Anna Maria Bonamore, scrittrice e insegnante di lettere classiche, presenta il suo ultimo libro “Rinascita”. | INTERVISTA

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« La lettura ci apre sempre porte magiche su stanze che forse non saremmo in grado di conoscere e ciò spesso è salutare; ma la letteratura, per essere veramente utile, deve aiutare l’uomo a capire come diventare più forte psicologicamente e più maturo spiritualmente…» (Anna Maria Bonamore)

Anna Maria Bonamore

Ciao Anna Maria, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Anna Maria scrittrice e insegnante di lettere classiche?

Io direi che la scrittrice e l’insegnante sono strettamente connesse. Credo di essere nata insegnante, ne ho sempre avuto la vocazione, come chi “sente”, fin da bambino, di dover abbracciare il sacerdozio o la professione di medico. Giocavo a fare la maestra, con le mie amiche, inventando quiz e domande a cui esse dovevano rispondere. Poi, per tanti anni, ho svolto la mia professione con serietà ed entusiasmo. In quanto alla scrittura, ho iniziato a comporre poesie al Liceo, sulla scia dei grandi poeti che studiavo, come accade a molti adolescenti. Queste poesie sono rimaste in un cassetto e solo molti anni dopo, durante la docenza, mi sono sentita ancora attratta dal comporre brani poetici che sono stati successivamente pubblicati.

…chi è invece Anna Maria donna nella sua quotidianità?

Anna Maria donna, nella sua quotidianità, è una persona seria, ma non noiosa, semplice ma solare, con qualche tendenza artistica (il canto e la scrittura creativa) e che si divide fra i suoi interessi e le varie incombenze familiari, mettendo impegno in tutto ciò che fa.

Qual è la tua formazione professionale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi quale scrittrice?

Mi sono laureata a pieni voti in Lettere Classiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma; dopo qualche anno, ho ottenuto la Cattedra di Materie Letterarie, Latino e Greco in un noto liceo della mia città. Non avevo mai pensato di fare la scrittrice (per alcuni è un mestiere, per me è una passione) finché non ho avuto l’occasione di far leggere i miei scritti a una persona collegata con una casa editrice. Così è iniziato il mio percorso di scrittrice.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Come ho già detto, ho sempre avuto passione per la scrittura. Credo che, in fondo, oltre alle competenze professionali, questo sia anche un dono di natura. C’è una tendenza in tutte le cose e in ognuno di noi. Quando ero ancora una studentessa, i miei scritti erano molto apprezzati e venivano letti nelle varie classi della scuola. Ma solo in seguito, tuttavia, ho compreso quanto fosse bello e gratificante poter condividere con altri questa mia passione.

Ci parli del tuo libro “Rinascita”? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Anna Maria Bonamore, “Rinascita”

Il mio romanzo è incentrato sulla figura di Sonia, una giovane donna, bella e solare, che si ritiene in simbiosi con la mitica fanciulla Parthenope, fondatrice della città di Napoli, perché generosa e appassionata come lei. Felicemente (ma non troppo) sposata e con un bambino di quattro anni che adora, si troverà, per varie disavventure, a vivere un periodo di profonda degradazione. Ma Sonia, profondamente onesta e vitale, cercherà di riscattarsi e di “rinascere”. Il mio è un messaggio di solidarietà e di amore e si rivolge non solo alle donne, spesso vittime di soprusi, ma indistintamente a tutti coloro che vivono situazioni di infelicità.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

La protagonista del romanzo è una donna e a me interessa molto la condizione femminile, ma questa opera è indirizzata a tutti e può servire da esempio per diventare migliori.

Una domanda difficile Anna Maria: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Rinascita”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Naturalmente nessuno è obbligato ad acquistare il mio libro. Quello che posso dire, in assoluta sincerità, è che la storia è complessa e intrigante, si basa su eventi che, in qualche modo e in qualche luogo, sono realmente accaduti e, soprattutto, è scritta con il cuore. Non mancano importanti riferimenti culturali su tradizioni e leggende napoletane.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Vorrei ringraziare una mia amica che mi ha spronato a scrivere questa storia e un ragazzo, che conosco da quando era bambino, che mi ha spesso fornito un aiuto informatico. I loro nomi sono citati all’interno del libro.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri e romanzi. Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Nella mia attività letteraria, che dura da quasi un ventennio, ho pubblicato vari libri, iniziando con delle sillogi poetiche: “La favola infranta” (2002), “Perla di fiume” (2004, Edizioni dell’Oleandro), “Attimi di poesia” (2006, Pagine) e “Dietro il velo” (Kollesis editrice). Sono poesie nate sotto l’urgenza di sentimenti ed emozioni difficili da gestire. Quindi esse hanno avuto quasi una funzione catartica. Mi sono poi dedicata alla prosa con dei racconti, alcuni dei quali basati su eventi realmente accaduti: “Storie così… storie di donne” (Terre Sommerse e di nuovo pubblicati con booksprintedizioni) e “Tutti a scuola con me” (2014 Bibliotheka Edizioni), in cui raccontavo alcune mie esperienze scolastiche. Nel frattempo, la mia passione per il canto mi ha portato a far musicare alcune mie poesie che sono quindi diventate le “mie” canzoni. Tutto ciò, o quasi, si trova nel cofanetto “InCantoPoesia” (Terre Sommerse).

«Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensi tu in proposito? Cosa legge il lettore in uno scritto? Quello che ha nella testa “chi lo ha scritto” oppure quello che gli appartiene e che altrimenti non vedrebbe?

Spesso si dice che ogni opera, una volta pubblicata, non appartenga più all’autore, ma ai lettori. Penso che inizialmente ci si ponga davanti a uno scritto per curiosità o per interesse personale (dipende dal genere letterario). In un secondo momento, se l’opera è avvincente, il lettore si cala interamente in essa, avvicinandosi e anche immedesimandosi con questo o quel personaggio.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

La lettura ci apre sempre porte magiche su stanze che forse non saremmo in grado di conoscere e ciò spesso è salutare; ma la letteratura, per essere veramente utile, deve aiutare l’uomo a capire come diventare più forte psicologicamente e più maturo spiritualmente, altrimenti la stanza magica diventa una stanza chiusa nella quale perdere la propria identità.

«Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano. Al giorno d’oggi né le loro vite né quello che scrivono è interessante.» (Charles Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., 1995, Milano, p. 52). Ha ragione Bukowski a scrivere queste cose a proposito degli scrittori contemporanei? Cosa ne pensi in merito?

Io non credo che la vita degli scrittori fosse un tempo più interessante di ciò che scrivevano. La produzione letteraria è emanazione diretta di ciò che si è, della propria sensibilità e del proprio pensiero. Tuttavia è vero che la vita frenetica dei nostri giorni porta a una maggiore velocità, ma anche a una maggiore superficialità, per cui le nostre vite e le nostre opere appaiono forse più offuscate.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Secondo me, hanno ragione entrambi, pur nella diversità del contesto e del tipo di lettore. Sicuramente la lettura consiste nel “ricevere un pensiero nella solitudine”, ma anche, in un secondo momento, in un’intima conversazione con l’autore.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Io appartengo sicuramente alla categoria di persone che si impegnano profondamente nel raggiungere l’obiettivo, anche se ritengo che un po’ di fortuna aiuti sempre. Io ne ho avuta sempre poca…

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Per citare Dante Alighieri, l’amore è ciò che “move il sole e l’altre stelle”. Il vero amore è fusione di due anime e deve tendere a migliorare l’uomo, a renderlo più vivo e spirituale, ma non può essere in competizione con la ragione. Si tratta di due sfere diverse, connesse ma separate. Nella società contemporanea, purtroppo, l’amore inteso in senso alto non è più compreso, essendo ridotto a puro fatto fisico e vissuto in modo molto superficiale. Io questo non lo chiamo “amore”.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

La mia formazione culturale e professionale mi porta a prediligere gli autori “classici”, così definiti perché sono stati posti come modelli universalmente validi. Le mie letture spaziano da Omero e dai lirici greci del VII-VI secolo A.C. (quanta bellezza e sensibilità, oserei dire “moderna” in autori quali Saffo, Mimnermo, Alcmane, etc.) fino ai giorni nostri. Tra i miei autori preferiti, posso citare il poeta latino Virgilio, Dante, Petrarca, Leopardi, ma anche (per scendere sul moderno) Ungaretti, Montale, Quasimodo. Amo la poesia profonda ma leggiadra. Mi piacciono anche le opere di Pirandello, il teatro di Eduardo De Filippo. Ogni anno cerco di leggere i libri vincitori del Premio Strega: alcuni sono molto belli.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Non mi sento molto di consigliare, poiché ogni persona ha le proprie tendenze e interessi diversi; tuttavia, ho molto apprezzato “Il nome della rosa” di Umberto Eco, per la sagacia e l’acume che il protagonista dimostra. Inoltre il romanzo è sapientemente costruito. Ho letto volentieri anche “Il colibrì” di Sandro Veronesi, per l’originalità del contenuto e della modalità narrativa. Mi è piaciuto molto “Il treno dei bambini” di Viola Ardone, per la serietà e la delicatezza con cui l’autrice ha trattato un tema tanto difficile.

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

Anche per i film, non mi sento di consigliare, ma posso dire che rivedrei volentieri “A beautiful mind” e “La vita è bella” che ho apprezzato soprattutto per i risvolti umani che emergono da vicende di per sé molto dolorose. Mi è piaciuto molto anche “La grande bellezza”, per lo spaccato di vita che emerge, tra gloria e decadenza, dalla splendida città di Roma.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Al momento ho iniziato a scrivere racconti per bambini (l’idea mi è venuta dopo la nascita del mio primo nipotino), ma non escludo la possibilità di scrivere un secondo romanzo (ho già qualche idea in mente). In questo periodo della mia vita, sono molto attratta dalla narrativa, anche se la poesia resta sempre il mio primo e grande amore.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Forse mi sono messa un po’ troppo a nudo? Non so. Posso dire che sono una persona molto sincera e affronto con impegno e passione tutto ciò che intraprendo. Scrivo da circa venti anni e desidero continuare a farlo finché ne avrò piacere. Ma… i miei scritti piacciono agli altri? Credo di sì, avendo ricevuto spesso premi e riconoscimenti. Tuttavia… “Ai posteri l’ardua sentenza”.

Anna Maria Bonamore

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Anna Maria Bonamore

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo