Pasqualina. Paolo.

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Riflessioni sulla coppia che si separa, a cinquant’anni dalla legge sul divorzio.

Versioni che non combaciano, ognuna di per sé verosimile.

Chi ha ragione? Esiste una verità assoluta? Possono esistere vari gradi di verità?

Entrando nelle pastoie della giustizia, si aggiunge alla verità fattuale, quella processuale. Nel colloquio psicologico, poi, vige la verità soggettiva.

La coerenza narrativa può essere convincente, ma può anche non corrispondere alla verità. Così come un’unica parola può fare la differenza, quale elemento anomalo, in un racconto apparentemente plausibile.

In questo racconto, ispirato ad una storia vera, aleggiano verità, bugie, ipotesi, fantasie, che, a mio parere, ben rappresentano i “fantasmi” che ciascuno, vittima o persecutore che sia, ha dentro di sé e che riversa sull’altro.

 

Pasqualina:

<<La mia storia è terribile, mi vergogno a raccontarla, ho subito per anni….cose impensabili….lo faccio solo per onore alla verità, se al mondo esiste una giustizia. Lo faccio per i miei bambini, per il loro bene, perché possano essere protetti da quel mostro del padre. I miei tre angeli sono nati dopo che ci siamo trasferiti al nord ed è lì che il matrimonio è andato sempre più a rotoli.

Abbiamo sofferto tanto, sia io, sia loro, e solo per questo sto trovando il coraggio di parlare.

Prima cercavo di capire, di farmene una ragione, pensavo che dovevo essere io a cambiare, che c’era qualcosa in me che non andava bene e quindi cercavo di accontentare mio marito, erano richieste strane le sue, non sapevo darmi una spiegazione, ma facevo quello che lui mi chiedeva, anche quando si trattava di richieste assurde.

Ero ingenua, in buona fede, sapevo di non avere nulla da nascondere, ma non bastava mai quello che facevo. Un nonnulla poteva suscitare la sua ira.

Non so da dove iniziare, sono troppe le cose da raccontare. Di sicuro la mia vita è cominciata quando sono riuscita a scappare da quella casa, che era diventata la mia prigione.

Ci eravamo andati poco dopo sposati.

Tutto iniziò con le telefonate, il divieto di farle o di riceverle, se non in sua presenza, e lui escogitava sistemi complicatissimi di controllo, essendo anche un abile informatico.

Temeva potessi avere un amante.

Mi permetteva di telefonare a mia madre, si, qualche volta, in sua presenza, ma dovevo parlare con il vivavoce, così che lui sentisse quello che ci dicevamo. Quando lui era a lavoro non mi era permesso.

Ovviamente, non potevo uscire da casa senza di lui. Neanche per fare la spesa. Aspettavo che lui tornasse ed uscivamo tutti insieme, apparendo una famiglia perfetta, agli occhi di chi ci vedeva. Conoscevamo poche persone e, davanti a loro, lui era molto diverso da come si comportava in casa, era affabile, educato, premuroso.

Durante le gravidanze potevo uscire per andare a fare i controlli di routine, sempre in sua compagnia, ma qualche volta me li ha fatti anche saltare, quando non ero in condizioni presentabili. Magari si vedeva qualche livido, e non avrebbe saputo come giustificarlo. Aspettavamo che scomparissero i segni, oppure li coprivamo.

Quando rientrava da lavoro, partiva con le sue domande assillanti, c’era poco da dire, ero stata tutto il giorno in casa, ma a lui bastava un dettaglio, per alimentare un sospetto, che si trasformava rapidamente in una certezza. Aveva dei pensieri fissi sui miei presunti amanti e quando io negavo, lui si alterava e non capiva più niente, diceva che gliele tiravo io dalle braccia le botte con la mia aria da santarellina, ma non potevo ingannarlo, lui era più furbo.

Effettivamente, la mia voce tremava, scoppiavo a piangere, le mie guance avvampavano, erano segni che potevano essere confusi con dei sintomi di colpevolezza. Ero davvero incapace di controllarmi e di esprimermi con la dovuta sicurezza, era plausibile che lui fraintendesse il mio atteggiamento di paura, scambiandolo per un’ammissione di responsabilità.

Chiunque avrebbe potuto pensare male di me. E più tentavo di dire la mia, più le mie parole apparivano mere giustificazioni, come in un meccanismo perverso, e suonavano false addirittura alle mie orecchie.

