I perdenti rancorosi e i loro consigli | di Andrea Giostra

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«Non fidarti mai dei consigli dei perdenti, soprattutto se sono rancorosi nei confronti del mondo intero. Li riconosci facilmente se guardi bene alla loro vita e a quello che hanno fatto, ma soprattutto li riconosci da come parlano. Se per tutti i loro fallimenti danno sempre la colpa agli altri, al destino, al fato, alla sfortuna, e mai a loro stessi perché magari inesperti, senza la necessaria esperienza, perché non avevano sufficiente competenze, o perché non si erano ben preparati, oppure perché non avevano studiato bene il problema da affrontare, oppure perché non avevano le necessarie relazioni, o invece per scarso talento o incapacità specifica, oppure perché si sono approcciati con sufficienza e scarsa disciplina, o proprio perché non erano e non sarebbero mai stati in grado di raggiungerlo quell’obiettivo perché sono persone mediocri (cfr. Deneault 2017), imbecilli (cfr. Eco 2015), scarsamente determinate (cfr. Falcone 1991), vittime di loro stessi (cfr. Enzensberger 2010), insomma, persone incompetenti e superficiali nell’approcciarsi a tutto quello che fanno o hanno fatto nella loro vita. Se pertanto hai davanti a te una persona con queste “qualità”, che vuole darti consigli e riesci a capire che è un perdente seriale, allora ascoltalo, poni attenzione a tutto quello che dice, impara qualcosa dai suoi fallimenti, ma poi non seguire mai nessuno dei suoi consigli perché un perdente rancoroso dà consigli finalizzati a far fallire la persona che ingenuamente lì ascolta e li mette in pratica. Sono persone, i perdenti rancorosi, che per tutte le esperienze di fallimento che hanno vissuto nella vita, che come abbiamo detto non attribuiscono mai a loro stessi ma sempre agli altri o al destino, soffrono del successo del loro prossimo, soprattutto se è un parente o un amico intimo, in questi specifici casi vivono un dolore e una sofferenza insopportabili. Vedere che le persone a loro più vicine sono dei vincenti, mentre loro sono dei perdenti, li distrugge intimamente, li annienta, li mortifica, li fa vivere male. In fondo, da un punto di vista clinico, sono persone che soccombono al successo altrui, come avrebbe detto Sigmund Freud. Mai fidarsi dei loro consigli!» (Cit.)

Post scriptum:

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015).

«Si spiega così come mai nessuna figura alla Nietzsche spunti oggi a denunciare il popolino “mediocre” che cerca di consolidare la sua posizione alla media e giusta distanza da ogni cosa. Questa accezione della mediocrazia non è più in uso. Se si accendesse, alcuni sociologi legittimisti si affretterebbero a relegare l’altezzoso personaggio entro i confini di “uomo del risentimento”, intellettuale in soprannumero delle istituzioni scolastiche, potenziale teorico del complotto, lui stesso un “mediocre” che ritorce l’odio verso sé stesso contro l’intera società. Perché la mancanza di vitalità e spirito battagliero attribuita a questo popolo zoppicante oggi è non tanto l’oggetto di una critica quanto di un’ingiunzione: i poteri costituiti non deplorano i comportamenti mediocri, li rendono inevitabili. Si afferma sempre di più un nuovo genere di mediocrazia. La parola non indica più un insieme di intellettuali autonomi e di bottegai complessati che si cimentano alacremente con le abilità e le arti un tempo riservate all’élite, così come i membri di quest’ultima se li rappresentavano nel XIX Secolo. Oggi il termine “mediocrazia” designa piuttosto standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica e calibrature metodologiche attraverso i quali le organizzazioni dominanti si accertano di rendere intercambiabili i propri subalterni. La mediocrazia è l’ordine in funzione del quale i mestieri cedono il posto ad una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all’esecuzione pura e semplice.» (Alain Deneault, “La mediocrazia”, Neri Pozza ed., Vicenza, 2017, pp.27-28)

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991).

«Il Web non ha inventato gli imbecilli, ma ha dato loro, semplicemente, lo stesso pubblico che hanno i premi Nobel. I media non creano, ma coltivano e promuovono e gratificano l’imbecillità: perché fa vendere e fa votare. Il Web gratifica gli imbecilli, che prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. Non la danneggiavano perché, prima, l’accesso ai media era sorvegliato da doganieri potenti e intellettualmente onesti: giornalisti, editori.» (Umberto Eco, 2015).

«Negli ultimi duecento anni le società più evolute si sono conquistate nuovi diritti, nuovi aspettative, nuove esigenze, spazzando via l’idea di un destino ineluttabile; hanno posto all’ordine del giorno concetti quali la dignità e i diritti dell’uomo; hanno democratizzato la lotta per il riconoscimento e suscitato attese di uguaglianza che non si possono soddisfare; e al contempo hanno fatto sì che ogni giorno per ventiquattro ore la disuguaglianza venga dimostrata su tutti i canali televisivi a tutti gli abitati del pianeta. Ragione per cui la delusione umana è aumentata con ogni progresso.» (Hans Magnus Enzensberger, “Il perdente radicale”, Einaudi ed., Torino, 2010)

Letture consigliate per approfondire il tema:

Alain Deneault, “La mediocrazia”, Neri Pozza ed., Vicenza, 2017.

Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015

Hans Magnus Enzensberger, “Il perdente radicale”, Einaudi ed., Torino, 2010.

Giovanni Falcone e Marcella Padovani, “Cose di Cosa Nostra”, Rizzoli ed., Milano, 1991.

Sigmund Freud, “Coloro che soccombono al successo”, 1916.

In copertina: Angela Bell, “Perdente nella loggia”, 2020

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo