Gian Ettore Gassani  “La Guerra Dei Rossi” | Racconti di famiglie e di violenze prima e durante il Covid-19

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Amiche ed Amici carissimi, oramai l’Avv. Gian Ettore Gassani è di casa a Mobmagazine ed io ne sono  davvero entusiasta. Entusiasta perché interagendo direttamente con Lui, ho riscontrato una persona affabile, ironica, obiettiva… congrua con le Sue pubbliche affermazioni.

Gian Ettore Gassani, “La Guerra Dei Rossi”

Ed oggi, l’Avv. Gassani, è nuovamente mio ospite per condividere alcune esperienze professionali correlate al periodo emergenziale dovuto al Covid 19, dalle quali traspare l’umanità dell’Uomo Gian Ettore.

Sfogliando il Suo ultimo successo letterario “La guerra dei Rossi” (Diarkos), in prima pagina troviamo la dedica ai suoi figli, immediatamente seguita – quasi a sottolinearne la preziosa concomitanza – dal Suo “credo”:

“Il valore di ciascuno di noi avvocati non si misura dalle cause che abbiamo vinto o dalle nostre ricchezze, ma dalle battaglie di civiltà nelle quali abbiamo creduto e per le quali ci siamo battuti.”

Daniela Cavallini:

Avv. Gassani, Bello ritrovarla! Ne “La guerra dei Rossi”, imprime con enfasi il suo invito alla massima diffusione della cultura sociale, orientata alla solidarietà nei confronti di chi vive situazioni penose, spesso aggravate da violenza,  esortando tutti al coraggio d’intervenire per dirimere contesti emergenziali, abbattendo quel muro costruito con lo scadente materiale noto come indifferenza, omertà, opportunismo, paura; ed è ammirevole quanto, nei suoi esempi, emerga in tutta umiltà il suo esemplare prodigarsi ben oltre il ruolo di Avvocato, pur conscio di assumersi  rischi non indifferenti…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Assolutamente sì, non sono “Santo Gian Ettore” e non faccio miracoli, ma profondo il mio impegno a sostegno del mio stile di pensiero ogni volta che ne ho la triste occasione. Quanto all’umiltà – sempre più rara e volgarmente sostituita dall’esibizionismo – credo che questa porzione di vita “agli arresti domiciliari” a causa del Covid -19, abbia confermato che a questo mondo noi non siamo niente. Neanche un re, se ci pensiamo un attimo, conta veramente qualcosa: basta un minuscolo virus ed è finita pure per lui.

Daniela Cavallini:

Certo che sì… non si può certo giudicarla un’epidemia antidemocratica e credo abbia coinvolto emotivamente tutti noi, seppur con l’ovvietà delle variabili soggettive.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Credo sia stato il periodo dei bilanci per tutti. Per quanto mi riguarda, ho rivisto il film della mia vita, ho pensato ai fine settimana a studiare, alle mie quattordici ore di lavoro ogni giorno, ai cialtroni ed agli onesti che incontro tutti i giorni, alle gioie e delusioni della mia professione, al mio ruolo di testimone quotidiano di conflitti irrisolti, alle mie notti insonni, alla mia ansia alla vigilia dei processi, alla mia solitudine tra i fascicoli, ai volti ed ai nomi di quanti mi hanno consegnato la loro vita spericolata da difendere, all’imperdonabile inadeguatezza del nostro sistema giustizia e soprattutto ai tanti bambini contesi, abusati, barattati, alienati, abbandonati per i quali mi sono battuto. Ed ancora, come potrei non aver pensato alla violenza assistita lasciandomi guidare dalla mia iniziale esperienza di penalista, agli orfani dei femminicidi, ai ragazzi assoldati dalla malavita per spacciare droga o per estorcere denaro, alle bambine di undici anni – con calze a rete e tacchi a spillo – sbattute sul marciapiede da chi le ha messe al mondo, alle migliaia di  bambini chiusi nelle case famiglia ed altre tragedie ancora che fanno accapponare la pelle, e che avvengono  tra l’indifferenza di chi professa solidarietà senza mai metterla in pratica, girando la faccia dall’altra parte. Io sono stato cresciuto ed educato dalla mia famiglia oltreché dagli insegnati, con valori ben diversi, che sento di onorare, pur magari correndo rischi oggettivi e, come diceva lei, prodigandomi oltre il mio ruolo. Non esiste separazione tra uomo e ruolo, credo che ognuno offra ciò che è…

Daniela Cavallini:

Nel libro, si riscontra enfatico il suo monito  nei confronti di genitori privi di scrupoli, attori di gesti orribili agiti sui bambini e causa di ricorsivi  danni devastanti, non di rado permanenti per tutta la loro vita.  Anche in questo caso si rileva, l’indiscriminazione tra i livelli sociali. Mi sono rimasti impressi due casi reali di cui lei si occupò, nei quali descrive il successo ottenuto sia nel processo per l’affidamento del bimbo alla madre prostituta, sia nella richiesta di assegnazione di due bambini al padre, togliendoli alla madre, per ironia della sorte… Pedagoga. Trovo interessante anticiparne la condivisione, che ne pensa?

