IL TRADIMENTO SEGNA IL RINNOVAMENTO. Approfondimenti della puntata in onda sulle frequenze di Radio CRT |di Flaviana Pier Elena Fusi con Edoardo Flaccomio

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LIBER ABBACI, ABECEDARI E RICETTE

 

 

PRELUDIO di Flaviana Pier Elena Fusi

TRADIRE è COME RIMANDARE UN NUOVO FIORIRE

Il tradimento è un cambiamento, qualcosa che dà un diverso andamento: il pensiero e l’azione vanno in differente direzione, da come era stato programmato, o forse solo immaginato, perché si sa non è tradire, se da solo hai libertà di agire. È quando non segui la scia, di qualcuno che con te definisce la via. Quando vuoi tornare, da chi per un attimo hai lasciato andare, quando vuoi mantenere, due cose sullo stesso piano e volere. Solo allora si può dire che sia un vero tradire. Disilludere o cambiare si può fare, se c’è sincerità di spiegare. Non è verità, se rinneghi qualcosa che sai ti piace di già.

Un sicofante ti metterà distante, dovrai almanaccare sul da fare, se davvero vuoi ripristinare. Un subitaneo atteggiamento che mostra istinto e incitamento, verso qualcosa, che cambia la visione della tua sposa.

Pernicioso, mendace e tracotante, così è l’infedele che si mostra aitante. Fa percepire un fallo in un mutamento e nega l’evidenza, quando della bugia non può far senza.

Una commistione di ragione e di giochi d’attrazione, dentro una grande fragilità e mancanza di onestà. Stima di bassa autostima, che si porta dentro da prima. Il coraggio è latitante e l’ipocrisia una costante. Così si dipinge un traditore: colui che usa la questione di cuore, per promuovere qualcosa che non è amore.

Il tradimento non è atto di poco gradimento, ma sintomo di un cedimento, che non diviene apprendimento e resta solo impedimento.

Se viene perdonato, nessuno qui ha imparato. Non evolve una situazione, ristagna e va in putrefazione. Che sia una relazione o altra situazione, bisogna mirare alla confessione e pensare di modificare la destinazione, altrimenti non ci sarà evoluzione.

Flaviana Pier Elena Fusi

 

 ABECEDARI di Edoardo Flaccomio

ADULTERIO: Il pensiero, di per sé, è già  metà dell’atto.

 

La parola Tradimento deriva dal verbo tradire che, osservato attentamente  diviene tra-dire.

Tra “chi”  dire qualcosa se non fra i due partner?

Orbene, se questo qualcosa non si dice, per vari motivi, il comportamento del traditore prende il posto del non detto.

Il tradimento, se scoperto, mette a nudo la verità: qualcosa non funziona in seno alla coppia.

Il comportamento del traditore, deve essere visto dal tradito in senso positivo, nonostante la delusione subita, poiché serve a chiarire una posizione conflittuale apparentemente inesistente.

Diceva lo scrittore americano Jack Kerouac: c’è sempre qualcosa di più un po’ più in là.

La sua era una frase generale, credo, ma l’ho fatta mia, perché in amore c’è sempre da scoprire qualcosa di nuovo. L’asserzione di Kerouac  dovrebbe essere presa sul serio anche per un altro motivo: in natura, qualunque ciclo, possiede 4 stagioni, quattro livelli di evoluzione. L’amore non sfugge a questo rigoroso conteggio.

Le coppie che stanno insieme per trenta, quaranta, cinquanta ed anche 80 anni, di certo hanno tradito vicendevolmente, non fosse altro che con il pensiero.

Il genere umano, ha la capacità di stravolgere le regole universali, meglio ancora, non le conosce, per il semplice fatto che sono state occultate e trasformate in rituali, versetti e  precetti, dai dotti dell’antichità.

La fatidica frase sull’altare “ fin che morte non vi separi” è una chiara dichiarazione di guerra alla natura, oltre che una condanna della coppia allo status quo, al fermo evolutivo.

Certi studiosi asseriscono che il matrimonio sia nato per arginare le malattie veneree. Se le cose stanno così, appare ovvio che il rito delle nozze è un atto innaturale, infatti, se non esistessero le malattie sessuali, non ci si fidanzerebbe a vita, né ci si  sposerebbe, e dal momento che sono in tema, aggiungo che la natura è perfetta, per cui la malattia venerea nasce da una trasgressione delle sue  regole. Tutto ciò che è eccesso, difetto, squilibrio,  tende a destabilizzare, di qui la malattia. L’energia non circola come dovrebbe e l’individuo si ammala.

