premio Lope de Vega, Fronte del porto nella versione contemporanea di Alessandro Gassman e Bengala a Palermo, il progetto di Daniela Morelli sulla comunità indiana di Palermo, che doveva debuttare lo scorso maggio.

Previsto anche il Progetto 100 Sicilie, che nell’arco di un triennio si occuperà di autori come Gesualdo BufalinoLeonardo SciasciaAndrea Camilleri, Michele Perriera e Salvo Licata e di nuove scritture, con una sezione dedicata a Franco Scaldati, di cui andrà in scena una nuova edizione de Il cavaliere Sole. 

«Procede un po’ malconcio, il mondo, dopo questa ultima pandemia che si è trovato ad affrontare – ha detto Pamela Villoresi – Siamo tutti un po’ malconci: alcuni si sono rivelati degli eroi, altri … proprio no, molti “quasi eroi”. Noi del Biondo abbiamo cercato di capire come e cosa potevamo fare per non arrenderci, per reagire, per essere pronti ad ogni evenienza e ipotesi di ripresa, abbiamo approfittato di quella pausa anomala per approfondire e portare avanti gli obiettivi che più ci stavano a cuore, insomma non ci siamo mai fermati, con l’attività online, con i progetti per il futuro e con la stagione estiva, che ha dato spazio agli artisti del territorio, fortemente penalizzati da questa crisi.

Abbiamo tessuto una collaborazione con gli altri teatri pubblici siciliani per rafforzare sinergie, scambi, coproduzioni; abbiamo anche approfittato della forzata chiusura della Sala Grande per effettuare dei lavori di aggiornamento delle strutture e abbiamo riavviato i lavori di restauro delle pitture nella sala antistante la Strehler, curate dagli allievi del prof. Palla dell’Università di Palermo.

Questo è il Teatro Biondo che vogliamo, espressione del suo territorio, di questa città: da qui si parte per il resto d’Italia e del mondo, qui si deve tornare; da qui partono i progetti, i pensieri e le alleanze; vogliamo diventare un punto di riferimento culturale nazionale e, al contempo, un trampolino di lancio, concreto e reale, per i nostri talenti. Il nostro albero deve affondare sempre più le radici nella cultura della sua terra attraverso i suoi protagonisti, per far crescere i propri rami ed espandersi sempre di più nazionalmente ed internazionalmente.

Per quanto riguarda i contenuti della nuova stagione, abbiamo cercato di mantenere un equilibrio fra i grandi classici e le novità, ospitando riconosciuti e stimati nomi del teatro, e giovani da promuovere nei grandi circuiti; vogliamo che ognuno possa riconoscersi nella nostra programmazione, che il Biondo sia il Teatro di tutti. Ecco, noi speriamo che, nonostante tutto, riusciremo a divertirvi, a farvi sognare, ad esservi di sostegno e un punto certo di riferimento». 

Per il presidente del Biondo, Giovanni Puglisi«Il teatro ha una doppia funzione: da un lato è mimesi della vita, che cerca di anticipare rappresentandola, trasferendo sul palcoscenico la complessità e le questioni del mondo; dall’altro è un rituale catartico, che serve a trasformare le difficoltà della vita riequilibrandole in una dimensione ideale, aiutando in tal modo a superarle. Ecco perché è importante oggi ripartire con la pratica del palcoscenico nonostante le difficoltà e i limiti che la pandemia ha determinato a livello mondiale. Difficoltà che ci chiamano a un maggiore impegno proprio per assolvere a quella funzione sociale che il teatro ha sempre avuto e di cui oggi sentiamo con maggiore urgenza la necessità».  

«Il Teatro Biondo – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – si avvia ad una stagione diversa, come non poteva che avvenire in questo anno “diverso” dagli altri, ed allo stesso tempo ambiziosa per dimensioni e prospettive.

Credo che anche l’ambizione, che fa il paio con la visione di una città che mette al centro le attività culturali e artistiche per rafforzare il proprio senso di comunità ed il proprio sviluppo, sia uno degli elementi di cui oggi c’è bisogno per guardare con fiducia al futuro e per costruirlo. Il Teatro Biondo interpreta quindi appieno il proprio ruolo di attore anche sociale, di parte attiva e motore della comunità, ricordando a tutti il valore e la funzione sociale dell’arte, con un’energia ed uno slancio positivo che ci auguriamo contagino la città.

​​Questo nuovo impegno del Teatro Biondo è anche conferma della volontà della Amministrazione comunale di costruire e rafforzare Palermo non più città “di teatri” ma città “del Teatro”, grazie alla più ampia condivisione di artisti, operatori e teatri privati e pubblici».