Le cose proseguivano sempre peggio. Iniziò a cercare le prove dei miei tradimenti, controllava la biancheria sporca e anche quello che veniva buttato nella spazzatura, andava alla ricerca di segnali dappertutto.

Non bastò neanche questo, tanto i suoi pensieri erano fissi e contorti. Cominciò ad ispezionare il mio corpo, alla ricerca di tracce di sperma del mio ipotetico amante.

Ovviamente, anche sottrarmi ai rapporti sessuali con lui, quando non ne avevo voglia, appariva una conferma dei miei tradimenti. Ero intrappolata.

Poi all’improvviso diventava gentile, mi regalava mazzi di fiori, chiedeva scusa, voleva che lo perdonassi. Ed io mi illudevo che fosse finito l’incubo, ma bastava una minuzia per riprendere ad accusarmi, minacciarmi, spintonarmi bruscamente.

A mia madre dicevo che andava tutto bene, per non farla preoccupare, era lontana, non mi poteva aiutare. Speravo sempre che, a furia di assecondarlo in ogni sua richiesta, lui trovasse pace, prima o poi, e confidavo nella mia innocenza.

Arrivò ad accusarmi di avere un rapporto incestuoso con mio fratello, disse che lo aveva incontrato per strada, anche se non era possibile, visto che lui abitava in un’altra città del sud.

Lei si starà chiedendo come mai ho aspettato tanto per andare via, come mai con quell’uomo ho fatto addirittura tre figli.

I miei bambini sono la mia unica ragione di vita. Quando è nato il primo, ho sperato che le cose andassero meglio tra noi, dal momento che si trattava del frutto del nostro amore. Mi sembrava una prova evidente della mia dedizione verso di lui. Non è stato così. Poi è venuto il secondo figlio e, non so davvero spiegarmelo, ma le cose sono anche peggiorate.

Le baby-sitter che venivano a casa, sempre selezionate da lui, qualche volta hanno visto i miei lividi, hanno capito tutto, e mi consigliavano di denunciarlo.

Come avrei potuto, se avessi fatto solo una telefonata alla Polizia, lui se ne sarebbe accorto!

Poi ha iniziato a svegliare anche i bambini di notte, per interrogarli su quello che succedeva quando lui era a lavoro. Il più grande ha frequentato pochissimo l’asilo, perché il padre preferiva lasciarlo a casa a controllarmi.

La terza gravidanza, poi, credeva fosse frutto del concepimento con un altro uomo, di mio fratello magari, e mi ha picchiato anche sulla pancia, quando era preso dai suoi pensieri.

In occasione dei ricoveri per partorire non potevo parlare con nessuno e, se mia madre veniva a trovarmi, lui faceva di tutto per non farla sentire a suo agio e lei rimaneva meno tempo possibile.

Io sono commercialista e ho sempre lavorato, anche dopo il trasferimento al nord. Avevo conservato i contatti con alcuni clienti della mia città d’origine e li seguivo, tassativamente da casa. Lui, ovviamente, controllava le mie telefonate e mail, e più volte mi ha messo in imbarazzo, facendomi rinunciare ad alcuni di loro.

Una volta, a causa dell’ennesimo sospetto, è arrivato, addirittura, a minacciare di buttarmi giù dalla finestra, spingendomi e trattenendomi nello stesso tempo, davanti agli occhi spalancati di mio figlio, che fissavano la scena allibiti.

È stato allora che ho iniziato a pensare alla fuga, perché, alla paura per me stessa, si è aggiunta quella per i bambini.

Ho escogitato un piano. A volte, per controllarmi meglio, si metteva in malattia anche per lunghi periodi. Quando arrivava la visita fiscale, voleva che scendessi giù al bar, per non farmi sentire quello che si dicevano lui e il medico, e mi controllava dalla finestra.

Ho aspettato uno di questi momenti per approfittarne. Mentre ero giù al bar sono riuscita a telefonare di nascosto a mia madre e le ho detto di raggiungermi e prendere una stanza in albergo, fino a quando non mi sarei fatta risentire. Lei aveva già capito che c’era qualcosa che non andava e non obiettò.

Ho aspettato il giorno in cui lui rientrava a lavoro, e quella stessa mattina ho fatto le valigie e, con i miei tre bimbi, il più piccolo di pochi mesi, sono scappata.

Sono andata all’Ufficio fasce deboli della Procura e l’ho denunciato.

