Mariella Pace, attrice e fotomodella | INTERVISTA

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«L‘amore, la passione, i sentimenti, sono i colori della vita. Se li lasciamo sgorgare senza timori possiamo realmente Vivere » (Mariella Pace)

di Andrea Giostra

Ciao Mariella, benvenuta. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale Mariella attrice e artista di teatro e della settima arte?

Sono un’ammaliante proprietaria di una locanda ma sono stata anche una direttrice menefreghista di un hotel, un’ubriacona ma anche una severissima educatrice, una prostituta ma anche una suora, una snob super egoista ma anche una madre protettrice, una donna supponente…  domani chi sarò? Chissà!

… e Mariella donna che vive la sua quotidianità?

Una caratteristica di me a cui non ho mai pensato sino a quando non me l’hanno fatto notare è che ogni cosa che faccio dal risveglio mattutino al mondo dei sogni, la vivo con passione e mai per abitudine. Poi il regalo più significativo è stato un bracciale la cui scritta per questa coppia di amici mi rappresentava… “nata principessa, cresciuta guerriera, un angelo bianco dall’anima nera”.

Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso artistico/formativo ed esperienziale nel mondo della recitazione?

La recitazione è un’attrazione che ho avuto sin da piccola ma come ogni cosa arriva nel momento in cui siamo pronti a viverla. Ho iniziato recitazione professionale alla Gypsy Musical Accademy con Stefania Rosso, Teodoro Bungaro, Alessandro Marrapodi e Eugenio Gradabosco, dove ho potuto associare anche la danza. Ho fatto dei master di teatro con Danni Lemmo e di cinema con Ferzan Ozpetek. La mia carriera ha iniziato il suo percorso in qualche spettacolo, contattata per dei progetti, video musicali e anche sfilate di moda… e poi è arrivato il momento giusto, perfetto per il quale con un gruppo di attori abbiamo creato una nostra compagnia con la  bellissima regia di Angelo Maria Tronca. I maestri d’arte chi sono stati? Tutti…. la vita di tutti i giorni, ogni persona che incontriamo ci insegna qualcosa…

Come definiresti il tuo stile recitativo? C’è qualche attore o attrice ai quali ti ispiri?  

Il mio stile creativo? Dipende dallo spettacolo da portare in scena, dal personaggio che dobbiamo vivere. Attrici e attori ai quali mi ispiro? Tanti, c’è chi mi ha ispirato in un film e chi in un altro…

Quali sono le opere teatrali e cinematografiche alle quali hai partecipato e che vuoi ricordare in questa intervista?

Come opere cinematografiche sono stata contatta per due progetti non ancora sbocciati. Come videoclip ho “Le calciati_Bellaciao” e un altro video clips “L’eccezione” di Willie Peyote. Ho partecipato a eventi come “L’albero di Natalia” di Paul Valéry con la compagnia i liberi pensatori. Come spettacoli teatrali ne ho fatti un po’. Il primo è stato “L’opera da tre soldi” di Bertol Brecht e poi “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo, “L’importanza di chiamarsi Ernest” di Oscar Wilde, “La cantatrice calva” di Eugen Ionescu, “8 donne e un mistero” di Robert Thomas, “La tettonica dei sentimenti” di Eric Emmanuel Schimt, “L’hotel del libero scambio” di George Feydeau, “Trappola per topi” di Agata Christie, “Sartoria per signora” di George Feydau. In attesa di partire da novembre con i primi spettacoli di “Ballata per uomini soli” scritto da un mio collega della compagnia Paolo Agazzi e a seguire “La locandiera” di Goldoni con la regia di Angelo Tronca.

 

Willie Peyote – Peyote451 (l’eccezione) prod. Frank Sativa:

Chi sono i registi con i quali ti piacerebbe lavorare? E perché proprio loro?

Sicuramente con Paolo Sorrentino e Gabriele Muccino per film che mi hanno fatto riapprezzare il cinema italiano

« … è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato» (15 settembre 1984, Taormina). Ascoltando queste parole dell’immenso Eduardo de Filippo che disse nel suo ultimo discorso pubblico tenuto a Taormina, cosa ti viene in mente, cosa pensi della figura dell’artista da questa prospettiva defilippiana, se vogliamo? A te cosa accade quando sali su un palco di teatro per recitare, oppure quando sei sul set per girare una scena di un film? De Filippo.

Oddio mi ero dimenticata di uno spettacolo a cui parteciperò con una compagnia che a causa Covid-19 ahimè è stata momentaneamente sospesa. Il teatro è un lavoro con cui oggi non ci si arricchisce economicamente ma la vita vera è fatta di emozioni. Tra il portafoglio pieno e l’emozione di scena cosa scelgo? Eeeee la seconda. Nei primi spettacoli si parte col batticuore di come si andrà in scena, poi si evolve con l’emozione di essere in scena e che ti permette di tornare a casa col cuore che pulsa di emozioni e la felicità di averlo trasmesso al pubblico….