L’amore eterno, insomma, così come lo si intende comunemente, non esiste.

Inutile tergiversare su questo fatto ineluttabile. Non esiste un partner  che non abbia tradito almeno una volta mentalmente. Non si tradisce infatti solo col corpo.

Tradire col pensiero è “peccato veniale”, stando alle leggi dell’Ordine Creatore, è la tappa Tohu, asserisce  la Bibbia. La tappa soft, quella che precede l’adulterio vero e proprio,  che ne costituisce la tappa Bohu, il secondo tempo.

Una persona tradisce semplicemente bramando o desiderando sottilmente. Non c’è scampo a questa legge. È  normale desiderare qualcosa di diverso e lo vediamo in tutte le cose, nel vestirci, nel mangiare, nei comportamenti, noi stessi cambiamo attimo dopo attimo. Il sole ruota ma perde energia e quindi varia anch’esso.

Si tradisce soltanto quando si sta insieme per compromesso, per abitudine, per convenienza, per possesso, per un senso di insicurezza personale. Si tradisce  quando il partner che ci sta accanto ‘serve’ a qualcosa, a soddisfare i nostri bisogni, le paure, il vuoto, la solitudine che si sente interiormente a causa dell’esistenza della morte.

In una società evoluta, le cose andrebbero diversamente, perché tutti aiuterebbero tutti e il concetto di vita e di morte sarebbe tutt’altra cosa rispetto a ciò che crediamo. In ultima analisi, però, e per collegarmi a quanto detto sopra, la persona in sintonia con la Natura, quindi con la Vita e le stelle, non ha bisogno di nessuno, perché è autosufficiente. Solo quando non si ha più bisogno di nessuno, si è liberi e si sente davvero la necessità naturale di amare il prossimo.

Chi esegue il tradimento, in definitiva, compie un atto con ardimento, quindi spezza la routine e denuncia la verità: cambiare per rinnovarsi ed evolvere in direzione della completa fusione con l’Ordine Creatore.

Edoardo Flaccomio

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NON SOLO VERDE di Anna Maria Esposito: responsabile della testata giornalistica di radio CRT e conduttrice del programma “BLATERANDO”

 Tezcatlipoca Nero era uno dei potenti dei della mitologia messicana precolombiana, che aveva il potere di trasformarsi in tutto ciò che voleva, perfino di diventare invisibile. Il suo nome significa “specchio fumante”. Tezcatlipoca Nero è paragonabile al dio Marte della mitologia greca classica, fu il protagonista della leggenda dei quattro soli.

La storia racconta la lotta dei quattro fratelli in disputa per l’ottenimento del potere del sole, che si concluse con la creazione delle altre divinità e dei primi esseri umani.

Si dice, a proposito del peperoncino, solanacea rossa e piccante che riporta al fuoco marziale, che Tezcatlipoca, sedusse la sua divina sposa, presentandosi a lei in veste di venditore di peperoncini.

 

Sono molte le proprietà, reali o presunte, attribuite al peperoncino; tra esse, una delle più famose, è quella relativa all’aiuto che tale alimento piccante darebbe sotto le lenzuola, al punto che spesso viene chiamato il ‘viagra dei poveri’.

Il peperoncino, se di buona qualità ed assunto con moderazione, può effettivamente funzionare da blando vasodilatatore naturale, e migliorare le prestazione maschili.

L’elevata azione antiossidante, lo rende un ottimo alleato in campo cosmetico. Aiuta a mantenere giovane la pelle e ostacola le infiammazioni;  contrasta perfino la cellulite.

Il peperoncino ha proprietà analgesiche ed è utilizzato per lenire il dolore osseo e muscolare dovuto a stiramenti e artriti. La vitamina C di cui è ricco, permette alla pelle di ripararsi più velocemente in caso di ferite.

Consigli: per contrastare il bruciore causato dalla capsaicina è quello di bere latte, mangiare yogurt o mollica di pane.

Controindicazioni: ulcere, acidità di stomaco, gastroenteriti, gravidanze e allattamento.

Interferisce con aspirina e fluidificanti del sangue.

