25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione  della  violenza contro le donne | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, come ogni anno, dal 1999, il 25 novembre ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne. Ricorrenza che fu istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) allo scopo di invitare i Governi, le Organizzazioni Internazionali e le Ong  ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento.

Tuttavia in Italia solo dal 2005 alcuni Centri Antiviolenza e Case delle Donne hanno iniziato la celebrazione di questa giornata.

Da anni mi prodigo nello scrivere articoli sull’argomento e nel diffondere interviste  rilasciatemi da Professionisti operativi in ambito psicologico e legale, con l’obiettivo di sensibilizzare tutti al rispetto ed alla tutela nei confronti delle Donne, tutt’oggi vittime di femminicidio. Tuttavia, all’estremo, irreversibile atto, è inconfutabile l’aprioristica manifestazione dei prodromi, che si rivelano con l’abuso di violenza psicologica e fisica agite su di loro da parte di individui di sesso maschile, ma indegni dell’accezione di Uomini.

Oggettivamente Incontestabile è il concetto di corresponsabilità – esiste il boia perché qualcuno accetta subente il ruolo di vittima –  e, per questo, sollecito tutte le Donne all’autotutela, intesa come prevenzione dell’estremo gesto… l’irreversibile.

Purtroppo, è ancora troppo diffuso nelle donne vittime di violenza, il cedimento al ritorno, all’accettazione di quelle promesse già deluse in passato, perché è il desiderio di perdonare e tornare all’iniziale idillio di amore che porta la donna nuovamente fra le braccia del carnefice, ad accettare “quell’ultimo incontro” che si rivelerà fatale.

L’infame ha progettato la fine e quando si presenta a “quell’ultimo incontro”, ha già deciso quale copione mettere in atto e con strategie subdole, perverse e manipolatorie renderà la vittima inerme.

Vittima che, talvolta sopravvive, ma riportando segni indelebili sul corpo e nell’anima oltreché pervasa dal terrore che l’obbrobrioso individuo si ripresenti più determinato che mai per terminare su di lei l’allora incompiuto gesto.

In effetti, la cronaca ci conferma la mancanza di protezione nei confronti della donna da parte delle Istituzioni, soprattutto dopo aver denunciato la violenza subita – ovvero quando il mostro è ancor più incattivito – e non è neppure assicurata la certezza della pena scontata in carcere, tantoché, non di rado, si reputa sufficiente un braccialetto elettronico unitamente all’intimazione di non avvicinarsi alla vittima.

È innegabile anche la mancanza di tutela per le prostitute,  dai benpensanti bersagliate con prosaici giudizi… (ma quale diritto abbiamo di giudicare?) Donne con alle spalle un vissuto che neppure conosciamo, spesso riportanti ferite profonde, e chissà, forse costrette alla prostituzione da chi diceva di amarle ed oggi – in caso di ribellione –  minaccia di uccidere i loro cari.

Naturalmente vi sono anche professioniste del sesso per libera scelta, ingolosite dall’ elevato guadagno riservato alle cd “escort d’alto bordo”: scelta discutibile, non condivisibile all’unanimità, ma non per questo Donne meritevoli di violenza e morte.

È altresì inconfutabile che esistano femmine – indegne di essere definite Donne –  manipolatrici e cattive, agenti con perfidia a carico di Uomini egregi, tuttavia, ricordando il concetto di corresponsabilità, ritengo che neppure loro siano passibili di punizioni cruente.

Nulla giustifica la violenza e non dovrebbe esistere in assoluto, ma all’utopistica affermazione, possiamo conferire maggior realismo nell’invocare alla Giustizia la più plausibile tutela e contemporaneamente educare le Donne stesse all’autotutela attraverso percorsi formativi atti alla prevenzione.

Oggi, al fine di ragguagliare le Donne in termini di prevenzionetutela legale e giuridica, ringrazio per la disponibilità ad essere me la Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti Psicoterapeuta – Presidente ANPIF Associazione Nazionale Psicologi in Farmacia, l’Avv. Gian Ettore GassaniMatrimonialista – Presidente AMI Associazione Matrimonialisti Italiani -, l’Avv. Cesare Rimini Matrimonialista – Presidente Onorario AMI, il Dott. Valerio de Gioia  – Giudice – Magistrato della prima sezione del Tribunale penale di Roma.