«Per mesi siamo stati costretti a rinunciare all’indispensabile funzione culturale, educativa e sociale che ci regala il teatro – ha dichiarato Manlio Messina, Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana – Attori, registi, tecnici, costumisti, musicisti sono stati, forzatamente, tra i grandi assenti dei nostri palcoscenici vuoti e privi delle luci della ribalta. Il Teatro Biondo di Palermo, come altri teatri e come tutto il mondo dello spettacolo, e aggiungo anche tanti settori della nostra vita economica e sociale, ha dovuto piegarsi all’emergenza della pandemia che ha cambiato le nostre vite e le nostre abitudini. Ma oggi la buona notizia è che, nonostante le preoccupazioni sui contagi di questi giorni, c’è una ferma volontà di ripartire; ripartire per ricominciare, anche con altre modalità. I palcoscenici non possono restare più bui, perché senza il teatro resteremmo tutti più soli».

 

Per Mario Zito, Assessore alle Culture di Palermo«L’avvio della nuova stagione del Teatro Biondo assume un significato particolare perché, mai come in questo momento, il ritorno in teatro diventa, oltre che un messaggio di speranza, un vero e proprio appello alle “arti” e alla funzione sociale che le stesse ricoprono. Il teatro diventa occasione di incontro e di dibattito, il riflesso di un racconto collettivo le cui parole risuoneranno, finalmente, all’interno della Sala del Biondo. Attendiamo con gioia il nuovo avvio di una ritualità che comunichi a noi pubblico che un futuro diverso è sempre possibile. Si apra dunque il sipario e si dia inizio al Racconto».

 

 Stagione 2020-2021

 

“Quasi eroi”

 

 

Spettacoli 2020

 

dal 21 ott. all’8 nov. 2020 – Sala Grande

Viva la vida

liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci

progetto, adattamento e regia Gigi Di Luca

con Pamela Villoresi

e con Lavinia Mancusi (Chavela Vargas, musiche di scena)

e Veronica Bottigliero (La Pelona, body painter)

scene Maria Teresa D’Alessio

costumi Roberta Di Capua, Rosario Martone

luci Nino Annaloro

assistente alla regia Valentina Enea

direttore di scena Sergio Beghi

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Viva la vida è uno spettacolo innovativo, che racconta una Frida intima e contemporanea. In scena, Pamela Villoresi interpreta il ruolo dell’artista, mentre una body painter le dipinge sul corpo nudo i segni dell’arte di Frida e una cantante interpreta Chavela Vargas.

La voce della molteplice natura di una donna capace di afferrare con determinazione la propria sofferenza elevandola a una dimensione poetica. Un urlo di dolore che porta alla luce l’aspetto più propriamente femminile di Frida Khalo, attraverso simbolismi che richiamano la sua radice multiculturale ed etnica, andando oltre la narrazione biografica e facendo emergere l’anima di Frida donna, messicana, pittrice e rivoluzionaria.

Animata dal fuoco dell’amore per Diego, per le donne, per l’arte, per le radici della propria terra, per la sua stessa vita, vissuta voracemente nonostante la fragilità della sua condizione fisica, Frida si mette a nudo, ripercorre l’esistenza travagliata, trascorsa in bilico tra vita e morte. Ormai stanca ed annientata dalla sofferenza, si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, lasciandosi trasportare in un’atmosfera onirica, nella quale proietta immagini e ricordi. È la Pelona, la morte, ad assistere Frida in questo lento abbandono, che la libera dalla gabbia di un corpo deteriorato e le restituisce la vita come opera d’arte, attraverso la creazione del mito. È nella cantante Chavela Vargas, espressione di sensualità e trasgressione, che Frida trova sollievo dal tormento interiore, attraverso momenti di serenità e di intimità. Simbolo della rivoluzione culturale di quel tempo, Chavela canta Frida e per Frida, canta il Messico di quegli anni, in cui il movimento culturale femminile ha fatto si che l’arte stessa fosse rivoluzione, dandole un nuovo volto, rivendicando l’appartenenza e l’identità del passato.

Tre donne in scena, per un canto alla vita, un urlo di amore e di libertà.

 

dal 18 al 29 nov. 2020 – Sala Grande (prima nazionale)

Il misantropo

traduzione Cesare Garboli

regia Fabrizio Falco

regista assistente Davide Cirri

con Davide Cirri, Fabrizio Falco, Claudio Pellegrini, Alice Canzonieri, Rita Debora Iannotta, Doriana Costanzo, Giovanni Arezzo, Luca Carbone, Costantino Buttitta

assistente alla regia Francesca Melluso

impianto scenico Fabrizio Falco e Davide Cirri

costumi Gabriella Magrì

musica Angelo Vitaliano

produzione Teatro Biondo Palermo

 

«Cos’è la verità, cos’è la menzogna? – si chiede Fabrizio Falco – Cechov affermava che si può fingere dovunque tranne che nell’arte. Forse siamo chiamati proprio a questo, a non mettere più maschere, a fare i conti definitivi. Il genio di Moliere ce lo fa sentire. Lavorando sul Misantropo si percepisce subito la necessità, l’urlo di qualcuno che chiede verità. Cercherò di inseguire la verità di Moliere, per quanto inafferrabile, ma sarà proprio l’anelito, la spinta verso, che creerà la giusta tensione. La verità dei rapporti è la richiesta di Alceste, e questa sarà la linea guida della regia. Nient’altro. Il teatro a bisogno di poco per vivere da un punto di vista esteriore, ma ha bisogno di molto lavoro invisibile, ha bisogno di verità. In un’epoca di fake news, credo che anche nel nostro mondo ci sia bisogno di verità. Una verità che deriva dalla profondità di sé, dei sentimenti, dei rapporti tra le persone per riscoprirsi individui fino in fondo e comunità fino in fondo. Lavorerò per abbattere le maschere e provare a toccare il fondo dei cuori tra noi attori e toccare il fondo dei cuori degli spettatori».

