Vi presento Hélène Millot: una donna e i suoi mondi | di Caterina Civallero

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COME NASCE HÉLÈNE MILLOT

 Dicessi che questo personaggio è inventato mentirei, ma allo stesso tempo sarei in errore se avessi il coraggio di affermare che ho realmente vissuto in prima persona ciò che vi racconterò; un errore solo in parte, perché spesso, si sa, le cose strane sono straordinariamente più probabili di quanto ci si possa auspicare. Violenta e irriverente sarebbe la mia cara Hélène Millot, la protagonista del mio storytelling intitolato Certe cose capitano solo a te – qualcuno dice sia il mio alter ego – se a salvarla non fosse giunto un misterioso destino e così mi ritrovo a narrare le sue peripezie persuasa che se fossero capitate a me non sarei certo qui a scrivere.

Mi piacerebbe avere tra le mani la storia del secolo che smaschera un imprenditore da quattro soldi che si nasconde dietro la facciata di un’azienda da 9 zeri, e gongolerei di gioia al pensiero di aver scritto un racconto apocalittico che vede l’umanità coinvolta nell’ennesima lotta contro il tempo o il virus di turno. Ho evitato di cimentarmi in opere del genere poiché la realtà sa avverare le più rosee aspettative di menti contorte con una fantasia inaudita e nessuna trama letteraria può competere con quanto siamo chiamati a vivere fatalmente ogni giorno.

Avevo desiderio di narrare cosa può accadere a chi ha la capacità di disattendere che qualcosa accada e contemporaneamente ha chiaro in mente che per realizzare un sogno non sia necessario uscire di casa. Ho voluto parlare ai cuori trepidanti che sanno cogliere le cose speciali ancor prima che accadano e mi rivolgo a quelle persone che riconosceranno fra le pagine del mio libro l’audacia emotiva che serve affinché le cose speciali siano capaci di giungere a noi.

Attrazione, effetto domino, destino? Molti lo chiamano karma ma cosa davvero si nasconda fra le pieghe dell’impossibile, spesso, si rivela essere un disegno molto più geometrico di quanto potremmo pensare.

Sembra una svampita donna in menopausa la mia Hélène Millot e mentre la descrivo alle prese con le sue rocambolesche giornate non perdo di vista lo spessore emotivo che conferisce peso specifico alle sue imprese.

Densa e imprevedibile è la sua vita, magica e gradevole la sua fantasiosa modalità per accomodare i risvolti di avvenimenti a dir poco impossibili.

La adorerete come non avreste creduto possibile, perché una donna così ha il fantastico dono di rendere la vita invidiabilmente leggera e intensa, e vi affezionerete tanto da attendere l’uscita di un nuovo articolo

Dal capitolo: QUANTO MI SBAGLIAVO

«Così mi ritrovo a fare i conti con la mia vita amorosa e i suoi frammenti parafrasando Roland Barthes; talvolta penso alle relazioni, agli eccessi, i miei disamoramenti, le illusioni, le fughe e i sospiri. Quante volte ho amato e quante sono fuggita non le saprei contare.

Mi sono sentita per anni come la diva preferita di mia madre, la cara Elizabeth Taylor: “Hai gli occhi come i suoi” mi diceva sempre e io correvo allo specchio per vedere qualcosa che solo lei sapeva riconoscere. Chissà se furono le sue affermazioni a spingermi a una vita amorosa imprudente disinvolta e romantica; avrei fatto qualunque cosa per soddisfare le sue esigenze e questo lei lo aveva sempre saputo.

D’altro canto mio padre sosteneva che avessi ereditato la profondità del blu intenso dello sguardo del prozio Jean Françoise Millet, ma cosa lo spingesse a spergiurare qualcosa non aveva mai visto di persona non lo seppi mai.

Furono i miei occhi o il loro insolito colore a indirizzarmi verso le braccia di amanti inconcludenti? Devo ammettere che preferisco pensare di essere stata predestinata. Da cosa e verso cosa non l’ho ancora scoperto ma, osservando la mia vita a posteriori, ho come la sensazione che sia stato tutto scritto e che in un certo senso i biglietti aerei dei miei spostamenti siano stati acquistati con largo anticipo da qualcuno, o da qualcosa, che mi sta muovendo sul mappamondo come fossi una bandierina del Risiko.

La cosa devo ammettere mi diverte, io stessa non avrei saputo fare della mia vita meglio di cosa ritengo mi sia capitato per sorte. La malaugurata predisposizione a mettermi nei guai e la mia fortunata propensione a sapere come uscirne velocemente viaggiano di pari passo e il giorno che mi sarà chiaro che non potrò più permettermi certe acrobazie emotive lascerò perdere, ma oggi ho ancora voglia di arrampicarmi sul tronco della grande quercia della vita e osservare cosa c’è di nuovo all’orizzonte.»

CHI MI SOSTIENE NEL PERCORSO

Creatività intuito e abnegazione costituiscono una vera e propria squadra capace di sequestrare letteralmente l’attenzione degli scrittori più appassionati: un vero e proprio dedalo alchemico coordina il campo emotivo che mi seduce a scrivere e questo rappresenta, per me, il soddisfacimento di una funzione vitale basilare.

Scrivere è come respirare e comprendo che vivere accanto a qualcuno che dedica il suo tempo a creare un libro sia per forza di cose impegnativo.

Distratta e pensierosa appaio quando viaggio in treno o in auto, passeggio in un bosco, mangio a tavola con la famiglia o bevo un caffè con gli amici e intanto non perdo di vista il capitolo che, non appena potrò alzarmi da tavola o tornare alla mia scrivania, andrò a completare. Pazienti, fedeli, fiduciosi e ironici sono coloro che mi descrivono simpaticamente così.

L’entourage di chi è alle prese con la stesura di un libro deve essere speciale, e proprio questa sua straordinarietà fa si che si compia pacificamente il piano di recupero che mi porterà a concludere un libro. Descrivo lo scrivere come fosse una dipendenza e certe volte lo è, ma mai penserei di disfarmene e nessuna delle persone che mi ama pretende che io gli dedichi meno tempo.

Francamente, chi mi conosce, sostiene questo mio voler vivere sospesa fra il mondo reale e quello che sperimento fra le pagine dei miei libri come se fosse il mio bene più grande e sopporta le mie stravaganze accettando che io sia meno presente di altri in quelle faccende legate al divertirsi insieme.

Grazie Aldo: mi permetti di essere esattamente il personaggio che sono: è un dono prezioso avere un marito come te, sei il mio filo di Arianna.

Ringrazio Alessandro Zecchinato amico, editor, personale enciclopedia vivente, mentore e compagno di partite a scacchi dove le pedine sono parole da spostare per vincere la frase perfetta.

Il tuo sostegno, anche questa volta, è stato determinante.

Grazie Aurora, grazie Maria Luisa: siete straordinarie!

Caterina Civallero

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