“L’avvertimento che diventa attualità del tempo” | di Flaviana Pier Elena Fusi

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UN ANNUNCIO RIDONDANTE: COSÌ ANCORA OGGI PARLA DANTE | di Flaviana Pier Elena Fusi

 

Dante Alighieri scriveva fino a ieri, ancor si assurge alla sua favella, che contiene sempre attuale novella. Si riflette sul perdono, è pregnante energia del dono, sul castigo e sulla vita che non è cosa prestabilita. Alle stelle ci si può affidare, dentro di noi stanno già in materiale, così che il cammin di nostra historia può per sempre ricordar la gloria. Non ci sono condizioni che fermano le illusioni, è sempre l’oltre che bisogna guardare, per trovare l’esistenza ottimale. Non c’è trucco e non c’è inganno, sappiamo tutti arbitrare un ego tiranno, dove la nostra responsabilità non è proprio una casualità.

Ci si insinua sulla strada, ammirando solo ciò che ci aggrada, nessun impegno all’ingegno, restiamo subito colpiti dallo sdegno, se son gli altri con noi a sbagliare, troviamo modo di pontificare. Il sommo vate lo sapeva e l’umiltà poeta lo faceva, nessuno è giudice in questa partita, solo c’è un ruolo che si rimanda ad ogni vita, così che tutti possiamo imparare, nei panni degli altri ci dobbiamo calare. Veniamo all’attuale, quando in Verona era a soggiornare, scrisse parte della Commedia e del Paradiso fu eletta qui la custodia e proprio parlando dei potenti, disse che avrebbero stretto i denti, perché qualcosa doveva mutare, sostituire al male l’Amore universale.

Questo lo abbiamo già ribadito e ora è una piaga su cui mettere il dito, perché si sa che il poeta era senza dubbio un esperto profeta. Ciò che si viene qui a narrare, di certo si verrà a verificare. Che tremino i ricchi senza arte né parte, se fossi in loro mi metterei da parte, il potere vorrà sedere da ora in poi come giustiziere. Qui l’Amore sarà ristabilito e non servirà nessun plebiscito, saranno i giorni a tramare, il futuro che si sta per creare.

‘PAPE SATAN PAPE SATAN ALEPPE’, di Edoardo Flaccomio

La Divina Commedia  è un’opera magistrale influenzata dall’ebraico antico. La frase emblematica ‘Pape Satan, Pape Satan Aleppe’ è ancora oggi un rompicapo per gli studiosi, ma non per il sottoscritto. Cosa voleva dire Dante Alighieri quando l’ha citata? In realtà, più che dire qualcosa, voleva illustrare le Leggi nascoste all’interno del Modello Testa, denominato Rosh nella dottrina ebraica, Essenza della Mente nei testi sacri Buddisti, Mana negli scritti Vedici.

La parola ‘Pape’ sta per Papa, ‘Satan’ è Satana, ovviamente. I due enti rappresentano rispettivamente la Destra e la Sinistra, ossia la Dualità in seno all’Unità Aleppe. Quest’ultima, infatti, si basa sulla radice Aleph, א prima lettera dell’alfabeto ebraico Si riferisce al Sistema Universale ed è sinonimo di Unità, non a caso il glifo Aleph è contrassegnato dal numero uno.

ALEPPE si scinde in ‘Al’ ed ‘Eppe’. Al, in ebraico, si scrive con le lettere aleph e lamed ﬡﬥ) ) e vuol dire Presenza Divina, riferimento quindi all’Unità, ancora una volta. Se si analizza la parola ‘Eppe’, ci si accorge di due fatti: il primo è che ‘ep’ e ‘pe’ sono speculari, quindi Sinistra e Destra in seno all’Unità Eppe; il secondo è che Pe פ ,in ebraico, significa bocca, il che spinge a concludere che: LA BOCCA DI DIO SI ESPRIME TRAMITE DANTE PER ANNUNCIARE LE VERITÀ ORIGINARIE DELLA MENTE UNIVERSALE.

Gli archetipi della Mente Creatrice, Inversione e Raddoppiamento, sono presenti rispettivamente sia in Eppe, tramite le sillabe ‘ep’ e ‘pe’,  sia in ‘Pape Satan, Pape Satan’. La Destra, ‘Pape’, e la Sinistra, ‘Satan’, in seno alla Sinistra strutturale, rispetto al lettore, e la Destra, ‘Pape’,  e la Sinistra, ‘Satan’, in seno alla Destra strutturale, sempre rispetto al lettore, sono evidenti nelle parole identicamente replicate da una parte e dall’altra:

SINISTRA                                                               DESTRA

destra-sinistra                                                      destra-sinistra

Pape – Satan                                                       Pape – Satan

ALEPPE

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Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!