Manuela Caracciolo, giornalista e scrittrice, presenta il suo ultimo libro “Tutto ciò che il paradiso permette”| INTERVISTA

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«Il mio lavoro mi porta ad ascoltare, elaborare, interiorizzare e riportare. Sono curiosa ed affamata di storie, di arte, di cultura, di bellezza, di viaggi, di film e musica. Tutto quanto gioca a creare ciò che poi includo nella scrittura creativa» (Manuela Caracciolo)

di Andrea Giostra

Ciao Manuela, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Manuela scrittrice?

Scrivo per legittima difesa. Amo tutto ciò che è creativo e stimolante. La scrittura è un rifugio sicuro dove posso esprimere i miei stati d’animo filtrati dalla storia e dai personaggi, un involucro dove riesco ad allontanare il mondo esterno e crearne uno tutto mio. Creo i miei personaggi come se fossero compagni di un viaggio in cui ci avventuriamo insieme, e ne usciamo cambiati, sicuramente più uniti.

…chi è invece Manuela donna nella sua quotidianità al di fuori della sua passione per la scrittura?

Non esiste una Manuela oltre la scrittura. O meglio, il mio lavoro mi porta comunque ad ascoltare, elaborare, interiorizzare e riportare. Sono curiosa ed affamata di storie, di arte, di cultura, di bellezza, di viaggi, di film e musica. Tutto quanto, quindi, gioca a creare ciò che poi includo nella scrittura creativa.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi?

Un giorno, a 13 anni, capii che volevo scrivere e lasciare qualcosa di buono nelle persone che avrebbero letto le mie storie. Sono giornalista pubblicista dal 2008, prima ho studiato e lavorato come fashion designer, poi ho fatto una scelta che è poi stata il mio percorso, cioè scrivere, comunicare. E da lì è nata la magia, anche se fin da bambina amavo le storie. Lette, ascoltate , viste al cinema o in tv. La sera rielaboravo le vicende e le personalizzavo nella mia mente e ciò mi proiettava in un mondo nuovo, solo mio. Questa per me è la magia della scrittura! Dal 2007 scrivo per giornali locali e per alcune testate americane come La Voce di New York e America24 (del Gruppo Il Sole 24 Ore). Curo la comunicazione di alcune realtà nell’ambito della cultura e dell’enogastronomia. Ho pubblicato nel 2017 il romanzo Quella notte a Merciful Street (Trenta Editore).

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Ho cominciato dalla lettura. Sono sempre stata amante di tutti i tipi di narrazioni, ma con i romanzi è cominciata una vera e propria storia d’amore. Quando chiudevo un libro, sentivo la mancanza dei personaggi, dei luoghi descritti, sentivo che la storia letta era entrata a far parte della mia. Mi sono chiesta se anche io sarei stata in grado di rilasciare questa sensazione in chi leggeva le mie storie. Così, a 13 anni, scrissi il mio primo capitolo.

Ci parli del tuo libro “Tutto ciò che il paradiso permette”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Manuela Caracciolo, “Tutto ciò che il paradiso permette”

Ci sono incontri che avvengono per puro caso o per sommo volere del destino, ma che comunque, tanto inaspettatamente cambiano il corso di un’intera vita. Due esistenze diametralmente opposte si sfiorano per poi incrociarsi e annodarsi sullo sfondo di una Dublino degli anni Novanta, brulicante di nuove tendenze artistiche. Essere famosi, affascinanti, avere quasi trent’ anni ed Essere leader di una rock band è tutto ciò che Paul ha sempre desiderato, ma dopo qualche anno in vetta alla fama, il musicista si ritrova a fare i conti con il prezzo della celebrità tanto inseguita, lama a doppio taglio che sfregia la sua giovane vita. Ci sono eccessi, ricchezza, droga, alcool, donne e tutto quanto è spinto all’ennesima potenza, come il volume di una chitarra elettrica. Tutti elementi di un cocktail micidiale danneggiano la mente del ragazzo cresciuto in periferia. Intorno a quel mondo dorato aleggia lo spettro sempre più minaccioso dell’HIV, una vera e propria epidemia ancora oggi non ancor debellata, che per anni ha mietuto vittime giovani. Faccia a faccia con le sue paure e la sua crisi da palcoscenico, Paul incontra una sognatrice seriale, Harrie, che senza volerlo inciampa in una fuga che porterà i due fuori dall’isola di smeraldo verso nuovi lidi, geografici ed emotivi.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Come detto sopra, si rivolge a chiunque voglia intraprendere un viaggio in questo mondo immaginario che fotografa comunque un momento storico che ha cambiato molto i rapporti sociali, culturali, emotivi. Poi è anche ambientato nel mondo della musica, anzi è uno degli elementi focali, non solo una colonna sonora; quindi, chiunque la ami penso si ritroverà nelle canzoni e nei testi che mi hanno ispirata.