Esprimo altresì sincera gratitudine alla Signora Rosemary Liedl Paolazzi per il generoso contributo  – che custodisco segreto sino alla riscontrabile lettura – e per l’affetto dimostratomi.

A tutti, con il mio consueto abbraccio, auguro buona lettura delle interviste allegate che auspico possano fungere da guida.

Daniela Cavallini


Fiorella Palombo Ferretti

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti – Psicoterapeuta

Identificazione del partner potenzialmente violento

Daniela Cavallini:

La Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti – Psicoterapeuta – nota per l’impegno costantemente profuso nell’educare/aiutare le Donne a non cadere vittime di partner insidiosi, recentemente mi ha rilasciato un’intervista molto utile ed apprezzata, relativa all’identificazione del soggetto narcisista, descrittiva di caratteristiche e comportamenti considerati  “campanelli d’allarme”.  https://mobmagazine.it/blog/2020/10/27/e-un-tipo-brillante-o-un-narcisista-che-ti-fara-soffrire-di-daniela-cavallini/. Tuttavia, nonostante le donne distrutte che ha conosciuto ed assistito, invita a non cedere al disfattismo ed esorta a credere nell’amore…

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Certo, l’amore esiste ed è bello! Sono una Psicoterapeuta ed ovviamente, le persone che si rivolgono a me, vivono o hanno vissuto esperienze complicate e dolorose, ma,  seppur in numero ahimè consistente, non costituiscono la totalità e neppure la maggioranza. Colgo dunque l’occasione per esortare chiunque è in difficoltà – Donne o Uomini – a non abbandonarsi all’annientamento e reagire chiedendo aiuto senza remore. Solo il recupero dell’ equilibrio  e dell’autostima permettono una vera “rinascita”.

Daniela Cavallini:

In fatto di autotutela e, dunque prevenzione, quali sono le informazioni che ogni Donna dovrebbe conoscere?

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Innanzitutto la consapevolezza che  il presupposto della violenza sulla donna deriva da una ferita narcisistica subita dall’uomo che si manifesta con caratteristiche comportamentali ed affettive individuabili attraverso la conoscenza d’informazioni acquisibili con un corretto piano formativo oltreché grazie alla percettiva sensibilità femminile che costituisce da sempre una preziosa guida anche se spesso volutamente ignorata a privilegio dell’innamoramento…

Daniela Cavallini:

Senza alcuna velleità di sostituire un adeguato piano formativo, è possibile indicare brevemente alcune caratteristiche decifrabili in “campanelli d’allarme”?

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Pur raccomandando di astenersi da superficiali “diagnosi empiriche”, scorrette e pericolose – oltreché talvolta preclusive alla relazione stessa -, consiglio di osservare e descrivere – astraendosi dal giudizio – i comportamenti manifestati dall’uomo e confrontarli con un Professionista. In genere si tratta di Uomini apparentemente affascinanti, ma che non tardano a mostrarsi “portatori insani d’inaccettabili comportamenti”, deleteri all’equilibrio psichico della partner e non di rado violenti, dunque pericolosi per la sua incolumità mentale e fisica.

Daniela Cavallini:

La violenza, ovvero il focus della giornata… E’ possibile individuare un uomo potenzialmente violento?

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Pur ribadendo il concetto di astensione da diagnosi dilettantesche, è disponibile per le Donne l’autosomministrazione di un test, atto a fornire rilevanti indicazioni relative a comportamenti violenti latenti nell’uomo.

La violenza è un comportamento psicopatologico che deriva dalla ferita narcisistica subita nell’infanzia, là dove il bambino riscontra distacco e trascuratezza emotiva da parte dei genitori anziché accudimento e amore come si aspetta, sperimentando così molta sofferenza. Sofferenza che permane nell’inconscio, tantoché il bambino, crescendo, non riesce ad trarre alcun soddisfacimento dalle relazioni di attaccamento pur spostando altrove l’oggetto del proprio amore. Aspetto che, se non opportunamente curato, è destinato nella maggior parte dei casi a degenerare in narcisismo psicotico versante borderline. Dunque una psicopatologia importante.