Questo, da allora, è il giorno in cui festeggio il mio compleanno, perché finalmente ho ricominciato a vivere.

Credevo nel matrimonio e ho cercato di salvarlo, fino all’inverosimile. Ho lasciato mio marito quando oramai ero sicura che non ci fosse più niente da recuperare e solo per salvare i miei figli. Se fosse stato per me, avrei anche potuto continuare a subire, ma loro avevano diritto ad una vita serena.

Ora penso che, come lui stesso mi diceva, era tutto organizzato, fin dal fidanzamento. Si era mostrato gentile per farsi sposare, mi avrebbe fatto fare figli, uno dopo l’altro, per farmi morire, per liberarsi di me e tenersi i bambini. Il suo era un progetto omicida. Mi aveva resa prigioniera del suo delirio.

Lo avevo giustificato di fronte a mia madre, all’inizio, dicendo che era nervoso, stressato dal lavoro, anche perché poi, quando gli passava, era adorabile, a volte piangeva come un bambino e mi chiedeva scusa. Che potevo fare, se non accoglierlo e consolarlo, nella speranza che le cose si potessero aggiustare, che la verità potesse trionfare.

In Tribunale, lo hanno visto tutti, che è pazzo, delira, si sente perseguitato da tutti. Gli è stato diagnosticato un disturbo paranoico di personalità, invece lui sostiene che sono io la matta, che mi dovrei curare.

Sono tornata al sud, ho ripreso a lavorare, ora sono di nuovo una persona solare, come ero prima del matrimonio, e ho ritrovato la stima delle persone che mi conoscono. Ho capito che tutto quello che succedeva era effetto della sua malattia, delle allucinazioni. Ora, voglio solo dimenticare.>>

 

Paolo:

<<Adoro i miei figli e mia moglie non sa più cosa inventarsi per non farmeli vedere.

Un giorno qualsiasi, torno a casa dal lavoro, dopo essermi dedicato per ore ad attività intense e di responsabilità, e trovo la casa vuota, tutti spariti.

Mi allarmo, chiedendomi cosa possa mai essere successo in mia assenza a mia moglie e ai miei figli. Decido di precipitarmi dai Carabinieri per chiedere consiglio, eventualmente fare una denuncia di sparizione, e cosa scopro? Che mia moglie ha dichiarato cose assurde e false su di me, che sono un lavoratore instancabile e un padre esemplare.

Di colpo, mi sento privato del bene più prezioso che avevo, la mia famiglia.

Ho fatto mille domande e quasi svenivo, proprio lì, nell’ufficio denunce.

Quando ho letto quello che avevano verbalizzato, però, ho dovuto, per forza, avviare subito un ricorso. Avevano scritto che io facevo…dicevo…una lunga serie di cose improprie. L’hanno dovuto correggere il decreto, eh sì, perché io mi sono documentato, ho fatto anche le nottate a studiare le leggi, per poi spiegare loro la differenza tra le dichiarazioni di una povera donna e il riferimento a fatti accertati, che è ben diversa cosa.

La colpa è tutta di mia suocera. E madre e figlia hanno da sempre un rapporto simbiotico.

Le dirò, mi diletto anche a documentarmi nel settore della psichiatria nel tempo libero, so riconoscere segnali di rapporti patologici. Il fatto è che mia moglie non è mai riuscita a separarsi dalla madre e ad accettare il trasferimento al nord.

Telefonate, telefonate infinite, visite continue, non ne potevo più dell’invadenza di mia suocera nella nostra vita familiare.

Certo è che si tratta di una famiglia strana, il fratello di mia moglie, poi, mi è sempre sembrato un poco di buono, un violento, una specie di disadattato.

Lo incontravo per strada, all’improvviso, qualche volta mi ha pure minacciato, girovagava sempre nei dintorni della mia abitazione, come se volesse approfittare della mia assenza per incontrare la sorella, come se mi spiasse.

Io sono una persona trasparente e solare, non ho nulla da nascondere e la mia vita è integerrima. Ad esempio, adoravo portare i miei figli in gita, all’aria aperta, in montagna, al lago, e loro si divertivano con me, mentre lei aveva paura di tutto e non avrebbe mai voluto uscire di casa. Lo sa che, da sola, ha paura, persino, di andare a comprare il pane?

E cosa si va a inventare? Che io avrei maltrattato, minacciato, addirittura picchiato…..accuse infamanti per un uomo che si dedica a tempo pieno al bene della famiglia, parole ignobili. Stento ancora a crederci.

