“Armi santi, armi santi” | di Giusy Pellegrino

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In giro per il web sono tanti gli articoli che hanno come argomento la tradizione della “festa dei morti” trattata solo come tradizione popolare ma dietro a questa “festa” (che festa non è) c’è anche una visione antropologica molto particolare, presa in esame dagli studi di Salvatore D’Onofrio nel libro I fluidi di Aristotele.

In molti paesi dell’isola, i bambini non ricevono doni solo a Natale o per l’Epifania ma anche in occasione dell’apertura delle feste del ciclo invernale, il giorno della commemorazione dei defunti, il due novembre. I doni ricevuti in questa occasione sono chiamati “i cosi ri morti” (le cose dei morti) perché i genitori fanno credere ai loro figli che a portare i doni siano i parenti defunti più intimi nella notte tra l’uno e il due novembre. Al mattino i bambini trovano oltre ai giocattoli, anche frutta fresca o secca, torte, abiti, ecc… ed a volte un paio di centesimi.

A questo proposito, ascolta il racconto de “La festa dei morti a Montedoro di Sicilia”, clicca qui per ascoltare da YouTube:

“La festa dei morti a Montedoro di Sicilia”, clicca qui per ascoltare il racconto da Facebook:

Le cose dei morti venivano nascoste per casa facendo intraprendere ai piccoli una vera e propria ricerca: i regali venivano posti ai piedi del letto, in un cestino o in vassoi posti sul tavolo.

Pratica nota ovunque in Sicilia che rispecchia l’atmosfera gioiosa è l’aspettativa dei bambini e il rapporto che questi istaurano con i morti attraverso i doni che attendono di ricevere da loro.

I bambini irrequieti e speranzosi vanno a letto presto e prima di addormentarsi rivolgono delle preghiere ai defunti, affinché questi non facciano orecchie da mercante.

La preghiera fanciullesca è questa «armi santi, armi santi, iu sugnu unu e vuatri tanti. Mentri ca sugnu nta stu munnu di guai, cosi di morti mittitiminni assai».

Tra i dolci e i pasticcini è sempre presente una bambola di zucchero (pupaccena, pupu cu l’anchi torti, i pupi ri zuccaru) cui tipologia varia a seconda del gusto, delle vicende del tempo o del costume. I personaggi più comuni erano i paladini del teatro dell’opera dei pupi.

Tra i dolcetti che attorniano la pupaccena nel cosiddetto cannistru, oltre alla rinomata frutta martorana vi sono le ossa dei morti (o mustazzoli, moscardini, scardini ) che in alcuni paesi siciliani, come Noto o Palazzolo Acreide, vengono preparati anche per il giorno di Natale.

Il loro consumo è tipico sia in altre parti d’Italia come Piemonte, Veneto, Calabria e Puglia (a Lecce vengono chiamati fanfullicchi, biscotti a forma di elica acquistati all’uscita del cimitero) ma anche in Spagna e in Messico, famosissima con il nome Dia de los muertos in cui sono tipici della tradizione i teschi di zucchero.

“Dia de los muertos” Photo Gallery

Insieme al cesto vengono preparate delle pietanze per i defunti che vengono lasciate o all’ingresso delle case o su un tavolo donate, il giorno seguente, ad un poverello che rappresenta simbolicamente il caro estinto.

Nei paesi in provincia di Agrigento, oltre alle pietanze, si lasciano o sulla porta di casa o sui balconi delle candele che servono ad illuminare il cammino dei morti, stabilendo in tal modo un canale di comunicazione che passa  attraverso lo scambio di doni che ne permettono il ritorno sulla terra.

Ai bambini che non potevano vedere la processione dei morti veniva richiesto di coprire testa, occhi e piedi altrimenti «i morti vennu e ti grattanu li pedi».

In poche parole la “festa dei morti” mira a rievocare la memoria dei nostri cari attraverso l’aspetto ludico e gioioso in modo da tenerli “vivi” nei nostri cuori e nei nostri ricordi.

Giusy Pellegrino

Giusy Pellegrino
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Giusy Pellegrino
Laureata triennale in scienze storiche, nel 2017 si specializza col massimo dei voti in studi storici, antropologici e geografici con una tesi di storia medievale locale dal titolo "la spiritualità femminile nel XV secolo: l'esempio di Eustochia Calafato e il Monastero di Montevergini di Messina". Allieva dei docenti più illustri della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo tra cui possiamo annoverare Salvatore Fodale, Pietro Corrao, Patrizia Sardina, Maria Concetta di Natale e Daniela Santoro relatrice ed esempio importante per la sua formazione storica. Nel 2012 inizia il suo percorso in ambito turistico con l'acquisizione della qualifica di organizzatore di itinerari storico, artistici e culturali che la porta a svolgere un periodo di stage presso l'ex ufficio turistico della Provincia di Palermo e, nel 2019, acquisisce la qualifica di tecnico dell'accoglienza turistica. Nel 2018 inizia la sua collaborazione con l'ente di formazione Palermo Corsi dove insegna Storia e tradizioni di Palermo e, nello stesso anno, prende avvio la sua esperienza attiva in campo turistico con l' ASSOCIAZIONE TURISTICO-CULTURALE ITINER'ARS che da anni, attraverso importanti e proficui progetti, fa amare e conoscere le bellezze della nostra città, con particolare riguardo al Complesso del Gesù meglio noto come "Casa Professa", massimo esempio del barocco palermitano, e della Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la "Gancia". Attualmente è impegnata nella stesura di un saggio che verrà pubblicato in un libro scritto in collaborazione con i più importanti teologi gesuiti, progetto realizzato dal rettore di Casa Professa padre Walter Bottaccio Sj. Il suo motto è "la storia non va semplicemente scritta o letta ma vissuta".