Linda Tumbarello, giornalista e scrittore, presenta il suo ultimo libro “Tutti i giorni che verranno” | INTERVISTA

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«Questo romanzo è dedicato a tutte le donne. Alle donne che sperano col potere della fede; a quelle che pur soffrendo trovano il modo di gioire; a tutte le donne che lottano per vincere ad ogni costo, ma soprattutto alla vita che ci offre sempre nuove e meravigliose opportunità di riscatto.» (Linda Tumbarello)

Tutti i giorni che verranno

di Andrea Giostra

Ciao Linda, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Linda  scrittore?

Sono una donna curiosa che guarda attentamente ai particolari per scoprirvi l’essenza, l’anima che vi pulsa dentro e trarne, poi, una storia. Magari ci fantastico qualche giorno su ciò che mi ha colpita: una persona, un episodio o semplicemente una vecchia canzone e appena realizzo, mentalmente, la trama, la trasferisco sulla carta e creo una storia. Capita spesso di realizzarla di getto perché mi viene spontaneo, specie se mi ricorda qualcosa della mia vita.

…chi è invece Linda nella sua quotidianità al di fuori dal lavoro e dalla sua passione per la scrittura?

Sono una donna come tante: moglie e madre di due ragazzi meravigliosi e nonna di tre bimbi, fari della mia esistenza.

Qual è la tua formazione professionale e quella letteraria, visto che alterni la tua professione con quella dello scrivere?

Ho frequentato il liceo classico a Marsala, città natale. Dopo la maturità sono approdata ai corsi di Medicina e chirurgia senza particolare empatia. Devo dire che è stata più una costrizione genitoriale che un mio desiderio. Ho frequentato, poi, con successo la scuola di giornalismo, a Palermo, allora sita presso il vicolo degli uffizi

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Ho scritto da sempre. Ricordo che da piccolissima inventavo storie per intrattenere i compagni di gioco e che, a 11 anni, scrissi il mio primo romanzo. Era la storia avventurosa di due ragazzi, naufragati in un’isola deserta. Di esso non c’è più traccia nemmeno dentro il baule dei ricordi. Con piacere mi sovviene l’immagine divertita e compiaciuta di mio zio che, dopo aver letto quel romanzo, mi consigliò di scrivere sempre; di continuare a far uscire dalla penna ciò che sentivo dentro. Oggi mi ritrovo con una miriade di riflessioni, poesie e note su romanzi letti, che varrebbe la pena mettere insieme per farne una raccolta. Si vedrà!

Ci parli del tuo libro “Tutti i giorni che verranno”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

“Tutti i giorni che verranno” è il romanzo che ho pubblicato, recentemente su Amazon. È la storia di Marta: una ragazza fragile, penalizzata da carenze affettive. Marta si trova ad affrontare il mostro del cancro, da sola. Il racconto è scritto al presente e ad esso si intrecciano, come ragnatele, i ricordi del suo passato: quelli che l’hanno duramente segnata e che lei vorrebbe seppellire per sempre. Rendono piacevole la trama: le immagini suggestive del mare e il rapporto quasi simbiotico che la protagonista ha con esso. Il mare con il suo mutare, con le onde che accarezzano o s’infrangono violentemente sulle rocce diventa un vincolo da cui Marta non può separarsi perché essenziale. “Il mare è vita”, si legge nel romanzo. Ed è vero: Il mare è movimento, forza, dolcezza, a seconda dei venti che lo spingono o lo accarezzano. Marta, nonostante la sua fragilità, finisce per acquistare una forza a lei sconosciuta che è la stessa malattia a darle. La volontà di vincere a tutti i costi la porta alla vittoria e a scoprire nuovi sentieri. E, naturalmente vince anche l’amore per Marco assieme a tutti gli altri buoni sentimenti che colorano il romanzo. Questa storia è nata di getto in una sera piovosa, ascoltando la melodia di una canzone anni ‘80, trasmessa da una radio locale. Non so come la mia mente ha cominciato a vagare fra i ricordi passati e il presente, e così ho visto Marta e in lei c’ero io. C’era Linda in Marta e viceversa ed è stato semplice ed empatico scriverlo subito: dai tasti del mio computer al cuore e alla mente!

 Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Questo romanzo è dedicato a tutte le donne. Alle donne che sperano col potere della fede; a quelle che pur soffrendo trovano il modo di gioire; a tutte le donne che lottano per vincere ad ogni costo, ma soprattutto alla vita che ci offre sempre nuove e meravigliose opportunità di riscatto.

