Luciana Carioti, scrittrice palermitana, presenta il suo ultimo libro “Il lato buio” | INTERVISTA

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«Il lato buio” è una sorta di viaggio tra i meandri della mente umana. Ci sono alcuni aspetti del nostro “essere” che non sono noti neanche a noi stessi e che saltano fuori in un determinato momento della vita. Il romanzo nasce proprio da quella parte di noi che a volte non conosciamo o che temiamo in qualche maniera di tirar fuori.» (Luciana Carioti)

di Andrea Giostra

Ciao Luciana, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Luciana scrittrice?

Grazie per l’invito. Sono una strana creatura in verità, riesco a trovarmi improvvisamente proiettata in una dimensione direi surreale ed è proprio in questa dimensione che amo scrivere, sforzandomi ovviamente di mantenere integro quel filo sottile che divide la realtà dalla fantasia.

…chi è invece Luciana donna nella sua quotidianità al di là dell’arte dello scrivere?

Sono impiegata presso uno studio notarile e cerco di essere una mamma d.o.c. per i miei due figli. Il tempo è il mio nemico/amico ed il mio motto è “una vita non è abbastanza!”. Adoro scrivere ma anche disegnare, a matita o a carboncino, trovo spunti per scrivere in ogni momento della giornata, infatti porto sempre con me una penna ed un taccuino e nella peggiore delle ipotesi scrivo sul blocco notes del cellulare.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi?

Sono diplomata in ragioneria e fin dai tempi della scuola ho amato il diritto per cui ho continuato il percorso di studi alla facoltà di Giurisprudenza ma, nonostante i buoni risultati e le pochissime materie che mi mancavano, non sono riuscita a laurearmi, tuttavia ho continuato a leggere i testi universitari ed a studiarli con passione. Ho iniziato a leggere da ragazzina, ricordo la mia prima lettura importante: “Il libro cuore” di De Amicis. Una lettura struggente che mi scatenò una serie di nuove e meravigliose sensazioni. Da allora ho iniziato a leggere tutto ciò che ritenevo potesse trasmettermi emozioni ma soprattutto a farmi cogliere aspetti della vita fino a quel momento a me sconosciuti. Tra i romanzi che in passato mi colpirono maggiormente ricordo anche “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

In realtà non ho memoria del modo in cui sia nata la mia passione perché è sempre esistita. Fin da giovanissima immaginavo delle storie fantastiche e mi piaceva scriverne i dialoghi. Ho pure dato vita (si fa per dire) a qualche personaggio della mia fantasia disegnando qualche fumetto. Immaginavo spesso di esserne la protagonista divertendomi a saltellare da un personaggio all’altro. Ho una serie infinita di poesie che custodisco gelosamente nel cassetto dei ricordi più cari. Qualcuna l’ho postata sulla mia pagina Facebook, qualcun’altra l’ho anche recitata nelle serate tra amici. La prima pubblicazione è stata la poesia “Terra Promessa” dedicata agli immigrati clandestini che si imbattono in una rischiosa avventura proprio come fecero “i padri dei nostri padri” per tentare di dare una svolta alla loro vita. Questa poesia, inviata per caso, ha vinto il premio letterario “Il Vello D’Oro” indetto da Seneca Edizioni di Torino. È stato proprio questo episodio che mi ha dato il coraggio di pubblicare il mio romanzo.

Ci parli del tuo libro “Il lato buio”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Luciana Carioti, “Il lato buio”