 

Ricetta erboristica: olio al peperoncino per contrastare la caduta dei capelli.

Ingredienti:

olio di peperoncino, olio di riso

Preparazione:

prendere un vasetto di vetro e riempirlo con olio di peperoncino e olio di riso, in parti uguali, lasciare riposare in luogo asciutto per trenta giorni, avendo l’accortezza di scuoterlo di tanto in tanto.

Dopo un mese, travasare in un vasetto di vetro scuro. L’olio è pronto per essere utilizzato, frizionandolo sul cuoio cappelluto ogni sera prima di andare a dormire, in alternativa, applicarlo un’ora prima di lavare i capelli con uno shampoo delicato.

Anna Maria Esposito

 

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DE GUSTIBUS NON DISPUTANDUM EST di Chefdomenico

 

Ricetta del cornuto

Ingredienti per 4 persone

440 gr. di spaghetti

4 o 5 peperoncini, ( diavolicchio calabrese)

1 cipolla rossa di tropea

1 peperoncino tabasco

1 peperoncino Haba nero red (per i temerari)

½ kg. di datterini gialli

Salsa di soia

Olio EVO

Sale q.b.

Grana grattugiato

Preparazione:

far soffriggere la cipolla finemente tritata e aggiungere le varietà di peperoncino tagliati a tocchetti. Solo dopo qualche minuto accorpare i pomodorini tagliati e la salsa di soia. Cuocere per circa dieci minuti. Spadellare gli spaghetti al dente, finendo la cottura nel composto preparato. Prima di servire aggiungere grana grattugiato.

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BOLLETTINO RADIOMETEO di Flaviana Pier Elena Fusi

 PROMISSUM

Ti prometto che ti amerò per tutta la vita

Ti prometto che sarà infinita.

Qualsiasi cosa accadrà

Ti prometto mi troverai qua.

Ti prometto di farti sempre entrare

Nel mio corpo e nel mio cuore come fa l’aria per farmi respirare.

Ti prometto con tutta me stessa  che sarò in te riflessa.

Ti prometto illusioni e non ragioni

Incanti e forti emozioni.

Ti prometto e qui te lo dico, è te che vorrò sempre, così ti benedico.

Ti prometto una promessa speciale

Ogni giorno non sarà mai uguale

Tante cose con te vorrò fare.

Risvegliarmi per poterti raccontare

Quel sogno che di te mi ha fatto innamorare.

Ti prometto che ti insegnerò a pregare

Come solo ha imparato a fare

Chi spera questo amore.

Ti prometto che ‘mai’ non è una parola

Ma l’infinito che aspetta l’aurora.

Perché poi viene l’alba e si ricomincia a sperare

L’amore non è cosa che si può fermare.

Qui sono a dimostrare

Che non serve una promessa per amare.

 

Consiglio Radiometeo: l’amore non ha bisogno di promesse, l’amore è.

Flaviana Pier Elena Fusi

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TRADIMENTO: INNAMORARSI ACCADE A PRESCINDERE DA MORALISMI E CIRCOSTANZE di Daniela Cavallini

BIANCA: SONO INNAMORATA DI UN ALTRO UOMO… LASCIO MARITO E FIGLI
Amiche ed Amici carissimi, oggi tratto un aspetto molto delicato dell’amore: innamorarsi di un altro uomo al punto da non poter evitare di lasciare marito e figli per seguirlo.
Una situazione non certo nuova, che a nulla serve stigmatizzare in virtù di morale e moralismo. Innamorarsi succede… succede e basta! L’essere una donna sposata e madre, non costituisce il vaccino contro l’innamoramento per un altro uomo e l’amore non è di per sé una malattia, ma un dono della vita. Certo esistono responsabilità imprescindibili, alle quali nessuno ha il diritto di sottrarsi, tuttavia una persona corretta, ne è consapevole e, soprattutto, è in grado di assumersele.
Traggo questo articolo dalla mail dell’ Amica che si è confidata con me. “Daniela, mi sono innamorata di un altro uomo che mi ricambia con pari intensità e sono determinata a lasciare
mio marito per andare a vivere con lui”, mi dice Bianca
(ovviamente è un nome di fantasia).
“Non sono moralista e me ne guardo bene dal giudicare, così come dal porti la domanda tanto diffusa e più stupida possibile, ovvero ‘ci hai pensato bene?’” le dissi.
Ovviamente lei apprezzò il mio approccio in quanto le permise di
proseguire nel suo accorato sfogo senza inibizioni. Ipotizzai la soluzione di una vita “parallela”, almeno fino a che i bimbi non divengano ragazzi, ma lei, seppure molto crucciata dal fatto che la stabilità dei suoi figli dipende e dipenderà in gran parte dalla sua decisione, mi ha detto di non poter vivere una condizione parallela e di non poter neppure rinunciare a vivere questo amore totalizzante.
Certamente è una situazione difficile, dolorosa, tuttavia compensata dalla felicità procuratale dal  grande amore. Un amore che, come lei stessa ammette, non ha mai vissuto prima, né pensava di poter vivere in età ben più che matura.
Sottopongo il caso alla mia cara Amica
Viviana Morelli – Psicoterapeuta ad approccio integrato –
Ipnositerapeuta Eriksoniana – nell’intervista allegata.
Un abbraccio!
Daniela Cavallini