Alla base del disegno registico vi è l’idea di trasformare l’edificio teatrale nella location del salone della casa di Célimène, in cui si avvicendano tutti i personaggi della commedia e in cui il pubblico è anch’esso partecipe. Non vi sarà sipario, la scena sarà aperta su un palcoscenico spoglio e gli attori occuperanno tutto lo spazio a loro disposizione, abitando la platea e rompendo così la quarta parete in un’interazione confidenziale con gli spettatori, sì diversi ogni sera, ma pur sempre espressione stereotipata della società.

 

dal 3 al 13 dic. 2020 – Sala Grande

In nome della madre

di Erri De Luca

regia Gianluca Barbadori

con Galatea Ranzi

produzione Teatro Biondo Palermo

in collaborazione con soc. coop. Ponte tra Culture / AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali

con il patrocinio di Regione Marche

 

In nome della madre è la storia, narrata in prima persona, di Miriàm, una ragazza della Galilea che ha una strana visione nella quale un angelo le annuncia che avrà un figlio e le profetizza per lui un destino di grandezza.

Subito dopo, la giovane scopre di essere incinta. Dopo qualche titubanza, decide di avvertire Iosef, il suo promesso sposo. Miriàm sa perfettamente che rischia di essere lapidata, ma rifiuta ogni menzogna, rivendicando il mistero della sua gravidanza e la sua assoluta buona fede. Iosef, anche in seguito ad un sogno premonitore, decide che le nozze avranno luogo come previsto, sfidando i benpensanti di Nazaret e le leggi del tempo. Intanto, gli odiati occupanti romani organizzano un censimento e per i giovani sposi si prepara un viaggio, lungo e difficile, a pochi giorni dal parto.

Facendo ricorso al linguaggio semplice e terso della poesia, Erri De Luca racconta la gravidanza di Miriàm/Maria. Il Talmud, oltre un decennio di studi biblici e gli storici romani gli forniscono dati preziosi per dare alla sua storia uno sfondo credibile. Ma non è un’urgenza storiografica, quello che muove De Luca, piuttosto, è il desiderio di raccontare «qualcosa che non c’è», una versione laica e poetica della nascita di Gesù. In nome della madre è un testo pieno di Grazia, che commuove e fa riflettere credenti e laici. La messa in scena intende creare un intimo momento di incontro col pubblico. Miriàm/Maria, donna oramai adulta che ha accettato con consapevolezza il destino di suo figlio, desidera condividere con noi la sua esperienza personale, senza fronzoli, invitandoci a ri-trasmettere il suo messaggio di amore, coraggio e speranza.

 

dal 29 dic. 2020 al 6 gen. 2021 – Sala Grande (prima nazionale)

Fellini Dream

uno spettacolo di Emiliano Pellisari

con Graziano Piazza e un cast in via di definizione del quale faranno parte giovani interpreti siciliani

e con i danzatori della NoGravity Company

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Nel centenario della nascita del grande regista italiano, il Teatro Biondo realizza un omaggio sorprendente e visionario.

A partire dal soggetto del film mai realizzato, Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, l’autore e regista Emiliano Pellisari, gli attori e i danzatori-acrobati della NoGravity Company ci conducono in un affascinante viaggio nei sogni, nelle fantasie e nell’immaginario artistico di Federico Fellini, del suo cinema e della sua pittura.

 

Spettacoli 2021

 

gennaio 2021

Il delirio del particolare

di Vitaliano Trevisan

regia Giorgio Sangati

con Maria Paiato

e con Carlo Valli e Alessandro Mor

scene Alberto Nonnato

costumi Gianluca Sbicca

musiche Michele Rabbia

luci Cesare Agoni

produzione Teatro Biondo Palermo / Centro Teatrale Bresciano

 

Nel novembre del 1978 a Sendai, in Giappone, muore cadendo da una scala Carlo Scarpa, uno dei più grandi architetti del ’900. A distanza di qualche decennio, l’anziana vedova di un ricco imprenditore torna, accompagnata da un badante, nella sua villa su un lago progettata proprio da Scarpa.

All’interno della proprietà che ospita l’edificio, sorgente ambigua di ammirazione e inquietudine per la vecchia signora, si trova addirittura un intero cimitero dove è sepolto, per sua volontà, l’illustre architetto che lo progettò. La donna non mette piede nella casa da anni, e da anni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista insieme al marito: la produzione di elettrodomestici di design, i salotti mondani con i maggiori esponenti dell’arte, della letteratura e della musica di quei tempi. Tutto finito, e forse, come la fabbrica, anche la villa sarà venduta.