Daniela Cavallini:

Quali sono i comportamenti che distinguono  un soggetto narcisista psicopatico?

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Le loro personali caratteristiche, li evidenziano quali individui con smisurato senso del Sé, antisociali, incapaci di controllare la loro impulsività, privi di empatia (ma molto dotati di capacità imitativa), anaffettivi (non ci si lasci abbagliare da esternazioni teatrali), seducenti, ingannevoli, mendaci, amorali, freddi (soprattutto nella pianificazione dei loro crimini, tanto da rendere i serial killer particolarmente pericolosi e di successo!), degenerati, machiavellici, malevoli, squallidi, indifferenti, malvagi, insensibili e potenzialmente violenti.

Gli psicopatici vivono traendo vantaggi dallo sfruttamento degli altri, verso i quali non hanno alcuna considerazione.

Non posseggono capacità introspettiva ed in loro, il desiderio di ledere al prossimo  è irrefrenabile. Godono nel violare i diritti umani.

Privi di scrupoli, non hanno assolutamente rimpianti per le nefandezze commesse. La loro proverbiale cattiveria, li rende assimilabili a veri e propri predatori, in quanto hanno bisogno di un essere umano per trarne qualsivoglia vantaggio.

Daniela Cavallini:

E’ plausibile ipotizzare la possibilità di recupero attraverso la cura?

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti:

Personalmente credo nel recupero del soggetto attraverso la psicoterapia – a patto che l’intervento sia precoce – e che il paziente accetti di sottoporsi e non ceda all’abbandono della terapia.


Gian Ettore Gassani

Avv. Gian Ettore Gassani – Matrimonialista

Presidente AMI – Associazione Matrimonialisti Italiani

combattere la violenza contro le Donne è una battaglia di tutti, non solo delle Donne

Daniela Cavallini:

Avvocato Gassani, vorrei  tanto che trasparisse alle lettrici ed ai lettori, il suo fervore emerso nell’ambito della nostra intervista…  “combattere la violenza contro le Donne è una battaglia di tutti, non solo delle Donne” , è stata la sua prima affermazione.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Non esattamente, la mia prima affermazione è stata di compiacimento per la sua idea di far confluire in un unico documento, interviste a  più Professionisti, rispettivamente dotati di specifica competenza sia a livello psicologico che legale e giuridico.

Una panoramica completa per lettrici e lettori oltreché in sintonia  con il modus operandi dello Studio Legale Gassani che si avvale della preziosa collaborazione di Psicologhe/Psicologi atta al sostegno emotivo del/la cliente,  unendo sinergicamente entrambe le professionalità ed implementando notevolmente il successo del  risultato finale.

La mia affermazione –  “combattere la violenza contro le Donne è una battaglia di tutti, non solo delle Donne” –  è un mio credo che, senza alcuna presunzione, definisco inconfutabile: tutti siamo attorniati da Donne che amiamo, a partire dalle nostre madri, cui, per la maggior parte di noi, si aggiungono figlie, sorelle, mogli, fidanzate, amiche. Per questo, io per primo, mi prodigo a favore della prevenzione, favorendo la diffusione di una  “nuova cultura sociale” combattendo l’indifferenza e l’omertà.

Tutti devono comprendere la necessità d’intervenire con immediatezza nei confronti di un soggetto – indegno di essere definito Uomo – che picchia una donna… sia che questo significhi l’agire prontamente – levandole il malvagio di dosso – se questo avviene per la strada oppure chiamando le Forze dell’Ordine qualora si avvertano liti pericolose tra i vicini.

Daniela Cavallini:

Lodevole suggerimento per encomiabile comportamento! Tuttavia è innegabile che, l’elevato rischio di ritorsione sul paciere,  funge da forte deterrente…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Capisco, ma anteponendo la paura del rischio, non combattiamo questa battaglia dove è necessario l’impegno di tutti. Non dimentichiamo che è proprio la consapevolezza della nostra paura d’intervenire a rafforzare la debolezza del violento.