Intervista alla Dott.ssa Viviana Morelli – psicoterapeuta ad approccio integrato – Ipnositerapeuta
Eriksoniana
Daniela Cavallini:
Carissima Viviana, grazie per essere disponibile ad affrontare con me un tema particolarmente delicato, ovvero quello di lasciare marito e figli per seguire “lui”, il grande amore.
Viviana Morelli:
Io ringrazio te Daniela, del resto è un argomento molto interessante perché molto frequente per la mia esperienza e credo anche per la tua.
Chiaramente nella mia visione, in questo caso specifico questa definizione di “grande amore” per me no è ancora reale….ma una passione scaturita da una crisi. L’innamoramento come dice Francesco Alberoni è un fenomeno! Certamente porta cambiamenti.
Il compito del terapeuta è quello di aiutare chi chiede un intervento a far luce su un conflitto che nasce da un sentimento bellissimo, ma che ci trascina in momenti di dolore implicando una scelta. Magari Bianca non pensa di aver bisogno di aiuto, ma per me è così.
In questi casi prima di tutto è importante comprendere che niente è come sembra! Qualunque cambiamento vogliamo apportare nella nostra vita dobbiamo essere sicuri. Per il nostro bene e quello di chi ha una relazione strettamente familiare con noi.
Questo chiaramente non c’entra col moralismo.
Daniela Cavallini:
Mi sono permessa di ipotizzare con Bianca l’idea della relazione “parallela”.
Opzione opportunistica forse, ma che potrebbe evitare lo scombussolamento di due famiglie, senza rinunciare al loro grande amore.
Cosa ne pensi, Viviana?
Viviana Morelli:
Cara Daniela la tua opzione magari non è la soluzione definitiva ma il tuo intervento rispecchia quello che farei come terapeuta di fronte a questa realtà, ti spiego meglio il senso: Importante è darsi tempo, non agire compulsivamente.
Bianca rappresenta una persona che va rispettata per il suo sentimento, ma riporta una “crisi di coppia trascurata o negata” una realtà di accumulo depressivo antecedente all’innamoramento intenso e ideale, in questi casi non è sano procedere compulsivamente verso una scelta così radicale e dolorosa per i figli, ma anche per Bianca stessa.
Serve un tempo di elaborazione dove il parallelismo è inevitabile, perché i sentimenti come quelli che prova Bianca non si possono mettere momentaneamente nel cassetto, il parallelismo non sarà neanche la soluzione in quanto non si riesce a stare per lungo tempo in una dualità quando c’è un vero progetto di coppia. Si rischiano squilibri nevrotici.
Molto spesso l’innamoramento ha bisogno di un tempo per trasformarsi in una “relazione di amore”,
perché il fenomeno di una passione “da farfalle nello stomaco” può distogliere l’attenzione da caratteristiche del nuovo partner… magari non molto congrue al nostro carattere. Possiamo vedere nel nuovo amato ciò di cui abbiamo bisogno.
Il fuoco della passione rende poco lucidi…. entriamo in una “favola”. Come terapeuta chiederei a Bianca da quanto dura questa storia…..lasciare dei figli ancora piccoli o imporgli un’altra figura paterna non è un gioco, ma il suo nuovo uomo si sente in grado? Sarebbero tante le domande da fare e le prove da
superare.
Daniela Cavallini:
Bianca si definisce incapace di “gestire” un amore così totalizzante, mai provato in tutta la sua vita, che, peraltro, considera un dono inimmaginabile alla sua età matura – e, soprattutto, di non voler rinunciare a vivere con “lui”… l’altro. Inoltre, aggiunge di non sentirsi più in grado di vivere accanto al marito che da anni non ama più e non le procura alcuna emozione. Ora, per quanto concerne il rapporto con il marito, nulla da aggiungere – più che finito non può essere – ma le emozioni non sono eterne… Complice l’allungamento della vita, siamo dunque destinati – secondo la legge naturale – a contrarre più matrimoni/convivenze o a vivere storie parallele oppure condannati alla repressione del desiderio?
Viviana Morelli:
Ogni evento non arriva a caso, nessuno è destinato se non da sè stesso a cercare risposte altrove, fuori di sé o fuori dalla coppia, spesso è difficile gestire questi amori travolgenti, certo un dono dolce-amaro che porta a grandi passaggi di crescita in un senso o nell’altro.
Daniela diciamo che molti problemi personali sforano poi in crisi di coppia, l’amore va nutrito e alimentato insieme alla nostra persona.
Ogni storia è unica, anche se simili e inserite in una società dove ormai tutto è distruttibile e addirittura ricomponibile. I ruoli del maschile e femminile sono cambiati e intercambiabili, la scelta di reprimere un desiderio… è una scelta, per chi magari si allea con dei valori trasmessi; in questo momento storico dove
tutto è consumato nel qui ed ora e nel tutto e subito osserviamo relazioni che si chiudono e altre si aprono.
Chiediamoci se in questa compulsiva ricerca della felicità spesso ci perdiamo rischiando di fare “il nostro male”, e chiaramente dell’altro e dei figli.
Questi passaggi dobbiamo imparare a gestirli
. Penso che da sempre l’essere umano si è innamorato più volte nella vita, in base alla strutturazione
sociale del momento questi amori venivano vissuti o negati; la libertà di rompere schemi appartiene all’individuo e spesso è supportato dall’ordine sociale e religioso; già venti anni fa i sociologi e antropologi ipotizzavano che l’uomo non è per sua natura monogamo e leggevano la trasformazione nella nostra epoca verso una società poligamica.
Ma qui si apre un discorso più complesso.
Daniela Cavallini:
Ascoltando Bianca, mi sono immedesimata e pur non avendo figli ho pensato che non potrei neppure pensare di lasciare Poldo – il mio cagnolino tanto adorato da me e da mio marito – al suo “papà” ed “incontrarlo” anziché vivere con lui. Pertanto, le ho chiesto con l’amorevolezza che merita una persona che sta soffrendo per la difficile scelta, “e i bimbi?” e lei mi ha risposto convinta: “sinceramente non credo sia bello per i figli convivere con due genitori che si parlano a stento. E, comunque, potrei vederli quando desidero, senza escludere che potrebbero venire a vivere con me.” Non ti ho ancora detto che Bianca ed il
nuovo compagno abitano molto distanti, quindi
per i ragazzini significa l’allontanamento “logistico” dalla mamma oppure lo sradicamento dall’attuale vita, recandosi in una nuova città. Cosa ritieni sia meno  peggio per figli in età preadolescenziale?
Viviana Morelli:

