Viet Thanh Nguyen, Premio Pulitzer 2016 per la Narrativa con il romanzo “The Sympathizer” (2015) | INTERVISTA

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Intervista e recensione al romanzo “The Synpathizer” | di Andrea Giostra

Viet Thanh Nguyen è professore universitario di “English and American Studies and Ethnicity” nella prestigiosa University of Southern California di Los Angeles (U.S.A.) e vincitore del più prestigioso dei premi letterari, il Premio Pulitzer 2016 per la Narrativa con il romanzo “The Sympathizer” (2015).

Viet Thanh Nguyen, Premio Pulitzer 2016

Il 18 aprile 2016, alla Columbia University di Broadway, Pulitzer Hall 709, New York, U.S.A., è nata una nuova e luminosissima stella nel firmamento della letteratura planetaria: Viet Thanh Nguyen! Viet Thanh Nguyen non è ancora uno scrittore noto al mondo, almeno fino al giorno di Pasquetta del 2017 nel quale è sato mio ospite per questa intervista interessante intervista. Non lo era, e non lo è stato fino a un anno prima, neanche nel suo Paese d’adozione, gli Stati Uniti d’America. Viet Thanh è nato a Buôn Ma Thuôt, in Vietnam, nel 1971. Nel 1975 la sua famiglia fugge negli Stati Uniti d’America per chiedere asilo politico, dopo la caduta del regime sostenuto dagli Americani nel tentativo di colonizzare il Paese motivando l’“invasione armata” col più nobile degli obiettivi della politica occidentale: “importare la democrazia” in Vietnam attraverso una guerra sanguinaria, sanguinosa e dolorosa di cui il popolo americano ancora oggi porta ferite profonde e incancellabili. Tutti i profughi vietnamiti che avevano sostenuto il Governo statunitense e che riuscirono a fuggire dalla Rivoluzione vietnamita, vennero accolti da subito in diversi campi di accoglienza in territorio americano: la famiglia di Viet Thanh Nguyen passa il primo periodo della sua permanenza in Pennsylvania, presso il campo profughi di Fort Indiantown Gap. Solo alla fine degli anni ’70 Viet e la sua famiglia possono iniziare una vita da cittadini liberi e da cittadini americani veri, ottenendo dal Governo Americano il permesso di traferirsi dove avrebbero voluto vivere dal momento in cui hanno messo piede negli U.S.A., la California, a San Jose, che per clima e humus era ritenuto dai Nguyen, almeno nell’immaginario, il più vicino e “prossimo” a quello del Paese che avevamo amato e abbandonato per sempre, per sfuggire a morte certa. È dalla California che il piccolo Viet Thanh Nguyen inizia gli studi, con passione, intelligenza e determinazione, laureandosi nel maggio del 1992 col massimo dei voti in “Letteratura Inglese e Studi Etici”; divenendo poi, nel 1997, professore universitario in “English and American Studies and Ethnicity” nella prestigiosa University of Southern California di Los Angeles. Inizia a scrivere novelle, racconti brevi, e libri di saggistica, oltre a svolgere con grande diligenza, competenza e preparazione la sua professione di professore universitario. Nel 2015 pubblica il suo primo romanzo, “The Sympathizer”, edito da Grove Press, New York. Il 18 aprile 2016 Viet Thanh Nguyen vince il più prestigioso dei premi letterari al mondo, il Premio Pulitzer, nella categoria “Fiction” (Narrativa), con la seguente motivazione «a layered immigrant tale told in the wry, confessional voice of a “man of two minds” and “two countries”, Vietnam and the United States» («una storia di immigrati raccontata a strati e con sottile ironia; la confessione di una voce di un “uomo con due menti” e “due Paesi”, il Vietnam e gli U.S.A.»).

È questa la premessa alla prestigiosa intervista che il Prof. Viet Thanh Nguyen mi ha concesso il 17 aprile 2017 e che riproponiamo qui su questo Magazine.

