L’avv. Gian Ettore Gassani: “La vita non regala nulla a nessuno!” | di Daniela Cavallini

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Da studente lavoratore ad avvocato di successo | Un’intervista rivelatrice…

Gian Ettore Gassani

Amiche ed Amici carissimi, nell’emblematica intervista, “cuore a cuore”, riscontreremo quanto la vita possa porci di fronte a prove dure e dolorose, ma, soprattutto, la conferma che siamo noi gli unici detentori del più grande dei poteri: il libero arbitrio di gestire il nostro destino.

Conosciamo l’Avv. Gian Ettore Gassani, Professionista di successo, Presidente AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani),  in molti ne apprezziamo  il fascino ed il garbo, ma non a tutti è noto il percorso personale di quel ragazzo che, a soli diciannove anni, affranto dal dolore per la perdita del Padre – stimato Avvocato Penalista – affrontò il radicale rovesciamento della sua – sino ad allora – privilegiata esistenza, rinunciando con responsabilità e consapevolezza degne di un  Uomo, al suo sogno…

Più che un intervista, una chiacchierata tra Amici, inclusiva di momenti di commozione ed aneddoti divertenti, con l’augurio che possa offrire un messaggio incoraggiante soprattutto ai giovani che si percepiscono privi di opportunità.

Daniela:

Bentornato Gian Ettore, oggi niente interviste all’Avv. Gassani… che ne dici raccontare la storia di Gian Ettore… un giovane che pur non risparmiato dalla vita è divenuto Uomo ed Avvocato di successo. Un  successo raggiunto contando unicamente sulle proprie forze.

Gian Ettore:

Volentieri, sei sempre la benvenuta e lo sai, oggi mi racconto, così, spontaneamente per quello che sono, non rinnegando le difficoltà affrontate in seguito alla repentina, prematura scomparsa di mio Padre – grande avvocato penalista – e con essa, il dolore devastante, il decadimento dei privilegi economici, l’addio al mio sogno di divenire architetto per onorare e conservare quello che mi restava di Lui: il Suo studio ed in esso il Suo esempio ed i Suoi valori.

Daniela:

Davvero molto per un ragazzo di soli diciannove anni…

Gian Ettore:

Molto, sì, oso dire “troppo”, ma così è stato.

Fu davvero difficile chiedere a me stesso il sacrificio d’intraprendere gli studi di giurisprudenza (abbandonando il mio sogno di laurearmi in architettura!) dato che  non provavo alcun interesse per la materia, ma nel momento in cui constatai l’inizio dello smantellamento dello Studio Gassani, a partire dalla sola rimozione della targa esterna, compresi di non poterne fare a meno. Pertanto, comunicai a mia Madre la decisione contestualmente maturata, lo studio rimase chiuso, ma intatto, ed io lasciai Salerno per raggiungere Roma.

Il patrimonio di cui disponevo era l’entusiasmo di approdare nella Capitale, unitamente all’ambizione di iscrivermi alla Sapienza oltre alla consapevolezza ed alla volontà di adattarmi ad ogni lavoro atto a garantirmi una decorosa sopravvivenza. Tuttavia l’impatto fu complicato… provenivo dal Sud… ed a quei tempi la mentalità era molto più chiusa, direi respingente.

Daniela:

In ogni caso, non eri un ragazzo solo “casa-studio-lavoro”…

Gian Ettore:

Certo che no… quelli erano gli “strumenti” che mi permettevano anche di divertirmi, frequentare i nuovi amici, corteggiare le ragazze, comportandomi in rispetto della tradizionale cavalleria. Ero disposto a sobbarcarmi ore di lavoro straordinarie, pur di inviare fiori o offrire una pizza, magari alternata da un pranzo al ristorante, alla ragazzina che mi era a fianco… Come si dice “squattrinato, ma con stile”… aborrivo e tuttora aborro lo squallore della suddivisione del conto.

Daniela Cavallini:

Un vero seduttore sin da allora…

Gian Ettore:

Non più di tanto, sai?! Se m’innamoravo di una ragazza, mi concentravo nella conquista della ragazza prescelta… volevo lei e solo lei… le altre neppure le vedevo.

Ti racconto di quando m’innamorai di una ragazza Greca.

All’inizio lei mi snobbava, ma dato che da sempre penso che le cose facili non siano mai le più belle, non demorsi e la corteggiai. L’aspettavo all’uscita dall’università, le inviavo fiori, mi facevo trovare nei luoghi che frequentava. Non che fossi uno stalker, sia chiaro, ma con la dovuta discrezione, le facevo percepire il mio interesse e la mia presenza. Iniziammo a frequentarci più assiduamente, tanto che divenne la mia ragazza.

