Caterina Civallero, scrittrice, presenta il suo ultimo libro “Un sorso e un morso” | INTERVISTA

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«Confesso che da adolescente non mi fu subito chiaro che avevo per le mani una dote da allenare: ero ingenuamente convinta che tutti avessero passione per la scrittura e la lettura; fu un’amara delusione quando mi resi conto di essere una delle poche persone che preferiva stare a casa a leggere un libro piuttosto che uscire per andare a ballare in discoteca.» (Caterina Civallero)

di Andrea Giostra

 

Ciao Caterina, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Caterina scrittrice?

È una donna appassionata, curiosa, talvolta irriverente e dissacrante, ironica, ma anche dolce, romantica, capace di muoversi nel Rinascimento o nel futuro a seconda se alle prese con un romanzo o con un saggio. Parlando di me in prima persona amo definirmi organizzata e disponibile all’ascolto, dote quest’ultima che ho ereditato non so bene da chi, tenendo conto che sono cresciuta in una famiglia rumorosa che aveva tanto da esprimere. Spesso mi si chiede come io riesca a saper ascoltare con tanta attenzione e pazienza, e allora io rispondo: “basta tenere la bocca chiusa mentre l’altro parla, senza mai smettere di guardarlo negli occhi”.

 

…chi è invece Caterina donna nella sua quotidianità?

Sono una donna pratica, figlia d’arte per la parte che mi ha condotta alla mia professione ufficiale: sono Consulente alimentare e Facilitatrice di Psicogenealogia junghiana. Ho senso dell’umorismo e sono ironica, amo la natura e chiamo i fiori con il loro nome: conosco un numero incalcolabile di specie botaniche e le loro peculiarità. Trovo sia essenziale conoscere i dettagli di ciò che ci circonda, sono una grande osservatrice e ho sviluppato un certo sesto senso che mi consente di anticipare lo sviluppo degli eventi. Questa caratteristica mi aiuta molto nella messa a fuoco dei personaggi dei miei racconti.

Videoclip: Ospite al CIRCOLO DEI LETTORI DI TORINO

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi?

Sono scrittrice quasi per caso, oserei dire. La mia formazione è di carattere scientifico, e mi ha portata a pubblicare, inizialmente, saggi scritti a quattro e sei mani su La sindrome del gemello. A ottobre 2020 uscirà La porta d’oro, un saggio scritto con Maria Luisa Rossi e Davide Baroni sulle origini dell’immortalità; si tratta del mio quarto saggio scritto con altri ricercatori indipendenti. Amo scrivere da sempre, per rispondere alla tua domanda; da bambina ho iniziato a parlare tardi ma ho sempre avuto ben chiaro che scrivere è fra tutte le forme di espressione la mia preferita: quando scrivo ho accesso a una parte di me che nel parlare resta celata dalla necessità di stare in un tempo consono. Mentre lascio libero sfogo alla mia fantasia sono capace di scrivere per ore senza accorgermene e la mole di parole e discorsi che posso esprimere è senza limite. Durante la stesura del mio storytelling Certe cose capitano solo a te, pubblicato a Luglio del 2020 in coincidenza con il mio compleanno, ho esplorato la modalità letteraria epistolare tipica di molti libri. Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin, nel 1818 scelse questa forma per comporre la sua famosissima opera intitolata Frankenstein; rifacendomi a quegli autori che usano questa forma ho dato vita a un racconto che mescola passato e fantasia con assoluta armonia. Amo sperimentare e sono certa che in futuro intraprenderò esperimenti letterari innovativi, senza perdere di vista le origini che hanno permesso alla nostra lingua di diventare fra le più apprezzate in campo letterario.

 

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Da bambina, per l’appunto. Se volevo che i miei genitori capissero le mie esigenze, dovevo scrivere. A parole otteniamo molto meno di ciò a cui aspiriamo. Senza rendermene conto divenne una pratica quasi quotidiana che mi portò a stilare testi complessi quando ancora ero un’adolescente. Confesso che non mi fu subito chiaro che avevo per le mani una dote da allenare: ero ingenuamente convinta che tutti avessero passione per la scrittura e la lettura; fu un’amara delusione quando mi resi conto di essere una delle poche persone che preferiva stare a casa a leggere un libro piuttosto che uscire per andare a ballare in discoteca. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua ma cercai di sopravvivere a quella solitudine che ebbe come risultato di spingermi a leggere ancor di più.

 

Ci parli del tuo libro, “Il mio gemello mai nato”, scritto insieme a Maria Luisa Rossi? Come nasce, qual è il messaggio che volete che arrivi al lettore, quale la storia che ci raccontate senza ovviamente fare spoiler?