Prof. Viet Thanh Nguyen, se dovesse dire qualcosa ai nostri lettori, come Artista e come Scrittore, cosa direbbe loro?

Che sono molto felice che i lettori in Italia stiano leggendo il mio romanzo!

Quando ha pensato di scrivere questo Romanzo, quali obiettivi aveva il suo progetto?

In primo luogo, quello di contestare il modo in cui la guerra in Vietnam è stata e viene ricordata a livello globale, soprattutto a causa dei “racconti” statunitensi (sia in letteratura che nel cinema). Questa è forse stata la prima guerra nella storia in cui i perdenti (gli americani) hanno scritto la storia, invece che i vincitori. I vietnamiti di tutto il mondo, nelle storie raccontate dagli americani, sono stati cancellati, messi a tacere, oppure mutilati; mentre le memorie dei vietnamiti in Vietnam, e la diaspora che ne è scaturita, sono molto diversi, e di fatto non sono affatto conosciute. Così ho pensato al mio romanzo come a una vendetta contro le storie americane, un tentativo di scrivere una storia diversa della guerra, da una prospettiva vietnamita. In secondo luogo, l’idea di scrivere un romanzo che fosse riconosciuto universalmente nella sua narrazione della guerra, della fedeltà, del tradimento, della rivoluzione; e che fosse anche una apologia radicata, un forte discorso a difesa della vera storia dei vietnamiti.

Io penso che il suo Romanzo sia il più interessante e stravolgente libro scritto negli ultimi venti anni, per tutto quello che contiene, per la qualità della narrazione e per la profondità dell’introspezione psicologica che con eccellente maestria Lei fa di tutti i protagonisti della Sua storia; al contempo ribaltata con estrema classe e sottilissima ironia la prospettiva interpretativa della guerra in Vietnam. Cosa ci dice in proposito?

Grazie del complimento, Andrea! Penso che quello che il mio romanzo dice è che non vi è alcuna storia o narrazione che sia stata raccontata così tante volte, in modo altamente ripetitivo, come quello che è stato detto e scritto dagli americani della guerra in Vietnam; una storia non può essere rovesciata e ricostruita in un modo completamente diversa da quella che allora fu la realtà.

Come ha vissuto da vietnamita naturalizzato statunitense negli Stati Uniti d’America? Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi di essere un rifugiato naturalizzato in un Paese che comunque dà sempre e prioritariamente al merito e alle capacità personali grande spazio per avere successo professionale e sociale?

Come rifugiato negli Stati Uniti, ho sempre percepito di essere vissuto come una spia. Ero un americano di una famiglia di genitori vietnamiti, pronto a spiare le loro strane abitudini, il loro cibo, e la loro lingua. Fuori da casa mia, mi sentivo come una spia vietnamita di tutta la bellezza e di tutte le stranezze degli americani. Ho imparato a non dare per scontato tutto ciò che ogni cultura dice o scrive di sé stessa, ho imparato ad essere sempre scettico. Questa è stata una posizione scomoda da vivere in America; ma al contempo un luogo produttivo per un romanziere, che deve sempre porsi in modo sia empatico che critico. Nella misura in cui io sono stato simpaticamente scettico, mi è sempre stato profondamente chiaro il potere e la seduzione del Sogno Americano al quale tu fai riferimento, ma sempre consapevole delle sue insidie. Il sogno americano è, infatti, reso possibile solo dall’Incubo Americano di genocidio, di schiavitù, di colonizzazione, di guerra, di razzismo e di sfruttamento, nonché dalla negazione di tutte queste cose. Sono venuto negli Stati Uniti a causa dell’Incubo Americano, spedito qui dal mio paese di nascita, e sono cresciuto negli Stati Uniti come beneficiario del Sogno Americano. Questa è la contraddizione che mi ha reso quello scrittore che sono oggi, e dalla quale non riesco a indietreggiare; uno scrittore che deve confrontarsi continuamente, come faccio in “The Sympathizer” (“Il Simpatizzante”).

