“Mancanza di amorevoli attenzioni: sofferta da lei… sottovalutata da lui” | di Daniela Cavallini

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interventi di Dott. Nicola Ghezzani e Dott.Ssa Viviana Morelli

Amiche ed Amici carissimi, il tema dell’amore è quello che manifesta maggiore ed incessante necessità di approfondimento, coinvolge donne e uomini di tutte le età, dall’adolescenza alla maturità, democraticamente, senza distinzione di classe sociale.

La legge di attrazione afferma che con i nostri pensieri creiamo la nostra realtà e rafforziamo le nostre credenze, attraendo eventi e persone coerentemente in risonanza con il nostro stato d’animo. E’ tuttavia utile ricordare che le nostre credenze, hanno origine da “somministrazioni esterne”, ovvero da parte delle figure genitoriali e di riferimento a partire dalla vita intrauterina e, conseguentemente, influenzano i nostri “nuovi” pensieri. Un processo ben delineato da E. Berne nella trattazione del copione della vita.

Tutti noi, durante la nostra crescita, assimiliamo e consolidiamo le credenze dell’ambiente circostante e, queste, nel bene e/o nel male condizionano i nostri pensieri,  i nostri valori… la nostra vita.

Fra le nostre credenze, siano esse attribuibili ad inculcamento o derivanti da nostri pensieri, formulati autonomamente, seppure in relazione all’imprinting ricevuto,  quella a maggiore  rischio condizionamento riguarda la percezione del nostro valore personale: esso costituisce il coefficiente dell’ autostima. Dall’autostima deriva il livello dei limiti che ci autoponiamo, pertanto esso è il modulatore della nostra audacia o codardia, ossia gli artefici dei nostri risultati in ogni sfera della vita.

Mi sembra di sentirvi: Daniela, non dovevamo parlare delle delusioni che interpretiamo imputabili al disamore? Certo che sì! E, Il preambolo non è casuale.

Una persona con scarsa autostima è convinta di valere e meritare “poco” in assoluto e, pertanto, considera l’amore alla stregua di qualcosa a lei negato perché si ritiene essa stessa… “poco”. Non si reputa all’altezza della considerazione della persona desiderata. Soffre, implode frustrazione ed esplode rabbia. Nell’esplosione riscontra spesso la conferma della negazione dell’ambìto amore e, questo, per qualche minuto sortisce l’effetto anestetico “dell’avere ragione…”.

Per ricevere amore è essenziale amare noi stessi, nella convinzione che l’amore è un diritto Universale, a prescindere dalla forma in cui si rappresenta.  Credere di meritare amore e attenzioni esorta in noi uno stato d’animo attraente. Nulla respinge l’amore come la convinzione di non esserne degni.

Oggi, sono con me la Dott.ssa Viviana Morelli e il Dott. Nicola Ghezzani, che ringrazio per la loro gentile disponibilità ad affrontare uno degli aspetti che, più di altri, è causa di delusioni e lamentele: la mancanza di amorevoli attenzioni da parte del partner, spesso confusa con la mancanza d’amore.  Una problematica di coppia prevalentemente sofferta da “lei” e sottovalutata da “lui”. Stimolante il confronto fra i due noti Psicoterapeuti, sia dal punto di vista clinico che personale.

A seguire è disponibile l’intervista… da leggere tutta d’un fiato!!

Un abbraccio

Daniela Cavallini

Daniela Cavallini

 

Intervista alla Dott.ssa Viviana Morelli, Psicoterapeuta ad approccio integrato, Ipnositerapeuta Eriksoniana; ed al Dott. Nicola Ghezzani, Psicoterapeuta a Scrittore.

di Daniela Cavallini

 Daniela Cavallini:

Ho estrapolato e raggruppato le domande più ricorrenti che mi sono pervenute, soprattutto a seguito dell’ultima intervista/”chiacchierata salottiera” con la Dott.ssa Viviana Morelli, dal titolo  “Amore con istinto o razionalità?” e le sottopongo a Voi nella loro integrità. Innanzitutto, la più gettonata dalle donne, a prescindere dall’età: “Come posso capire se gli piaccio davvero o se lui vuole solo un’avventura?”