Nella vasta casa, in una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la signora ripercorre la propria vita: il passato di attrice teatrale, l’abbandono della carriera per sposare il ruolo di moglie e poi di madre e il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il grande architetto. Nel tempo sospeso di questo soggiorno, la vedova incontra anche un professore di storia dell’architettura che sta scrivendo un saggio su Scarpa.

Nel serrato alternarsi di soliloqui, silenzi e dialoghi tra i due personaggi, emerge sempre più nitido e al tempo stesso indecifrabile il ritratto di un uomo eccentrico e geniale, ossessionato dal dettaglio e dal controllo, un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo, di sfidare, attraverso la creazione, il mistero della morte.

Vitaliano Trevisan firma un testo metafisico, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.

 

gennaio 2021

Furiosa Scandinavia

di Antonio Rojano

traduzione Marta Bevilacqua

regia Javier Sahuquillo

con Valentina Virando, Giuseppe Nitti, Alessandro Federico, Marta Bevilacqua

scena Alessandro Battisti – Etnik

luci Andrea Gagliotta

musiche Roberto Cammarata

movimenti scenici Francesca Cassottana

drammaturgia della traduzione Fabio Pisano

assistente alla regia Marta Bevilacqua

identità visiva Kamilla Lucarelli

foto Cristina Le Noci

video Cinemage

produzione Teatro Biondo Palermo

in collaborazione Settembre Teatro / Acción Cultural Española

 

Furiosa Scandinavia, Premio Lope de Vega nel 2016, è stato giudicato dalla critica spagnola tra i dieci migliori spettacoli dell’anno e ha ricevuto cinque candidature alla ventunesima edizione dei Premios MAX. Ispirato a La ricerca del tempo perduto, il testo si addentra nella geografia delle delusioni amorose, tra ossessioni proustiane e nevrosi da social network. Un viaggio senza scappatoie, una riflessione sulla maternità, le scelte e il dolore, ma anche sulla fallibilità dei nostri ricordi.

I personaggi danno l’impressione di appartenere a un’epoca futura, costretti a vivere in un tempo di passaggio. Voci smarrite, disorientate, perse nei labirinti del sé. Sarà l’ossessione per l’amore perduto a fare incontrare i due protagonisti, Erika M. e Balzacman, nickname tramite i quali si danno appuntamento. Entrambi sono stati abbandonati, ma se Erika preferisce l’oblio medico, la pillola che cancella le memorie spiacevoli, lui sceglie di ricordare, lanciandosi in un viaggio delirante in Norvegia. Ma questa è solo una parte della storia, la punta dell’iceberg di un conflitto più ampio e profondo che appartiene alla generazione dei cosiddetti millennials.

 

febbraio 2021

Misericordia
scritto e diretto da Emma Dante

luci Cristian Zucaro

con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli

produzione Teatro Biondo Palermo / Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Atto Unico – Compagnia Sud Costa Occidentale

 

«Misericordia è una favola contemporanea. Racconta la fragilità delle donne, la loro disperata e sconfinata solitudine». Così Emma Dante presenta il nuovo spettacolo con il quale il Biondo di Palermo rinnova la collaborazione artistica con il Piccolo Teatro di Milano. Il testo racconta la storia di tre donne che si prostituiscono e di un ragazzo menomato che vive con loro in un monovano lercio e miserevole. Durante il giorno le donne lavorano a maglia e confezionano sciallette; al tramonto, sulla soglia di casa, offrono ai passanti i loro corpi cadenti.

«Arturo non sta mai fermo – spiega Emma Dante – è un picciutteddu ipercinetico. Ogni sera, alla stessa ora, va alla finestra per vedere passare la banda e sogna di suonare la grancassa. La madre di Arturo si chiamava Lucia, era secca come un’acciuga e teneva sempre accesa una radiolina. La casa era china ’i musica e Lucia abballava p’i masculi! Soprattutto per un falegname che si presentava a casa tutti i giovedì. L’uomo era proprietario di una segheria dove si fabbricano cassette della frutta, guadagnava bene ma se ne andava in giro con un berretto di lana e i guanti bucati. Lo chiamavano “Geppetto”. Alzava le mani. Dalle legnate del padre nasce Arturo, mentre Lucia muore due ore dopo averlo dato alla luce. Nonostante l’inferno di un degrado terribile, Anna, Nuzza e Bettina se lo crescono come se fosse figlio loro. Arturo, il pezzo di legno, accudito da tre madri, diventa bambino».

