Paolo Mosca, autore televisivo e scrittore, presenta il suo ultimo libro «Il quaderno del lupo» | INTERVISTA di Caterina Civallero

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Paolo Mosca, autore televisivo da venti anni per Rai, Mediaset, Mtv e Sky e scrittore di numerosi libri, tra narrativa, poesie, guide sulle serie tv e non solo, pubblica quest’anno “Il quaderno del lupo − Come risolvere i problemi senza stress”.

Ciao Paolo Mosca, benvenuto e grazie per aver accettato il mio invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Ciao e grazie di questo incontro. Sono un lettore anche io, sempre alla ricerca di testi che mi aiutino a crescere. Wikipedia mi definisce un “creativo”. Di certo amo fare tante cose cercando di rifuggire i recinti.

 …chi è invece Paolo nella sua quotidianità al di là dell’arte dello scrivere?

Mi piace suonare, ho da poco pubblicato il disco Black Dance con il progetto Second Elliptic Eye. E poi mi piace molto leggere.

Ecco uno dei videoclip tratti dall’album.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Da bambino ero affascinato dalle poesie, dalla magia che vi trovavo quando mi piacevano. Al liceo ho iniziato a scriverle. Per anni le chiamavo “abbozzi poetici” perché avevo un’idea molto alta del versificare e non mi sembravano mai all’altezza del nome “poesia”. A un certo punto ho deciso di scrivere una storia che fosse una specie di filo rosso per mettere insieme poesie diverse. Quello è stato il mio primo libro di narrativa.

 Che tipo di scrittore sei?

Per i miei libri sono istintuale. Credo ancora nell’ispirazione e scrivo quando ce l’ho a prescindere dal mercato o dalle strizzate d’occhio al lettore. Faccio anche il ghostwriter. In quel caso sono sartoriale e scrivo su commissione.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

In questa fase sto leggendo Jack London, anni fa mi aveva affascinato il suo Vagabondo tra le stelle e lo avevo riscoperto. In questo momento sono tra le pagine di Martin Eden. Altri scrittori che amo molto sono Borges, Dick, Bulwer-Lytton. E poi ho un’adorazione per i libri di Salvador Dalì, spesso troppo adombrati dalla sua opera pittorica.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere quest’inverno dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Dare consigli generici è sempre un azzardo, non conoscendo gusti e inclinazioni di chi legge. Comunque sto al gioco. Sicuramente consiglio gli autori appena citati. A questi aggiungerei tre libroni:

“Ecce homo” di Nietzsche, la filosofia che diventa biografia e viceversa. Forse il libro più importante non tanto per l’Ottocento, ma per il Novecento.

“La tentazione di esistere” di Cioran perché a volte è bello fare i conti con la disperazione.

“L’arte della memoria” della Yates per riscoprire la grandezza del nostro Rinascimento.

   

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

 Tutta la filmografia di Kubrick perché resta il più grande filosofo visivo.“Fitzcarraldo” di Herzog. Per il modo selvaggio e libero di concepire l’opera, oggi difficile da riprodurre immersi come siamo nelle norme.

“V per vendetta” delle sorelle Wachowski perché descrive il nostro presente.

Trovo interessante il titolo del tuo libro “Il quaderno del lupo”: ha un significato particolare per te questo animale?

Il lupo è famoso sia come solitario, sia come membro di un branco. Queste due varianti dell’essere lupo credo rappresentino bene la duttilità che si debba avere quando ci si trova di fronte a un problema.

 

Come ti è nata l’idea per questo libro e perché affermi che lo scrivi innanzitutto per te stesso?

Nel mio percorso mi sono ritrovato a sviluppare alcuni trucchi per vivere meglio le difficoltà che si possono trovare in un progetto o in una sfida. Allo stesso tempo, per dirla alla Roger Stone, considero il passato come un semplice prologo. E quindi tendo a dimenticarmi l’esperienza anche per non farmici intrappolare. Ecco che scrivendone ne faccio tesoro, ma la tengo a distanza.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Le persone a cui voglio bene che spero possano trarne una qualche utilità.