Dott.ssa Viviana Morelli:

Partendo dal presupposto che incontrarsi non è mai a caso, tutto ciò che accade anche con un margine di rischio…è utile alla crescita. Anche chi si spinge a cercare un avventura può inciampare in un amore. È giusto farsi delle domande ma piacersi implica conoscersi, dobbiamo capire se la persona con cui usciamo sia in grado di “relazionarsi”, entrare in empatia. Tutto implica un tempo, ma un elemento che immediatamente appare è la personalità narcisista, che chiaramente è bene escludere. Una persona centrata su di sé, ha solo il bisogno di apparire, di attirare a sé attenzione e cure… ma non dà, non è capace di empatica reciprocità. Penso che un “succhiatore di energia” è ben riconoscibile. Una donna ha una buona sensibilità e intuizione per capire dove dedicare del tempo, continuare a vedersi, piacere davvero significa “essere percepita” “ascoltata” “vista e riconosciuta”, la relazione così acquista un valore emozionante e paritario.

Dott. Nicola Ghezzani:

Che significa “gli piaccio”? Partirei dal pormi questa domanda: «E’ giusto chiedermi semplicemente se “gli piaccio”?» La cosa vale sia per una donna che per un uomo. Anche un uomo, a mio avviso, dovrebbe stare attento: è raro che una donna si limiti a volere “ un’avventura”, però può voler esercitare un potere, un controllo, per sentirsi più sicura e confermata nella propria autostima. In genere, quando non si è innamorati, l’uomo cerca sesso, la donna cerca controllo psicologico. Quindi non basta accertarsi di “piacere”, occorre invece chiedersi se l’altro prova per noi un profondo o almeno intenso interesse. C’è una complicazione: lui stesso potrebbe non saperlo. Non sempre avete di fronte un “narcisista predatore”, spesso si tratta semplicemente di un tipo un po’ confuso. Ma quando un uomo confuso può diventare pericoloso? Quando non mostra confusione, ma piuttosto si presenta sicuro di sé sul piano della lusinga, quindi della seduzione. Quindi, direi di stare attente all’enfasi con cui l’uomo si presenta, alla straordinaria e ipnotica capacità di farvi viaggiare su un tappeto volante; l’altro segno sono sottili, quasi impercettibili mancanze di rispetto: parla solo lui, o vi ascolta con un’attenzione enfatica e un po’ recitata, si distrae mentre parlate, fa una battuta volgare ecc. Usate il vostro istinto di donne.

Daniela Cavallini:

Assodato che e’ frustrante chiedere attenzioni ad un partner che, per amore di battuta, definisco “spilorcio emotivo”, Vi chiedo:  perché la donna è desiderosa, se non addirittura bisognosa, di ricevere attenzioni affettive e romantiche da parte del partner, almeno tanto quanto lui è refrattario nel concederle?

Dott.ssa Viviana Morelli:

Come terapeuta quando devo intervenire in una dinamica di coppia di questo tipo, mi soffermo sulla persona che porta il problema, spesso la donna che si sente trascurata. La donna in questione dovrebbe chiedersi se il bisogno di attenzioni e conferme nasce dalla sua insicurezza, prima di dire che “è l’altro il problema” lavoriamo sul nostro. Se la donna è una dipendente affettiva, tutto è amplificato…. Altra domanda è :”posso ottenere riconoscimenti in vari altri modi?” …amicizie, lavoro, vari altri affetti?

Forse questa lei si trova realmente di fronte a una persona che è incapace ad esternare delle emozioni…. ma possiamo cambiare questo partner? Dobbiamo essere la sua compagna o la sua terapeuta? Le persone non si cambiano se non vogliono, quindi il nostro potere è cercare la nostra felicità. O accettiamo i limiti di questo uomo, o cambiamo strada. Se questi limiti possono essere solo il frutto di condizionamenti culturali e antropologici, come Ghezzani, Alberoni, Grey, ci spiegano bene, ok, …possiamo anziché entrare in braccio di ferro, accettare e aggirare l’ostacolo. Questo varia da caso a caso da persona a persona. Di fronte a un anoressico affettivo, ben descritto da Ghezzani, io come donna volterei le spalle, con una sola eccezione…se l’uomo in questione accetta una psicoterapia.