 

febbraio 2021

Una giornata particolare del danzatore Gregorio Samsa

regia e drammaturgia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley

con Lorenzo Gleijeses

musiche originali e partiture luminose Mirto Baliani

oggetti coreografici Michele Di Stefano

consulenza drammaturgica Chiara Lagani

scene Roberto Crea

voci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley

assistente alla regia Manolo Muoio

produzione Teatro Biondo Palermo / Gitiesse Artisti Riuniti

in collaborazione con Nordisk Teaterlaboratorium

 

Eugenio Barba conosce e accompagna Lorenzo Gleijeses da molti anni intercettando ed esaltando le qualità e le intuizioni di un percorso di formazione e conoscenza, contaminato con il metodo della storica compagnia di Hostelbro e nato all’interno dell’Odin Teatret quando Lorenzo era ancora un ragazzo. Risultato di questo “percorso di accompagnamento” sono stati spettacoli, incontri e seminari in Italia e in Europa che hanno cementato e rafforzato il rapporto unico tra Barba, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses, fino a questa prima regia firmata da Barba (con Gleijeses) al di fuori dell’Odin Teatret. Il processo di creazione, iniziato nel 2015, si è sviluppato in diverse tappe e culminerà nel 2021 in un’ultima sessione di lavoro al Teatro Biondo di Palermo.

La scintilla che ha messo in moto il processo di creazione di Una giornata particolare del danzatore Gregorio Samsa è scaturita dallo stridore e dalle assonanze generati dall’accostamento dell’opera di Kafka con gli oggetti coreografici creati da Michele Di Stefano insieme a Gleijeses. Ne è nato uno spettacolo in cui si intersecano tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi biografici dello stesso Kafka, la vicenda del personaggio centrale de La metamorfosi, Gregorio Samsa, e quella di un immaginario danzatore omonimo. Samsa è convinto che, attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture, sia possibile arrivare ad un altro livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma, di contro, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario, lavoro e spazio intimo, tra teatro e vita quotidiana. Si scontrano, allora, le esigenze del mondo esterno e le sue profonde necessità personali.

 

marzo 2021

La pazza di Chaillot

di Jean Giraudoux

adattamento Letizia Russo

con Manuela Mandracchia, Giovanni Crippa

e con Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Jacopo Morra

regia Franco Però

scene Domenico Franchi

costumi Andrea Viotti

musiche Antonio Di Pofi

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

 

Jean Giraudoux è stato un drammaturgo, romanziere, diplomatico, nelle cui opere, grazie a una intelligenza di stampo illuminista, ha affrontato, rileggendoli con ironia e profondità, temi politici e personaggi mitici. Con l’amicizia che lo legava a Louis Jouvet – col quale ha costruito nel tempo un vero sodalizio artistico – ha creato alcune tra le più belle opere teatrali francesi degli anni ’30 del Novecento.

Nel 1943, durante l’occupazione tedesca, scrive – quasi a premonizione dei tempi a venire – questa folle, ecologica, politica, poetica ed ingenua commedia fantastica, La folle de Chaillot. La protagonista, che sembra vivere fuori dal mondo, ma è amata da tutte le persone umili del suo quartiere, viene a sapere che un gruppo di affaristi (industriali, finanzieri, avventurieri), avendo scoperto che sotto Parigi vi sono immensi giacimenti di petrolio, vogliono distruggere la città per impadronirsene. E allora che cosa decide di fare? Semplice: convoca altre amiche che, al pari di lei, vivono tra normalità e follia, e con queste, e con l’aiuto dei personaggi poetici ad esse vicini, decidono di ucciderli.

«In questo lavoro – spiega il regista Franco Però – c’è tanta consapevolezza della direzione che avrebbero preso le nostre società con disinvolto cinismo. Una fiaba ironica e sarcastica, condotta con una scrittura di grande leggerezza, seppur talvolta la ridondanza letteraria, accettabilissima all’epoca, si sente: ed è per questo che ho chiesto la collaborazione di Letizia Russo, alla quale ho dato una specie di carta bianca per permetterle di lavorare sulla commedia mantenendone il ritmo, l’ironia, il sarcasmo e sfrondandola di quel di sovrappiù legato al momento in cui Giraudoux l’aveva creata».

 

marzo 2021

Piazza degli Eroi

di Thomas Bernhard

regia Roberto Andò

con Renato Carpentieri, Imma Villa,

Silvia Ajelli, Paolo Cresta, Francesca Cutolo, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Vincenzo Pasquariello, Betti Pedrazzi, Enzo Salomone

scene e luci Gianni Carluccio

costumi Francesca Livia Sartori

suono Hubert Westkemper

aiuto regia Luca Bargagna

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia /

Fondazione Teatro della Toscana

 

Piazza degli Eroi, apparso nel 1988 e mai rappresentato prima in Italia, è l’ultimo testo teatrale di Thomas Bernhard, uno dei suoi indiscussi capolavori, che può considerarsi una summa dei temi di questo autentico genio della letteratura e del teatro. Quando lo scrittore austriaco morì, il 12 febbraio del 1989, il pubblico che lo aveva amato recepì il messaggio di radicale drammaticità di quest’opera con una emozione talmente intensa da risultare insopportabile, e lo associò all’atto notarile che lo scrittore aveva depositato, a quel testamento in cui, con altrettanta visionaria provocazione, Bernhard aveva disposto che nel suo paese d’origine fosse vietata sia la pubblicazione dei suoi testi, sia la loro messinscena.

