È un tipo brillante o un narcisista che ti farà soffrire? | di Daniela Cavallini

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Intervista alla dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti, psicoterapeuta.

Fiorella Palombo Ferretti

Amiche ed Amici carissimi, si parla comunemente (e superficialmente) di narcisismo con tono di sufficienza alludendo a persone che mostrano molta – talvolta eccessiva – cura della propria persona, generalmente dotate di personalità brillante, tendenzialmente motivate alla carriera, particolarmente sensibili ad abiti, accessori ed oggetti prestigiosi,  che desiderano essere al centro dell’attenzione. Questo stile comportamentale rivela Il loro bisogno primario di stupire chi li circonda.

In realtà più che sintomi, parrebbero caratteristiche di una vivida personalità ed a volte lo sono; tuttavia, non di rado, possono essere la manifestazione di un problema ben più grave, ovvero il cd “narcisismo patologico” che affiora nel proseguo di una relazione. Relazione soprattutto sentimentale, pur non esentando neppure quelle amicali e professionali. Si pensi, ad esempio a colui che si presenta in qualità di amico e, contemporaneamente, per mero opportunismo, denigra alle spalle e, ancora, al manager che gode nel sottomettere i collaboratori, creando un clima ricattatorio, di paura, finalizzato al raggiungimento dei propri obiettivi carrieristici.

Ne parliamo con l’Amica Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti – Psicoterapeuta – Docente Formazione Professionale – Membro  e Coordinatore relazioni esterne presso GDL Psicologo in Farmacia Gruppo di Lavoro c/o Ordine Psicologi del Veneto.

Daniela Cavallini:

Benvenuta Fiorella e grazie per essere con me ad affrontare la diffusa e pericolosa patologia che vede coinvolti partner inconsapevoli, soprattutto donne che, dapprima attratte proprio dalla personalità vivace del partner (narcisista), nel proseguo della relazione ne saranno devastate.

Dott. Fiorella Palombo Ferretti:

Grazie a te per avermi nuovamente invitata, sai bene quanto tengo a divulgare informazioni utili alle donne… per esattezza dovrei dire “alle persone” – senza differenza di genere, ma tutt’oggi i dati in mio possesso, indicano chiaramente che seppure anche l’uomo può essere vittima della donna, il “maschilicidio” non esiste.

Abusi, violenze psicologiche, nei casi peggiori anche fisiche, costituiscono un dramma che solo chi ne è direttamente coinvolto può comprenderne l’entità.

Innanzitutto desidero sia chiaro che chi ama non ferisce, non umilia, non passa da un “amore” all’altro… Quanti amori, tutti unici e tutti finiti male!

Daniela Cavallini:

Fiorella, tu sei molto prodiga nei confronti delle donne che subiscono i comportamenti succitati da parte del partner. Comportamenti deleteri, induttivi di stati depressivi, vissuti con dolore, tuttavia nell’inconsapevolezza oltreché nella colpevolizzazione di se stesse. Inconsapevolezza inerente al fatto che la loro depressione deriva dalla relazione malsana procurata dalla gravità del disturbo di cui soffre il partner, proprio perché, a prescindere dal rifiuto di accettare la realtà della malattia dell’amato, tale patologia induce chi ne è affetto – il narcisista patologico –  a definire ogni proprio deplorevole comportamento, quale ovvia reazione imputabile all’atteggiamento inaccettabile, dunque colpevole e meritevole di punizione, agìto dalla compagna, tanto da minarne la salute e l’autostima.

Cortesemente ti chiedo di descrivere i sintomi di questo disturbo sin dalla manifestazione dei prodromi, affinché si possa evitare di intraprendere una relazione tanto distruttiva.

 

Dott. Fiorella Palombo Ferretti:

Purtroppo Daniela, non posso che concordare con quanto affermi.

Per quanto concerne i sintomi di tale patologia, Il luogo comune descrive il narcisista come la persona egocentrica per eccellenza. Tuttavia Ovidio, nel mito di Narciso, narra con precisa enfasi le manifestazioni di detta patologia, tutt’oggi riscontrabili nella realtà. Infatti, brevemente…

 “Un giovane di rara bellezza e vanità era preso da un esagerato amore per se stesso, neppure considerava – anzi addirittura rifiutava –  gli altri, tanto che, quando la ninfa Eco s’innamora perdutamente di lui, la respinge, la rifiuta disdegnando anche il suo delicato corteggiamento, al punto che lei vaga nella sua disperazione sino a morire. Muore il suo corpo, ma le sopravvive la voce, l’eco, appunto. Eco e Narciso rappresentano così l‘emblema dell’amore impossibile.

La dea Nemesi assiste a tutto questo e punisce l’arroganza di Narciso, condannandolo a sua volta all’amore impossibile, ovvero ad innamorarsi della prima immagine che vedrà riflessa nello stagno.