Il lato buio è una sorta di viaggio tra i meandri della mente umana. Ci sono alcuni aspetti del nostro “essere” che non sono noti neanche a noi stessi e che saltano fuori in un determinato momento della vita. Il lato buio nasce proprio da quella parte di noi che a volte non conosciamo o che temiamo in qualche maniera di tirar fuori. È la storia di uno scrittore di talento affetto da disturbo bipolare che ha finora ignorato l’esistenza nella sua vita di tale disordine ma che cambierà il suo modo di vivere grazie all’incontro con una giovane donna che gli darà il coraggio non solo di accettare la realtà ma di capire fino in fondo la vera natura del suo problema. I messaggi che vorrei trasmettere sono essenzialmente due. Il primo è quello di tentare di affrontare il problema con pazienza ed amore ma soprattutto di non isolare, per vergogna o per impazienza, il parente e/o amico che soffre di un qualsiasi disturbo della personalità; il secondo invece è quello di ricercarne l’origine nella trasmissione genetica.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Immagino me stessa. Non so se si tratti di eccessivo amore in ciò che faccio, ma tutte le volte che scrivo qualcosa e poi lo rileggo è come se provassi in prima persona le emozioni dei miei personaggi. È una sorta di mano invisibile che mi trascina in un mondo tutto mio dove riesco a ritrovare ciò che non riesco ad esprimere con le parole.

Una domanda difficile Luciana: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Il lato buoi”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché è una storia che potrebbe interessare molte più persone di quanto si possa immaginare. I disturbi della personalità affliggono molte persone e se non altro potrebbe rivelarsi una linea guida anche per parenti o amici che soffrono nell’affrontare le problematiche che ne scaturiscono. Poi secondo me la storia d’amore tra i due protagonisti è abbastanza emozionante, senza contare la presenza di colpi di scena e la carrellata di personaggi che si susseguono.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Certamente. Ringrazio la mia cara amica psichiatra Carmencita Mangano per i suoi preziosi consigli che sono stati fondamentali per la descrizione dettagliata dei sintomi del disturbo ed alle sue conseguenze; ringrazio mia figlia che ha letto per prima la storia trasmettendomi il suo entusiasmo e naturalmente non posso mancare di pensare al mio editore.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri o romanzi? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Non ho mai pubblicato altri romanzi ma soltanto come ho già detto la poesia “Terra Promessa”.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

La lettura è chiaramente “cibo per la mente” ed apre le porte a nuovi mondi a noi spesso sconosciuti. Nonostante ciò, è bene riuscire a scindere la vita reale, anche se certamente arricchita con “miele già preparato dagli altri” e soprattutto cercare di applicare, laddove applicabili, gli insegnamenti tratti dalla lettura senza che un eventuale fallimento di ciò possa creare angoscia o senso di insoddisfazione. In sostanza la lettura, che sia o no esperienza vissuta da qualcun altro, deve essere un arricchimento per la nostra anima e per arricchimento intendo la capacità di crescere interiormente e di riconoscersi in ogni aspetto della vita.

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Non sono d’accordo. Qualsiasi scrittura può rivelarsi interessante se non eccessivamente fuorviante da esperienze di vita vissuta. Quando leggo l’opera di uno scrittore contemporaneo non immagino il suo stato d’animo nel momento in cui ha messo tutto nero su bianco, quindi non importa se la sua vita possa essere più o meno interessante. Non credo che si è sempre ciò che si scrive e a volte si impara anche scrivendo.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Tutte le volte che leggo un buon libro non penso affatto a chi lo ha scritto, ma rifletto semmai sul pensiero che ricevo e che faccio totalmente mio, con la consapevolezza che probabilmente non sarà uguale al pensiero di un altro lettore. Ognuno riceve ciò che è, aggiungendo sicuramente anche inconsciamente un piccolo pezzetto al puzzle delle proprie esperienze di vita, perché la lettura è esperienza indiretta. Mi è capitato più di una volta di partecipare a degli incontri letterari per lo scambio di pareri su un determinato romanzo e in quella sede vi erano pensieri completamente diversi che riflettevano a mio avviso le diverse personalità di chi li aveva maturati.