«Nel disegnare il suo estremo congedo dalla vita e dal teatro – spiega il regista Roberto Andò – Bernhard sceglie di dare un nome e un tempo all’ottusità brutale che vede avanzare. Ma, come sempre accade in un’opera di fantasia, l’Austria di Bernhard è insieme un luogo concreto e una metafora. Così come lo è la piazza che dà nome al testo, la stessa in cui nel 1938 Hitler annunciò alla folla acclamante l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al destino nazista della Germania. Se è venuto il tempo di rappresentare in Italia Piazza degli Eroi è proprio perché, a dispetto della inedita precisione realistica di Bernhard, oggi per comprendere il senso di questo testo visionario e catastrofico non servono indicazioni di luogo e di tempo. Ognuno degli spettatori che assisterà a una recita di Piazza degli Eroi, capirà subito che l’azione si svolge in una qualsiasi piazza da comizio, di una qualsiasi città d’Europa. L’Austria di Bernhard, nel giro di una trentina e passa d’anni, è ormai ovunque. La storia del professor Schuster, suicida per protesta contro l’avanzare della barbarie antisemita, è raccontata dal drammaturgo in una partitura a più voci, modulando una orchestrazione perfetta dove appaiono come relitti citazioni di altri grandi testi teatrali. La piazza e le voci inneggianti che si levano a disturbare la mente sconvolta della vedova del suicida, sono la piazza e le voci che ovunque nell’Europa smarrita di oggi invocano l’uomo forte, “un regista che li sprofondi definitivamente nel baratro”».

 

marzo 2021

Fronte del porto

di Budd Schulberg con Stan Silverman

traduzione e adattamento Enrico Ianniello

con Daniele Russo e Antimo Casertano, Orlando Cinque, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Edoardo Sorgente, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice

scene Alessandro Gassmann

costumi Mariano Tufano

luci Marco Palmieri

videografie Marco Schiavoni

musiche Pivio e Aldo De Scalzi

sound designer Alessio Foglia

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

produzione Teatro Biondo Palermo / Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

 

Dopo lo straordinario successo di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Alessandro Gassmann dirige Daniele Russo e altri dieci attori in una riscrittura del celebre film Fronte del porto, in cui Enrico Ianniello fonde le suggestioni del testo originale con quelle dei poliziotteschi napoletani degli anni ’80. Assistiamo a una storia ambientata nella Napoli di 40 anni fa, che gioca, dal punto di vista formale, con le musiche dei film, con i colori sgargianti della moda, con i riferimenti culturali di quegli anni in cui, dice Ianniello: «la città stava cambiando pelle nella sua organizzazione criminale, gli anni del terremoto, gli anni di Cutolo. Anni in cui il porto era sempre di più al centro di interessi diversi, legali e illegali». Sulla scena la storia prende vita tra la baraccopoli di Calata Marinella, la Chiesa del Carmine, il Molo Bausan, la Darsena Granili e l’avveniristica Casa del Portuale di Aldo Rossi. Uno spettacolo che restituisce la forza della storia facendoci immedesimare nelle intense e rabbiose relazioni tra i personaggi che la popolano, raccontate con la cifra inconfondibile di Alessandro Gassmann, che sottolinea: «Come già avvenuto per Qualcuno volò sul nido del cuculo, anche in questo caso la scelta è caduta su un testo ed una tematica che mi coinvolgono profondamente e che portano verso una ricerca di libertà faticosa. Ricostruiamo la vita del porto, le vite degli operai, i loro aguzzini, attaccandoci ai suoni, ai rumori, ai profumi ed alla lingua di questa città».

 

marzo 2021

Orgoglio e pregiudizio

di Jane Austen

adattamento teatrale di Antonio Piccolo

regia Arturo Cirillo

con Arturo Cirillo, Valentina Picello, Riccardo Buffonini, Alessandra De Santis, Rosario Giglio, Sara Putignano, Giacomo Vigentini, Giulia Trippetta

scene Dario Gessati

costumi Gianluca Falaschi

luci Camilla Piccioni

musiche originali Francesco De Melis

assistente alla regia Mario Scandale

assistente scenografo Eleonora Ticca

assistente costumista Nika Campisi

produzione Marche Teatro / Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

 

Perché portare a teatro Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen? «Perché penso che Jane Austen sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi – spiega Arturo Cirillo – Perché sono affascinato dall’Ottocento e dal rapporto tra i grandi romanzi di quell’epoca e la scena. Perché l’ironia di questa scrittrice e il suo sguardo acuto, ma anche distaccato, sui suoi personaggi li amo molto. Perché il mondo della Austen, dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi affascina; con tutto il pudore, i turbamenti, le insicurezze, e anche l’orgoglio e i pregiudizi che la giovinezza porta con sé. Perché questa società dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontana da noi. Soprattutto pensando a queste giovani eroine spinte a sposarsi anche per avere finalmente un sostegno economico, sottraendosi allo stesso tempo all’indecorosa condizione di zitelle e allontanandosi dalle proprie famiglie d’origine. Anche se poi la povera zitella Jane Austen (che mai riuscì invece ad abbandonare la propria famiglia) si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena nei suoi romanzi, che sono una spietata critica e allo stesso tempo un’amorosa dichiarazione d’appartenenza alla propria epoca. Per fare questo si cala nei suoi personaggi/alter ego amandoli e prendendoli un po’ in giro, magari standosene nascosta dietro una tenda ad osservarli, ridacchiando tra sé. Da dietro quella tenda, come nel buio di una quinta, celata agli sguardi altrui ma attenta a non farsi sfuggire nulla di ciò che accade, Jane Austen reinventa la realtà attraverso la sua rappresentazione, ma mai smettendo di essere vera. Come avviene in teatro».