Avv. Gian Ettore Gassani:

Ne penso il meglio possibile!

Rappresentano due casi emblematici opposti fra loro per livello sociale, culturale, professionale ed economico che ben smentiscono la credenza  che all’elevatezza dello  status, corrisponda  un ambiente familiare equilibrato, idoneo alla crescita dei figli, oltreché alla migliore istruzione ed all’ineccepibile educazione che, sia chiaro, non si riduce al mero apprendimento  delle cd “buone maniere”, se non è supportato da esempi di  valore trasmessi dai genitori o figure genitoriali di riferimento. In sintesi i due casi:

“Tina, madre meretrice della periferia romana, fu trascinata in tribunale dall’ex compagno con accuse vergognose, sostenute dal Legale di costui, a prova che colei che vende il proprio corpo non può crescere un figlio. La causa fu la gogna per questa madre, intrisa di richiami morali, di scomuniche dei servizi sociali ed iniziali pregiudizi del Giudice. Non fu mai stata tanto denudata come in tribunale. Tina non si arrese e provò di aver tenuto il figlio lontano anni luce dalla sua vita da marciapiede e di aver destinato una consistente parte dei suoi guadagni alle spese della scuola privata e delle attività sportive del suo cucciolo (così lo definì davanti al giudice!). Poi produsse in giudizio la bellissima pagella del figlio, unitamente ai lusinghieri giudizi di valutazione dei professori che lo avevano elevato ad esempio per tutta la classe. Pertanto il consulente tecnico incaricato di valutare le qualità genitoriali della mignotta – tale fu definita dall’ex in varie occasioni – segnalò al giudice che questa signora “a luci rosse”era madre modello, avendo posto al centro della propria esistenza, gli interessi ed i diritti del figlio, tanto da risultare responsabile, accudente e premurosa. Il tribunale, pertanto, respinse il ricorso del suo ex, condannandolo alle spese del giudizio. La prostituta stravinse e, con lei, la giustizia.”

Nel secondo caso…

Difesi un papà contro la sua ex, una madre, insegnante, nota frequentatrice di salotti romani, laureata in pedagogia, che precedentemente scatenò l’inferno per ottenere la collocazione dei due figli di nove e sette anni.  Provai  in giudizio che la donna  li aveva trascurati in modo vergognoso ed aveva dato carta bianca ad una colf per la loro cura quotidiana. I bambini erano sempre soli, non studiavano mai ed erano in preoccupante sovrappeso. In tale marasma emerse che la madre non si recò mai a scuola dei figli per conferire con gli insegnanti, né aveva mai visto il pediatra. Quello descritto dai servizi sociali incaricati dal tribunale, confermato dagli psicologi di ufficio, fu un quadro familiare a dir poco desolante. Il tribunale collocò i ragazzi dal padre ricorrente, disponendo per la signora un percorso di recupero della propria genitorialità.”

Daniela Cavallini:

I casi riportati confermano la sua affermazione “c’è differenza tra essere madri e padri, con l’essere mamme e papà”.

Ora, Avv. Gassani, desidero porre in luce con un esempio – tratto dal suo libro – quanto ho affermato nella mia introduzione, ovvero  che Gian Ettore oltrepassa il ruolo dell’Avv. Gassani non ponendo un netto confine delle sue competenze.

Mi riferisco al suo tempestivo  – peraltro inconsueto – intervento a salvaguardia di una mamma con tre figli, subenti atti di violenza da parte del marito, in piena prima fase lockdawn, periodo di apoteotica esaltazione, per i carnefici ad agire atti di violenza sulle vittime.

Difficile per me, di  natura emotiva, limitarmi ad estrapolarne l’essenza tralasciando dettagli  preziosi, tuttavia “azzardo l’ardua impresa”:

Agli’inizi di aprile 2020, verso le 21,30, mi arrivò un sms: ‘buonasera avvocato, cono Caterina R. ho trovato il suo cellulare su internet. Mi perdoni se le scrivo a quest’ora, ma sono disperata. Non so cosa fare. Mio marito, pochi minuti fa, mi ha picchiata a sangue davanti ai figli. Mi aiuti.’

Impensabile far correre il rischio alla signora, di un mio contatto telefonico, alla presenza del marito, pertanto risposi con un sms: ‘buonasera a lei signora, se domani – o quando sarà – uscirà da casa, mi chiami. Per adesso cerchi di mantenere la calma. Non risponda alle provocazioni. Se suo marito dovesse continuare con le condotte violente, mi riscriva o contatti direttamente il 112 o il 1522. Buonanotte.’ Mi chiamò il mattino successivo per incontrarmi (nelle vicinanze del supermercato – luogo consentito e ‘non sospetto’ –  e mi raccontò tutto (…).