Difficile “spoilerare” un tema che a oggi ha necessità di essere ancora approfondito: Il mio gemello mai nato è stato seguito da Modalità Gemellare e Doppi per essere unici per arrivare a completare, solo in parte, la sua missione, ovvero spiegare alle persone, con un linguaggio semplice, quale dinamica biologica condizioni il concepimento del 98% delle persone. Veniamo concepiti in forma gemellare e nasciamo soli: questa scoperta, figlia della fine degli anni ’80, ha ristrutturato le fondamenta di grandi appendici: psicologia, pedagogia, psichiatria e chirurgia concordano sull’importanza che il gemello non nato, conosciuto da molti come il gemello scomparso, superstite, evanescente o parassita ha nella nostra vita. L’imprinting che ci viene offerto nel nostro primo nido di vita lascia un’orma davvero determinante al fine del nostro sviluppo psicobiologico e ci orienta, quasi fosse una bussola, nelle relazioni interpersonali. Comprendere la sindrome del gemello che resta, come è definito nel sottotitolo del libro, vivendo il gemello come una fonte energetica ed elettromagnetica, apre le porte alla presa di coscienza e all’integrazione del nostro potenziale vitale. Una grande scoperta, quindi, che influenzerà l’umanità in genere.

Video trailer su IL MIO GEMELLO MAI NATO

Chi sono i destinatari che avete immaginato mentre lo scrivevate?

Le persone di tutto il mondo, mamme, donne e uomini, genitori e figli, terapeuti e pazienti. Sentivamo la necessità di produrre testi semplici da consultare, evocativi, chiari e comprensibili: per questo motivo i nostri libri contengono le testimonianze delle persone che ci hanno contattate chiedendoci di parlare delle loro esperienze; inoltre abbiamo deciso di scrivere la storia di personaggi famosi per spiegare quale fosse il loro rapporto, tacito o manifesto, con la gemellarità incompiuta. Cantanti, attori, registi, performers, imprenditori di successo, sono descritti nei nostri testi con grande accuratezza al fine di permettere a tutti una chiara identificazione con la sindrome.

 

Una domanda difficile Caterina: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Il mio gemello mai nato”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Sono certa che le domande precedenti abbiano gettato una certa curiosità. Per chi non avesse ancora sentito l’impulso di cercarlo, potrei aggiungere che Il mio gemello mai nato è un libro cardine per pacificare gli stati emotivi che ci portano a reiterare schemi relazionali, o lavorativi, insani.

 

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ringrazio la collega Maria Luisa Rossi, sono dell’idea che sia impossibile scrivere un libro sulla sindrome del gemello da soli. In due ci si specchia, ci si stimola e sostiene. Scrivendo a quattro mani si ha modo di sperimentare e verificare. La ricerca del materiale necessario per la stesura del libro avrebbe richiesto anni di lavoro. In due, aiutate dal proprio potenziale gemellare integrato, abbiamo catalizzato velocemente riuscendo a scrivere, in soli tre anni, quattro libri.

 

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri o romanzi? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Ho pubblicato Amapola e la finestra magica.Favola per grandi che vogliono crescere; Madagascar. Un viaggio per liberare due cuori; Figli della terra. Il canto di Nosy Be; Certe cose capitano solo a te; Realizzo il mio sogno. Creo Scrivo Pubblico, scritto con Alessandro Zecchinato, che ha recentemente pubblicato Qualche sottile differenza. Parte prima. È uscito da poco Un sorso e un morso e a Ottobre uscirà La porta d’oro di cui parlavo prima. Li ho scritti in ordine cronologico e sono rispettivamente un libro di narrativa iniziatica adatto a tutti, un romanzo ispirato a una storia vera scritto grazie all’aiuto del Dottor Antonio di Natale responsabile scientifico dell’Acquario di Genova, una raccolta di racconti scritta grazie all’aiuto di Luciano Uboldi che all’epoca della stesura era il Console del Madagascar. Certe cose capitano solo a te è stato scritto durante il lock-down dopo che ho aiutato dieci donne che si sono conosciute sui social a pubblicare una raccolta di racconti che ha permesso loro di realizzare il sogno di diventare autrici; il libro si intitola Donne e un Filo di Seta – Dal Social al libro −.Questi libri hanno tutti avuto origine da storie vere, vissute in prima persona o raccontate da persone che ho incontrato nella vita, con cui ho condiviso momenti speciali. L’ispirazione che mi porta a scrivere nasce sempre dal quotidiano che spesso sa essere più incredibile della fantasia più sfrenata.

Video trailer su MODALITÀ GEMELLARE

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Che il confine sottile fra realtà e fantasia possa, in certe condizioni, assottigliarsi fino a divenire impercettibile. Dovremmo aprire un dibattito sul concetto di realtà ma temo si farebbe notte. Proust sapeva il fatto suo come ogni scrittore che, impugnando la penna con coerenza, meriti questo termine.

