Addio a Diego Armando Maradona, leggenda del calcio | Intervista al Dott. Pino Tartaglia, psicologo | di Daniela Cavallini

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“Rispettiamo il bambino creativo e vivo, divino, che vive in noi ed in tutti i bambini del mondo!” questa è la lezione che ci lascia Diego Armando Maradona.

Diego Armando Maradona

Amiche ed Amici carissimi, Diego Armando Maradona ci ha lasciati il 25novembre 2020.

Un mito del calcio, personaggio controverso ed iconico, dalla personalità eccentrica e polarizzante dentro e fuori dal campo, amato calciatore, e uomo giudicato “poco apprezzabile” a causa dei suoi comportamenti “fuori dalle righe”. Perseguitato dall’inquietudine che lo spinse nella trappola della dipendenza, condusse una vita d’eccessi. Eccessi che influirono sulla sua salute, sino a minarla irrimediabilmente. Insomma un personaggio cresciuto e vissuto nel “mito di Dioniso” Maradona rappresenta il mito di Dioniso.

Così afferma, a tal proposito, la Scrittrice Chiara Tortorelli citata dal dott. Tartaglia

“soprattutto di Dioniso Zagreo, figlio di Ade e Persefone, (dio degli Inferi e la sua regina portatrice di luce) che fu smembrato e fatto a pezzi dai Titani. Emblema di contraddizione e ambiguità del vivere è il dio più femminile perché legato alla madre terra e rappresenta il cuore della natura selvaggia che si contrappone alla cultura apollinea della logica dell’armonia e del rigore.”

Oggi è con me il Dott. Pino Tartaglia – Psicoterapeuta – per analizzare e comprendere la contrastante personalità del Pibe de oro.

Pino Tartaglia

Daniela Cavallini:

Dott. Tartaglia, Lei sostiene che Maradona è “l’archetipo del fanciullo divino”. Che cosa intende?

Dott. Pino Tartaglia: il termine è Junghiano e descrive, secondo me, a prescindere da Jung, un individuo che porta in sé energia, vitalità, potenza energetica creativa e artistica tipica di una personalità con nucleo di energia cosmica focalizzato tipico di un organismo-fanciullo aperto alla vita ed all’entusiasmo e che lavora e vive più per passione che per danaro.

Maradona è il simbolo dell’innocenza violentata. Era, nell’anima, un bambino gioioso che scorrazzava felicemente sui campi di calcio creando vere e proprie magie, era un bambino divino.

Poi arrivò la violenza e la corruzione e con esse la malattia, la droga, la confusione.

Aveva portato la bellezza nel gioco: ma gli appestati, si sa, non tollerano bellezza ed innocenza e lo hanno distrutto. Lo hanno sfruttato e lasciato solo, pochi hanno cercato di aiutarlo.

Ora, da morto, tutti ad osannarlo, ma era diventato un uomo solo e disperato, non aveva bisogno di danaro, bensì di tanto amore.

Dott. Pino Tartaglia:

Assolutamente corretto chiarire che Il termine “appestati”, qui, si riferisce alla “peste emozionale” teorizzata W. Reich non ha significato diffamatorio, in quanto non riguarda la malvagità conscia, la degenerazione morale o biologica, l’immoralità e così via, ma quelle personalità affette da incapacità ad avvertire le sensazioni vive dell’energia vitale-emozionale per cui si scagliano da moralisti contro tutte le manifestazioni di gioia, creatività e vivacità dell’adulto e del bambino. L’appestato è rigido, ideologizzato, si muove solo all’interno di regole rigide e rassicuranti con paradigmi e credenze ideologiche giudicanti e punitive; l’appestato tende a distruggere, anche attraverso il potere ed il denaro, tutto ciò che è pura energia viva degli organismi viventi, l’economia sana, lo sfruttamento della natura animali compresi.

La Peste emozionale è una malattia endemica, come la schizofrenia o il cancro, con la differenza che essa si manifesta essenzialmente sulla scena sociale. La peste emozionale si manifesta in politica, nella religione, nella morale, nella giustizia e nella vita sociale.

Daniela Cavallini: come si sviluppa la “peste emozionale”?

Dott. Pino Tartaglia:

Non si sviluppa spontaneamente, diciamo che viene inculcata nel bambino sin dai primi giorni di vita.

Daniela Cavallini:

Dunque è riconducibile alla formazione del cd “Copione della vita”, che esplicita e sostiene lo Psicologo Eric Berne, autore dell’Analisi Transazionale?

Dott. Pino Tartaglia:

Certamente, E. Berne, afferma che le prime esperienze della nostra vita ci hanno fornito un programma da seguire, un copione di vita nostro, adattato a quelle che riteniamo essere le richieste dell’ambiente che ci circonda. Ma la peste emozionale distruttiva nasce dall’odio inculcato nel bambino represso nelle sue funzioni vitali, che da adulto, poi l’appestato produrrà come copione di vita attraverso l’intolleranza, il fanatismo, l’odio razziale e l’odio per il femminile e da qui poi al femminicidio.

La “registrazione dei primi messaggi” ha provocato in tutti noi il condizionamento della nostra vita, il nostro “copione”; un piano di vita che si basa su di una decisione presa inconsciamente durante l’infanzia, rinforzata dai genitori e/o dalle figure genitoriali, tramite l’impartizione di modelli e credenze ed altresì giustificata dagli avvenimenti successivi, che culmina in una scelta decisiva. La nostra storia caratteriale ed energetica dello sviluppo si racchiude dunque in un copione esistenziale di vita.

Noi ci comportiamo secondo il nostro copione, spesso ignorando quello altrui.

Daniela Cavallini:

Dalle succitate considerazioni, ne consegue inevitabile il riferimento all’importanza del nostro bambino interiore, ovvero quella parte della nostra personalità che resta per sempre bambina, mantenendo le caratteristiche legate all’infanzia.

Dott. Pino Tartaglia:

È infatti constatabile che Il bambino interiore sano prova e mostra entusiasmo, creatività e fiducia, ed è in grado di esprimere le proprie emozioni senza paura e sa giocare sanamente tutta la vita lavoro compreso. L’adulto sano integra in sé il bambino interiore vivo e creativo e la responsabilità saggia dell’adulto. Responsabilità saggia non è doverismo! Tuttavia, la maggior parte degli adulti possiede però un bambino interiore ferito i cui bisogni primari di accudimento, amore incondizionato e riconoscimento non sono stati soddisfatti durante l’infanzia. Gli appestati, inoltre, sviluppano fondamentalmente odio per la vita in tutte le sue manifestazioni vitali ed odio verso il proprio bambino interiore.

Rispettiamo il bambino creativo e vivo, divino, che vive in noi ed in tutti i bambini del mondo (penso ai bambini di strada meravigliosi di Rio in Brasile), questa è la lezione che ci lascia Diego Armando Maradona.

Maradona è l’archetipo del fanciullo divino, ecco perché diventa leggenda…

Daniela Cavallini:

Grazie al Dott. Pino Tartaglia ed un abbraccio a tutti.

Daniela Cavallini