“Il gentiluomo inglese” ǀ Romanzo di Lucia e Maria Scerrato ǀ Recensione di Maria Teresa De Donato

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Finzione e realtà si alternano armoniosamente in questo bellissimo ed altrettanto suggestivo romanzo delle cugine Lucia Scerrato e Maria Scerrato in cui, attraverso una narrativa piacevole e scorrevole, tematiche importanti vengono portate all’attenzione del lettore offrendo spunti di profonda riflessione.

“Una scatola di latta, di quelle in cui si ripongono i biscotti per mantenerli fragranti e profumati” (L. Scerrato & M. Scerrato, 2020, p.20), conservata con cura in una cassapanca e tirata fuori solo per consolare le ‘pene d’amore’ di una nipote, custodisce un tesoro che viene improvvisamente ed inaspettatamente rivelato dando inizio ad un’avventura segreta con la ‘zia Nannina’, uno dei personaggi principali del romanzo, segnando non solo un’intera estate, ma la vita di due adolescenti, ed insegnando loro la ricchezza ma anche la complessità dell’Amore e della Passione.

Esperienze di vita realmente vissute da avi delle cugine Scerrato; personaggi inventati ed altri realmente esistiti, tra cui l’archeologo  britannico Thomas Ashby che con totale abnegazione dedicò buona parte della sua esistenza allo studio delle antichità romane, della topografia di Roma e del Lazio, esplorando e descrivendo accuratamente antiche strade romane, ricostruendone i tracciati e fotografando ed immortalando non solo popolazioni, ma usi e costumi locali, si fondono in questo romanzo scritto in parte in forma epistolare.

Alle autrici va sicuramente riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione del lettore, facendogliela rivivere nella maniera più piena ed autentica possibile e rispettandone con cura stile, morale e linguaggio del tempo, quella parte dell’Italia – conosciuta da noi tutti come Ciociaria – in cui ad un patrimonio archeologico notevole si affianca una ricca e vivace tradizione culturale fatta non solo di storia, ma anche di ottimo cibo, di usi e costumi particolari, di sagre e processioni e di paesaggi incatevoli il cui stile di vita semplice ed i cui ritmi più lenti si perdono nella notte dei tempi.

Il senso di responsabilità e di sacrificio, così come l’Amore, i sentimenti profondi  e anche le grandi passioni – come quella che vivranno Teresa e Tito, personaggi principali di quest’opera letteraria – che, pur nascendo spontaneamente ed altrettanto improvvisamente, devono confrontarsi con pregiudizi legati all’appartenere a classi sociali, culture e religioni diverse, sono anche importanti aspetti che emergono in questo romanzo.

Al Cuore, affascinato dalla diversità, dalla spontaneità, dall’autenticità, dalla semplicità e profondamente consapevole dell’appartenenza all’altro/a, si oppone e fa da freno la Mente che in maniera spietatamente pragmatica analizza, censura e rigetta Amore, sentimenti e passioni non solo in virtù di ciò che è ‘socialmente accettabile’, ma anche nella convinzione che l’avere una vita familiare regolare e scadenzata con attività e tempi prestabiliti non collima con l’esigenza emotiva, spirituale e mentale che spinge, al contrario, a viaggiare, ad essere sempre in movimento verso terre lontane, ad aumentare la propria conoscenza attraverso lo studio e la ricerca e soprattutto continui e nuovi stimoli intellettuali.

Al tempo stesso, in un’era in cui gli unici ruoli assegnati alla donna erano quelli di moglie, madre ed economa della casa ci furono sempre persone che, per necessità o virtù dovuta ad intelligenza superiore o forse semplicemente a maggiore consapevolezza e senso pratico intuirono l’importanza dell’istruzione quale strumento di conoscenza, di riscatto e di emancipazione – temi evidenziati in questo libro grazie al senso di responsabilità e determinazione di Teresa nel sacrificare la propria vita pur di consentire ai suoi fratelli più piccoli, Nannina inclusa, di proseguire a tutti i costi gli studi.

Un libro, la cui lettura consiglio a tutti, semplice ed al tempo stesso complesso, pieno di particolari interessanti e di colpi di scena, permeato di cultura e di rispetto per la tradizione e per quel patrimonio storico e non solo che non è solo ciociaro, ma anche italiano ed universale e che offre anche una grande lezione di Vita, ossia che quando c’è vero Amore “nessuno dei due ha…bisogno di sapere chi [sia] l’altro agli occhi del mondo.” (L. & M. Scerrato, 2020, p.160)