Una domanda difficile Manuela: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Tutto ciò che il paradiso permette”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Rispondo come sopra. La scelta di un libro da leggere è molto personale, e io lascio che sia la curiosità di ognuno. Ci tengo solo a dire che nulla, nella narrazione è come sembra, aleggia la fatalità e il pericolo che alimenta l’attaccamento alla vita. In questo romanzo si viaggia molto, dentro e fuori dai personaggi, avanti e indietro per la linea del tempo. Dopo averlo letto… non sarete più gli stessi!

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Sì, ma rimane qualcosa di personale che non ho bisogno di dichiarare. Chi ci ha creduto, anche prima di me, lo sa.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri o romanzi? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Si, una raccolta di racconti, Storie sole, e “Quella notte a Merciful Street” edito da Trenta editore. La prima è una antologia delle mie prime opere, il secondo racconta una storia al limite del paranormale, ma allo stesso tempo molto realistica. Quella notte a Merciful street è nato questo libro, da un‘immagine precisa. Una palazzina di mattoni in arenaria, in una strada innevata e una luce che esce dalle finestre. E un profumo… lavanda. Quella essiccata e messa nei sacchetti di lino in fondo ai cassetti di legno. Ho pensato che a New York potesse esistere un luogo come Merciful street, anzi, ne sono sicura. L’ho trovato, girovagando nel Greenwich Village e l’ho riconosciuto subito. Ho provato a guardare oltre i vetri e ho visto la vita dei miei personaggi e li ho lasciati parlare e muoversi nel loro spazio, sono entrata nei loro sogni, mi sono mossa tra le loro paure e nei ricordi. E ho pensato, come lettrice cosa mi sarebbe piaciuto leggere e, da scrittrice, ho provato ad alimentare e soddisfare quel bisogno, mettendo dentro stralci di esperienze, immagini, suggestioni, senza forzare troppo la storia, ma lasciando che mi conducesse verso il lato misterioso che esiste in ognuno di noi.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Non trovo nulla di male a rintanarsi nella scrittura, è una dipendenza che non nuoce alla salute mentale, anzi!

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Non sono d’accordo. È una questione di evoluzione mentale. Viviamo un’epoca molto particolare e rivoluzionaria, abbiamo mezzi in abbondanza per comunicare e dialogare, e ci sono mille e più input per poter scrivere e creare. Tutto va preso nelle giuste dosi. Per quello è fondamentale aggiornare la propria “cassetta degli attrezzi” e inglobare tutto ciò che di buono possiamo assorbire da ciò che ci circonda.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.»(Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

L’ho già espresso prima. Leggere, come assistere ad uno spettacolo, visitare una mostra, vedere un film sono esperienze, comunque, di crescita ed arricchimento personale e sta a noi fare in modo di cogliere ciò che ci serve per crescere intellettualmente e lasciar andare ciò che non ci serve. Si entra in connessione con chi crea, per evolversi, altrimenti inutile entrare in contatto.