Cara Daniela riguardo alla storia nello specifico vedo il tutto molto difficile, niente è impossibile ma ci sono elementi poco chiari, come terapeuta sospetto di un grande amore nato e cresciuto a distanza. Quindi valuterei bene ogni scelta e la credibilità di questo rapporto. Nulla togliendo al sentimento di Bianca. Ma prudenza, molta.
Per la domanda più generica dico che fare un danno a figli preadolescenti e pentirsene per una vita è facile. I figli vanno preparati ad ogni età, e quando preadolescenti e radicati nel loro territorio i traumi sono molteplici. Certo l’anaffettività tra genitori può essere un problema, il conflitto e i litigi molto di più.
Se questa coppia non si ama da tempo, o Bianca non ama più il marito, ha la responsabilità di non aver mai affrontato tra di loro questo vissuto, io partirei da qui, perché una separazione va gestita in due, due genitori che prepareranno i figli agli eventi futuri.
L’età matura di Bianca è un età a rischio! E quindi è facile incorrere in questi matrimoni alla deriva e nuovi amori che rappresentano boe di salvataggio.
Credo che Bianca abbia un lungo lavoro da fare. I matrimoni finiscono, finisce l’amore, oggi è più facile di un tempo ricostruire una vita nuova, ma sempre nella responsabilità e nella consapevolezza.
Daniela Cavallini:
In tema di responsabilità nei confronti dei figli, Bianca mi ha detto: “certo ho delle responsabilità verso di loro, ma le ho anche verso di me, verso la mia vita”.
Un criterio ineccepibile dal punto di vista della donna, ma che poco si concilia con il classico concetto di dedizione materna…
Viviana Morelli:
Diciamo che il classico concetto di “dedizione materna” è impregnato di “sacrificio”, quindi una grande trappola culturale e psichica che porta una donna-mamma a una vita nevrotica dimenticando se stessa.
Bellissimo e molto giusto che Bianca si accorga di esistere. Amarsi è basilare, solo amandoci possiamo donarci senza sentire di perdere.
Il grande lavoro che intendo è che questa donna per amarsi deve riesaminare la sua vita, riprenderne le redini…..responsabilità verso i figli non significa negare i propri bisogni, ma neanche arrivare ora ad un paradossale estremo. Si lavora dentro di sè e fuori di sè per delle sintesi armoniche. Qui ritorna che se per
lei è necessario avere un periodo di “evasione” nel paralellismo per ritrovarsi e capire, ok. La vita in trasformazione richiama il nostro “artista interiore” sanamente trasgressivo per rompere schemi e “inventare” nuovi canoni,
un po’ come fai tu con i tuoi quadri!
Daniela Cavallini:
Se, l’allontanamento da casa del padre è culturalmente accettato, quello della madre è ancora additato.
Atavico retaggio o reale problema? Intendo dire, quali conseguenze possono ripercuotersi su questi bambini?
Viviana Morelli
Ambedue le cose Daniela,
la famiglia di oggi si basa su un imprinting antropologico e culturale, quindi le protagoniste come Bianca si sono poste come Madri protettive in legame speciale con i figli…la madre ha un ruolo centrale nella famiglia, quindi il problema diventa reale nel momento in cui una madre si
allontana.
Sempre dobbiamo valutare il caso singolo. Chiaramente tutte le separazioni sono una ferita che i figli devono imparare a gestire, anche quando un padre se va, sembra più accettato ma in realtà è il male minore e comunque per i figli un male. Prima la coppia va aiutata a gestire la separazione, poi la coppia
genitoriale deve intervenire per aiutare i figli prima, durante, dopo.