Daniela Cavallini:

La prevenzione è alla base della tutela della Donna e non è possibile da parte dello Stato rimettere tale compito  al coraggioso intervento del singolo cittadino, tuttavia, nella realtà, non è riscontrabile alcuna rassicurazione da parte delle Istituzioni.

Avv. Gian Ettore Gassani:

In effetti concordo che nella prevenzione è insita la tutela stessa. Tuttavia, oltre alla diffusione della citata cultura sociale, che peraltro si esplicita anche attraverso percorsi formativi di autotutela rivolti alle Donne, considero fondamentale la riqualificazione delle Forze dell’Ordine,  affinché siano poste in grado d’intervenire prima che si consumi la tragedia.

In genere noto quasi una sorta d’ostinata attrazione al pensiero della denuncia con relativa pena esemplare agite sul colpevole, ma rendiamoci conto che queste azioni sono comunque postume, vale a dire a tragedia consumata.

Purtroppo, come lei ha affermato nell’introduzione, è utopistico pensare alla totale soppressione della violenza, ma è realistico e doveroso adoperarsi per la sempre più sensibile riduzione.

Daniela Cavallini:

Riconducendomi all’ intervento della Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti, la violenza sulla Donna avviene per mano di un uomo – generalmente il partner o l’ex partner – affetto da narcisismo psicopatologico; quanto influisce tale diagnosi in sede processuale?

Avv. Gian Ettore Gassani:

Non esistendo il reato di narcisismo, pur non disconoscendone un sottofondo di pazzia, il processo verte sull’azione – il reato – commessa dal soggetto. Ad esempio, vi è incriminazione per violenza in famiglia, stalking, omicidio, sottrazione di minore, ecc.

Mi sia concesso ribadire che quando si parla di violenza, in molti pensano solo a quella fisica.

Nulla di più sbagliato e fuorviante. Ci sono mille declinazioni di violenza non refertabile in un pronto soccorso., come quella psicologica,  quella economica e quella sessuale.

A proposito di violenza sessuale ritengo che sia quella più diffusa, che nasce dalla sottocultura di fondo di alcuni “quaquaraqua” che la donna sia un oggetto e che al maschio sia tutto dovuto. 

Una molestia sessuale è violenza allo stato puro. Palpare una donna senza il suo consenso è violenza. Non c’è giustificazione che tenga davanti a questi reati, peraltro abusati anche in ambito lavorativo. Tutto questo è inconcepibile, specie se il cialtrone miserabile ,che commette un abuso del genere, ha un ruolo di supremazia.

Da avvocato vi posso garantire che molti “posti di rilievo”, anche nella pubblica amministrazione e nel servizio pubblico, sono occupati da ominicchi depravati, con la complicità o il silenzio di “colleghi uomini e donne” (che fanno finta di non vedere)  che ogni giorno consumano molestie sessuali o chiedono favori sessuali in cambio di altro. 

Si tratta di impotenti o microdotati che vogliono esercitare il loro potere sessuale nel modo più vigliacco.

Daniela Cavallini:

E’ davvero una realtà squallida e ricattatoria, soprattutto perché sostenuta dall’omertà, cui ha precedentemente accennato.

Desidero delucidare, se possibile riportando un esempio reale, il suo riferimento alla sinergica collaborazione tra lo Studio Legale Gassani e gli Studi Psicologici, finalizzata al migliore risultato ottenibile in Sede Processuale.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Si tende a credere che sia sufficiente affidare il ricorso all’Avvocato – anzi, per amore di precisazione ad un bravo Avvocato – per “vincere la causa”.

Tale credenza è decisamente riduttiva, in quanto non tiene conto che, soprattutto in casi di violenza subita dalla Donna,  la difficoltà ostativa è  “gestire e sostenere” la Cliente.

Le riporto un caso che ho assistito personalmente.

“Una Signora sposata con un Uomo definibile un “buon marito che non le faceva mancare nulla” e mamma di due bambini, cade vittima inconsapevole di un corteggiatore narcisista, emblema delle caratteristiche riferite dalla Dott.ssa Palombo Ferretti, nella fase di conquista della “preda”. La Signora, afflitta dal senso di responsabilità di moglie e madre, dapprima resiste agli insistenti approcci dell’aspirante amante, ma alla fine cede e, malgrado il senso di colpa, intrattiene una relazione extraconiugale. Tale relazione si manifesta più che soddisfacente, addirittura fantastica, tantoché la Signora decide di separarsi dal marito ed andare a convivere con il suo nuovo amore, portando con sé i figli.