Dott. Nicola Ghezzani:

A proposito di questo tema ho scritto il libro “L’amore impossibile” (2015). Nella prima educazione femminile c’è quello che ho definito il “principio servile”, che implica la necessità di sentirsi “brava figlia”, brava bambina”, e infine “donna femminile”, solo nella misura in cui il partner – ma anche il parente – sia appagato e soddisfatto di quanto la donna gli offre. Questo tratto identitario, compatibile con la logica della maternità e dell’amore, viene sfruttato dalle società patriarcali (come in parte è ancora la nostra – ma il fenomeno è molto più evidente nelle società islamiche) per ingenerare la necessità della compiacenza. Se la bambina è stata misconosciuta nell’infanzia e poi da adulta, ha cioè subito il trauma della negazione, è costretta a riparare il danno all’autostima mediante la compiacenza e l’oblazione. Ecco allora che è costretta a sentirsi femminile solo in quanto l’altro sia soddisfatto, e più l’altro, il partner, è freddo più dà la sensazione d’essere scontento. La sua scontentezza costituisce per la dipendente affettiva un vulnus, una ferita all’autostima, una minaccia costante di catastrofe dell’identità.

Daniela Cavallini:

Dott. Ghezzani, da Uomo, prima ancora che da psicoterapeuta, come spiega questa ritrosia espressiva, tipicamente maschile, che oserei distinguere dal coinvolgimento sentimentale?

Dott. Nicola Ghezzani:

Questa “ritrosia espressiva” io l’ho chiamata “anoressia sentimentale” e vi ho dedicato un libro: “La paura di amare” (2013). Il bambino maschio viene educato alla frustrazione affettiva e all’autocontrollo, ed è considerato maschile, virile, solo il bambino che non piange, che si impone fisicamente, che non si attacca alla gonna della mamma, che non tocca gli altri bambini, non cerca la coccola ecc. Questo bambino può avere per di più una madre ambivalente e abbandonica (e ce ne sono tantissime, che nascondono il loro squilibrio mentale facendolo scontare ai loro figli ancora piccoli); allora egli elabora strategie di evitamento della richiesta, già insite nella sua prima educazione: si ritira, si isola, fa da sé: sembra un bambino introverso o simil-autistico; oppure sviluppa un carattere prepotente, nel quale non si esprime mai come soggetto di bisogno, bensì di protesta e di diritto. Divenuto adulto può avere delusioni e frustrazioni sentimentali, può cioè scoprire che la femmina ha arti seduttive che lo attraggono e lo tormentano o che quella ha la facoltà di rifiutarsi, lasciando lui in preda a bisogni affettivi e di conferma frustrati e insoddisfatti. Allora questo maschio adulto già impaurito e difeso può sviluppare una strategia difensiva: al livello minimo, isolamento e tendenza alla solitudine, al livello massimo, seduzione e frustrazione della donna a fini di vendetta; o persino un’alternanza di bontà infantile e violenza fisica.

Daniela Cavallini:

Ci stiamo frequentando da qualche settimana, all’inizio lui era prodigo di messaggi romantici ed ammiccanti, ora si è raffreddato… a volte non mi arriva neppure il “Buongiorno”. Gli ho chiesto spiegazioni, ma lui dice che non è cambiato niente. Perché il suo comportamento è, sì, palesemente cambiato?

Dott.ssa Viviana Morelli

Gli uomini feriti e molto ambivalenti verso il femminile hanno spesso difficoltà a riconoscere i loro problemi. Le loro problematiche con la figura materna vengono negate, niente sparisce e il rancore viene canalizzato sulla partner che involontariamente ne assume il ruolo…di questa madre così ricercata in ogni altra donna e ugualmente odiata.

Spesso diventiamo un oggetto proiettivo. Importante è non perdere il contatto con il reale; non abbiamo meritato quel rifiuto, quello che ci arriva “non è nostro”, non dobbiamo permettere che la nostra autostima venga minata. Possiamo riconoscerci delle “collusioni” che non sono colpe, ma trappole psicologiche dove inciampiamo provocando ciò che temiamo. Caso per caso, si procede per uscire da questo gioco, migliorare la relazione se il partner collabora.