Affermo questo Daniela perché lavorando ormai da 28 anni in questo settore, ho visto varie generazioni di figli di separati e figli di coppie conflittuali eternamente unite, possono essere dannose ambedue….dipende dalla maturità dei protagonisti.
Daniela Cavallini:
Concludendo Viviana, come ritieni di poter consigliare Bianca e tutte le Donne che si trovano nella sua situazione?
Viviana Morelli:
Una donna che vive una situazione conflittuale come quella di Bianca generalmente ha delle fluttuazioni emotive molto forti; inizialmente l’innamoramento come fenomeno scatena tanta energia, gioia, cambiamenti, forza diretta a trasformare la propria vita… ma il contatto con la realtà, quello di destrutturare una famiglia, porta ad un inevitabile senso di colpa. La famiglia amata e voluta, intesa come nucleo che include i figli, non tanto come legame col partner, si trasforma in una gabbia soffocante.
Queste emozioni portano la protagonista ad alternare momenti di benessere a momenti di ansia, confusione e idealizzazione molto spesso del nuovo amore, che viene vissuto come la soluzione a tutto.
Le decisioni prese in questo passaggio di crisi dell’età adulta, magari con figli preadolescenti, possono essere non adeguate. Serve un sostegno e un terreno neutro, per valutare bene ogni rapporto…quello col marito, con i figli, con sé stessa nel passato e nel presente, con il partner nuovo. La decisione sarà
comunque un atto di coraggio ma non un atto un atto compulsivo di fuga.
Daniela Cavallini:
Cara Viviana… credo che questa intervista aiuterà molte Donne. Grazie!
Dott.ssa Viviana Morelli – Psicoterapeuta ad approccio integrato – Ipnositerapeuta Eriksoniana –
vivianamorelli@virgilio.it mobile 3382407842

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Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!