Egli, affacciandosi allo stagno per bere, vede dunque la sua immagine riflessa, se ne innamora perdutamente, cade ed annega. La manifestazione della condanna di Narciso è pertanto l’amore impossibile. Nel punto stesso in cui muore Narciso, nasce un fiore, il narciso, nome che deriva dal greco narkao e significa stupore, intorpidimento, irrigidimento, fissazione pericolosa e può indurre alla morte.”

Risulta evidente che il narcisista non è innamorato di sé, bensì dell’immagine idealizzata che ha di sé.

I narcisisti patologici agiscono comportamenti devastanti ai danni della coppia, ma sono pericolosi anche in ambito professionale ed amicale, tanto da essere definiti “vampiri energetici”: privi di scrupoli, sottomettere ed usare gli altri per il proprio tornaconto è il loro stile.

Daniela Cavallini:

Si parla anche di narcisismo sano…

 Dott. Fiorella Palombo Ferretti:

Certo. Tieni conto che il narcisismo è normale nei bambini da zero a tre anni, ma si sviluppa sin dalla vita intrauterina, pertanto, dato che tutti siamo stati bambini, nessuno ne è esente.

I bambini manifestano un egocentrismo basato sul rispecchiamento della madre e per questo, è attraverso l’accudimento, che la madre stessa può favorire un sano sviluppo del bambino, così come indurlo verso la patologia. Quando si dice che essere genitori è molto difficile…

Oltre al narcisismo patologico però esiste anche il cd narcisismo sano, un’equilibrata dose di egocentrismo che ci consenta di mantenere la forza interiore, sostenere/incrementare il livello di autostima, di provare amore per sé stessi conservando quello per gli altri, pertanto ben diverso dalla patologia sopradescritta, induttiva ad usare gli altri come fonte di nutrimento  di gratificazione, e come necessità strumentale atta al soddisfacimento dei propri bisogni.

Daniela Cavallini:

Fiorella, riassumendo, abbiamo sin qui descritto, pur sommariamente, l’identikit del narcisista patologico ed enfatizzata la pericolosità dei danni devastanti subiti soprattutto dalla partner.

Tuttavia questo “mostro”, al primo approccio – e limitatamente ai successivi primi incontri – emana un enorme potere di fascinazione, tanto da attrarre la futura vittima, illudendola di aver incontrato il Principe Azzurro. Considerate le note caratteristiche, quale l’estrema cura della persona, la personalità brillante, il corteggiamento in stile “perfetto seduttore”, verrebbe da dire che l’uomo giusto si presenta all’opposto. Sappiamo che non è così, ma data l’importanza di preservare le probabili vittime dalla loro stessa ingenuità, ti chiedo di approfondire alcuni dettagli, quelli che, quantomeno macroscopicamente, costituiscono un potenziale segnale d’allarme.

Dott. Fiorella Palombo Ferretti:

Innanzitutto le donne devono informarsi, leggere libri sull’argomento, confrontarsi fra loro, osservare il comportamento del possibile partner – astenendosi dal fare diagnosi, sia chiaro! – e soprattutto fidarsi del loro “sentire”… non dimentichiamo che le percezioni, costituiscono la nostra guida.

Onde evitare di essere qualunquisti, è corretto ricordare che viviamo nell’epoca della società narcisista, pertanto non dobbiamo cadere nella trappola della “diagnosi empirica” ed abbandonare magari una relazione soddisfacente, che non ha nulla a che vedere con la psicopatologia del compagno, solo per un ingiustificabile eccesso di prudenza.

Inoltre, è importante precisare che ognuno è un caso a se stante, – non esiste il prototipo –, ma con riferimento alla mia esperienza professionale oltreché di vita, posso affermare che è constatabile un denominatore comune alle persone affette da narcisismo patologico: l’esagerazione.

Istrionico, quest’uomo risulterà inspiegabilmente eccessivo in ogni manifestazione, affinché possa appagare il suo costante bisogno di sorprendere.

Grande manipolatore, non empatizza, ma ha una spiccata percezione nel captare la fragilità della sua vittima predestinata ed attuerà l’intero repertorio delle sue tecniche, finalizzato ad iniziare la relazione.

Nella fase di corteggiamento – che sarà intensa, ma breve perché per lui stressante – quest’uomo sarà per la donna una costante fonte di “prezioso ed abbondante nutrimento”, metterà la sua “conquista” sopra un piedistallo, le elargirà complimenti, affetto, attenzioni sino a quel momento solo sognate; nell’eventualità di una piccola indisposizione sarà prodigo di premure per lei come mai nessuno prima… Insomma, se non a fronte di preziose informazioni, per qualsiasi donna è praticamente impossibile ipotizzare la tragica dietrologia.