È stato un lavoro lungo, tenuto nel cassetto o più un’idea istintuale e subito pubblicata?

Quando mi è venuta l’idea, ho impiegato poco a metterne giù la struttura. Poi, come spesso mi capita, ho accantonato il progetto. Il lockdown mi ha dato il tempo e la voglia di dargli una compiutezza.

Ogni capitolo viene concluso con una frase a tema: ti piacciono gli aforismi? Quale del libro ti rappresenta maggiormente?

Sì gli aforismi sono delle necessità, sono dei condensati di pensiero. Quando funzionano mescolano sintesi e chiarezza, due elementi che dovrebbero esserci sempre quando vogliamo essere lucidi. Un aforisma che mi rappresenta: “Ci si salva sempre da soli.”

L’idea delle pagine lasciate vuote da riempire è un modo per esercitarsi e magari vedere nel tempo come si cambia anche grazie a questi consigli?

Esattamente, alla fine di ogni capitolo consiglio un esercizio per impratichirsi con il tema trattato. La pagina vuota serve proprio per passare all’azione senza bisogno di altri supporti. In fondo è un quaderno e sul quaderno è giusto che il lettore possa anche scrivere.

Seppur diverso dai tuoi ultimi due libri che parlano di serie tv (Passeggeri Oscuri e Dark Passengers), possiamo accumunare questi 3 testi al concetto di “guida”?

Direi di sì. Il sottotitolo di Passeggeri oscuri è “piccola guida filosofica alle serie tv”. Anche la filosofia è un tratto comune.

Dexter Morgan, interpretato dall’attore Michael Carlyle Hall della fortunata serie Tv Dexter, è un tecnico della polizia scientifica di Miami, all’apparenza placido e ordinato ma nella realtà è un feroce e cruento killer. Sua è la citazione: «Non ci sono segreti nella mia vita. Solo verità nascoste che stanno sotto la superficie». Cosa pensi dei serial killer? Il tuo libro Passeggeri Oscuri prende il nome proprio da questa serie!

Dei serial killer in generale penso male. Sono un pacifista, non violento. Invece il personaggio inventato di Dexter Morgan mi piace molto per la lotta che mette in scena tra il suo io più intimo e la rappresentazione di sé creata a uso e consumo della sua vita sociale. Credo che ci riguardi tutti.

Donald Harvey, contemporaneo “angelo della morte” americano fu responsabile della morte di 50 persone. Affermò: «Controllavo le vite di altre persone, un potere di vita o di morte. Le avevo in pugno. Quando, dopo i primi quindici omicidi non venni scoperto, pensai che fosse mio diritto. Mi nominai giudice, accusatore e giurato. Così divenni Dio». Cosa pensi di un Dio così feroce che esprime il diritto di vita o di morte delle persone anziane, deboli, malate?

Penso che qui Dio non c’entri nulla. Quello è un folle che crede di essere Dio.

Una domanda difficile Paolo: perché i lettori di MobMagazine dovrebbero comprare «Il quaderno del lupo»?  Prova a incuriosirli perché vengano a conoscerti alle presentazioni che conduci o a cercare i libri sui portali on-line per acquistarlo.

Credo sia un ottimo libro da regalare, ancora più che da comprare per sé. Costa poco, dà consigli e dà modo di divertirsi con gli esercizi pratici.

Quali sono i tuoi prossimi progetti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Sto scrivendo un nuovo libro di narrativa, modalità di scrittura che non affronto dai tempi del mio noir “La mantide religiosa”. Non so quanto ci metterò, ma mi ci sto impegnando.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Voglio mandar loro un saluto nella speranza che possano trovare interessante e utile “Il quaderno del lupo”. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate.

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Caterina Civallero

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