A breve distanza di tempo la Signora rimane incinta e, contestualmente, iniziano i suoi grossi guai.

Il suo grande amore, inizia a rivelarsi per quello che realmente è: un narcisista psicopatologico ancora una volta emblema delle orribili caratteristiche ascrivibili alla fase post conquista. Le botte sono solo un di cui di quello che subisce. Incinta e devastata non è neppure in grado di agire in difesa della sua stessa vita. Ma non aveva ancora toccato il fondo… Infatti, una sera si ritrova buttata fuori di casa con la serratura cambiata, minacciata dall’ormai ex compagno di alleanza con l’ex marito per toglierle l’affidamento dei bambini, in quanto – a suo dire – considerabile da ‘qualsiasi Giudice’ una madre degenere, rea  di aver rovinato la sua famiglia per inseguire un altro uomo e ritrovandosi persino incinta di lui.

Dalla storia si evince quanto la Donna fosse distrutta ed oltretutto pervasa dalla paura di perdere i figli, quando si rivolse al nostro Studio Legale.

Il processo non conteneva particolari difficoltà, tuttavia il vero problema era la paura della Donna la sua stessa nemica affinché potesse affrontare il processo con coraggio.

Va da sé che come Avvocato potevo offrirle la mia comprensione oltre ad interagire con l’ex marito “da Uomo ad Uomo” – che, fortunatamente non accetto’ neppure d’interloquire con il mascalzone ricattatore –  ma è corretto riconoscere che solo il supporto della Psicoterapeuta è stato determinante nella fase di  ‘rinascita’ di questa persona, tantoché quando la vidi in aula ad affrontare il processo alla stregua di una leonessa, mi commossi dalla gioia. Lapalissiano che il risultato del processo fu del tutto a noi favorevole.”

In conclusione, a sostegno di quanto sinora affermato, ricordo fondamentale per la tutela delle Donne l’essenziale  formula delle “tre P”:

Prevenzione

Protezione

Punizione


Cesare Rimini 

 

Avv. Cesare Rimini– Matrimonialista

Presidente Onorario AMI – Associazione Matrimonialisti Italiani

una convivenza esasperante non giova a nessuno e può degenerare…

 Daniela Cavallini:

Ed ora… un  sorriso con l’Avv. Cesare Rimini e molto altro ancora…

Non posso trattenermi dal raccontarvi quanto sia stato divertente l’ approccio con il più famoso Avv. Matrimonialista Italiano!

Avv. Cesare Rimini:

“Buongiorno, mi ha parlato di lei il mio Amico Gian Ettore Gassani… mi accoglie cordiale. E subito aggiunge: innanzitutto tengo a raccontarle quanto la definizione del mio ruolo cambiò all’istante l’opinione su di me”, mi avvisa con tono goliardico l ’Avv. Rimini…

“Qualche anno fa mi concessi una romantica vacanza con mia moglie a Venezia. Seduto sul vaporetto, scorsi  un caro Collega che ricordavo essere molto “òmo de Cièsa”(uomo di Chiesa) in compagnia di due Sacerdoti. Ci salutammo calorosamente e  mi presentò loro – sorridenti e ben predisposti alla mia conoscenza – ‘Vi presento Cesare, il mio Amico e Collega divorzista di Milano’. E gelo fu… Tale definizione spense il sorriso sulle labbra dei due Religiosi e fu prezioso l’intervento di mia moglie a ripristinare l’armonia: “mio marito assiste i divorziandi, ma è un convinto matrimonialista, dato che siamo sposati da ben 58 anni!”. Proseguendo allegramente, giungemmo davanti alla Basilica di Santa Maria della Salute, sita sul Canal Grande, proprio dove si affaccia tuttora la casa in cui abitavo e che, tutt’oggi è rimasta il mio rifugio nel tempo libero. Fu così che tra il serio e il faceto, rivelai loro che da ragazzo, ogni 21 novembre, in occasione della festa della Madonna della Salute, assistevo nascostamente – da dietro le mie finestre – alla Messa celebrata dal Patriarca di Venezia e fui molto divertito – e nel contempo sorpreso! – quando   l’Amico e Collega mi disse: “Cesare hai di fronte a te  il Patriarca ed il suo Assistente!”

