La prima trasformazione stilistica della storia dell’arte | di Monica Bonaventura

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– L’età Paleolitica e Neolitica –

L’Arte paleolitica ritrae le cose con naturalezza e con fedeltà, l’arte neolitica contrasta la realtà dalla conoscenza ordinaria in un modo superiore stilizzato e idealizzato.

NATURALISMO NELL’ARTE PALEOLITICA
Si ha a che fare con un’arte che da una lineare fedeltà alla natura. Appare un po’ rigida e minuziosa nel modellare le singole forme, si evolve verso una tecnica fluida e briosa, quasi impressionistica, e con valore sa rendere l’impressione visiva in modo sempre più pittorica e apparentemente improvvisata.
La correttezza del disegno s’innalza fino a un virtuosismo che si propone di dominare spazio ed aspetti sempre più difficili, movimenti e conversioni sempre più passeggeri, scorci e tagli sempre più arditi, quindi questo naturalismo è tutt’altro che una formula rigida come appunto appare, compare come una forma viva, mobile che si accinge a riprodurre il vero con i mezzi più diversi e esegue il suo compito ora con maggiore, ora con minore abilità.
I pittori del paleolitico sapevano ancora vedere a occhio nudo sfumature che noi abbiamo scoperto soltanto con l’aiuto di complicati strumenti, con l’età neolitica si andrà a perdere la cognizione di questo.
La pittura paleolitica possiede, apparentemente senza sforzo, quell’unità dell’intuizione sensibile a cui l’arte moderna giunge soltanto dopo secoli; essa migliora nei metodi, ma non li muta.

Ma qual è lo scopo di quest’Arte? Esprimeva la gioia della vita? Invitava a conservarla e ripeterla in immagini? Esaudiva il gusto decorativo, la voglia di coprire superfici vuote con linee e forme, figure e ornamenti? Come possiamo vedere quest’Arte, come frutto dell’ozio, una piacere, o un’arma nella lotta per la vita?
Sappiamo che fu l’arte di cacciatori primitivi che, raccoglievano o catturavano il loro cibo e non lo producevano, vivevano in un individualismo primitivo, e probabilmente non credevano negli Dei né all’aldilà né in alcun genere di sopravvivenza. In quell’epoca di pura abitudine, tutto gravitava evidentemente intorno ai mezzi di sussistenza, e nulla ci concede di suppore che l’arte servisse ad altro.
La loro arte poteva essere uno strumento di una pratica magica, che non aveva nulla in comune con quello che noi intendiamo per religione, a quanto pare non conoscevano preghiere, non veneravano potenze sacre e nessuna credenza, forse loro credevano in una prassi magica se così vogliamo chiamarla, ma questa magia non aveva nulla in comune con quello che noi intendiamo, tutto si basava su tecniche esplorate, procedimenti lontani da ogni carattere mistico ed esoterico; proprio come noi, per esempio concimiamo il terreno o prendiamo un sonnifero.
Le immagini facevano parte dell’apparato di questa magia, erano la “trappola” in cui la selvaggina doveva cadere, o piuttosto la trappola con l’animale già catturato: perché l’immagine era insieme rappresentazione e cosa rappresentata, desiderio e appagamento.
Il cacciatore paleolitico, nell’immagine che dipingeva credeva di possedere la stessa cosa, questa magia, ed era convinto che dipingendo fedelmente l’immagine acquistasse potere sull’oggetto. Egli credeva che l’animale vero subisse l’uccisione esattamente come dipinta; la rappresentazione figurata era, secondo la sua idea l’anticipazione dell’effetto desiderato e l’avvenimento reale doveva seguire il modello che lui aveva disegnato, il modello magico!
Quando l’uomo paleolitico dipingeva un animale sulla roccia, si procurava un animale vero, per lui il modello delle finzioni e delle immagini, la sfera dell’arte e della pura imitazione non significavano ancora un campo specifico, distinto e separato dalla realtà empirica; egli non confrontava ancora i due mondi, ma vedeva nell’uno l’immediata, integrale prolungamento dell’altro; la pittura paleolitica è un semplice fatto, e prova che l’arte è ancora tutta al servizio della vita.
I dipinti nelle caverne erano spesso in angoli completamente nascosti, difficilmente accessibili, dove non avrebbero mai potuto servire come decorazione, tale disposizione fa pensare che i dipinti non venivano eseguiti per la gioia degli occhi, ma miravano uno scopo per cui importava ch’essi fossero collocati in certe caverne e in certe parti determinate di esse, particolarmente adatti all’incantesimo.
Non è possibile parlare di intento decorativo o di esigenza estetica di espressione e comunicazione, qui dove le pitture venivano piuttosto celate che vedute, infatti l’artista paleolitico mirava solo all’effetto magico e sicuramente avrà provato una sorta di soddisfazione estetica del suo lavoro anche se considerava la qualità estetica solo come un mezzo, ricordiamo che gli animali sono spesso rappresentati trafitti da spade e frecce. Un rapporto strano fra l’arte paleolitica e le pratiche magiche testimoniano anche i gruppi di figure umane camuffate da animali, che per la maggior parte eseguono danze. Quest’arte ci aiuta anche a spiegarne la magia con il naturalismo, una rappresentazione che mira non solo a indicare, a limitare, simulare l’oggetto, ma letteralmente a sostituirlo e non può non essere che naturalista.
L’animale da evocare magicamente doveva presentarsi come il riscontro esatto dell’animale dipinto: poteva fare la sua apparizione solo se la sua copia era fedele e autentica, per il suo scopo magico, quest’arte doveva essere fedele alla natura altrimenti non aveva senso e scopo.
In alcuni dipinti nelle caverne si notano delle mani contornate, dei veri calchi o impronte e per la prima volta l’uomo paleolitico introduce piano piano nella coscienza dell’uomo l’idea del fuggire, che una cosa inanimata e fittizia potesse essere in tutto e per tutto simile a una cosa viva e reale.
Si inizia a pensare ad una evoluzione diretta e continua delle forme artistiche, e quindi interpose un elemento nuovo, e cioè proprio la funzione magica dell’effigie, una tendenza al naturalismo, all’imitazione se pur meccanica della realtà.

Ma quand’è che avviene il primo cambiamento e trasformazione nell’arte?
ANIMISMO E STRUTTURA GEOMETRICA
Dopo una concezione di una natura che rappresenti esclusivamente animali e figure umane, con il neolitico si inizia a trovare segni schematici e prestabiliti, quasi geroglifici che alludono all’oggetto, anziché rappresentarlo, l’arte quindi mira a fissare l’idea, il concetto, la sostanza delle cose, a creare simboli e non riproduzioni. Le incisioni rupestri dell’età neolitica accennano alla figura umana con due o tre semplici elementi geometrici, esempio una retta verticale per il tronco, due semicerchi, volti l’uno verso l’alto e l’altro verso il basso, per le braccia e le gambe. Il mutamento di stile, che porta a quest’arte completamente astratta, dipende da una svolta della civiltà, che rappresenta forse la rottura più profonda della storia umana, che segue quell’evoluzione costante e consapevole del passo determinante e rivoluzionario. Questa rivoluzione con questo l’ambiente materiale e l’intima costituzione dell’uomo preistorico, cambiano così radicalmente, che tutto quanto precede può sembrare puramente animale e istintivo, e quel che segue, evoluzione incessante, conscia dei propri fini, è il passo decisivo e rivoluzionario per l’uomo, che invece di vivere come un parassita su ciò che la natura gli offre, produce raccogliendo, allevando animali, coltivando la terra, e si rende conto che è molto meglio essere indipendente dalla fortuna del caso; quindi l’uomo comincia a provvedere regolarmente alle proprie necessità: si mette a lavorare e impara a gestisce le proprie riserve di cibo come fosse predominante.
Inizia ad organizzare il lavoro e fra loro si dividono i compiti e le attività, mestieri e produzioni artigianali, lavori maschili e femminili, iniziando anche la differenziazione della società in classi, in privilegiati e intoccabili, sfruttatori e frustati. Tutto questo cambiamento, questa evoluzione, questo mutamento della civiltà, cambia non solo il contenuto, ma tutto il ritmo della vita, nascono gruppi e collettività organizzate.
Ora si assapora la svolta dallo stato sedentario dell’uomo al progredire verso una società con interessi, compiti, iniziative comuni, la vita gravita intorno alla casa, alla fattoria, al campo e ai pascoli, alla colonia e al santuario.
Il mutamento dal naturalismo paleolitico al geometrismo neolitico non si compie senza passare attraverso forme intermedie. Mentre ancora fioriva il naturalismo si possono incontrare nell’arte neolitica un carattere espressionistico piuttosto che impressionistico, sembra che gli artisti iniziano a rivolgere la loro attenzione ai gesti e al dinamismo dei corpi e vengono disegnati in modo più intenso e suggestivo, dipingono lunghe gambe caricaturali, toraci inverosimilmente sottili, braccia contorte e giunture slogate. L’arte diventa intellettualistica e razionale: introduce simboli e sigilli, astrazioni e segni convenzionali al posto delle immagini e figure concrete, soppianta l’esperienza sensibile con pensiero e l’interpretazione, con la regola e il modello. L’opera d’arte non è più soltanto un ricordo, ma un simbolo, insomma, gli elementi concettuali e non sensoriali della rappresentazione soppiantano quelli sensibili e irrazionali, così si trasforma a poco a poco in un segno pittografico.
Ma il vero trapasso al geometrismo neolitico appare solo in quella graduale semplificazione, un modello con contorni, il disegno naturalistico diventa sempre più trascurato, e i dipinti neolitici trovano forme chiare e facilmente comprensibili, creano forme decorative semplici e piacevoli.
La tecnica evoluta delle pitture paleolitiche rivela che non sono opera di dilettanti, ma di persone del mestiere, che avevano impiegato una parte notevole della loro vita nella pratica dell’arte formando così una categoria professionale a sé.
I documenti artistici dell’epoca preistorica sono particolarmente importanti per la sociologia dell’arte, la traslazione all’età neolitica resta per la storia dell’arte l’esempio più evidente del rapporto fra una trasformazione stilistica e la contemporanea trasformazione delle condizioni economico-sociali. Le culture preistoriche mostrano i segni del loro condizionamento sociale più chiaramente delle culture successive.