 

aprile 2021

La classe

di Vincenzo Manna

regia Giuseppe Marini

con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido

e con Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D’Amico, Giulia Paoletti

scene Alessandro Chiti

costumi Laura Fantuzzo

musiche Paolo Coletta

light designer Javier Delle Monache

produzione Accademia Perduta – Romagna Teatri / Goldenart Production / Società per Attori

in collaborazione con Tecnè, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia

e con il sostegno di Amnesty International – sezione italiana

 

Il progetto de La classe nasce dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecnè), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo. A monte dello spettacolo c’è una ricerca basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversialtro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo La classe di Vincenzo Manna, ambientato in una cittadina europea dei nostri giorni in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente, che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso. A pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un istituto comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina. Albert, straniero di terza generazione, viene assunto all’Istituto nel ruolo di Professore potenziato: il suo compito è tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe.

 

aprile 2021

Baccanti

di Euripide

traduzione e adattamento Laura Sicignano e Alessandra Vannucci

regia Laura Sicignano

supervisione alla coreografia Roberto Zappalà

con Vincenzo Pirrotta, Manuela Ventura, Franco Mirabella, Filippo Luna, Alessandra Fazzino, Egle Doria, Silvio Laviano e 2 attrici in via di definizione

musiche originali eseguite dal vivo Edmondo Romano

scene e costumi Guido Fiorato

video Luca Serra

produzione Teatro Stabile di Catania

 

Questa tragedia, pare l’ultima di Euripide, è tanto più rivoluzionaria in quanto l’autore sembra rinunciare definitivamente all’idea che vi sia una forza ordinatrice alla base del Cosmo.

Bacco, entità androgina ed eversiva, è colui che tiene segretamente le fila di tutti gli eventi, la divinità che più di tutte, per i greci, rappresenta il Caos e il legame con la Zoè, la forza vitale che tutto attraversa. Dio e disordine finiscono per identificarsi. Un mondo rovesciato dove il razionale Penteo (Vincenzo Pirrotta) viene gioiosamente massacrato dalla sua stessa madre, dove i vecchi sono follemente saggi e amorali, dove le donne non rispettano le regole e si inebriano danzando e fondendosi con la natura. Nelle Baccanti Euripide sembra intuire che la cultura occidentale sia prossima a una fine e, di conseguenza, si prepari a un nuovo inizio. Uno spazio geometrico e astratto, apparizioni e scomparse come in un circo diabolico, metamorfosi e travestimento, musica elettronica dal vivo, donne che corrono con i lupi. Baccanti è una distruzione e una rinascita.

 

aprile 2021

Santa Samantha Vs

sciagura in tre mosse

Lo zompo con Rosario Palazzolo

Mari/age con Alessio Barone, Delia Calò, Chiara Italiano, Viviana Lombardo, Sabrina Petyx

La veglia con Filippo Luna

testo e regia Rosario Palazzolo

scene Luca Mannino

musiche originali Francesco Di Fiore

luci Alice Colla

costumi Daniela Cernigliaro

assistente alla regia Angelo Grasso

produzione Teatro Biondo Palermo

 

La trilogia Santa Samantha Vs è qualcosa di caotico e di misterioso, di festoso e di rivoltante, è il teatrino di una parrocchia, una sala trattenimenti e una camera mortuaria. Tre luoghi per tre spettacoli differenti, autonomi ma collegati come una sorta di narrazione seriale. Sette personaggi vivono e scompaiono e tornano e si alternano, sette personaggi che vediamo crescere e vivere e mutare così come la storia, una storia che si sviluppa intorno alla figura di Samantha, una bambina, una donna che nasce e cresce a Palermo e che vive un’esistenza minima, fatta di cugine, di santissime Marie, di credenze popolari che l’incoronano, suo malgrado, “Madonna in terra”, obbligandola a dispensare miracoli, a tutti i costi.

 

maggio 2021

Bengala a Palermo (prima nazionale)

di Daniela Morelli

regia Marco Carniti

con Lucia Sardo

musiche Mario Incudine

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Una famiglia di commercianti bengalesi (Kalua e Ara, padre e madre; la figlia Deeti di ventidue anni; il figlio Basant di venti e Shaila, quattordicenne nata a Palermo); una nobildonna centenaria dalla vita movimentata, Donna Bibì; un giovane puparo, Vito; un venditore ambulante africano; un’atletica ragazza siciliana; la città di Palermo, il suo commercio, i suoi riti e chi tutti protegge, Santa Rosalia; le bizzarre creature che abitano i sogni della nobildonna (i lascari: marinai al tempo della Compagnia delle Indie); la danza e la musica che fin dall’ingresso in platea accoglie il pubblico e che lo saluta nella festa del gran finale sono i protagonisti di Bengala a Palermo.