Una domanda difficile Linda: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Tutti i giorni che verranno”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Questo romanzo pur essendo di fluida lettura secondo me va letto per gli spunti di riflessione che offre al lettore. Esso puntualizza la sacralità della vita e l’obbligo che abbiamo di difenderla, tema più che attuale, oggi. La vita va vissuta sempre al meglio anche quando ci pare odiosa e per farlo, se necessario, dobbiamo lottare come tigri. Il messaggio del romanzo va alle donne con l’invito di amarsi di più e a non sottovalutare i primi campanelli d’allarme che il corpo ci dà. E, poiché è destinato alle donne, ho deciso di evolvere gli introiti, peraltro il prezzo è abbastanza popolare, al “Quadrifoglio Rosa”, associazione che nasce per scopi benefici a favore delle donne che hanno subìto un intervento al seno.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

In questa avventura ho ricevuto collaborazione e supporto in primis dalla mia famiglia che desidero ringraziare pubblicamente. Ringrazio mio marito Nino Impallari che mi ha invogliata a scriverlo rivelando ai lettori i miei più reconditi segreti. Un grazie va ai miei figli che oltre a supportarmi mi hanno sopportata e a quei santi dei miei chirurghi in modo speciale il dottor Giuseppe Imbornone che non manca mai di essere vicino alle sue pazienti e che dirige magnificamente il Quadrifoglio Rosa.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri o romanzi? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

“Tutti i giorni che verranno” è in assoluto il mio primo libro pubblicato. A breve pubblicherò “Se il vento potesse parlare”, la seconda parte del mio primo romanzo. Anche qui la natura fa da sfondo a tutte le vicende: tramonti, albe, mare e campagne fanno da cornice con tutte le loro sfumature ad altre storie familiari, ad amori rinnovati e ad altri che nascono e il finale a sorpresa lo rende unico e particolare. Da ora il mio invito a leggerlo. Infine sto ultimando “Le campane di maggio”, un romanzo d’amore sullo sfondo delle occupazioni e della grande rivoluzione socio culturale del ‘68. Ma ve ne parlerò più dettagliatamente in un prossimo futuro. Auguro una buona lettura a coloro che compreranno “Tutti i giorni che verranno” e agli altri spero di averli incuriositi quanto basta per comprarlo. Buona lettura.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Proust è complesso. Avevo provato ai tempi del liceo a leggere “Alla ricerca del tempo perduto” e sinceramente mi ero smarrita di fronte a quel mostro di 600 e più pagine. Non posso dire che non mi abbiano colpito i primi due volumi, fluidi e piacevoli nella lettura. La tragedia è dopo: almeno la mia che mi annoiavo e non capivo. Ricordo che quando chiesi al prof. di filosofia di potermelo spiegare per sommi capi, mi rispose che era “magia” pure per lui. Dunque abbandonai ogni tentativo, anche se non era da me. Secondo me ha ragione Proust quando asserisce che la lettura è un atto psicologico salutare che va sempre consigliato come terapia, e perché lo sia: deve sempre risvegliare alla vita individuale, ma giammai sostituirsi ad essa. Deve avere un limite oltre il quale non deve assolutamente andare, altrimenti può sembrare materiale. Se si ci riflette un poco è proprio così.

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Oggi sono pochi gli scrittori da definire “interessanti”. Ci sono in girio più cattivi scrittori che buoni scrittori. Bukowski aveva ragione a far dire a Celine in “Pulp” che non vede talento virtuoso negli autori di scritti, né le loro vite sono interessanti e comunque non hanno nemmeno “il fuoco espressivo” di una volta. Mi chiedo spesso perché dovremmo leggerli questi autori se non riescono a coinvolgerci? Sinceramente preferisco a loro, alcuni scrittori e poeti del Novecento. La virilità e la sensualità delle rime di Pablo Neruda, difficilmente si rintracciano nei poeti moderni. Soltanto nella Merini ho sentito passionalità e trasporto emotivo. Comunque non lo stesso che provo leggendo Neruda. Tutte le volte è un brivido lungo la schiena. Se gli scrittori di oggi sapessero far emozionare allo stesso modo, forse, si leggerebbe di più.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Proust afferma che la lettura deve inoltrarci un pensiero nella solitudine e non ridursi a semplice conversazione, come diceva Cartesio. Tutte le scritture, infatti, devono potenziare i nostri pensieri e non devono vanificarli né annullarli. Insomma la scrittura ha il compito di stimolarci altrimenti non obbedisce al compito per cui è nata. Così ogni scrittore deve scrivere per impressionarci, per indurci a riflettere. Deve appassionare.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo a quella categoria di persone determinate e pronte a portare sempre a termine quello che iniziano. Magari mi lascio distrarre da altro per la mia innata curiosità, ma dopo torno a ciò che avevo cominciato per portarlo a termine. Sono fermamente convinta che se voglio una cosa, qualsiasi cosa devo prendermela, conquistarla affrontando tutti i pro e i contro, sempre nei limiti della legalità. Se poi, quella meta è difficile allora io divento ancora più testarda e non trovo pace fino a quando non riesco a raggiungerla. È volontà, perseveranza, il “devo” che comanda ragione e istinto? Non saprei ma so che il potrei farcela non esiste per me. Devo e basta.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Quando leggo amo selezionare i racconti, romanzi e poesie a seconda dell’autore. Se l’autore è riuscito in passato a travolgermi, allora persevero nella lettura dei suoi scritti; se, al contrario, mi annoia dopo qualche pagina, lo metto da parte fra le cose da dimenticare. Purtroppo solo poche opere finora mi hanno appassionata. Non manca Pirandello fra le mie letture, poi Sciascia, Virginia Woolf, Jane Austen, Isabel Allende. Adoro Pirandello da sempre. I suoi personaggi sono lo specchio della nostra anima. Come si fa a non amarlo quando ci mette davanti l’immagine riflessa di ciò che veramente siamo?

I libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Mi piace leggere un tipo di letteratura che va dritta al cuore ma che sia anche dettagliata e colorata nei particolari e che rispecchi l’anima di ognuno di noi, facendoci confrontare con la realtà delle cose, stimolandoci a pensare, a immaginare, ma sempre coi piedi per terra perché la vita reale la tocchi e non la immagini. Ho letto “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. C’è nel racconto un’Italia costretta a mutare volto; il passaggio dall’epoca borbonica, fatta di tante teste nobiliari, alla creazione dell’unità d’Italia. Il non voler accettare quel cambiamento perché segnava la fine di un’epoca ha una struggente malinconia che coinvolge. Soltanto il principe vela quella malinconia convinto che bisogna accettare gli eventi. “Se si vuole che niente cambi, tutto deve cambiare”. In questa frase l’essenza del romanzo. Ho letto e consiglio “Angeli e Demoni”. È sconvolgente e talora difficile da interpretare, specie in certi intrecci. Un vero capolavoro. Non posso scordare: “Cime tempestose”. Stavo per farlo e mi sono morsa il labbro. Non si può non leggerla quest’opera meravigliosa; questo capolavoro che va dritto al cuore fino a far piangere. L’ho letto e riletto non so quante volte. Celebre la frase: Se tutto il resto perisse e lui restasse, io continuerei ad essere; e, se tutto persistesse e lui venisse annientato, l’universo mi sarebbe estraneo… Fra gli autori moderni, semplici e chiare le opere di Gianni Rodari. Incisivo il pensiero di Carofiglio, sulla Speranza. Scrive che la “Speranza” è talmente preziosa che si dovrebbe distribuire a chiunque. Una fetta di speranza per ognuno di noi rappresenterebbe “la molla della vita che ci spinge a fare di più”.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

Sono molti i film che sono riusciti a trascinarmi nella loro trama: dai grotteschi, satirici felliniani, opere uniche, all’orrido dei film di Andrzej Zulaswski , capaci di sconvolgere le menti. fra tutti i film visti preferisco Il Gladiatore: un film bellissimo, toccante e con effetti sonori stupefacenti. Anche Forrest Gump, puro d’animo come un fanciullo che guarda, curioso, ogni cosa come fosse un cioccolatino da gustare piano. Se poi quel cioccolatino è buono o cattivo, non importa: vale la pena gustarlo! Il Padrino è un classico irrinunciabile. C’è in questo film la forza evocativa del mito: quello di chi comanda, che è visto come un dio greco che può e deve tutto, tirando le fila delle vite degli altri. Il tutto viene messo in scena con molto fascino ed eleganza.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ancora non lo so. Dipende dall’impatto che avrà il mio primo romanzo pubblicato sui lettori. Se riuscirò a destare la loro commozione inducendoli alla riflessione, allora proseguirò a scrivere per loro; altrimenti continuerò a scrivere per diletto e necessità personale perché non mi piace la vita piatta, la monotonia di tutti i giorni, e soltanto creando, immaginando riesco ad uscire dai canoni del piattismo giornaliero: emozionandomi.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Il mio romanzo è indirizzato a tutte le donne. A loro voglio dire di avere più cura e rispetto di sé stesse. Nessuna di noi merita una vita sbagliata e ognuno di noi merita di essere amata per quello che è, ma più di ogni altra cosa: il dono di volersi bene deve essere fatto da noi donne a noi donne e questo comprende anche il dono del guardarsi dentro, oltre lo specchiarsi per scoprire quanta umanità, quanto bisogno di dare e ricevere c’è in noi . Amarsi tanto e controllare ogni campanello d’allarme che ci dà il nostro corpo e soprattutto NON ARRENDERSI MAI perché, come dice Marta, la vita è bella e dobbiamo viverla. Vale la pena viverla!

Linda Tumbarello

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Linda Tumbarello, “Tutti i giorni che verranno”, Independently published, 6 ottobre 2020

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Andrea Giostra

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