Maria Tronca, scrittrice palermitana, presenta il suo libro, “L’ultima punitrice” | INTERVISTA

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«L’anima si ciba sia di ciò che si impara leggendo sia di ciò che si crea scrivendo ma, anche se dovesse esserci un “miele già preparato da altri”, nessuna anima che non sia affamata di infinito, riuscirà ad attingervi per degustarlo e non solo nei libri.» (Maria Tronca)

 

di Andrea Giostra

Ciao Maria, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Maria scrittrice?

Ciao, grazie a voi per avermi invitata. Sono una sognatrice seriale, una cacciatrice di storie e una canta/contastorie da sempre, da quando ero bambina. Non ricordo un giorno della mia vita, da quando ho dei ricordi, in cui io non inventassi storie. Me le raccontavo da sola e più avanti, in età scolare, le narravo alle mie compagne e amiche, l’esigenza di metterle su carta è arrivata più tardi e si è trasformata in un dictat: questa la devo scrivere.

…chi è invece Maria donna nella sua quotidianità?

Ho due cappelli, quello della scrittrice e quello della cuoca, quindi sono la Cuciniera Narrante, una definizione che ho inventato e che mi rappresenta al 100%. Ho un micro home restaurant a Mondello in cui cucino per i miei ospiti, anche stranieri, e tra un piatto e l’altro racconto storie, vere o inventate, coccolando anche la loro anima, oltre che il palato. Amo il mare, d’estate ci vado spessissimo e d’inverno lo vado a salutare tutti i giorni, quando il tempo lo permette, odio il grigio, senza colori mi spengo un po’, medito tutti i giorni, da più di 10 anni, e sogno spesso a occhi aperti.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi?

Ho frequentato il liceo classico e ho una laurea in lingue e letterature straniere moderne, inglese e francese, adesso sto studiando lo spagnolo. Il mio primo libro l’ho letto a otto anni, Piccole donne, da allora non ho mai smesso di leggere e, a 14 anni ho scritto il mio primo romanzo, su 4 quadernoni, poi purtroppo l’ho buttato via, mi sembrava una stupidaggine e non puoi immaginare quanto mi dispiaccia non averlo custodito amorevolmente. Verso i 30 anni inventare storie e raccontarle oralmente non mi è bastato più, è scattato qualcosa, quello di cui parlavo prima, un dictat: la devo scrivere. L’ho fatto, ho ubbidito a quell’esigenza, ho onorato quello che considero un dono e da allora non ho più smesso.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Mi sa che l’ho già detto, ma desidero aggiungere che è una cosa che ho dentro, fa parte del mio DNA e sono anche convinta che non si impari a scrivere, si migliora di certo, ma è un dono che hai dalla nascita, altrimenti Amen. La voglia di scrivere è nata con me e io con lei.

Ci parli del tuo libro, “L’ultima punitrice”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

L’Ultima Punitrice nasce dalla mia passione per I Beati Paoli di Luigi Natoli, un romanzo che ho letto per la prima volta da adolescente e ripreso più volte nel corso degli anni. I Beati Paoli erano una setta segretissima che agiva, tra mito e realtà, nella Palermo del ‘700, i cui adepti erano nobili, borghesi e popolani e che aveva una rete di informatori e “fiancheggiatori” da fare invidia alla CIA. Gli Incappucciati, li chiamavamo anche così, arrivavano dove il braccio canonico della legge non poteva, spesso non voleva arrivare, vendicando i soprusi e le infamie che i ricchi e i potenti dell’epoca infliggevano ai più deboli e poveri. Portavano giustizia laddove nessuno l’avrebbe mai portata. Un giorno, ma non so perché, ho pensato che sarebbe stato bello scrivere una storia con un Beato Paolo in gonnella ed è nata la mia Ultima Punitrice. Quanto al messaggio del romanzo: non scrivo mai con l’intento di inviarne uno, lo trova chi legge, ognuno il suo, ma a freddo mi viene da dire che nulla, se non lo guardi bene, è mai come sembra e che il dolore, quello che ti strappa l’anima, e la rabbia possono indurre ad agire nel peggiore dei modi, senza freni inibitori, perché mostrano una realtà distorta, forse quella che si vuole vedere. La vendetta non è un rimedio contro il dolore e non cancella l’onta subita ma spesso il desiderio di rivalsa è incontenibile. E letale.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Non immagino nessuno e immagino tutti, davvero. Scrivo e basta, sperando che i miei libri facciano sognare, ridere e piangere, che scatenino emozioni forti a chiunque li legga.

