TRE: l’Aldilà è anche dentro di noi| di Edoardo Flaccomio

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HOMO NOBILIS

L’umanità mette radici nella famigerata colpa degli antenati. Avendo, questi, ignorato la regola dell’Unione degli Opposti,  quando il momento evolutivo lo richiedeva, si è generato il ciclo all’insegna dell’errore.

La storia è piena di avvenimenti che suscitano sdegno e orrore proprio a causa della fine dell’eden, simbolo religioso costruito con l’intenzione di favorire il ripristino delle condizioni ideali di vita.

La conquista del paradiso terrestre, fallita in tempi remoti, si riaffaccia, oggi, sul limitare di un mondo globalizzato che dovrebbe, per principio, allacciarsi definitivamente alla Mente universale annunciata da tutti i testi sacri del mondo .

Nel corso del tempo, profeti e dotti, hanno ampliato e chiarito sempre di più le leggi segrete agenti all’interno dei testi religiosi. Il culmine di questa emancipazione è raggiunto dalla predicazione di Gesù, il quale utilizzava sia le Verità dell’Ordine universale, prese direttamente dalle sacre scritture, sia gli archetipi (segni) incarnati negli eventi quotidiani. Le circostanze giornaliere, difatti, non possono e non devono essere disdegnate. Esse celano sempre un messaggio subliminale di natura strutturale proveniente dall’Aldilà.

Nella realtà più profonda, denominata, Divina, Celeste, Ultraterrena, seconda della circostanza, i messaggi del Padreterno, dell’Ente Creatore,  a cavallo dell’Energia, alias Spirito Santo, canonicamente parlando,  utilizzano l’istantaneità come mediatore.

Dato che il nostro essere alberga in un corpo, necessariamente deve trasformare ciò che è fulmineo, in qualcosa di temporaneo e duraturo, versato nello spazio e nel tempo.

I segni giornalieri sono una riprova di quanto asserito. Gli invisibili Comandi della Grande Mente, da impartire agli esseri umani, devono necessariamente assumere contorni definiti, pena l’incomunicabilità. Essi ci raggiungono per via Interna, tramite i cromosomi  o per via Esterna, mediante l’ambiente circostante, cosmo compreso. Il nostro corpo, testa in primis, è lì sullo sfondo, immerso nello spazio-tempo, pronto ad assegnare confini a ciò che non ne ha.

Per farsi un’idea di quanto asserito prendiamo come esempio un televisore. Esso riceve dall’antenna i segnali che viaggiano nell’etere e li trasforma in immagini. Grazie alle immagini che si formano sullo schermo, è possibile vedere qualcosa, che altrimenti resterebbe sconosciuto. Il grande pregio dei televisori consiste proprio nel dare ‘concretezza’ alle onde.

Questa splendida attitudine passa del tutto inosservata. In generale si è propensi a pensare unicamente che il cervello, cioè la materia al culmine della sua specializzazione, crei la realtà così come la percepiamo e che con il decesso tutto svanisca e finisca. Errore gravissimo.

Stando ai lavori di Stanislav Grof, l’ultimo viaggio, ediz. Feltrinelli, le esperienze fuori dal corpo che accadono nelle situazioni di quasi-morte, sono importanti nella faccenda della sopravvivenza della coscienza dopo la morte, in quanto dimostrano che questa può agire indipendentemente dal corpo.

Se la coscienza fosse soltanto un prodotto del processo neurofisiologico, all’interno del cervello, non potrebbe distaccarsi da quest’ultimo e dal corpo, diventare autonoma ed essere in grado di percepire l’ambiente circostante senza l’utilizzo dei cinque sensi. Eppure è proprio ciò che accade in tanti casi ben documentati di esperienze extracorporee.

Certo, le persone che hanno avuto simili esperienze sono quasi-morte, altrimenti non avrebbero potuto raccontare quanto avevano vissuto. Tuttavia, se è possibile che la coscienza funzioni indipendentemente dal corpo e dal cervello durante il corso della vita, la stessa cosa potrebbe anche succedere dopo la morte.

Una teoria molto discussa degli anni novanta, dell’anestesista Hameroff e del fisico Roger Penrose, basata sulla fisica quantistica, asserisce che la cosiddetta anima sarebbe racchiusa dentro i  microtubuli dei neuroni.