Dott. Nicola Ghezzani:

In questo caso si tratta del tipo maschile ambivalente. Cosa sta facendo? Sta imponendo alla femmina il “dressage” che si impone ai cavalli da addestrare: una miscela di costrizione e liberazione (frustrazione e soddisfazione), il cui fine è imporre le proprie regole del gioco: “qui comando io!”. Il maltrattamento emotivo subito dalla madre e da precedenti partner lo fa ora scontare alla vittima designata.

Daniela Cavallini:

Personalmente non  credo al recupero dell’incantesimo… (la “magia”!) ma spero vivamente di essere smentita, pertanto Vi chiedo: qual è il comportamento più consigliabile alla donna per ripristinare l’appagamento in questo genere di rapporto non ancora consolidato?

Dott.ssa Viviana Morelli:

Le magie sono diverse nelle varie fasi del rapporto, la trasformazione con amore e impegno dà alla coppia altre gioie. Comunque mantenere le “farfalle nello stomaco” è difficile ma non impossibile. Personalmente e come terapeuta credo che la donna debba impegnarsi a non entrare in “simbiosi”, avere sempre i propri spazi personali per non annullarsi e per condividerli poi. Un pensiero utile è pensare che il rapporto può finire domani… non dare mai niente per scontato, per mantenere viva l’idea della conquista.

Dott. Nicola Ghezzani:

La “magia”, è solo un artificio della natura (che sa attivare efficacissime droghe organiche naturali: sostanze oppioidi, endorfine, ossitocina ecc.) perché la coppia sia spinta a tentare una fusione e ad avere rapporti sessuali. È una fase che dovrebbe esaurirsi in un breve periodo. Se il rapporto che si è avviato è fra due persone sane, contempla l’esistenza non solo di stimoli attivatori (bei corpi, belle voci, belle mani, richiami ancestrali e suggestivi), ma anche la conoscenza reciproca e infinita fra due persone complete. Se è così, dall’infatuazione e dall’innamoramento si passa all’amore. L’amore non spegne quella magia, ma la subordina alla realtà del partner: ossia ai suoi limiti, e ciò introduce nella coppia nuovi sentimenti (che nella fase della magia non c’erano): la tenerezza, la commozione, l’esigenza di proteggere. La donna deve capire se il partner la vede come “persona completa” e se prova questi sentimenti. Quindi porsi nella reciprocità e far emergere l’amore.

Daniela Cavallini:

Due persone, in età matura, si frequentano da pochi giorni, si raccontano il loro vissuto, fanno l’amore e lui afferma “sei la donna della mia vita”. Lei è felice come mai prima e ricambia senza riserve.  Poi, senza apparente motivo, lui, repentinamente, si mostra distaccato ed insofferente alle richieste di lei, addirittura critica il suo attaccamento, definendola “appiccicosa”. Come interpretate il brusco cambiamento e cosa consigliate alla donna che, sgomenta, mi scrive?

Dott.ssa Viviana Morelli:

Come ho risposto in una precedente intervista, qui più che interpretare bisogna allontanarsi. L’amore e rispetto per sé prima di tutto. Queste ambivalenze maschili sono pericolose, nascono dalle loro ferite e fragilità, che spesso ci rendono impotenti. Ma essere portate alle stelle… idealizzate… coccolate e poi svalutate, aggredite e trascurate, diventa un gioco patologico che crea dipendenza. Siamo un po’ tutte portatrici di una ferita di “non amore”. Quando la ferita dell’abbandono viene risvegliata: la colpevolizzazione e la vibrazione di quelle leggi arcaiche che fanno sentire una donna sottomessa, ci fanno sentire non amabili e responsabili. Possiamo dire No, a tutto questo. Ci sono sentieri di amore sano e reciproco da intraprendere.