Quel ‘tutto’ fu – come sempre accade – generato da un ulteriore fatto  scatenante, affinché nella  donna già da tempo subente indicibile brutalità, si rivelasse tutta la forza del suo istinto di protezione materno: l’infame aveva preso per il collo il figlio adolescente – reo di aver giocato troppo a lungo con la playstation – e lo picchiò selvaggiamente persino dopo averlo steso a terra inerme. All’inumana punizione, assistette oltre la mamma – nel vano tentativo di fermare il marito – la sorellina di otto anni.”

Ho promesso il mio tentativo di essere breve e  le promesse si mantengono… anche se ho chiesto troppo a me stessa… e spero apprezzerete con indulgenza la mia buona volontà…

La signora succitata, pur convinta di chiedere la separazione al marito, confessò all’Avvocato un particolare non trascurabile, ovvero di non possedere il denaro necessario per fronteggiare il suo onorario, ponendo come garanzia la speranza di ottenere un prestito dai parenti. Tuttavia, egli, la rassicurò: “Non si preoccupi. Un giorno mi pagherà”. Ebbe così inizio la preparazione dei documenti necessari, in gran parte reperiti dall’Avv. Gassani stesso, in quanto facilitato all’accesso in alcune strutture al momento inibite al pubblico.

Contemporaneamente, fu ancora l’Avvocato, ad affidarla ad una Psicologa di sua fiducia… e… la storia procede con intuibile finale, ma se ne deduce la congrua concretizzazione dell’affermazione di “Gassaniana” memoria:

“L’unico modo che un uomo ha per riscattare la propria coscienza verso le donne maltrattate è metterci tutto il cuore per difenderle”.

Ed ora sorridiamo con un fatto tragicomico, decisamente più comico che tragico: “l’infedeltà del marito consumata nei pressi del supermercato, la moglie robusta che lo scopre e lo mena, l’amante che scappa dimenticando le mutande che, recuperate dalla moglie costituiranno a vita,  il cimelio di corna storiche, quelle del coronavirus.

Avv. Gian Ettore Gassani:

In tempo di “reclusione Covidiana”, gli amanti trovarono mille scuse per incontrarsi e, devo riconoscere che anche in fatto di infedeltà, gli Italiani hanno una fantasia unica al mondo ed il caso cui lei allude, lo conferma.

“Una moglie nutriva fondatissimi sospetti sull’infedeltà del marito che, ogni giorno usciva di casa con le scuse più disparate. Una di queste, anzi due, consistevano nel fare la spesa e nel portare il cane continuamente a pisciare. Se la prima scusa giustificava l’impiego di un tempo adeguato ad un incontro – quantomeno ad una “frettolosa consumazione” dal modesto appagamento -, la seconda era propedeutica alla prima: telefonare più volte al giorno all’amata affinché non si sentisse trascurata, e per ritorsione gli negasse la “consumazione”.

Siccome il maschio medio è un cretino patentato, specie se il suo testosterone è a mille, questo signore, ogni volta che usciva per la spesa si “acchitava”e profumava come se dovesse andare ad una festa. Ma si può?!

Questi particolari non potevano sfuggire alla moglie, tanto che un giorno lo seguì e scoprì che il fedifrago incontrava l’amante al supermercato e, dopo aver comprato i prodotti in fretta e furia, si appartava con la ragazza nell’auto – con i vetri fumé!! – nel parcheggio ubicato sul retro del supermercato, in palese violazione non solo dei doveri coniugali, ma anche delle disposizioni che vietavano contatti personali per via del virus.

Brevemente riporto la scena: la moglie – molto robusta – ha preso a sberle il marito mingherlino, mentre l’amante, che non ebbe il tempo di recuperare le mutandine, se la dava a gambe.

L’epilogo, fu una punitiva “clausura”, imposta all’uomo che limitò persino il cane a fare pipì esclusivamente nel giardino condominiale. Della serie: dopo le sberle e le mutande, ecco le sue prigioni… ma  almeno fu orgoglioso di poter salvare quel poco che restava della sua dignità astenendosi dal pronunciare la classica frase “cara, non è come credi”.

Infine vorrei aggiungere che il virus, con il suo potere distruttivo, ha causato un grave aumento di dolore, morte, violenze, povertà e tradimenti.  

Daniela Cavallini:

Avv. Gassani, nel ringraziarla per il momento trascorso insieme, desidero segnalare alle lettrici ed ai lettori, alcuni tra gli ulteriori argomenti trattati nel suo libro, ovvero: “Orfani di una madre viva”, “Il manuale del perfetto fedifrago”, “Odio senza confini”, “Chiedo perdono a mio figlio gay”, “Madre coraggio”.

Un abbraccio a tutti!

Daniela Cavallini