Essa sarebbe costituita di prodotti chimici quantistici che, al momento del decesso, fuggirebbero dal sistema nervoso per entrare nell’universo. Secondo Hameroff e Penrose, il nostro essere sarebbe della stessa sostanza del cosmo. Al momento della morte, le infinitesime strutture, denominate microtubuli, perdono il loro stato quantico (cioè lo stato fisico) ma non le informazioni di fondo, che ritornano nel creato.

Nei casi di premorte, invece, l’informazione torna a legarsi ai microtubuli e riporta in vita la persona dichiarata clinicamente deceduta. Questo rientro è solitamente percepito come un risucchio o un vortice.

Non possiamo aspettarci, come alcuni pretendono, nella loro ingenuità, che un giorno tutto questo possa essere dimostrato in laboratorio. La scienza classica si basa sull’osservazione materiale, cioè sul fenomeno della località, quindi della continuità, come potrebbe dimostrare ciò che non ha consistenza fisica?

È già un miracolo che esistano degli scienziati che affrontino simili argomenti.

I fenomeni, in sé, l’esistenza in generale, infatti, è inspiegabile razionalmente, perché tutto ciò che viene al mondo, alla fine di qualunque studio (anche mistico ), si riduce sempre ad una domanda limite che trova una risposta silenziosa, quasi completa, all’interno delle esperienze personali di stampo extracorporeo, le quali non sono alla portata di tutti, ma solo di coloro che intraprendono, con serietà, dedizione e assenza di pregiudizi, la vera strada della conoscenza e dell’evoluzione umana.

I segni, invero, sono un esempio magistrale di coesistenza fra piani esistenziali diversi, nella fattispecie il nostro e l’aldilà. Essi si producono in ogni momento nell’universo, grazie allo Scambio Laterale, Verità dell’Ordine Universale preposta al trasferimento dei comandi ‘nervosi’ dall’Oltrecosmo, mondo incorporeo e sfuggente per eccellenza, al cosmo, ente strutturato e visibile situato ‘frontalmente’.

L’incontro di un evento giornaliero con il suo significato profondo, genera energia. I fisici asseriscono che in determinate circostanze, quando una particella ed un’antiparticella si scontrano, si annichilano producendo luce ed energia. Come potrebbe essere diversamente?

In ambito scientifico si è giunti finanche a formulare il principio antropico forte, secondo cui il fine dell’evoluzione cosmica è la vita, quindi l’essere umano. In tal senso è implicita una componente metafisica implicante un Progettista. Ma non tutti i cosmologi perorano questa causa e contrappongono ad un simile ordinato universo, un universo caotico. La qual cosa fa sorridere benevolmente: come potrebbero non esistere due teorie contrarie quando, giustamente, lo spazio cosmico da essi studiato è generato dall’unità Rosh, contenente la Dualità e l’Inversione sullo sfondo di una super simmetria?

La super simmetria riguarda due emisferi cerebrali interconnessi: l’Aldilà e il Cosmo, ovvero due universi paralleli, di cui il primo è l’emisfero ‘parola’, mentre il secondo, è l’emisfero ‘numero’. Uno dice e l’altro fa. Il primo è situabile a Destra. Il secondo a Sinistra.

Occorre abbracciare con sapienza, positività e meraviglia le due letture di punta della realtà. Da un lato i Testi Sacri in lingua d’origine, dall’altro, le scienze, a tutti i livelli. L’universalità della rivelazione non può prescindere da tale difficile opera d’assembramento. Escludere o relegare ai margini dell’importanza uno dei due grandi campi della sapienza umana, significa percorrere arbitrariamente una sola strada. Il loro incontro, invece, permette di superare l’arsura dei tempi moderni e di entrare nell’oasi di un pensiero veramente innovatore, degno di una nuova specie: l’Homo Nobilis.

In che maniera?

Tenendo presente che nei periodi di enormi sconvolgimenti sociali il cosiddetto Verbo deve essere attualizzato. Questo vitale compito è di pertinenza di colui che nelle Sacre Scritture è denominato: Messia.

Edoardo Flaccomio