«Il Web non ha inventato gli imbecilli, ma ha dato loro, semplicemente, lo stesso pubblico che hanno i premi Nobel. I media non creano, ma coltivano e promuovono e gratificano l’imbecillità: perché fa vendere e fa votare. Il Web gratifica gli imbecilli, che prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. Non la danneggiavano perché, prima, l’accesso ai media era sorvegliato da doganieri potenti e intellettualmente onesti: giornalisti, editori.» (Umberto Eco, 2015). Cosa pensi delle parole di Umberto Eco in merito al proliferarsi dei “cretini” del web e dei social che invadono quotidianamente le vite di chi frequenta il virtuale e le relazioni social? Cosa si può fare secondo te per arginare gli “imbecilli” e gli “incompetenti” descritti da Eco e ridare alla nostra società contemporanea dei riferimenti certi e solidi dal punto di vista culturale e artistico?

Sono assolutamente d’accordo con il pensiero di Umberto Eco. Dare il web a un imbecille (più che imbecille lo definirei criminale) è come dare un’arma da fuoco a un ragazzino che spara a raffica solo per gioco, senza rendersi conto della sua pericolosità. Purtroppo i destinatari “interessati” alle imbecillità sono ahimè numerosi e bisognerebbe creare nello stesso web una sorta di filtro in maniera tale da bannarli e inserire quindi il loro operato tra le azioni che contravvengono alle regole delle comunità virtuali in quanto lesive della crescita psicologica specialmente degli adolescenti.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Generalmente se punto un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo e non mi arrendo facilmente. Tutto nasce dall’impegno che metto nelle cose che faccio. Posso anche fallire, certamente, come ogni essere umano, ma il fallimento paradossalmente ha un sapore più dolce se la coscienza mi dice che ce l’ho messa tutta.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Adoro i romanzi di Agata Christie, ho letto quasi tutti i romanzi di John Grisham tranne gli ultimi ed il mio autore preferito adesso è Donato Carrisi.

I libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Sicuramente “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, perché è un tuffo nel passato della nostra Sicilia in un periodo storico molto importante ma soprattutto perché dopo aver visto il film ti rendi conto di aver letto un capolavoro; il “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas: una storia permeata di sentimenti contrastanti, amore, vendetta, desiderio di rivalsa; “1984” di George Orwell: una rappresentazione futuristica ed inquietante di una società nella quale veniva negata ogni forma di contatto e/o di comunicazione sociale al di fuori del controllo del regime del cosiddetto Grande Fratello ed infine “Non ti muovere” di Margaret Mazzantini: la storia sordida, apparentemente squallida di un medico e di una prostituta ma che nel corso del racconto farà cambiare letteralmente prospettiva.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

“Il paziente inglese” di Anthony Minghella, un film romantico ambientato nel deserto africano nella Seconda guerra mondiale, perché mostra la forza dell’amore tra un uomo e una donna al di là di ogni avversità; “Il miglio verde” di Frank Darabont: un film molto toccante che mostra le fragilità di un uomo condannato nel braccio della morte ma soprattutto le sue doti nascoste al di là dell’aspetto fisico; “Il nome della Rosa” tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco: la storia non ha bisogno di presentazioni ma è certamente arricchita dalla magistrale interpretazione del nostro amato Sean Connery, ed infine, “La lettera scarlatta” tratto dal romanzo di Nathaniel Hawthorne: un film ambientato nell’Inghilterra dell’800 dove il senso del pudore era diventato una schiavitù. Anche questo bellissimo racconto portato nelle sale cinematografiche qualche anno fa ha avuto in Demi Moore una protagonista eccezionale.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Sono impegnata in un secondo romanzo che potrebbe essere il seguito del precedente ma in effetti non è necessariamente correlato ad esso. La trama è arricchita da diversi personaggi anch’essi interessanti quasi quanto la protagonista ed è appunto la storia di una donna molto impegnata nella sua professione di avvocato ma che a causa di un forte trauma infantile si ritrova a condividere luoghi e situazioni della sua splendida vita con altre personalità da lei create.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Un caloroso saluto a chi ha letto queste mie righe. Leggere è una vera ginnastica per la mente e si sa, “mens sana in corpore sano”.

Luciana Carioti

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Andrea Giostra

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