Generazione social: angoscia da dislocazione e deprivazione sociale

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Generazione social: angoscia da dislocazione e deprivazione sociale.

Il XXI secolo ha dischiuso gli occhi con un’eredità già forte: il web come risorsa e il mondo social come rivoluzione sociale. I nativi digitali nei primi anni del millennio imparavano presto a digitalizzare in strumenti – di cui colpevolmente noi genitori li abbiamo dotati già in fasce, e cioè giochi elettronici e ahimè anche giocattoli che emulavano i nostri telefonini, quando non abbiamo eventualmente dato loro direttamente i nostri cellulari – tutto quello che prima passava dalla scrittura fisica e dall’esperienza concreta.
L’esplorazione dello spazio-tempo, l’orientamento, la ricerca, la curiosità, la memoria, la socializzazione soprattutto, su cui si è sempre più insistito a partire proprio dai primi anni del nostro nuovo millennio, sono stati affidati liberamente agli strumenti elettronici e alle piattaforme digitali e social.
Ma il world wide web è “eterna velocità onnipresente”, privo di coordinate concrete, necessarie alla percezione umana nonostante la fisica quantistica. Tempo e spazio nell’uomo sono quelli che orientano, regolano le azioni e i bioritmi, le relazioni e i contesti e cominciano percettivamente sempre più a rarefarsi in tutti noi.
I social abbattono barriere spaziali e temporali e ogni fuso orario diventa percorribile allo stesso istante in una chat o – soprattutto – per un acquisto online. I legami sono virtuali, eterei, ineffabili, inesistenti perché non concreti. Non sto a indagare sulle trappole per adolescenti delle varie blue whale e degli “adulti cattivi” perché trappola è la stessa rete quando sposta l’asse del concreto al virtuale nutrendoci di qualcosa che sappiamo -perché, ahime, come lo sa un depersonalizzato, lo sappiamo – non essere fantasia ma soltanto “non realtà”.
È quel wide che era già trappola. Le colonne d’Ercole, spazio fisico, non esistono più ma non esiste nemmeno, nel mondo social, la concretezza delle azioni e la fisicità delle cose. La generazione social – attenzione parlo dei giovani e dei meno govani, che digitali non sono nati ma social sono diventati – è smunta nella concretezza, disorientata, priva della forza dell’azione, della memoria dei luoghi, del senso del tempo naturale. Il mondo social vive l’ansia e la frenesia del like, il disagio della fisicità, l’afasia della relazione. Fuori dal vaso, fuori dalla bolla, l’ossigeno ci schianta.
Non ho soluzioni ovvie, vedo solo fuori dalla bolla il mondo che sfugge e l’umanità priva di energie per affrontarlo.