IL ‘TOTEM ‘ANIMALE’ INSEGNA L’ORDINE NATURALE Approfondimenti della puntata in onda sulle frequenze di Radio CRT| di Flaviana Pier Elena Fusi con Edoardo Flaccomio

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LIBER ABBACI, ABECEDARI E RICETTE

 

PRELUDIO di Flaviana Pier Elena Fusi

Qui nel mondo materiale, ci son cose che hanno ruolo fondamentale; che siano piante o animale assumono valore particolare.

Sono energie da venerare, perché rimandano a ciascuno un effetto che può aiutare, fin dagli albori della storia, raccolti in libri che ne spiegano la memoria. Sono simboli di tribù e non solo degli zulù, ogni clan ne possiede uno, che accomuna gli spiriti da qui fino a Nettuno, che del sistema solare è il pianeta più lontano in astrale.

Un animale che sta a simboleggiare una forza soprannaturale, testimone di un mondo che si può toccare nel suo profondo, così si ergeva una colonna che raggruppava disegni per ogni cerimonia. Con il totem si può parlare e in ogni luogo si può portare, basta restare in connessione, con lui che valica la ragione. Nel caso personale un animale si può elevare ad un angelo protettore che fa anche da premonitore.

Quando chiudi gli occhi lui può arrivare e con un lampo sa indicare, suggerire e segnalare una scelta che in futuro dovrai fare, ma stai attento che non puoi pensare, ci vuole solo il cuore qui per comunicare.

Flaviana Pier Elena Fusi

 

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ABECEDARI di Edoardo Flaccomio

L’ANIMALE TOTEM

Il totem è un oggetto materiale verso cui si prova una superstiziosa attrazione, dato che ha la funzione di proteggere, il ‘soggetto’ che lo venera deve portargli rispetto e a sua volta difenderlo. Se si tratta di un animale, non lo uccide, se si tratta di una pianta, la lascia lì dov’è, nella terra.

A differenza dei feticci, il totem non riguarda un singolo oggetto, ma una categoria di specie vegetali o animali, raramente inanimati e meno ancora artificiali. Oggi, però, mi sentirei di dire che il cellulare è il nostro oggetto totemico. Le automobili, per certi uomini, è un vero e proprio feticcio. Tuttavia c’è molto di più, perché le vtture simboleggiano il ciclo evolutivo della persona a cui è intestata.

I totem tribali sono riveriti, adorati, in certi casi non possono essere né toccati, né menzionati, pena malattie e morte della persona che è contravvenuta alla regola.

Il divieto di mangiare il ‘totem’, ossia l’animale sacro, dev’essere eseguito alla lettera, ma ci sono delle eccezioni.

In alcune tribù l’animale totemico è allevato in cattività. Non gli si fa mancare nulla, lo si coccola, ma non è libero come un normale animale. Può essere tenuto in un recinto o addirittura in una gabbia, lo si tratta come un re non facendogli mancare nulla di ciò che gli piace.

L’animale sacro è in un certo senso un animale totemico, vedi la mucca per gli indiani.

Se un animale totemico è trovato morto, lo si compiange e lo si onora funereamente come se fosse una persona. Mi riferisco sempre ai popoli tribali. Ma questo modo di fare accade anche ai nostri giorni. Molti animali sono considerati alla stregua degli esseri umani se non di più, e questo è un errore madornale perché si sovverte l’ordine creatore. Risulta inoltre ridicolo veder gente amare certi animali e mangiarne altri.

Se le carestie costringono ad uccidere un animale totemico, prima di ammazzarlo occorrono riti espiatori e richieste di perdono. Oggi dovremmo fare la stessa anche se, non abbiamo davvero bisogno di consumare così tanta carne.

Se l’animale del totem è una belva feroce o un serpente velenoso, si parte dal presupposto che non possono fare del male a chi li venera.

Un rettile letale potrebbe salire sul corpo di una persona che l’ama e non attaccarlo, in quel caso si dice che lo spirito dell’animale ha graziato il veneratore. Gli incantatori di serpenti, meglio ancora di cobra, danno l’impressione di essere tranquilli, inattaccabili, ci lasciano a bocca aperta.

Il totem poteva risolvere delle diatribe ed essere consultato come oracolo dallo sciamano. I totem animali o vegetali potevano curare malattie, ma anche essere portatori di cattivi presagi, morte compresa. In alcune culture, se l’animale totem era visto nei pressi di una persona, poteva simboleggiarne la morte. Il gatto nero che ci attraversa la strada mi ricorda un animale totem di questo tipo. Ovviamente, ci sono fatti dietro certe credenze. Il gatto nero che taglia la strada, simboleggia una Legge universale conosciuta dai dotti di un tempo e che si chiama STOP. La lettera ebraica che suggella questa legge è TZADÉ.

Alcuni elementi del ‘clan’ tribale cercavano di assumere sembianze totemiche avvolgendosi nella pelle dell’animale o tatuandosi la figura della bestia sul corpo.

I brujos sono stregoni in grado di assumere le sembianze animistiche dell’animale totemico ad essi legato, sono i discendenti di queste antiche abitudini tribali.

Voglio aggiungere che i legami totemici o di clan sono più forti di quelli di parentela. Lo sappiamo anche da certe storie trasmesse al cinema, in cui i collegamenti di pelle fra elementi del clan suggellano la forza di una struttura delinquenziale.

Una restrizione totemica legata alle persone che formano il gruppo che segue il totem relativo a un animale, è l’incesto. È strano come l’incesto, probabilmente ammesso ai primordi, cessi a livello dei clan che riveriscono i totem.