Se due bambini di dieci anni dovessero chiederle con spontaneità, ingenuità e curiosità: «Prof. Viet Thanh Nguyen, ci spiega per favore cos’è l’Arte?», come risponderebbe a questa domanda per far capire loro quello che vogliono sapere?

L’Arte è quello che senti e quello in cui credi, quello che puoi vedere con gli occhi della tua mente. Come realizzare quello che vedi in modo che anche altri possano vedere; che è al contempo un mandato per tutta la vita, radicato nelle intuizioni emotive e nel dolore di quello che sei, come un bambino.

Verrà in Italia per presentare il suo Romanzo The Sympathizer? Se sì, quando e quale sarà il tour perché i nostri lettori possano venire a sentirLa parlare e ad incontrarLa per avere il suo autografo sul suo Romanzo?

Il Simpatizzante, Viet Thanh Nguyen, Premio Pulitzer 2016

Mi piacerebbe vedere di nuovo l’Italia, considerato che il mio primo e unico incontro con l’Itali è stato nell’estate del 1998, quando con il mio zaino ho visitato Roma, Venezia e Firenze. È stata un’esperienza meravigliosa, bellissima e romantica. Adesso sono stato invitato a partecipare ad alcuni Festival per l’estate prossima, quella del 2017, e deciderò presto se potrò partecipare.

Grazie infinite Prof. Viet Thanh Nguyen di avermi concesso questa intervista che le confesso mi lusinga e mi onora tantissimo … e, come dite voi americani, break a leg…

Grazie a te, Andrea, per avermi chiesto l’intervista per i tuoi lettori italiani.


Viet Thanh Nguyen, “Il Simpatizzante”, Ed. Neri Pozza, Vicenza, 2016 | Recensione di Andrea Giostra

La mia sincera viscerale convinzione, dopo aver divorato l’Opera Letteraria di Viet Thanh Nguyen, è che qui siamo di fronte ad uno scrittore fuoriclasse e di grande talento, che possiede una doppia matrice narrativa, quella storica da un lato, e quella dell’innata capacità di indagare brillantemente e lucidamente il profondo dell’animo umano nei momenti drammatici, di disperazione, di solitudine, di paura, di speranza, di gioia, di delusione, di tradimento, di vigliaccheria, di arroganza, di paranoia-persecutoria, di insensibilità umana, di depersonalizzazione, di scissione-psicotica, di agiti-schizofrenici, di cinismo, di misconoscimento, di identificazione-proiettiva, di amore, di passione, di solidarietà, di legami di sangue, di fedeltà, di fiducia, di libertà, di uguaglianza, di patriottismo, di orgoglio, di immolazione, di speranza, di provvidenza, di fede cieca e indubitabile sigillata col sangue … «Sollevai il palmo della mano destra, mostrando la mia cicatrice, identica alla sua e a quella di Man. La vedevamo ogni volta che aprivamo la mano per prendere una bottiglia, una sigaretta, una pistola, o per stringere una donna. Come i guerrieri delle leggende, avevamo giurato di dare la vita uno per l’altro, immersi fino al collo nel romanticismo degli anni di scuola e uniti dai valori eterni che tutti e tre coltivavamo: la fedeltà, l’onestà, il fervore, la difesa dell’amicizia e dei propri ideali. Ma quali potevano essere i nostri ideali, a quattordici anni? La nostra amicizia e fratellanza, il nostro paese e la nostra indipendenza. Eravamo certi che, se ci fosse stato chiesto di farlo, non avremmo esitato a sacrificare noi stessi per i nostri fratelli di sangue e per la nostra nazione, ma non sapevamo esattamente chi sarebbe stato a domandarcelo, e che cosa saremmo diventati.» (p.53).

Ho letto alcune recensioni di Magazine americani e anglosassoni, e quasi tutti parlano di Viet Thanh come di un Grande Scrittore paragonabile ai Grandi Maestri quali Conrad, Green, le Carrè.