Daniela Cavallini:

Avv. Rimini, grazie per averci partecipato di un aneddoto personale davvero divertente e, dato il contesto, opportunamente distraente.

Avv. Cesare Rimini:

Ne ho ancora tanti da raccontare, ma credo che ora mi tocchi occuparmi d’altro…

Daniela Cavallini:

Come per esempio della potenziale violenza sollecitata dalla convivenza forzata della coppia in fase di separazione,  protratta dall’emergenza Covid 19?

Avv. Cesare Rimini:

Purtroppo, a questa situazione, di per sé conflittuale, si aggiunge il grave disagio del prolungamento della convivenza costrittiva sotto lo stesso tetto. Una condizione esasperante, non di rado degenerante nella violenza. Violenza che le Donne temono per se stesse e per i loro figli, soprattutto se minori. Tuttavia, ho aiutato alcune coppie addivenendo ad un accordo ragionevole e risolutivo, che nel caso specifico significa liberatorio.

Daniela Cavallini:

Pleonastico che le chieda delucidazioni in merito…

Avv. Cesare Rimini:

Nessun segreto, solo far prevalere il buonsenso, tralasciando il desiderio di rivalsa sull’altro per amore della serenità familiare.

Partendo dal presupposto che una convivenza esasperante non giova a nessuno e l’unico obiettivo che ancora accomuna la coppia è anticiparne la fine il prima possibile, la prospettiva di una rapida soluzione, seppur frutto di qualche compromesso, è talvolta concretizzabile.

Poiché generalmente prevale condizionante l’aspetto economico, è tendenzialmente il marito a proporre alla moglie – tramite gli avvocati – condizioni accettabili di mantenimento per lei e per i figli, anche se ridotte rispetto agli effettivi riconoscimenti di Legge, ma premianti con l’istantanea uscita di casa del marito.

Tengo a precisare che molte Donne accettano pur consapevoli di poter ottenere maggiori riconoscimenti in ambito giudiziale, perché esauste di vivere nella paura. Paura di essere oggetto di violenza e/o di assistere al maltrattamento dei figli, ma molte altre accondiscendono perché esistono anche mariti galantuomini che riconoscono coscienziosamente le spettanze della  ex moglie oltreché dei figli, quindi ottiene pieno consenso l’invito “se accetti in toto la mia proposta, esco di casa questa sera stessa”.

Daniela Cavallini:

E’ possibile chiedere un adeguamento economico postumo all’accordo?

Avv. Cesare Rimini:

Solo in base a sopraggiunte e comprovabili condizioni contingenti, effettivamente sconosciute al momento dell’accordo. Altrimenti sarebbe troppo facile…

Daniela Cavallini:

Ritenevo di aver concluso la piacevole intervista, quando anch’io ricevo una sorpresa: mi telefona l’Avv. Rimini per segnalarmi una poesia dello Scrittore, Poeta ed Accademico Italiano Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 9 novembre1935 – Roma, 12 aprile 1989) dedicata al delitto del Circeo avvenuto nel settembre’ 75, emblema di violenza sulla donna. Ovviamente manifesto il mio interesse all’invito di un contatto da parte della moglie (non amo il termine vedova!) del compianto eclettico Poeta.

Dopo  solo pochi minuti, mi giunge la telefonata della Signora Rosemary Liedl Paolazzi. Inimmaginabile, ma vero, il nostro contatto diviene all’istante emotivamente intenso… come fossimo intime Amiche da sempre. Quanto alla poesia – di seguito pubblicata -, desidera Lei stessa leggerla a me, per enfatizzarne la viscerale descrizione della raccapricciante violenza consumata, sottolineando quanto questa sia reiterata dalla diffusione mediatica.