Monica Bonaventura

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Nata in provincia di Venezia, da sempre ho la passione per l'arte in modo particolare per la pittura, il design di arredamento e la decorazione d'interni. Sono una Maestra d'Arte in Arte Applicata e in Architettura e Arredamento, subito dopo il diploma ho lavorato per alcuni studi di architettura come disegnatrice, realizzando progettando arredamenti anche per conto proprio e restauri di edifici d’epoca. Neo diplomata entro a far parte di un centro culturale artistico conoscendo alcuni artisti, ed approfondisco la tecnica della serigrafia e litografia, acquisendo esperienza. Successivamente insegno educazione artistica e storia dell’arte, per poi essere inserita in un laboratorio per scenografie di teatro come pittrice e designer. Nel contempo creo e idealizzo alcune vetrine per negozi, dando un’immagine innovativa e curata, anche nel disegnare abiti per una sartoria. Studiando arte mi interesso alla pittura astratta e contemporanea, all'impressionismo astratto, ed inizio a sperimentare la pittura d’azione “l’action painting” su grandi tele, realizzando quadri su commissione e su misura, integrandoli ad ogni arredamento iniziando a farmi conoscere come Artista. A seguito di un concorso pubblico entro a far parte di una Amministrazione Pubblica occupandomi di cartografia e foto aeree del territorio. Tra il 1998 e 2001 frequento alcuni corsi di psicologia e sociologia infantile, ed uso la mia esperienza come Artista di pittura astratta, per far apprendere su alcuni corsi per bambini la "pittura d'azione”, organizzando anche corsi d' arte e di riciclo creativo, insegnando diverse tecniche d'arte in alcune scuole e privatamente (dal trasferimento d’immagine al decoupage, dallo stencil al decapè, dal collage, alla pittura al cesello), ed è così che ha inizio, la mia ricerca sul riciclo creativo, dando uno sguardo e senso al riuso degli oggetti che si gettano quotidianamente, e in poco tempo mi faccio conoscere come Artista creativa e vengo invita a presentare quest'arte in seminari ed eventi riguardante l'argomento; da questo nasce l’idea di concretare quest’arte con Fare e Rifare, esponendo le mie creazioni, dagli oggetti ai gioielli. Collaboro alla realizzazione di esposizioni d’arte e mercati come Artista del proprio ingegno creativo, e da qualche anno ho iniziato a scrivere recensioni artistiche per artisti conosciuti e non, italiani e stranieri, per poi cooperare all’esecuzione di un libro come tecnica alle immagini e mappe antiche e supporter grafica all’impaginazione. Sono stata intervistata su alcuni emittenti radiofoniche della mia regione (Tele Venezia - Storie live e Radio Veneto) come pittrice, artista del riciclo creativo e arredatrice, conferendomi il titolo di eccellenza veneta, e da una nota Critica d’Arte dei salotti Artistici di Roma (3 minuti d’arte) su You-Tube e vari social, e successivamente ancora intervistata e resa pubblica la mia intervista su diverse riviste d’Arte: MobMagazine – Fatti Italiani e Scrivoline. Vengo premiata come creativa e pittrice di