“Fra buttanesimo e curtigghiu: le femmine dei miei racconti di Sicilia” | di Rossana Lo Giudice

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Rossana Lo Giudice
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Mentre lavoro alla stesura di alcuni testi in dialetto siciliano mi soffermo piacevolmente, e con dovizia di particolari, sull’analisi psicologica dei miei personaggi: per la maggior parte donne! Femmine che profumano di carne, bellezza e poesia.

Loro, protagoniste indiscusse dei miei racconti, sono esteticamente molto belle: vere e proprie dee sicane. Dalle forme opulente e sinuose come onde del mare. Giunoniche e voluttuose. Che hanno la malìa nello sguardo: conturbante e ammaliatore. Capace altresì d’ipnotizzare gli uomini come il flauto di un incantatore di serpenti. Femmine dagli occhi chiari pittati di azzurro mare; quando qualcuno adagia lo sguardo su di essi pare di tuffarsi e sguazzare nell’acqua in uno stato di totale abbandono. Femmine che profumano di zagara, agrumi e terra di Sicilia. Di ciliegie, pesche e mandorlo in fiore.

Dallo sguardo malandrino, capaci di fottere l’anima a chi le guarda. Di rubare pensieri focosi e birichini al primo masculo ringalluzzito che incrocia il loro cammino. Per la maggior parte sposati e tentati, che sbavano dinanzi a cotanta bellezza.

Femmine fameliche e voraci di sesso e soldi. Sempre vestite con abiti succinti che mettono in risalto le loro forme morbide come le brioche. Ubriacano come il vino. Si annacano e sculettano per farsi guardare. Sfacciate e senza pudore, opportuniste e arrampicatrici sociali. Disposte a tutto pur di maritarsi con il masculo più ricco del paese: location confinata che fa da scenario alle mie novelle.

Donne disposte a sposarsi pure con uomini affetti da difetti fisici, purché ricchi. Tanto poi mettono loro le corna!

Femmine zoccole, animate da un buttanesimo ancestrale e atavico senza eguali. Malafemmine che usano il corpo come mezzo per raggiungere il loro obiettivo: la materia, la carne, i soldi.

Calienti e passionali, viscerali e calorose come la Sicilia cui appartengono. Sanguigne e focose come il vulcano Etna della loro terra.

Accanto ad esse si muove paradossalmente un universo di donne anziane: personaggi atipici e sui generis. Donne sicule dalla tempra forte; di pasta antica e dalla personalità coriacea. Affaticate dalla vita e dal duro lavoro della terra dei campi. Madri e mogli encomiabili e dedite alla famiglia con rigidità e amore. Capaci di nutricare i figli con il cibo che si rivela essere leccornìa del cuore. Prelibatezza d’amore.

Donne sagge che trovano una sorta di riscatto nella maturità degli anni, quando ormai i figli sono grandi, già vedove e con meno pensieri.

Donne che nella vecchiaia hanno fatto una metamorfosi nel carattere e modo di fare; diventando perfino mattacchione e birichine. Come nel caso di Nonna Rosa e Masina “a pigghia e potta”, ovvero pettegola.

Loro, comari di vicinato e amiche inseparabili di birichinate! Curtigghiare senza eguali e soprattutto omertose. Che sanno tutto di tutti, ma se chiedi loro qualcosa in merito a qualcuno, rispondono di non sapere: nenti sacciu e nenti vogghiu sapiri!

Anziane donne che nonostante la veneranda età sono piene di verve.

Da madri e mogli di picca parràri sono perfino diventate logorroiche e spiritose. Narratrici di fatti e avvenimenti, storie di famiglie e personaggi del paese.

Questo è l’universo femminile delle mie novelle di Sicilia: un piacevole microcosmo di femmine buttane e curtigghiare, colorite, piccanti e di folclore!

Rossana Lo Giudice

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Rossana Lo Giudice
Tenterò di raccontarmi in poche righe! Non so se ce la farò essendo prolissa, senz’altro eviterò di tediarvi riportando per intero il mio Curriculum Vitae! Ho un percorso di studi universitario in campo pedagogico. Sono un’artista eclettica: poeta, scrittrice e musicista. Diplomata in pianoforte al Conservatorio, coltivo altre passioni quali la recitazione, il disegno e la fotografia. Amo l’arte nella sua ineffabile bellezza e poliedricità delle sue espressioni. Scrivo sin da quando ero piccina. Sono una famelica di scrittura: quando la penna guizza sulla carta mentre dita ballerine ne accompagnano il movimento come fosse danza di farfalle, ne sono ben felice. Sempre pronta a catturare emozioni per destarne altrettante a chi mi legge. Cammino sovente con un taccuino in borsa per annotare ciò che scalfisce la mia attenzione, che solletichi la mia ispirazione; “fotografando” squarci di quotidianità. Emozionarmi per emozionare è il mio “modus operandi”. Amante della mia Sicilia e studiosa delle sue tradizioni popolari da alcuni anni mi sono pure cimentata nella scrittura dialettale: fra canti, cunti, novelle e pujsie! Sovente collaboro artisticamente con attori prestigiosi i quali si prestano alla lettura dei miei testi. Amo definirmi un “cantastorie”, un menestrello che intrattiene a corte. Un giocoliere di parole. C’è poi un aspetto di me più intimo e profondo che esprimo attraverso quelli che chiamo “sospiri dell’anima”. Qui racconto il mio microcosmo interiore: le gioie, le lacrime ,le inquietudini e i malumori dello spirito. La mia ineluttabile voglia di scrivere qui diviene un vero canto dell’anima!