Dott. Nicola Ghezzani:

Lo dicevo anche prima: l’uomo vuole imporre le sue regole, essere colui che viene desiderato. Se l’uomo non è in grado di sviluppare tenerezza, commozione, bisogno di proteggere e quindi rispetto e amore, è un minorato sentimentale. È possibile che, come peraltro ogni essere umano, egli abbia sofferto, ma questo non giustifica la sua assenza di preoccupazioni affettive e morali. La donna deve assolutamente trarre le sue conseguenze, per sé stessa e per le altre donne, se no, fra pochi anni sarà costretta a indossare il burqa. Una storia sessuale o sentimentale non è una storia privata, che riguarda solo noi. È un micro-mondo che riguarda tutti. La donna che fa la serva di un uomo brutale fa retrocedere le lancette della storia di secoli e si rende responsabile della servitù delle sue sorelle.

Daniela Cavallini:

Recentemente ho condiviso un post, tratto dalla mail di una lettrice che, sconcertata, scrive che “lui” nel comunicarle l’imminente partenza per le vacanze, l’avvisa che spegnerà tablet e cellulare e di non aspettarsi contatti, salvo eccezioni. Entrambi i partner sono impegnati in rapporti ufficiali, Il rapporto è recentissimo e solo virtuale, tuttavia l’intensità emotiva è elevata, lui si definisce “scombussolato da questa complicazione gioiosa” e la storia, in funzione di quanto riferitomi, è definibile “ad alto potenziale”. A prescindere dall’ovvietà di una “gestione precauzionale”, tipica di una relazione extraconiugale, sappiamo bene che “logisticamente” nulla è impossibile e “volere è potere”, quindi, perché questo comportamento respingente?

Dott.ssa Viviana Morelli:

Per me è un rapporto vero a metà. Nel virtuale possiamo idealizzare ed odiare, ricattare e sottomettere, adorare ed esaltare con estrema facilità. Come cancellare una persona con un clic.

In psicoterapia questi rapporti reali o virtuali paralleli sono pane quotidiano, diventano un mezzo di crescita quando le persone si chiedono “cosa mi sta accadendo?” piuttosto che “perché si comporta così?… perché mi abbandona e poi ritorna?”

Una lettura può essere la fuga di fronte al piacere, ma possiamo ipotizzare sadismo o masochismo …e allora? Che fare? Si può girare in tondo a cercare spiegazioni che non portano da nessuna parte, invece è utile chiedersi cosa mi trattiene in questa trappola?

Il virtuale nasconde troppe insidie, un modo per capire ed uscirne è incontrarsi, ma spesso uno dei due fugge. A quel punto è l’amore per sé stessi che deve prendere una decisione.

Aggiungo che i rapporti paralleli, possibilmente reali, per molte persone in “cammino” sono una modalità di conoscere sé stessi, attraverso l’incontro con l’altro in una dimensione trasgressiva. Rappresenta un fenomeno in una fase della vita che porta a rivoluzionari cambiamenti, se la persona indaga si chiede e analizza il suo vissuto.

Dott. Nicola Ghezzani:

Con questo comportamento l’uomo sta stabilendo regole temporanee che però dovranno diventare le norme costitutive del rapporto. Sta umiliando la sua compagna (che dovrà sentirsi nient’altro che l’“amante”) per metterla nella condizione dell’attesa, ossia della frustrazione. Vuole che la compagna si senta donna di serie B, “seconda moglie”, meno importante della prima, secondo una logica di “poligamia” in uso nelle barbare nazioni che ancora la praticano, ma subdolamente desiderata ancora da molti uomini occidentali, che dovrebbero essere smascherati in questa che è una vera e propria “violenza maschilista”. Molte donne, a loro volta, tendono a praticare la stessa promiscuità per una sorta di vendetta basata sulla “identificazione col persecutore”.

Daniela Cavallini:

Ringrazio la Dott.ssa Viviana Morelli, ed il Dott. Nicola Ghezzani per le esaurienti risposte.

 

Info e riferimenti:

Dott.ssa Viviana Morelli, Psicoterapeuta ad approccio integrato, Ipnositerapeuta Eriksoniana.

vivianamorelli@virgilio.it

+39 338 2407842

Viviana Morelli

Dott. Nicola Ghezzani. Psicoterapeuta e Scrittore, Tutte le informazioni sono reperibili al sito.

nicolaghezzani.altervista.org

Nicola Ghezzani