Diario di Pigafetta | di Edoardo Flaccomio

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Il primo Viaggio intorno al mondo, tratto dal diario di Antonio Pigafetta

Poiché molta gente non si contenta solo di conoscere le grandi e mirabili cose che Dio mi ha concesso di vedere in questa mia lunga e perigliosa navigazione comincio col dirvi, Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor mio: mentre mi trovavo nel 1508 nella Spagna alla Corte di Carlo V con monsignor Francesco Chiericati, avendo appreso da molti libri e da molte persone le meraviglie dell’Oceano, deliberai, col consenso del Re e di monsignore, di andare io stesso a vedere quelle cose per mia soddisfazione e per conquistarmi un qualche nome nella posterità.

Ed avendo saputo che a Siviglia si era approntata un’armata di cinque bastimenti per tentare la ricerca di spezie nelle Molucche, armata al comando del gentiluomo portoghese, commendatore di S. Giacomo della Spada, Ferdinando Magellano, il qualle molti lodati viaggi aveva già fatto in Oceano, me ne andai, munito di commendatizie, per terra e per mare a Siviglia, e li aspettai circa tre mesi che l’armata fosse pronta.

Ferdinando Magellano o Fernam de Magalhaes, nobile portoghese nato nel 1480, si era imbarcato sulla flotta di Francesco Almeida per le Indie Orientali. Lì aveva partecipato ai fatti più importanti della spedizione, anche d’armi, in uno dei quali si distinse e fu ferito. Partecipò in seguito col Sequeira alla spedizione in Malacca ed alla conquista di quello che era il centro del commercio con l’Oriente, tanto si distinse tanto che fu chiamato a far parte del Consiglio di Guerra dal Vicerè Alfonso Albuquerque succeduto, dopo l’esonero di Francisco de Almeida, al governo delle Indie.

 

Magellano

« Sono nato a Sabrosa, in Portogallo, nella provincia di Traz-os-Montes. La mia è una famiglia signorile, una delle migliori e più antiche del reame. Mio padre, Ruy de Magalhaes, fidalgo de cota de armas e geraçao que tem insignias de nobreza, apparteneva alla piccola nobiltà, la qual cosa gli permise di entrare a Corte. Qui divenni, col mio amico Francisco Serrão, paggio della Regina Eleonora. A Corte si parlava solo delle terre lontane scoperte da Cristoforo Colombo e delle ricchezze riportate in patria da  Vasco de Gama, il quale aveva circumnavigato l’Africa per raggiungere le Indie. Noi paggi sognavamo di imbarcarci su qualche nave. Avevamo una sola idea in testa: partecipare alle scoperte, ritornare carichi d’oro e di gloria. Fu così che alla prima occasione Francisco ed io raggiungemmo l’equipaggio di Don Francisco de Almeida, che comandava una grande flotta diretta verso la costa orientale  dell’Africa. Avevamo sedici anni. Era il nostro primo viaggio.

La flotta, composta da venti navi, aveva l’obiettivo di creare degli avamposti commerciali circondati da un forte che li proteggesse, ma in realtà si trattava d’impossessarsi dell’Estremo Oriente. Prima della partenza di questa flotta, Vasco de Gama in persona aveva dato consigli e istruzioni ai capitani.

A bordo si lavorava sodo sia come  marinai, sia come soldati e non ci venivano risparmiati lavori ingrati. Imparammo ad obbedire per comandare bene in futuro.

Attraversammo lo stretto di  Monzambico, approdammo sulle coste delle Indie, di Quiloa e di  Mombassa, che furono occupate e saccheggiate. Affrontammo una dura  battaglia a Cannanore, contro lo Zamorin di questa città ben armata dai veneziani. La flotta  comandata da Lopez de Sequeira proseguì l’esplorazione finchè l’ 11 settembre 1509 giunse a Malacca. Il mio amico Francisco faceva parte del viaggio. Insieme ammirammo la città bianca, ricca di minareti, con la rada piena di giunche, di barche a forma di luna crescente, di innumerevoli sampan coperti di frutti! Per non parlare dell’odore di pesce, di muschio, di pepe! Malacca era governata dal Sultano Mahmud. Egli ci inviò una delegazione in pompa magna. Di certo temeva i nostri cannoni. »

 

 Sultano

« Siate i benvenuti. Che i vostri ufficiali condividino i nostri cibi, che i vostri uomini scendano a terra e si riposino. Se desiderate poi commerciare, troverete qui chiodi di garofani delle isole, avorio di Siam, porcellana di Cathay e tessuti di seta di Cipango e… schiavi. »

 

Magellano

« So bene che la nostra religione impedisce rigorosamente il possesso di uno schiavo, ma mi occorreva un servitore, perché un signore senza servitore non è un signore. Per non scadere ai miei occhi, acquistai al mercato di  Malacca uno… schiavo, con pochi maravedì  comprai… un servitore e  siccome quel giorno si festeggiava San Enrico lo chiamai Enrique. Questi  non mi lasciava mai, mi veniva dietro ovunque andassi, mi seguiva come un’ombra. Condividevamo la stessa cabina.

Quando restavo a bordo per studiare, il mio amico Francisco Serrão preferiva divertirsi nelle sale da thè, in compagnia degli uomini dell’equipaggio scesi a terra con lui. Si rimpinzavano di cibi speziati, di bevande malesi inebrianti per poi abbandonarsi ai piaceri della carne. Quanto al nostro ammiraglio, Lopez de Sequeira, giocava tranquillamente a scacchi, convinto che il sultano di Malacca gli avrebbe presto concesso di caricare le navi e di ripartire.

Edoardo Flaccomio

 

Salpare l’ancora

Per disincagliare serve una posizione particolare, perfettamente verticale, che permette di andare. Partire e veleggiare, con il vento in poppa tra i flutti del mare, per ricercare, scoprire ed osservare, la Terra da una prospettiva distanziale. La costa a volte è frastagliata, altre è baia che rallegra la giornata, più avanti c’è la grotta che permette di riavvolgere la scotta. Chiudersi dentro se stessi, per visitarne gli abissi, aspettar l’alba di un nuovo giorno e prendere al volo ciò che non fa ritorno.

Questo è il sale della vita, che nessuna strada vede proibita, solo il discernimento renderà il cuore contento. Attraverso una delusione s’impara il senso della direzione, analizzando un accadimento si può ripartire sulle ali del vento e per non stancarsi di viaggiare, basta lasciarsi andare. Aspettare la vita ci inebria di gioia infinita.

 

 Bollettino meteo di Flaviana Pier Elena Fusi

Il vascello è un contenitore

di anime unite nell’ardore

che vogliono viaggiare nella vita

dove la magia è infinita.

Solcare mari profondi

scoprire tesori di antichi mondi

recuperare la storia

che resta insegnamento di gloria.

Tutto viaggia sulla scia

di una straordinaria poesia

quando si parla di velieri

la mente corre tra caratteri alteri

che si ritrovano vicini

perché accomunati da destini:

portare parole d’amore

dove c’è fragilità di cuore.

Sono quelle vele spiegate

frutto di sintonie accreditate

è l’equipaggio unito

che salpa l’ancora d’acchito.

 

Consiglio Radiometeo: il gruppo può viaggiare nel mare dell’amore, riesce a veleggiare, a ritrovare e ripristinare sublimi armonie lontane.

Flaviana Pier Elena Fusi