Arte astratta e con una Menzione Speciale (Premio Veneto – Assoc. OltreArte) con una mia opera, da una importante Storica e Critica d’Arte durante l'esposizione alla Biennale delle Ville Venete. Sempre alla ricerca d' innovazioni, d' imparare e di mettermi alla prova, ho partecipato e partecipo a diversi concorsi di letteratura, poesia, fotografie e pittura, ottenendo premi a livello nazionale e internazionali facendomi notare da alcune gallerie di città italiane importanti; partecipo a progetti d'arte con altri artisti e giornalisti stranieri e alcune mie opere diventano copertina di alcuni libri di poesie di un noto regista italiano. Da un po’ di tempo vengo richiesta come modella per opere d’arte dalla pittura alla scultura, e come indossatrice per alcuni negozi di abbigliamento, sono stata selezionata come "volto" per una Communità in un Concorso Nazionale e ancorra selezionata da una nota Agenzia pubblicitaria. Ho esposto ed espongo su importanti gallerie d’Arte di città europee e italiane: Madrid, Lisbona, Parigi, Atene, Roma, Firenze, Milano, Matera, Padova, Venezia, Vicenza e su alcuni Comuni di Venezia e Padova, la maggior parte presentate dallo Storico e Critico d’Arte prof. Giorgio Gregorio Grasso e dallo Storico Prof. Vittorio Sgarbi, dove certi miei quadri e oggetti sono stati inseriti su aste. A seguito di un Concorso Internazionale di pittura contemporanea vengo selezionata da un importante Storico e Critico d’Arte Prof. Giorgio Gregorio Grasso, ad esporre delle mie opere alla Mostra Internazionale: “Lo stato dell’Arte al tempo della 58’ Biennale di Venezia”, per poi essere ancora scelta ad esporre su Gallerie importanti di Milano e Matera, Biennale di Atene, Biennale di Armenia e Biennale Ville Venete. In contemporanea con la Mostra del Cinema del 2019 vengo selezionata per rappresentare il cinema dei primi anni del ‘900 e subito dopo scelta dall’Associazione Vitaru di nazionalità Russa con un’opera contro la violenza sulle donne e l’opera viene inserita in una pubblicazione d’arte. Altre mie opere sono state scelte per essere presentate dallo Storico e Critico d’Arte su TV Sky e partecipo a varie iniziative di beneficenza con alcune mie opere presentate dallo stesso Critico Arte e presentate sui social e su rivista d’arte. Varie mie opere sono state scelte e pubblicate su un volume d'arte e sui social con relative critiche da parte di storici e critici d'arte. All'interno dello spazio artistico live-art realizzato da Artaxy durante il Mestre Carnical Street Show del 2019, mi cimento nella creazione di un'opera dal vivo, imprimendo con energia i tratti distintivi del mio stile, e riportato l'evento in prima pagina su rivista d'arte vedendomi protagonista. Ho partecipato ad un corso della lingua dei segni (LIS) e faccio parte di diverse associazioni culturali, dalla musica alla pittura. A settembre 2020 mi sono candidata alle elezioni politiche come Consigliera alla Cultura della mia città ed ora collaboro per eventi culturali e artistici. Sono Redattore di una mia Rubrica d’Arte “MonicArte”, e manager di un personaggio pubblico.