“Il galateo di una signora perbene” | di Ilaria Cerioli

0
445
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

“Il galateo di una signora perbene” | Testo e voce di Ilaria Cerioli

Non sarebbe male avere la possibilità di definirsi totalmente felici almeno una volta nella vita. Chi di noi può vantarsi di avere toccato senza dubbio la felicità quella volta in cui… è normale tentennare nella risposta perché, se rivolgiamo lo sguardo al passato tendiamo a ricordare di più i momenti dolorosi rispetto a quelli sereni. Leopardi l’aveva capito bene se nello Zibaldone paragona la vita a un giardino fiorito dove però, a guardarlo bene, si mostrano i segni della sofferenza: la rosa è intaccata dal sole; il giglio è succhiato da un’ape e un albero è infestato dalle formiche. Come tante amiche pure la sottoscritta in età giovanile si è impegnata nell’esercitare la tristezza, l’autocommiserazione e l’insicurezza. Anzi le vestivo benissimo, come si fa con un abito sartoriale. Piena di nuvole, inseguivo la solitudine e combattevo contro i mulini a vento. Non che ora sia poi diventata una Wonder Woman ma ho raggiunto quell’età meravigliosa che mi permette di non dovere dimostrare nulla. Ho scoperto di non essere una donna forte e neppure indipendente. Sono terrorizzata dalla lampadina bruciata così come dal tempo che passa, ma cerco di porre rimedio o chiamando nel primo caso qualche amico abile elettricista e nel secondo curando il mio corpo con tanto esercizio e buone creme. Credo di rientrare a pieno titolo in quella categoria di donna che mia madre, femminista e rivoluzionaria, agli inizi degli anni settanta cercava di salvare dalle catene del focolare domestico e dalla dipendenza affettiva. Dopo essere uscita indenne dalle mode degli anni Otanta e Novanta, dal post femminismo, dallo yoga e da diverse delusioni sentimentali, ho fatto pace con me stessa e, ai gonnelloni hippie, preferisco il tacco dodici, la messa in piega dalla parrucchiera e il Franciacorta Satin. Amo mostrare una casa carina e raffinata, ho un guardaroba coordinato agli accessori e sono vestale delle care e rassicuranti buone maniere. Considero, infatti, il Galateo imprescindibile per migliorare la qualità della vita delle persone. Le buone maniere, infatti, non sono da ritenersi un cimelio storico e neppure sinonimo di arroganza, ma permettono di destreggiarsi elegantemente nel disordine quotidiano. Sono la mia bussola sia per mantenere la rotta in questa società complessa sia per sopravvivere al provincialismo quotidiano. Insomma grazie alla meticolosità con cui curo i dettagli ritrovo il sorriso. Se esercitare l’eleganza e il savoir faire, infatti, non sono la ricetta per la felicità, aiutano di certo a vivere meglio. Come dicevo ho superato da qualche anno l’età dell’innocenza e alla falsa modestia preferisco un sano orgoglio. Nutro pregiudizi verso la stupidità umana e non vedo perché dovermi circondare di cianfrusaglie così come di persone inutili. Pertanto la prima regola è non avere paura di essere se stesse. Ho accettato da tempo la mia indole. Ho fatto pace con una madre che sperava un destino diverso per la figlia: non sono diventata una dirigente di azienda, non ho una vita inimitabile e neppure ho inseguito sogni di gloria. Mi sono sposata, ho messo al mondo tre figli, sono separata e ora scrivo. Ecco: il mio destino riassunto in un amen ma, attenzione, non cambierei neppure una virgola di questo percorso banale perché è solo attraverso le scelte più ovvie che impariamo a essere noi stesse. Un esempio? Fare o non fare colazione. Sembra un’ovvietà? Eppure ha un suo perché: quando ci svegliamo la mattina presto non abbiamo mai tempo di soffermarci a riflettere sui sogni appena terminati o su quali programmi per la giornata. Iniziamo a correre, correre e basta. Col tempo ho imparato a mettere la sveglia almeno un’ora prima del previsto e a concedermi il privilegio del silenzio. Durante l’inverno osservo la natura intirizzita dal freddo e d’estate attendo il sorgere del sole come fosse un miracolo. Intanto preparo la tavola scegliendo con cura gli ingredienti per una colazione non scontata. Cambio sempre, alterno noci nocciole e mandorle a yogurt; pancake fatti con farina di riso e frutti di bosco freschi a un uovo; oppure una colazione salata con toast e prosciutto cotto. Da bere tè, tisana o caffè americano ma rigorosamente non metto zucchero bianco. Se proprio devo dolcificare preferisco aggiungere un cucchiaino di malto di mais o riso o sciroppo d’acero. La seconda regola pertanto è iniziare la giornata assecondando il proprio bioritmo senza orologio alla mano, senza zucchero bianco e prodotti confezionati. Infine la terza regola è sentirsi originali. Non ci vuole un conto in banca importante per distinguersi. Non è questione di esporre marche o chincaglierie come fossimo una bancarella di Natale. Signore mie, si tratta di stile. Solo di stile. Pertanto, per carità, mai affrettarsi a uscire di casa se prima non abbiamo rifatto il letto. L’eleganza non ammette sciatteria perchè le pieghe di un lenzuolo accartocciato rischiano di trasformarsi in un reticolo senza via di uscita.

Ilaria Cerioli