Le prime manifestazioni della sua psicopatologia sorgono nella seconda fase, quando sarà altrettanto sorprendente il suo repentino cambiamento. Gratificato dalla conquista e creata la dipendenza da lui nella fragile compagna, sovvertirà subitaneamente il suo schema: diverrà scostante, anaffettivo, pronto ad offendere, a denigrare, ridurrà drasticamente gli incontri, in caso di malessere della compagna rincarerà la dose, riderà alle sue spalle, l’accuserà di soffrire di fisime, dirà che è pazza, farà di tutto per attivare con lei intollerabili forme di controllo, porrà in atto qualsiasi tecnica atta a sollecitare le esplosioni della donna.

Affinché lui possa giustificare il proprio biasimevole agire, ha bisogno del paradosso narcisistico: “sto con te, ma non sto con te; sto con te, ma ho bisogno del distacco; sto con te, ma ho bisogno di tradire; sto con te, ma sei tu che mi devi cercare”. In questa fase il suo obiettivo è quello di esasperare la vittima affinché divenga lei stessa esasperante con lui e, dunque, meritevole dell’infertale  colpevolizzazione che fungerà da giustificazione al suo vergognoso comportamento.

Va da sé che in questa fase, la donna si ritrova totalmente dipendente dal mostro “versione principe azzurro”- esattamente come fosse la sua droga –  e, pertanto, ne patisce la “crisi d’astinenza”. E’ sotto shock, areattiva, in stato di abbandono, talmente disorientata, subente, umiliata e sofferente, tanto da aver perso la lucidità, dunque l’autonomia di pensiero e conseguentemente di scelta. In altre parole, non sarà in grado né d’interrompere la relazione (dipendenza) né di proseguirla data l’invivibilità della situazione.

 Tuttavia, il perverso schema prevede una terza fase, la più crudele, che sarà all’insegna dello scarto, della svalutazione, del disprezzo, addirittura del ribrezzo, unitamente al possesso. Queste sono le stesse armi che userà per  imporre alla vittima  di rimanergli accanto. Pertanto, in quest’ultimo capitolo della storia,  Il repertorio del narcisista patologico sarà diametralmente opposto all’iniziale fase di corteggiamento: passerà dunque da frasi – del genere “sei stupenda”, “la donna della mia vita” -, peraltro ben supportate da grandi promesse di amore per sempre, matrimonio, ecc. a “sei una che non vale nulla, fai schifo, anzi ribrezzo, se te ne vai chi vuoi che ti voglia? Io ormai ti conosco e sto con te perché mi fai pena.

La dinamica induttiva di tale comportamento psicopatologico è riconducibile al conflitto con il femminile. Nell’inconscio, il desiderio dell’uomo che ne soffre, è ritrovare nella sua donna la sua immagine della santa madre asessuata, ergo, dopo aver goduto sessualmente con lei, si vede privato da questa immagine – di madre asessuata – e la sostituisce con quella di una prostituta – la sua donna che ha goduto -, pertanto agisce su di lei il disprezzo. Follia? Beh… in effetti, si tratta di una psicopatologia…

La donna, tuttavia, mitizza l’estatica fase di corteggiamento vissuta, della quale è tuttavia rimasta dipendente e ne resta imbrigliata, pur consciamente consapevole che era solo frutto di finzione – o, meglio – di verità circoscritta al momento, ma priva di concretizzazione.

Come non citare qui la splendida e significativa poesia di Emily Dickinson dall’eloquente titolo “Per un istante d’estasi”? Sarebbe imperdonabile…

“Per un istante d’estasi

Noi paghiamo in angoscia

Una misura esatta e trepidante,

proporzionata all’estasi

Per un’ora diletta

Compensi amari d’anni,

Centesimi strappati con dolore,

Scrigni pieni di lacrime”

La buona notizia è che con il tempo e l’aiuto di un abile professionista, si potrà superare la drammatica esperienza, recuperare l’equilibrio e, dunque, tornare a “vivere”.

Infine, desidero ricordare alle donne di fare un’analisi di sé stesse, pur senza formulare autodiagnosi, ma con l’obiettivo di comprendere se i propri comportamenti contengono elementi narcisistici o comunque tali da attrarre questa tipologia di partner.

Daniela Cavallini:

Cara Fiorella, nel ringraziarti, informo le nostre lettrici ed i nostri lettori, che a breve, riprenderemo l’argomento, riportando alcune storie vere che ti stanno pervenendo da donne profondamente ferite e che saranno oggetto anche della tua prossima diretta, prevista a breve.

Un abbraccio a voi tutti!

Daniela Cavallini

 

Info e contatti:

Fiorella Palombo Ferretti, psicoterapeuta

https://www.facebook.com/fiorella.palombo

Fiorella Palombo Ferretti