«Il Web non ha inventato gli imbecilli, ma ha dato loro, semplicemente, lo stesso pubblico che hanno i premi Nobel. I media non creano, ma coltivano e promuovono e gratificano l’imbecillità: perché fa vendere e fa votare. Il Web gratifica gli imbecilli, che prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. Non la danneggiavano perché, prima, l’accesso ai media era sorvegliato da doganieri potenti e intellettualmente onesti: giornalisti, editori.» (Umberto Eco, 2015). Cosa pensi delle parole di Umberto Eco in merito al proliferarsi dei “cretini” del web e dei social che invadono quotidianamente le vite di chi frequenta il virtuale e le relazioni social? Cosa si può fare secondo te per arginare gli “imbecilli” e gli “incompetenti” descritti da Eco e ridare alla nostra società contemporanea dei riferimenti certi e solidi dal punto di vista culturale e artistico?

Sono d’accordo con il Maestro, in parte. Occorre saper filtrare le informazioni e verificare sempre le fonti, ove possibile. E soprattutto non cercare nel web una autoaffermazione, ma usarlo come strumento per comunicare in modo corretto, anche qui, cogliendo ciò che è utile per il nostro sapere. La Rete è fondamentale perché ci dà la possibilità di viaggiare stando fermi, di stringere contatti, condividere idee, come una sconfinata piazza gremita di persone e informazioni… è quindi fondamentale non perdersi e non sostituire mai la nostra vita reale con ciò che viviamo attraverso lo schermo. Un esempio pratico: ho cominciato anni fa, a scrivere di New York e ho intessuto una fitta rete di contatti di persone da intervistare e con cui scambiare. Sono nate amicizie e belle collaborazioni. E ogni volta che torno in America non manco di incontrarle fisicamente. Questo è il giusto scambio che il web ci fornisce.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno che mettiamo in quello che facciamo?

Entrambi. Prima pensavo che i miei target fossero raggiungibili solo grazie alla volontà e all’impegno, ma crescendo ho capito che l’essere la persona giusta, al momento giusto è questione anche di fortuna. Occorre comunque essere pronti e preparati, avere strategie, sogni, idee chiare, ma spesso la vita ci sorprende e sono certa che ci sia un disegno per ognuno di noi. Abbiamo bisogno di pazienza e calma per rendercene conto, ma è sicuramente un vivere migliore.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Posso solo rispondere per me. È qualcosa che si crea ogni giorno, che cresce e si modifica, non senza difficoltà. Anzi, proprio affrontando i momenti difficili, riconosciamo subito chi cammina al nostro fianco sempre e comunque e chi no. Amiamo chi è simile a noi, in qualche modo, e non parlo di attrazione, ma di complicità, scambio, comprensione, accoglienza e soprattutto il mantenere ognuno la propria identità, senza snaturarsi per ricerca di conferme del nostro valore. Fondamentale è poi ridere, giocare, tornare un po’ bambini e non prendersi troppo sul serio. Inoltre fondamentali sono il rispetto e la fiducia reciproci… ma prima, il lavoro da fare è dentro noi stessi. Solo così potremmo avere una connessione sana con chi amiamo.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Domanda difficilissima, sono tantissimi… forse Gabriel Garcia Marquez e Umberto Eco (ma anche Aruki Murakami, Amélie Nothomb, Andrea Camilleri, Umberto Eco, Paul Auster, Stefano Benni, Stephen King e Niccolò Ammaniti). Li trovo gli autori più significativi dell’ultimo secolo… storie che hanno fatto la storia della letteratura, di una terra, di un pezzo di passato ma che resta ancora attualissimo.

I libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

La metafisica dei tubi, Ameliè Nothomb; Il nome della rosa, Umberto Eco; Il generale nel suo labirinto, G.G. Marquez. Il motivo lo scopriranno leggendo.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

Arancia meccanica, La grande guerra, Apocalipse now. Idem come sopra.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Sono al lavoro sul nuovo romanzo. Una storia complessa e corale. Per seguire le mie presentazioni potrete trovare tutti gli aggiornamenti sulle mie pagine social/Facebook e Instagram.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Leggete, leggete, leggete e non smettete di sognare!

 

Manuela Caracciolo

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Andrea Giostra

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