Poi, con quell’atteggiamento da vittima e da santarellina riesce anche a convincere i medici a fare relazioni false.

Sono sicuro che anche a lei sta raccontando le solite assurdità, facendo la vittima sacrificale e scambiando i gesti d’affetto e la mia sollecitudine nella cura della casa per fissazioni ossessive.

I bambini sono entusiasti di passare il tempo con me e si lamentano della madre, che fa sparire persino i giocattoli che io regalo loro. Soprattutto adesso che è tornata da quell’arpia di mia suocera, che me la mette sempre contro.

Sono tutti d’accordo, in quella famiglia. I suoi parenti hanno anche cercato di eliminarmi, oltre ad avermi minacciato più volte. Ma io non mollo, sono un uomo di successo, soltanto il mio matrimonio è stato una delusione e, di sicuro, non per colpa mia.

Molte persone mi apprezzano, ho tanti interessi, lo sport, il mio lavoro, lo studio della medicina, delle leggi, guadagno bene e nessuno ce l’ha con me. Sono molto ricercato anche dalle donne, lo sa quante relazioni ho avuto da quando mi sono separato? Non è un segreto che piaccio al sesso debole, pensi che ho anche ricevuto molestie sessuali sul lavoro.

Il mio matrimonio era perfetto, oscurato solo dalle intrusioni di mia suocera e dall’immaturità di mia moglie, che non ha mai accettato il trasferimento al nord, perché ha un rapporto fusionale con la madre. È  scritto anche nelle perizie tecniche, proprio così “rapporto fusionale”.

Essendo una persona sensibile, io mi ero accorto che, nell’ultimo periodo, lei non stava più bene, soffriva, stava sempre col muso, non sorrideva, con i nervi a fior di pelle, sobbalzava solo se le passavo vicino o la sfioravo con una carezza.

L’ho capito, sa, che era spaccata in due tra l’attaccamento alla famiglia d’origine e la nostra relazione d’amore.

So per certo che mi ha amato, se vuole le faccio vedere le lettere appassionate che mi ha scritto durante il fidanzamento, sono prove inconfutabili.

Di denunce ne ho fatte tante, ho dovuto, hanno scritto cose false e ne posso fare altre cento, se serve, per far valere i miei diritti, non sono uno che si tira indietro. Posso denunciare medici, psicologi, poliziotti, giudici, se mi accorgo che sono corrotti. E ce ne sono tanti, purtroppo, ma io non ho paura.

Se vuole, le faccio vedere tutti i documenti che ho raccolto, perizie, osservazioni, ricorsi convalidati.

Ne ho anche altre di prove, le foto con i miei bambini sorridenti, quando li portavo in giro a fare tutto quello che non potevano fare con la madre, per le sue ataviche paure. Ho tanti testimoni a mio favore.

Dicono di me che ho un disturbo di personalità, ma chi si può ritenere perfettamente normale? Qualsiasi manuale di psichiatria afferma a chiare lettere che la normalità non esiste.

In tutti i casi, io sono qui per difendermi soltanto, sa, lungi da me l’idea di accusare. Per questo faccio ricorsi, contestazioni, appelli, e continuerò a farli, finché non avrò giustizia. Desidero solo fare il padre dei miei figli, occuparmi di loro e non essere incolpato ingiustamente.

Ci sono, invece, perizie che descrivono molto bene i problemi di mia moglie, la dipingono come una persona depressa e manipolatrice.

Ce l’ha con me e mi vuole colpire in ciò che mi è più caro, i figli. Ma io non mi arrendo, quando mi sento ferito nel vivo, sono capace anche di rimanere sveglio tutta la notte per documentarmi e studiare strategie difensive.

Sono una persona solare e affronto la vita con allegria, ma se mi fanno arrabbiare….solo perché sono una persona onesta mi controllo…..se volessi, potrei anche ucciderla, ma non lo faccio, sono una persona civile…..ma potrei stancarmi prima o poi…..

Lei, invece, è cinica e calcolatrice, non so neanche come possa esserlo diventata, non era neanche tanto brava nelle pubbliche relazioni quando l’ho conosciuta, invece ora riesce a convincere tutti delle sue tesi strampalate.

Dottoressa, stia pur certa, che mia suocera può anche “telecomandare” la figlia, ma con me non ci riesce.>>