Breve lettera n. 17

 “mi dici che hanno pubblicato la foto della ragazza

sprangata soffocata annegata e prima violentata

coi cazzi coi manici delle scope che ora giace

ai piedi dell’auto dove è stata rinchiusa

appena abbassato sotto le ginocchia il sacco

di plastica trasparente dove è stata confezionata

dicono che allora fosse già morta nella vasca annegata

che ora giace ancora una volta denudata contro la sua volontà

se lo hai voluto dire che c’è questa foto vuoi chiedere

e (io) dico che è come ripeterla questa violenza

moltiplicata in quattrocentomila copie e in due

milioni di occhi e in più ogni volta che si prende in mano

il giornale per riguardarla…”

21.7.1976

Pubblicata in “Il re del magazzino”, romanzo, prima edizione Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1978 e in “Tutte le poesie”, Garzanti Editore, Milano, 2009.

Per gentile concessione eredi Antonio Porta e la partecipazione di Rosemary Liedl P.


 

Antonio Porta e moglie

Antonio Porta e Rosemary Liedl

foto di  Fabrizio Ferri

Valerio de Gioia

Dott. Valerio de Gioia – Giudice –

Magistrato della prima sezione del Tribunale penale di Roma

reati di violenza di genere e domestica

Daniela Cavallini:

Quando si dice… “un’intervista che apre gli occhi a possibilità di difesa sconosciute alla vittima stessa!”

Il Dott. de Gioia, esperto nel settore dei reati di violenza di genere e domestica, è un punto di riferimento per i media nell’ambito della cronaca giudiziaria. Le sue apparizioni televisive sono molteplici sia sulle  reti RAI e Mediaset che su  emittenti private, perché con la personale disponibilità che lo contraddistingue, concorda sul fatto che i processi si svolgono nelle aule dei tribunali, ma le informazioni devono  essere diffuse, parlando alle persone con semplicità, precisione e trasparenza. A sostegno del suo credo di condivisione, ha scritto oltre 200 libri in materia di diritto ed è autore con L’Avv. Gassani dell’opera “Codice Rosso. Le norme a tutela delle donne vittime di violenze e discriminazioni dopo la legge del 19 luglio 2019, n. 69”.

Affabile, manifesta entusiasmo alla mia richiesta di rilasciare un intervista quale contributo al progetto di una guida atta alla tutela delle Donne in occasione della ricorrenza del 25 novembre. Ne nasce pertanto un dialogo amichevole, inerente all’amaro argomento.

Dott. Valerio de Gioia:

Grazie per la generosa presentazione, tuttavia, per quanto mi riguarda, ritengo un impegno doveroso ed imprescindibile la diffusione della cultura sociale a prevenzione dei reati agiti in famiglia. Siamo impressionati dal grave fatto di cronaca, ma tendiamo a sottovalutare i cd reati minori, tanto da non considerarli neppure reati oltreché prodromi dei più devastanti delitti.

Daniela Cavallini:

Cosa intende per “reati minori”?

Dott. Valerio de Gioia:

Mi associo all’Avv. Gassani nell’affermare che sono molteplici le declinazioni di violenza non refertabile in un pronto soccorso, come quella psicologica,  quella economica e quella sessuale. In realtà non devono essere trascurati i c.d. reati “spia”, quali gli atti persecutori perché talvolta drammaticamente prodromici di quelli che assurgono agli onori della cronaca.

Com’è mia abitudine, traspongo il concetto in esempi.

Solo recentemente la Giurisprudenza ammette quali reati espressioni ascrivibili alla violenza, esternazioni come “qui comando io e faccio quello che voglio”; “Non vali nulla, non sai fare niente e sei pure diventata inguardabile“; Tu non lavori e fai nulla tutto il giorno, esattamente come tua madre”: offesa questa che assume l’accezione di reato qualora sia rivolta alla madre della moglie, che diretta alla propria figlia e costituisce un aggravante se lo sprezzante giudizio è assistito da minori; “ma quanto spendi dal parrucchiere ogni settimana?! almeno guadagnassi tu quei soldi che invece sono frutto esclusivo del mio lavoro e così dicasi per i tuoi vestiti, accessori, ecc., senza contare che qui provvedo solo io al mantenimento di tutta la famiglia oltreché delle spese di casa”; “Che cosa… non vuoi fare sesso? Tu sei mia moglie, non hai il diritto di negarti”.