Paragonarli a questi scrittori, che certamente hanno fatto la storia della letteratura-narrativa, è semplicemente riduttivo e non dà merito all’immenso talento e alle straordinarie potenzialità di questo Artista che può specchiarsi solo davanti ai grandi miti immortali della letteratura di tutti i tempi: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe, Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Zelda Fitzgerald, Charles Bukowski, solo per citare alcuni dei cosiddetti “poeti maledetti” che sono rimasti intrappolati, in tutta la loro vita artistica e letteraria, dentro la gabbia delle celebri parole di Friedrich Nietzsche: «Se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te.» Com’è oramai intrappolato Viet Thanh Nguyen che ha mosso i primi temerari e decisi passi narrativi, e di archeologo dell’animo umano, con un’Opera che certamente è la prima di una lunga serie di Romanzi che lasceranno un solco profondo e doloroso nel lettore; nel lettore che ama il pathos letterario, che vuole sentirsi spruzzare addosso il sangue caldo e ancora vivido della passione e della sofferenza, del rancore e della disperazione, dei rimpianti e dei rimorsi per le azioni compiute in terreno di guerra!

La prospettiva del “Romanzo Storico” di Viet Thanh Nguyen, è semplicemente la cornice narrativa che contiene un enorme costellazione di emozioni e sentimenti, di passioni e di turbolenze, che aprono al lettore, senza che se ne renda conto, una immensa “Big-Time-Gate” che lo trasporta emozionalmente, in una sorta di immaginario “Time-Travel”, in quella che è stata la Guerra più assurda e incomprensibile del XX Secolo fatta dagli americani: la Guerra in Vietnam!

La prospettiva interpretativa di quella che è stata una delle tragedie più grandi del secolo scorso, viene abilmente capovolta da Viet Thanh: non è più una lettura “americano-centrica”; ma una lettura fedele alla realtà di quello che accadde in Vietnam veramente, perché i fatti narrati nell’Opera letteraria di Viet Thanh sono fatti realmente accaduti, fatti che hanno il sangue colmo di odio e di dolore che ancora pulsa e che imbratta le mani del lettore che leggerà e sfoglierà le pagine de “The Sympathizer”. Ed è un sangue occidentale, europeo, statunitense, vietnamita, meticcio, bastardo, caldo come le vite spezzate e la speranza tradita.

È questa la storia vera della guerra in Vietnam narrata da Viet Thanh; è la storia delle dinamiche politico-affaristiche di Saigon; una storia che si astiene da patriottismi propagandistici e che mette al centro del racconto gli attori che hanno calcato le scene quotidiane ed incerte di Saigon e dell’intero Vietnam di allora; non certo le “comparse-mercenarie” che hanno tentato disperatamente di instillare al mondo intero una lettura inverosimile e mistificatoria di uno degli eventi di Guerra mediaticamente più dirompenti e sconvolgenti del XX secolo.

L’intelligente contaminazione narrativa che prende spunto e si spira alle bellissime Spy-Story della Guerra Fredda, arricchiscono il contenuto del Romanzo con ulteriori elementi realmente accaduti, rendendolo un vero capolavoro letterario. Il lettore che farà suo “Il Simpatizzante”, rimarrà anche lui prigioniero delle parole di Friedrich Nietzsche, perché «”Non esiste niente di più prezioso dell’indipendenza e della libertà”. Erano parole per le quali eravamo pronti a morire. Quel tipo di linguaggio, come del resto i riferimenti a gruppi di studio, commissioni e partiti, per Man era pane quotidiano. Aveva ereditato il gene rivoluzionario da un prozio, costretto dai francesi a servire nel loro esercito durante la Prima guerra mondiale.» (p.43).


Viet Thanh Nguyen:

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https://en.wikipedia.org/wiki/Viet_Thanh_Nguyen

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Viet Thanh Nguyen, Premio Pulitzer 2016

Andrea Giostra

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Andrea Giostra