Plotino: Uno-Tutto, mistica e spiritualità tra Oriente e Occidente | di Roberta Bramante

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Plotino nasce nel 205 in Egitto ad Asyut, definita in età romana Licopoli, città dei lupi, e muore nel 270 d.c, in Campania, presumibilmente presso Minturno, ma non si hanno notizie certe sulla sua dipartita. È uno dei più importanti filosofi della storia. L’influenza del suo pensiero ha riverberi che giungono fino a noi, irradia di elementi sostanziali la nostra cultura, il nostro approccio alla spiritualità e può orientare in maniera nuova il nostro più generico essere nel mondo. Non scrisse nulla fino all’età di 49 anni poiché aveva promesso al suo maestro, Sacca Ammonio, di non cristallizzare sottoforma di scrittura gli insegnamenti appresi. Solo in seguito decise di racchiudere il suo pensiero in un’opera, curata dal discepolo e biografo Porfirio, le Enneadi. Nella scuola da lui fondata non venivano fatte distinzioni culturali, sociali o di genere, erano infatti ammesse, in maniera del tutto rivoluzionaria, anche le donne. Plotino può essere considerato l’ultimo filosofo greco, continuatore della tradizione di pensiero che va da Parmenide a Platone e Aristotele. Fu allo stesso tempo un grande innovatore, prezioso ponte tra Oriente e Occidente.
Durante una spedizione militare guidata dall’imperatore romano Gordiano III, entra in contatto con la filosofia persiana e, durante lo stesso viaggio, con il pensiero induista e buddista. Fu seguace di Sacca Ammonio, personaggio misterioso, di cui non si ha una biografia tuttora certa e attendibile. Alcuni studiosi pensano che Sacca Ammonio si riferisca in realtà a Sakyamuni, alla grecizzazione del termine “Sakka- Ammuni” ovvero Śākyamuni (cfr. ad esempio: E. Seeberg, Ammonius Sakkas in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 1941, n. 61, pp. 136-170). Ritengono, in altre parole, che Plotino sia entrato in contatto con un discepolo della scuola buddista e ne abbia appreso e trasposto i concetti basilari.
Al di là di qualsiasi congettura, è certo che il pensiero filosofico plotiniano si fondi su un tipo di teologia apofatica o negativa, tipica dell’induismo, taoismo e buddismo. Per descrivere qualcosa di ineffabile, come l’Uno, concetto di difficile comprensione, procede elencando una serie di predicati che pur non potendo inerire a esso in maniera esaustiva si avvicinano a una definizione sempre più completa, sebbene mai finita.
«L’Uno non può essere una di quelle cose alle quali è anteriore: perciò non potrai chiamarlo Intelligenza. E nemmeno lo chiamerai Bene, se Bene voglia significare una tra le cose. Ma se Bene indica Colui che è prima di tutte le cose, lo si chiami pure così.»Plotino, Quinta enneade.


Altri aspetti che portano il pensiero Plotiniano ad essere accostato alla filosofia orientale e la sua concezione di “Anima Mundi” e dell’ Uno-Tutto, ovvero di una anima che pervade e dà dignità al mondo, che ci rende interconnessi e partecipi di un’unica essenza. Plotino introduce in Occidente il concetto della catarsi o illuminazione, dell’ascesi o del ritorno all’Assoluto, processi possibili attraverso uno slancio mistico che solo i saggi riescono a compiere, distaccandosi o illuminandosi rispetto a se stessi e alle cose terrene. Anche questi elementi sono assimilabili alle religioni orientali.
“Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore, amoroso contatto, sovrarrazionale immedesimazione con l’Ineffabile, ottenuta mediante un “uscita da sé e dai limiti del finito (ἔκστασις). (Cit da Treccani e Abbagnano-Fornero)
Le suggestioni plotiniane a sua volta vennero trasposte in chiave cristiana da Sant’Agostino, esponente della Patristica, ovvero padre della Chiesa, colui che pose le basi teologiche del Cristianesimo praticato ancora oggi. L’Uno viene trasformato in Dio, che non è più sovrabbondanza di logós (λόγος) ma di amore, e il processo che porta verso il ricongiungimento con il divino è dato da un atto di fede e percorso interiore di liberazione dal male. Successivamente Plotino fu ripreso anche in periodo rinascimentale, da Marsilio Ficino. L’amore che si espande da Dio al mondo per ricongiungersi nuovamente in Dio attraverso l’anima umana. Da Giordano Bruno nel concetto dell’Uno-Tutto, della materia animata e divina e l’Eroico Furore che come falene ci porta a ricercare e fonderci con la luce della verità. Evidenti influenze anche in Spinoza, nella Sostanza che è identità tra pensiero e estensione. Più avanti dagli Idealisti tedeschi, in primis Shelling, con il concetto di Assoluto o sintesi dello Spirito e Natura.
È importante evidenziare questo scambio sincretico di pensieri che oltrepassa il tempo e i confini geografici. I destini culturali e umani tra Oriente e Occidente sono comuni e imprescindibili, evidenti nella trasposizione di verità antiche. Già le filosofie orientali, prima ancora di quelle occidentali, hanno sostenuto una visione immanente e panteista del sacro, del divino presente in tutto, nell’umanità e nella natura. Consideravano l’esistenza come connessione tra fenomeni, come rete in cui tutti sono interconnessi, al di là di illusorie distinzioni. Molti grandi pensatori hanno cercato di ereditare queste verità eterne e ancestrali e hanno evidenziato la caducità di una visione del mondo dicotomica e ambivalente che crea una scissione tra noi e il Tutto, tra l’Io, la Natura e la sacralità della vita. La teoria che sostiene una reciproca interazione tra soggettività e oggettività, riconoscendo tale rapporto come sintesi indissolubile e imprescindibile, oggi è sostenuta a più riprese anche dalla scienza. Plotino ha saputo anticipare e riconoscere la portata rivoluzionaria di queste teorie ed è diventato veicolo per la diffusione dinamica di tali considerazioni esistenziali che se applicate alla nostra realtà possono renderci ricchi e meno obnubilati rispetto al nostro essere nel mondo.

Roberta Bramante