Questi sono pochi esempi e, mi duole dirlo, non certo i più grezzi…

Daniela Cavallini:

Poiché si tratta di volgari liti tra coniugi, presumibilmente protette dalle proprie mura domestiche, dunque prive di testimoni e, pertanto,  non escludibili da strumentale calunnia, quali elementi sono considerati prove dei citati reati?

Dott. Valerio de Gioia:

E’ sufficiente la denuncia della vittima oltre la sua deposizione in sede processuale una volta che passi da un vaglio rigoroso di attendibilità.

Daniela Cavallini:

E se questa mentisse spudoratamente?

Dott. Valerio de Gioia:

Istintivamente le rispondo che è praticamente impossibile che non venga smascherata, così come le eventuali false testimonianze sostenute a favore dell’ipocrita vittima. Tuttavia, astraendomi dal pensiero personale,  indico che il capo d’imputazione è la formalizzazione dell’accusa penale, mossa dal Pubblico Ministero, contestualmente all’esito delle indagini preliminari. Dunque il processo penale non si avvia nell’immediatezza e solo al termine della citata fase investigativa, spetta al Pubblico Ministero decidere se chiedere al Giudice il rinvio a giudizio dell’indagato, ovvero sottoporlo al processo vero e proprio, oppure chiedere al Giudice stesso, l’archiviazione,  qualora dalle indagini risulti che la notizia di reato sia infondata o non siano emersi elementi validi per sostenere un’accusa in giudizio.

In caso di richiesta di rinvio a giudizio, è competenza del Pubblico Ministero formulare il capo di imputazione, fissando così l’oggetto del futuro processo penale.

Il codice afferma che “il Pubblico Ministero,quando non richiede l’archiviazione, esercita l’azione penale, formulando l’imputazione” e, solo da quel momento  l’indagato, diviene  imputato.

Daniela Cavallini:

Quali sono gli elementi che costituiscono il capo d’imputazione?

Dott. Valerio de Gioia:

  1. le generalità dell’imputato o altre indicazioni personali che servono a identificarlo;
  2. le norme di legge che si assumono violate;
  3. la chiara e precisa enunciazione dei fatti;
  4. le circostanze di tempo e di luogo, vale a dire “reato commesso in … il giorno…”;
  5. le eventuali circostanze aggravanti e quelle che possono comportare l’applicazione di una misura di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge.

Il capo di imputazione assume fondamentale importanza all’interno del processo penale sia per l’accusa – condotta dal Pubblico Ministero – sia per la difesa dell’imputato. Mediante l’imputazione viene fissato definitivamente l’oggetto del procedimento: il Giudice è chiamato a decidere solo ed esclusivamente sul fatto di reato così come risultante dal capo di imputazione. Egli non può giudicare su circostanze diverse da quelle riportate. In caso contrario, il Magistrato può unicamente modificare la qualificazione giuridica del fatto, dichiarando l’imputato colpevole di un reato meno grave rispetto a quello originariamente contestato. Oltre a quanto sinora affermato, in sede processuale si ricorre anche all’individuazione dei comportamenti manifestati dall’imputato utili ad incrementare le possibilità valutative,  come ad esempio il linguaggio del corpo, il tono di voce, il prodigarsi nel riferire innumerevoli dettagli non richiesti, ecc.

Spero di aver chiarito quanto sia più che remota la possibilità di mentire senza essere sbugiardati.

Daniela Cavallini:

Certo che sì, Dott. de Gioia e la ringrazio per la disponibilità ad affrontare il tema con dialettica accessibile anche ai “non addetti ai lavori”.


A nome di tutte le Donne, del Dott. Andrea Giostra, Responsabile Marketing e Comunicazione di Mobmagazine, e della Redazione, esprimo il più sincero ringraziamento per la disponibilità e la  fattiva collaborazione a:

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti

Avv. Gian Ettore Gassani

Avv. Cesare Rimini

Dott. Valerio de Gioia

Un cordiale abbraccio alla Gentile Signora Rosemary Liedl