Cucinare con le parole: cosa sussurra in pentola| Caterina Civallero

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Apprezzo gli autori che sanno dosare sapientemente l’uso polisemico della lingua italiana con le più attuali tecniche linguistiche: onorando le confessate origini, lasciano trasparire l’ironia degli anni settanta che, nonostante siano trascorsi cinquant’anni, hanno saputo lasciare un segno indelebile per farsi ricordare.

Recentemente Alessandro Zecchinato, un autore torinese di mezza età, ha esordito con una raccolta di improbabili poesie intitolata Poeti posterdati e con un romanzo a puntate: per ora è possibile leggere la prima di tre, in cui il lettore deve destreggiarsi fra i dettagli di una storia che si sviluppa in uno spaziotempo parallelo. Qui, o per meglio dire lì, la realtà si veste e si spoglia di impalpabili dettagli: spetta al lettore comprendere cosa sia vero e cosa effimero.

L’opera semina un percorso che ci promette di approdare a un finale di cui è impossibile immaginare la struttura: a questo esperimento Alessandro Zecchinato ha dato il titolo di Qualche sottile differenza.

 

Con la curiosità che meritano le sue composizioni, leggo apprezzo e condivido la ricetta che l’autore contemporaneo propone di seguito sottolineando che nel corso di tutto il tempo in cui ha scritto e pubblicato sotto pseudonimo ha creato altre pseudoricette ironiche.

A breve, dopo l’imminente uscita della raccolta antologica I 19 Racconti di Amicaldi, in un suo prossimo libro che sarà pubblicato in primavera, potremo gustare nuove sperimentazioni letterarie: si tratterà di una raccolta graffiante e parodistica di svariati possibili manicaretti, scritta con uno stile misto che alternerà finti dialetti, metasemantica e nonsense.

A proposito delle sue peripezie letterarie Alessandro scrive: “L’idea mi è venuta in parte grazie al suggerimento di Caterina Civallero, che aveva letto miei scritti simili, e in parte all’apprezzamento di alcuni miei amici di Facebook, spiazzati dall’alternarsi sulle mie bacheche di scritti profondamente seri ad altri palesemente assurdi e volutamente sgrammaticati.
Sono sempre stato un ammiratore sfegatato del grammelot di Dario Fo, del nonsense di James Joyce o dei fratelli Marx, della supercazzola tognazziana e dei giochi di parole intelligenti e assurdi: lavori che, apparentemente sballati, richiedono notevole maestria e proprietà di linguaggio per essere validi.

Alla fine di dicembre 2020, quando uscirà la raccolta antologica di racconti brevi e novelle che in passato Alessandro Zecchinato pubblicò sotto lo pseudonimo di P.G. Amicaldi, incontreremo alcuni assaggi di questo stile assolutamente “sui generis” (Alessandro precisa scherzosamente: “non so cosa significhi questa locuzione ma mi è sempre piaciuta e non perdo occasione per usarla – ndr”).
Non vi svelo nulla per ora, invece, del libro di ricette che ha in lavorazione, nemmeno il titolo: sarà una sorpresa, se gradita o meno lo decideranno i lettori; nel frattempo in questo articolo vi propongo una degustazione della sua maestria: buona lettura!

RICETTA STRINCERDELLI DI MATELICA per 4 persone

Per la rubrica “Scrivi come cucini!” vi regalo questa goduriosa ricetta che mi è stata tramandata per secoli da una nonna acquisita termicamente (era di Acqui Terme).

Prendete dei pizzittacchi cotti al maraschino, circa due etti, che siano molto freschi: sbriciolateli in una ciotola cartesiana.
Poi mettete a mollo in acqua bollente, ma non troppo, mezzo chilo di torcedelli maturi per circa 3 minuti e 14 secondi, scolateli e uniteli a un chilo di farina fossile e due spagnolini.
A questo punto rullate il poscritto della prefettura e aggiungete a pioggia i pizzittacchi che avevate incautamente sminuzzato mentre rigirate con una frusta gli ingredienti.

Dopo aver scomposto il composto appoggiatelo su un tavolo da lavoro dandogli la forma tipica a vulcano (al composto, non al tavolo), rompete due uova che farete strapazzare a parte (saranno la vostra cena), piroettate la bandana apocrifa come se non ci fosse un domani e poi fate riposare e lievitare l’impasto in frigo caldo per almeno 8 ore, più due di straordinari.

A questo punto potrete staccarne poco alla volta dei piccoli pezzi a cui dare la tipica forma icosaedrica, che adagerete delicatamente su una leccarda da forno.
Infilate la leccarda senza leccarla nel forno preriscaldato a 2,5°C e lasciate cuocere per circa 3,14 ore o fino a che non avranno il loro tipico colore dorato all’interno e argentato alla base.

Lasciate raffreddare e cospargete prima di servirli con del permanganato di potassio in polvere impalpabile (che tanto nessuno lo palperebbe).

Serviti alla fine di una cena di gala o di un pranzo d’autore vi faranno fare un figurone e si leccheranno i baffi anche le donne.

Buon appetigre!

 Chef Amicaldi

Segui i prossimi appuntamenti dell’autore.

Caterina Civallero

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