A mio avviso l’incesto non è così inspiegabile. Sono certo che esso non serva all’evoluzione della specie. L’incesto, ammesso nell’antico Egitto fra le caste elevate, impedisce il confronto tra le diversità umane. Di fatto non è un’apertura al mondo ma una chiusura.

Edoardo Flaccomio

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NON SOLO VERDE di Anna Maria Esposito: responsabile della testata giornalistica di radio CRT e conduttrice del programma “BLATERANDO

Ginepro

Il nome ginepro deriva dalla parola celtica ‘Juneprus’ e significa acre. Secondo una leggenda medievale , questa pianta sarebbe stata l’unica a dare riparo alla Sacra Famiglia, durante la fuga in Egitto e per questo benedetto dalla Vergine. La tradizione popolare ha sempre attribuito  al ginepro il potere di tenere lontano le streghe e gli spiriti maligni, per questo i suoi rami venivano appesi alle porte delle stalle per preservare la salute del bestiame. Il detto “trovarsi in un ginepraio” si riferisce ai rami intricati del ginepro e alle sue foglie pungenti, per indicare, metaforicamente, una situazione difficile e problematica.

Masticare le bacche di ginepro facilita la digestione. Questa pianta è un antisettico naturale per le vie urinarie e respiratorie.

L’olio di ginepro aiuta a rilassare i muscoli contratti e previene i crampi.

Nel XIX secolo l’abate tedesco Sebastian Kneipp , suggeriva ai malati di influenza, di avvolgersi in una coperta riscaldata dai vapori di una pentola in cui venivano fatti bollire bacche e rami di ginepro.

Attenzione: non tutte le specie di ginepro producono bacche eduli.

Quelle del Juniperus sabjna sono velenose. Commestibili invece quelle del Juniperus communis.

Controindicazioni: evitare l’uso durante l’allattamento e  in gravidanza perché è in grado di provocare contrazioni uterine.

 

Ricetta erboristica: olio anticellulite a base di ginepro

Ingredienti:

100 ml di olio di mandorle

25 gc di olio essenziale di ginepro

Preparazione:

diluire 25 gocce essenziali di ginepro in 100 ml di olio di mandorle. Mescolare bene.

Usare la miscela ottenuta per massaggiare le gambe, partendo dal piede e risalendo fino alla zona dei fianchi. Ripetere quotidianamente anche due volte al giorno, per combattere edemi e cellulite.

Anna Maria Esposito

 

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Ricetta dell’animale ‘totem’ alce, di Flaviana Pier Elena Fusi

Sformato del bosco incantato

 

Questa notte il mio animale, mi ha raggiunta con un messaggio speciale. Voleva comunicare per annunciare a noi che la caccia deve terminare. Ci sono alternative per pietanze nutritive e qui con il ginepro ciò che si prepara non è per lui allegro. Solitamente questo ingrediente è utile per marinare chi vive in certo ambiente: gli animali del bosco vengono cacciati per essere poi cucinati. Mangiati avidamente da chi non rispetta il vivente, da chi è indifferente all’Ordine naturale costituente. Non c’è coscienza di ciò che si va a mangiare se non rispetti l’animale. Lui serve all’occorrenza, quando proprio non puoi farne senza, ma va ringraziato se per te si è sacrificato. Stai attento, non solo il cucciolo che tieni in casa ha diritto ad una vita pervasa, di affetto e di leccornie che se esageri sono solo manie. C’è un ordine naturale che è necessario rispettare, un animale non è un fratello, come una pianta non è un orpello. Ogni creatura ha la sua funzione e rimanda un’emozione. Oggi l’alce ci vuol dire che la natura è qui per riverire, per servire e per aiutarci a capire.

La ricetta arriva dal totem che suggeriva e mentre scrivevo ciò che ha dettato, mi si presentava un piatto prelibato; così Chefdomenico non l’ho chiamato. Lui qui non compare, gli ingredienti giungono dalla dimensione spirituale, non l’ho potuta provare ma non vedo l’ora di farvela assaggiare. Mi pare indicata anche per questa giornata.

Ingredienti

600 gr. di zucca

300 gr di patate

1 cipolla di tropea

1 mozzarella

1 uovo

Bacche di ginepro

Timo

Salvia

Grana grattugiato

Pane grattugiato

Sale pepe q.b.

Olio EVO

Procedimento:

Tagliare a fettine la zucca e le patate, farle rosolare in pentola dove abbiamo fatto imbiondire la cipolla finemente tritata. Aggiungere le bacche di ginepro il timo e la salvia, sale pepe quanto basta.b. e procedere alla cottura per circa dieci minuti. Trasferire il composto in una tellia da forno amalgamando 8n uovo sbattuto e la mozzarella a dadini. Polverizzare con grana e pane grattugiato la superficie e infornare a 180 gradi per circa venti minuti.

 

Bollettino radiometeo di Flaviana Pier Elena Fusi

 Il cielo in una stanza

Può aprire una magica danza

Quando chiudi gli occhi e ti lasci andare

Nell’oltre c’è qualcuno pronto ad aiutare.

Un animale particolare

Mette in relazione

Il materiale con lo spirituale.

Un accompagnatore che fa da ascensore

Per trovare lo slancio migliore.

Fa salire  al di là del confine

In un incanto a te affine

Può guidare e lo puoi chiamare

Ogni volta che non sai dove andare.

È presenza che prende forma

Con grazia ti informa

E la tua vita trasforma.

Sa rassicurare

Proteggere e consolare

L’unica cosa che devi fare

Credere in lui e nel suo mondo animale.

 

Consiglio radiometeo: seguire l’ordine della natura è il principio che dà la giusta andatura per raggiungere dello Spirito l’altura.

Flaviana Pier Elena Fusi

 

 

 

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Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!