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito. Secondo te a cosa serve l’Arte, e l’arte della recitazione, del teatro e del cinema in particolare?

Concordo! In primis per noi stessi. Recitare permette a noi attori di capire chi è il personaggio che portiamo in scena e le azioni che facciamo. Si impara a non giudicare nessuno e tornati in noi stessi possiamo essere orgogliosi di chi siamo o realizzare ed essere stimolati a cambiare qualcosa in noi che non ci realizza. E così è anche per gli spettatori. Le emozioni tristi o felici che siano sono uno spunto a comprenderci e stimolare a realizzarci.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Siamo fatti di corpo e mente. Non si può vivere di uno o dell’altra. La mente può limitare un’azione e l’emozione può scatenare un’azione di cui ci pentiamo. Ma l’amore, la passione, i sentimenti sono i colori della vita. Se li lasciamo sgorgare senza timori possiamo realmente Vivere! Anche le sofferenze se si comprendono possono essere uno stimolo che ci permette di vivere più intensamente una bella emozione. Oggi spesso l’amore si vive con l’idea di ciò che pensiamo di volere. Si vive incrementando la ricerca di emozioni perché man mano non ci appagano. Siamo dei corpi fatti di una miriade di cellule, energia pura che non hanno bisogno di altro che interagire con altre miriadi di cellule. È la scintilla più semplice, più emozionante, più appagante.

«Ho sempre detto che i due registi che meritano di essere studiati son Charlie Chaplin e Orson Welles che rappresentano i due approcci più diversi di regia. Charlie Chaplin in modo grezzo e semplice, probabilmente non aveva il minimo interesse per la cinematografia. Si limita a schiaffare l’immagine sullo schermo, e basta: è il contenuto dell’inquadratura che importa. Invece Welles, al proprio meglio, è uno degli stilisti più barocchi nello stile tradizionale del racconto filmico.» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Tu cosa ne pensi in proposito? Come deve esser il cinema secondo te? Cosa deve privilegiare, le immagini o il racconto, volendo rimanere alle parole di Kubrick?

L’arte si evolve. Non vorrei sembrare ripetitiva, tutto è importante. Ci sta l’impatto d’immagine che colpisca ma anche le parole, un’espressione corporea e ciò che sta intorno. Il passato è una scuola. Basta pensare a come si è evoluto il cinema ma anche il teatro.

«Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone (1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone? Cosa deve essere il cinema per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?

Un mito non si valorizza se chi gli sta intorno in scena non interagisce… ci sono film con cast di attori notevoli. Ognuno di noi è diverso “il mondo è bello perché è vario”. Spesso capita che ci attira un attore di secondo ruolo in un film perché magari ha una parte che ci trasmette più di altri.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

Oddio… d’impatto direi la trilogia “Il signore degli anelli”, “Via col vento”, “Inception”. Il signore degli anelli per il cast, la scenografia, la cura di ogni particolare e la storia, talmente ricca che sembrerebbe una realtà realmente vissuta. Via col vento è un film che sin da piccola riguardavo ogni volta che lo trasmettevano in tv. È senza tempo. Rossella O’Hara, che per quanto amasse essere corteggiata, viziata dimostrò la forza, il coraggio e l’amore per proteggere la propria terra, e Rhett Butler che non aveva la presunzione mascolina ma un fascino particolare che riuscì alla fine a conquistarla. Inception… eeeh , la trama particolare, suspense, la forza della mente ma anche dell’amore… tutto è possibile, ciò che appare è o non è. Magari tra mezz’ora ne direi altri.

E tre libri da leggere assolutamente?  

Anche qui di impatto direi “La ragazza dall’orecchino di perla” di Tracy Chevalier e tutti i suoi libri. Mi piacciono perché sono riportati in ambiente storico e ogni storia è… profonda. Poi “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson e gli altri a seguire. Sono thriller avvincenti un po’ fuori dall’ordinario. Da qui quanti…. Camilla Lāckerberg, Giorgio Faletti, Jen Follett e quanti altri….

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale che puoi raccontarci?  

Adesso che si riparte con gli spettacoli teatrali che questa compagnia si faccia finalmente conoscere e poter girare tutta l’Italia. E poi mi attiverò per dei casting e da cosa nasce cosa.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Per ora su Facebook e Instagram

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Vorrei condividere due frasi che accompagnano il mio percorso e che possano essere un messaggio anche per altri: “sogna , desidera e avrai”… “sognare l’impossibile è il primo passo per realizzarlo”.

Mariella Pace

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Mariella Pace | Ph. credit Roberto Bonino

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Andrea Giostra

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Andrea Giostra