Una domanda difficile Maria: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “L’ultima punitrice”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché è una storia che parla di sentimenti, dai più puri e brillanti ai più oscuri e inconfessabili, perché c’è un pizzico di magia che aleggia in ogni pagina, perché fa ridere e piangere, perché i personaggi ti prendono per mano, uno alla volta, e ti raccontano la loro vita, ti confessano la loro forza e la loro debolezza, e ti conducono su un piano della realtà in cui tutto può succedere. Basta crederci. E io ci credo.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Sicuramente la mia casa editrice, Les Flâneurs, perché ha creduto e crede in me, la mia editor Carlotta Susca e la mia ex agente Antonia Santopietro, che me li ha fatti conoscere. Ma soprattutto l’Universo, che mi ha dato questo dono, e miei genitori che sono stati il suo tramite. Ringrazio anche me, perché ho meritato di meritarmelo. Perché pubblicamente? Perché penso che sia bellissimo leggere nero su bianco: grazie di esserci.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri o romanzi? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Sì c’è una raccolta di racconti, L’isola delle Femmine, che ho pubblicato con Mondadori quando curavo una collana di letteratura erotica moderna e contemporanea e mi sono divertita a scrivere delle storie siculo-erotiche. Poi è arrivato il primo romanzo, Rosanero con Baldini Castoldi e Dalai, che parla della convivenza dell’anima di un prestante e “talentuoso” uomo d’onore, morto ammazzato, con il corpo in cui si ritrova, quello di una bambina di nove anni. Non sarà facile per nessuno dei due. Il secondo romanzo, L’amante delle sedie volanti, sempre con la BCD, parla di una millenaria sedia di legno a forma di donna seduta, con incredibili poteri anche terapeutici, che fa di tutto per tornare dalla sua legittima proprietaria, una principessa metà bella e metà bestia. Poi sono arrivate Le fate di Palermo per DOTS Edizioni, una costola de Les Flâneurs, che racconta una storia dentro la storia, le vicissitudini di due sorelle Sara e Lula, narrate dalla maggiore in 10 diari che finiscono per caso nelle mani di un bibliotecario in pensione, stravolgendo la sua vita e quella della sua famiglia e inducendoli e cercarle, anche se sembrano svanite nel nulla. Le mie fonti di ispirazione sono molteplici: qualcosa che ho sentito o visto, un suono o una scritta su un muro ma indubbiamente Palermo e la sua magia, talvolta nera, sono le mie muse, prepotenti e amorevoli.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Credo che la lettura sia sempre e comunque salutare e se mentre si legge la mente vola e approda nei luoghi che vivono nelle pagine che stiamo leggendo, fa viaggi astrali e va oltre, che ben venga. Non sono convinta che la lettura possa sostituirsi alla vita vera, altrimenti si tratterebbe di una patologia seria, di una sorta di alienazione mentale, e penso che la crescita spirituale possa essere senza dubbio aiutata dalle letture giuste ma che debba essere ricercata e perseguita a prescindere. L’anima si ciba sia di ciò che si impara leggendo sia di ciò che si crea scrivendo ma, anche se dovesse esserci un “miele già preparato da altri”, nessuna anima che non sia affamata di infinito, riuscirà ad attingervi per degustarlo e non solo nei libri.

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Ma no, non è vero! La vita è sempre e sarà sempre interessante. Non credo che dipenda dal periodo storico, ma dagli esseri umani e, grazie a Dio, ci sono esseri umani, nonché scrittori contemporanei, molto interessanti. Ma si sa che Bukowski era un po’ cinico, un po’ disilluso e, come diremmo a Palermo, molto “disfiziato”. Soprattutto forse da sé stesso.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Leggere per me è ricevere un messaggio, a volte molto diverso da quello che intendeva dare l’autore del libro perché ogni lettore è differente e lo decodifica a modo suo. Descartes parla di conversazione meditata, per me si tratta di una sorta di confessione laica che talvolta ci schiude le porte dell’anima di chi scrive e, molto spesso, fa vibrare la nostra.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Ho letto tutta la Recherche (tutta!) di Proust all’università e dopo aver superato le prime dieci pagine, durante le quali non sapevo se bruciare il libro o cambiare facoltà, sono entrata nel suo mondo. Sono stata ammaliata, sedotta, quasi fagocitata, dal suo stile ridondante, maniacalmente pignolo che mi ubriacava di parole e parole e parole, dalle quali scaturivano immagini così vivide e reali che anche ho sentito il gusto della madeleine. E poi in ordine sparso così come mi vengono: Pirandello, Sciascia, Calvino, Marquez in toto, Cent’anni di solitudine in prima linea, l’ho letto 6 volte, Isabelle Allende, Cohelo, Sepulveda, Edgar Allan Poe che mi faceva spaventare senza inorridire, Simenon, Camilleri etc etc etc…

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

A parte tutti i mie romanzi, naturalmente, direi 19Q4 di Murakami perché è strano, magico ma realissimo, perché non sai se ti piace davvero ma non puoi smettere di leggerlo e quando hai finito dici: e ora come faccio? Shantaram di Gregory David Roberts perché per me è un capolavoro assoluto, un libro che si insinua in tutte le fibre del corpo e dell’anima soprattutto per chi, come me, non resiste al fascino dell’India, nel bene e nel male. E poi direi Aphrodita di Isabelle Allende perché sono una Cuciniera Narrante e ritengo che il cibo, come la parola, abbia un grandissimo potere seduttivo e dia un profondo piacere fisico e animico.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

Blade Runner: cupo, affascinante, seducente, inquietante e struggente. Donnie Darko: che te lo dico a fare? The Big Fish: perché c’è dentro tutto il mio mondo, tutto quello che amo e in cui credo, tutta la magia del possibile e dell’impossibile. E, se posso, ne aggiungo un altro: Forrest Gump per non smettere mai di provarci, perché se ci credi ce la fai. Perché è un capolavoro, come diceva la mia mamma: “un merletto”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ho due romanzi finiti ma da plasmare ancora, prima che io possa dire che siano davvero finiti, uno da terminare perché la storia non mi dice chiaramente dove vuole andare, è lei che comanda, e un paio di idee che mi frullano in testa, si affacciano e se ne vanno, poi tornano ma non sono più come prima, sono timide ma prima o poi mi sveleranno tutti i loro segreti. Il 22 ottobre presenterò L’ultima punitrice a Palermo, al Malox, in piazza della canna, 8/9 alle 18.30, con la collaborazione della Libreria del mare. Venite? Anzi: dai venite!

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Intanto che mi hai fatto sudare sette camicie ma mi sono divertita molto a rispondere alle domande e poi che la lettura è davvero terapeutica, è cibo per l’anima ma fa gioire anche il corpo. Quindi: leggete tanto tanto e ancora tanto (anche me!).

Maria Tronca

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Maria Tronca

“L’ultima punitrice”, Les Flâneurs ed., Bari, 2020:

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Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo