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Esattamente 5 anni fa sono accaduti degli eventi che hanno cambiato la storia contemporanea della Germania: si tratta della crisi dei rifugiati siriani.  

Vista la storia e la macchia che ancora aleggia sulla coscienza tedesca, lo Stato ha aperto le sue porte ad un numero considerevole di siriani, una decisione principalmente politica – e non senza conseguenze.

La guerra in Siria non è stata la prima crisi europea del dopoguerra: ma a differenza dell’Est e del Sud, la Germania non è stata realmente colpita dalle crisi precedenti, che sono rimaste alquanto astratte.

Tuttavia, quando nel 2015 circa 500.000 profughi siriani attraversano i Balcani e raggiungono i confini tedeschi in cerca di asilo, il problema diventa “reale”, palpabile: paragonabile sarebbe solo la crisi COVID-19, che prese l’Europa occidentale impreparata, rendendo le conseguenze incalcolabili…

Il simbolo di un 2015 dominato dalla crisi dei migranti è una frase-chiave usata dalla cancelliera Angela Merkel, nota soprattutto per le lunghe dichiarazioni piene di subordinati; 

eppure, le situazioni eccezionali richiedono delle soluzioni eccezionali, presentate in un linguaggio appropriato: la frase intesa come incoraggiamento e promessa era “wir schaffen das” (riusciremo / lo supereremo).

L’idea era quella di coinvolgere direttamente la popolazione, sollecitando una partecipazione diretta alla STORIA, come titolava all’epoca la stampa tedesca… perché, come avrà intuito il Cancelliere, il 2015 è stato solo l’inizio: entro la fine dell’anno, 900.000 persone avrebbero messo piede sul suolo tedesco in cerca di rifugio.

In effetti, la decisione della Merkel ha cambiato il corso della storia e del paese stesso – come i movimenti studenteschi del 1968 e la caduta del muro, 2015 è stato un anno memorabile: grazie alla frase scelta, che ebbe l’effetto scontato, un’ondata di solidarietà ha elettrizzato la nazione. Molti si sono mobilitati per aiutare i nuovi arrivati ​​in difficoltà, sia a titolo personale sia come associazione/ONG. E lo Stato ha fatto il suo dovere: sono stati avviati programmi per l’integrazione degli immigrati: in primo luogo a livello sociale e lavorativo.

Col passare del tempo, però, l’atteggiamento della Merkel ha iniziato a polarizzare: uno degli esempi più chiari sarebbe la graduale ascesa del partito di destra AfD (Alternative für Deutschland), che trovò nel flusso migratorio, nel Rifugiato, un capro espiatorio, cioè un brillante strumento per la manipolazione delle masse contro le influenze “straniere” considerate una minaccia per l’identità tedesca: negli anni ’30 erano gli ebrei, nel 2015 i siriani, quindi i musulmani.

Tuttavia, ciò che ha rafforzato il partito AfD sul firmamento politico sono stati i dissensi tra Angela Merkel (CDU) e il Ministro dell’Interno Horst Seehofer (CSU, alleato CDU), che si è opposto all’apertura delle frontiere, considerando l’iniziativa contraria alla legge e all’ordine (“Es ist eine Herrschaft des Unrechts”). Secondo i critici, questo dissenso è stato l’inizio della fine per l’attuale cancelliere.

Alla fine, la controversia sui migranti del 2015 è stata dominata dalla Merkel, che ha concluso con un’altra frase storica: “Dann ist das nicht mehr mein Land – wenn wir das nicht schaffen.” (Perché se falliamo, questa non è più la mia patria.)

E nel frattempo, pure gli economisti si sono pronunciati a favore dell’attuale cancelliere: nonostante i molti ostacoli iniziali, l’integrazione dei profughi siriani sul mercato del lavoro tedesco ha avuto solo delle conseguenze positive. Il 50% è già parte attiva del settore economico – un’integrazione molto più rapida di quella dei rifugiati arrivati negli anni ’90.

Anche l’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica (DIW) afferma che gli investimenti nei corsi di lingua sono stati un successo. All’arrivo, solo l’1% dei siriani parlava la lingua; nel 2020, oltre il 60% ha un livello di tedesco alto e persino molto alto.

Tutte queste misure di integrazione sono state introdotte con urgenza, poiché nel 2015 e nel 2016 sono state presentate 1,1 milioni di domande di asilo e si dovevano creare le condizioni adeguate anche per i datori di lavoro.

I settori in cui i rifugiati siriani sono prevalentemente occupati (spesso a tempo determinato) sono diversi: ristorazione, società di sicurezza private, attività di manutenzione e non mediche (badante, infermiere). I datori di lavoro sono solitamente dei piccoli imprenditori o delle società di intermediazione professionale (le cosiddette Leihfirmen), tutti colpiti gravemente dalla crisi COVID-19; di conseguenza, il 4% dei rifugiati han perso il lavoro.

Eppure, forse una delle conseguenze più importanti della decisione della Merkel del 2015 è stato il passo verso la normalizzazione del discorso sull’integrazione etnica e religiosa all’interno di uno stato moderno e multiculturale. Perché, nonostante le convinzioni condivise dai sostenitori dei movimenti di destra, la comunità musulmana (in tutta la sua diversità) non è un pericolo per il futuro della Germania – nemmeno a livello demografico o socio-culturale. Il pericolo attuale è che le proteste “anti-corona” (inizialmente anti-sistema) vengano assimilate da o si trasformino in iniziative di estrema destra, che stanno guadagnando popolarità…

Un esempio paradossale in questo senso sarebbe l’evoluzione del personaggio pubblico Attila Hildmann, un tedesco di origine turca diventato famigerato teorico della cospirazione, seguace del movimento di estrema destra e convinto antisemita.