 

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Il grande Bukowski! Certo che no, ma come potrei dargli torto. La sua affermazione però è priva di contesto e scollare una definizione dal suo contenitore è come gustare una fragola senza i suoi piccoli semi. Se dovessi basarmi sulla mia esperienza direi che se dovessi scrivere della mia vita non me ne basterebbero tre.

 

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Credo sia la somma e la moltiplicazione di entrambe i pensieri: leggo nella mia solitudine i pensieri dello scrittore e ingaggio con esso un dialogo magico e unico. Solo io so cosa intendeva comunicare, solo a me ha comunicato quelle cose.

 

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Gianni Rodari con C’era due volte il Barone Lamberto è stato il primo autore letto d’un fiato senza interruzioni; ho amato molto Italo Calvino, Giovanni Pascoli, Carlo Cassola, Grazie Deledda, Alessandro Baricco, Stefano Benni, Chiara Gamberale. Come non citare Jane Austen, Shelley, Byron, Wilde, Lawrence, Orwell, Shakespeare, Virginia Woolf, poi mi sono spostata più a est e ho incontrato Dostoevskij, Tolstoi, Checov, Banana Yoshimoto, Haruki Murakami, Durian Sukegawa. Fra gli autori francesi amo Dumas, De Sade, Hugo, Flaubert, Balzac, George Sand, Barbery, Pennac. Non potrei scordare Omero, Giulio Verne, Emilio Salgari, Hanckok, Mellville, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Marcela Serrano, Carlos Ruiz Zafón, Mauro Biglino, Davide Baroni. Potrei fare una lista da qui al fondo dello spazio che mi è consentito, con il rischio di dimenticare involontariamente qualcuno.

 

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere questa estate dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Italo Calvino con Il barone rampante: se si ama l’Italia non si può mancare di leggere questo romanzo basato sull’ostinazione e sull’onore. Una ripassata al concetto di dignità e determinazione, almeno una volta nella vita, ci vuole. E poi Estasi culinarie della Mariel Barbery che molti conoscono per il suo secondo testo L’eleganza del riccio, da cui è stato tratto un film che ne è il prosieguo. Immancabile La casa degli spiriti di Isabel Allende. Appassionato, sanguigno, vigoroso: uno spaccato di vita che non possiamo mancare di gustare. Come vedi sono titoli e autori molto diversi fra loro ma c’è una stretta relazione che li rende simili: lo stile e l’audacia degli autori che, benché appartengano a epoche differenti, conducono il lettore a esplorare territori emotivi basilari.

 

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

Le ricette della signora Toku della regista e sceneggiatrice Naomi Kawase, tratto dal romanzo omonimo scritto da Durian Sukegava: vi stordirà di emozioni. È un film molto particolare che utilizza le “Quattro fasi”, una tecnica di scrittura che insegno nei miei corsi di scrittura consapevole. Sicuramente nel cocktail cinematografico non può mancare il pluripremiato Lezioni di piano scritto e diretto da Jane Campion, con la splendida colonna sonora di Micheal Nyman. Un film come questo resiste nel tempo. Pensa che ha ispirato un gran numero di persone che hanno portato la storia della protagonista Ada come argomento di Tesi di Laurea in Psicologia. Favoloso! Ultimo, ma solo per caso, Un’ottima annata di Ridley Scott, la cui sceneggiatura non originale è tratta dal romanzo omonimo di Peter Mayle. Il film narra la trasformazione, e poi l’evoluzione, del carattere di un giovane che cresce senza genitori sotto la tutela di uno zio apparentemente vizioso e goliardico. Gli eccessi e le virtù respirate durante l’infanzia, unite alla cicatrice emotiva di sentirsi orfano, sapranno renderlo spietato e cinico. Il tempo, come per un ottimo vino, farà il resto: imperdibile!

Videoclip di una puntata di SCEMO CHI LEGGE

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Mensilmente tengo on-line, su Zoom, un corso di scrittura in tre lezioni di due ore circa a cui segue un follow-up molto intenso che aiuta, chi sogna di arrivare a pubblicare un libro, a raggiungere il suo desiderio e realizzarlo. Sempre con la stessa cadenza organizzo la presentazione dei miei nuovi libri che normalmente avviene nella città di Torino e on-line. Nel cassetto ci sono tre opere a cui sto lavorando. Non credo di saper resistere fino al 2021 e nonostante entro ottobre saranno già usciti gli ultimi due libri in programma Un sorso e un morso e La porta d’oro credo che prima di Natale farò una sorpresa ai miei lettori.

 

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Vorrei ringraziarli di aver letto fin qui. Molto spesso gli articoli lunghi vengono letti solo a metà. Solo gli audaci, i curiosi e gli appassionati arrivano fino in fondo alle cose.

 

Caterina Civallero

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