Palermo ospita una delle più vaste comunità indiane d’Italia. Le storie, i mestieri, i costumi e i saperi che la comunità esprime sono un patrimonio per la città, da sempre impegnata ad elaborare l’immaginario delle culture che accoglie. Questo spettacolo è un progetto articolato, che vede coinvolti alcuni rappresentanti della comunità indiana, in particolare bengalese, nella realizzazione di uno spettacolo basato sulle loro storie, sulla loro cultura e sui rapporti con la città di Palermo, elaborati drammaturgicamente da Daniela Morelli. Diretto dal regista di cinema e teatro Marco Carniti, Bengala a Palermo è l’esito di un lungo laboratorio nei quartieri che ha coinvolto gli artisti e i rappresentanti delle comunità. Parallelamente alla realizzazione dello spettacolo, in collaborazione con la sede palermitana del Centro Sperimentale di Cinematografia, nasce un documentario sulle diverse fasi di realizzazione del progetto.


 

Progetti speciali

 

da ottobre 2020

 

The House of Us

un progetto di Irina Brook

in collaborazione con la “Facoltà di Psicologia” dell’Università degli Studi di Palermo

 

The House of Us è un progetto teatrale della regista Irina Brook, figlia del regista Peter Brook e dell’attrice Natasha Parry, che prende spunto dal preoccupante fenomeno dell’Hikikomori, individuato in Giappone qualche anno fa ma diffuso capillarmente in tutto il mondo occidentalizzato.

Gli Hikikomori sono ragazzini e ragazzine che hanno deciso di ritirarsi dalla vita sociale, rinchiudendosi nelle loro stanzette e mantenendo con l’esterno una ridotta comunicazione attraverso i dispositivi elettronici, pc e smartphone.

Attraverso un laboratorio, la cui prima fase – che avrà luogo a novembre 2020 – coinvolgerà 10 giovani artisti selezionati a seguito di un bando lanciato la scorsa primavera, Irina Brook realizzerà una sorta di drammaturgia della clausura, che terrà conto anche delle esperienze personali dei ragazzi e delle ragazze, delle storie di confinamento scaturite dalla pandemia del Covid-19. Lo scopo è quello di tracciare una geografia emozionale ed esistenziale dell’autoreclusione giovanile, per capirne le motivazioni e le cause, e per dare al teatro e all’arte una funzione sociale e terapeutica. Per questi motivi il progetto, che prevede diverse fasi di lavoro, alcune trasmesse online ed altre aperte al pubblico, e la presentazione di una messa in scena finale, sarà realizzato in collaborazione con la “Facoltà di Psicologia” dell’Università degli Studi di Palermo.

 

da novembre 2020

 

palermoWpalermo

 

Avranno luogo dal 2 al 7 e dal 9 al 14 novembre 2020 i primi due laboratori finalizzati alla realizzazione del progetto palermoWpalermo a trent’anni dal debutto del memorabile spettacolo di Pina Bausch dedicato alla città di Palermo.

Quattro storici danzatori del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch – Julie Shanahan, Andrey Berezin, Daphnis Kokkinos e Nazareth Panadero – lavoreranno con due gruppi di circa 10 interpreti siciliani, selezionati tra quelli che hanno risposto al bando lanciato dal Biondo la scorsa primavera.

La collaborazione tra il Teatro Biondo di Palermo e la Pina Bausch Foundation proseguirà nella primavera del 2021.

 

 

 

 

Progetto 100 Sicilie

 

In via di definizione in base alle proposte che perverranno dagli artisti siciliani e alle future disposizioni per il contenimento del contagio da Covid-19.

 

 

aprile 2021

 

Scritture siciliane

 

Il Teatro Biondo aprirà un cantiere di ricerca e produzione triennale dedicato ad alcuni scrittori rappresentativi della nostra tradizione novecentesca – tra gli altri Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Andrea Camilleri, Michele Perriera – e alle nuove scritture per la scena di giovani autori. Il progetto prevede la realizzazione di letture, anche in streaming e in video, e la messa in scena di spettacoli che saranno proposti al pubblico in una specifica rassegna.

 

 

primavera/estate 2021

 

Franco Scaldati poeta di Palermo

 

A otto anni dalla scomparsa del grande poeta e drammaturgo siciliano, il Teatro Biondo dedicherà a Franco Scaldati un laboratorio finalizzato alla conoscenza e alla valorizzazione della sua lingua e del suo immaginario poetico. Condotto, tra gli altri, da Claudio Collovà, Mario Incudine ed Enzo Venezia, il laboratorio coinvolgerà attrici e attori palermitani. Sono previste sessioni aperte al pubblico e letture, anche per porre in dialogo Scaldati con altri importanti autori siciliani. Un cantiere di lavoro articolato e in costante dialogo con la città di Palermo, che culminerà nella messa in scena di una nuova edizione de Il cavaliere Sole, uno dei testi più “musicali” e visionari di Scaldati.