Evidentemente avevo ben interpretato la sua disponibilità nei miei confronti che, seppur celata da quel pizzico di ritrosia, solo talvolta  dissimulata con civetteria, la rendeva irresistibile.

Durante le vacanze estive lei tornò a casa dai genitori, a Creta, ed io non ti dico quanto ho lavorato per pagare il biglietto aereo – ai tempi molto costoso – per poterla raggiungere e trascorrere alcuni giorni con lei ad Atene. Da Atene raggiungemmo la sua famiglia a Creta che mi accolse con calore. Il padre, m’invito’ a visitare il suo aranceto… che guardai ammirato per bellezza e dimensioni. Resosi conto della mia compiaciuta espressione, il gentile signore, mi disse ‘se sposi mia figlia ti regalo l’aranceto’. Troppo imbarazzante per me rispondere, tantoché rimasi in silenzio. Ero innamorato, ma non ero pronto per il matrimonio, tuttavia, se avessi rifiutato, le mie intenzioni verso la ragazza avrebbero potuto essere  fraintese, se avessi accettato… pure! Non volevo certamente passare per un cacciatore di dote.

Fu una storia bellissima, della quale serbo un meraviglioso, indelebile ricordo.

Daniela:

A seguito di questa eclatante lezione di seduzione e corteggiamento, ti chiedo di raccontare del tuo incontro con Bruno Vespa che, pur sollecitando la mia tenerezza, è l’emblema di un comportamento discreto e determinato.

Gian Ettore:

Pensa che ero un ragazzo timido, cui addirittura sudavano le mani di fronte ai cd “grandi” di ogni settore. Quando mi presentavano avvocati famosi, li consideravo alla stregua di mostri sacri, tantoché  il più delle volte evitavo di stringere loro la mano perché davvero la mia era sudata. Ma, quando fui assunto come cameriere all’Hotel Summit di Gaeta per la stagione estiva e scorsi tra gli ospiti Bruno Vespagià allora noto giornalista – con moglie e figli, chiesi che assegnassero a me il compito di servirlo al tavolo…

 

Daniela:

Insomma ti sudavano le  mani quando incontravi coloro definibili come l’Avv. Gassani di oggi… Oh, scusami, ti ho interrotto… mi racconti dell’incontro con Bruno Vespa?

Gian Ettore:

“Era gentile e scambiavamo qualche battuta. Battute seguite da chiacchierate  incentrate sui miei obiettivi, cui mostrava sincero interesse, che intavolavamo quando, terminato di servire ai tavoli, iniziavo la sistemazione di lettini ed ombrelloni sulla spiaggia riservata all’hotel. Si era creato un rapporto di simpatia e quando, alla fine della sua vacanza mi salutò, mi allungò la mancia più lauta che avessi mai ottenuto: ben 15.000 lire!

Quando m’invitò per la prima volta a Porta a Porta, in qualità di Presidente AMI, ovviamente non si ricordava di me, tuttavia, poco prima che iniziasse la trasmissione, gli rammentai del nostro primo incontro e fu per entrambi un momento emozionante, rievocativo:  per lui rivistosi giovane sulla spiaggia di Gaeta e per me nel ricordare i sacrifici di quegli anni.”

Daniela:

Tornando al giovane, timido, aspirante avvocato Gian Ettore, oggi appartenente ai succitati “mostri sacri”, come ti relazioni con la nuova generazione di neo laureati in giurisprudenza, coloro che ambiscono ad incontrarti, magari a lavorare con te – innegabile che il tuo Studio impreziosisca il curriculum – ed un giorno raggiungere il tuo successo?

Gian Ettore:

Mi relaziono alla pari: siamo tutti avvocati. I paradigmi sociali sono ovviamente cambiati, ma il rispetto reciproco è un valore sul quale non transigo. Per quanto riguarda l’assunzione di nuovi collaboratori/collaboratrici, il mio criterio di selezione è orientato al potenziale individuale. Partendo dall’assunto che la formazione accademica è analoga per tutti, quello che fa la differenza è l’umiltà di cimentarsi “sul campo” con il massimo impegno, unitamente a caratteristiche personali, una su tutte la perspicacia.

Daniela:

Credo che tutti i giovani avvocati dovrebbero leggere il capitolo del tuo libro “C’eravamo tanto armati” (Diarkos edizioni) dedicato al “Vecchio Leone”, ovvero Colui che oggi non è più, ma che da Maestro, ti offrì una grande lezione di vita… di quelle da leggere tutto d’un fiato.

Grazie Gian Ettore per esserti aperto con me e con i nostri Lettori!

Un abbraccio a tutti

Daniela Cavallini