Alessandro Zecchinato: Scrittore Astrologo o Poeta? | Intervista di Caterina Civallero

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Ciao Alessandro, benvenuto e grazie per aver accettato il mio invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Alessandro scrittore, astrologo, poeta e ricercatore indipendente?

Sono uno a cui piace scrivere e pubblicare. Principalmente narrativa: non mi ritengo poeta, è un termine troppo nobile, però da sempre amo esprimere idee emozioni e sentimenti in forma di versi quasi sempre liberi e senza rime, perché li trovo più adatti e sintetici della prosa a tale scopo. Un mio sogno nel cassetto mi vedrebbe collaborare con un compositore musicista: non potrò mai emulare Mogol, ma sono convinto che il sincretismo fra varie forme d’arte sia importante e non vedo i miei testi come completi senza una musica a sorreggerli e accompagnarli. Anni fa alcuni stralci di un mio testo vennero usati come didascalie per una mostra di una mia amica pittrice: il risultato dell’arte visiva commista a quella scritta mi mostrò il senso in quelle mie parole che, senza finalità, mi parevano banali.

L’astrologia è un argomento che fa parte di un gruppo di più vasti interessi di cui mi occupo da sempre: del resto chiunque nasca e viva nei dintorni di Torino, città magica per antonomasia, in qualche modo si trova ad avere a che fare con esoterismo e occultismo, anche solo “di striscio”.
Cominciai ad avvicinarmi come “miscredente” a questo mondo all’inizio degli anni ’90, ma col tempo diventai più possibilista, a causa di esperienze con le quali mi toccò confrontarmi.
Iniziai a interessarmi di astrologia in modo serio dalla fine degli anni ’90 e in modo semiprofessionale a cavallo del nuovo millennio. Nel frattempo studiai teosofia, filosofia per così dire “fringe”, e venni a mia insaputa iniziato allo sciamanesimo tolteco (quello descritto da Carlos Castaneda nei sui libri): troppe cose da descrivere in una breve intervista; ciò che conta è che nel corso di quest’anno ho deciso di uscire allo scoperto e iniziare a pubblicare i miei lavori col mio vero nome e non più sotto pseudonimo.

…chi è invece Alessandro nella sua quotidianità? Puoi svelarci qualcosa di te?

Mah… forse dovrebbe dirlo chi mi conosce. Io credo di essere uno qualsiasi, con una vita normale ma con diverse personalità: probabilmente a volte emerge il “mio gemello” e prende il sopravvento. Ho lavorato in vari contesti, principalmente fabbriche, sono stato disoccupato e sottoccupato come molti, ho una figlia ormai grande e vivo da solo: credo di essere un orso che mal si adatta a convivenze e convenzioni. I miei interessi spaziano in molti campi, credo che si venga sulla Terra per conoscere e sperimentare; la solita vita così com’è codificata dal “sistema” mi va stretta: se avessi dovuto nascere solo per studiare, lavorare, sposarsi, procreare, andare in pensione e crepare, avrei preferito non nascere. Ecco, potrei dire di essere un “disadattato”: ma ben felice di esserlo.

Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere la delicata arte dello scrittore?

Ho iniziato quando ho imparato a scrivere. Fin da piccolissimo mi piaceva inventare storie, magari per intrattenere gli amici e i compagni. Erano piuttosto assurde e fantasiose, a volte un po’ truci; però preferivo disegnare. Crescendo ho perso un po’ la passione per disegno e pittura, durante l’adolescenza (come un po’ tutti, credo) scrivevo poesie e testi per ipotetiche canzoni; viaggiavo moltissimo con la fantasia, ero un ragazzo piuttosto solo e per varie ragioni “complicato”; soprattutto leggevo moltissimo, di tutto, libri di narrativa, saggi, riviste scientifiche e tecnologiche, fumetti, giornali, etichette dei prodotti… tutto tranne molto di ciò che mi imponeva la scuola. E il resto ve lo racconto nella risposta alla prossima domanda, che in fondo è simile a questa.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

Durante le superiori. Già prima amavo svolgere i temi, specie quelli “liberi”, che mi permettevano di esprimermi a mio piacimento. Ma alle superiori entrai in conflitto con una professoressa di lettere, che per altri aspetti apprezzavo ed ero ricambiato: quando mi correggeva i periodi stravolgeva totalmente ciò che volevo dire, specialmente su temi politici; siccome non accettavo quei compromessi mi dovevo accontentare ingiustamente di sufficienze risicate. Quando sopraggiunse una supplente annuale io e un altro mio compagno ci prendemmo una bella rivincita; i nostri temi venivano fatti leggere nelle altre classi e ricevevano voti massimi con lode: credo che quell’evento, soddisfacendo il nostro ego, sia stato di grande incoraggiamento.

Poi dalle fanzine della scuola si passò ai comunicati sindacali, ma non abbandonai mai la poesia e i racconti brevi, quelli che oggi si chiamano (maledetta esterofilia lessicale!) “storytelling”. Dalle collaborazioni occasionali con chi aveva bisogno di scrivere meglio e apprezzava il mio aiuto ebbi l’opportunità di fare il ghostwriter per alcuni autori all’epoca conosciuti anche se in “giri” ristretti, di nicchia, se vogliamo. La svolta avvenne quando vi fu il boom di internet: per qualche ragione operavo sempre come ghostwriter di qualcuno, forse perché temevo di espormi, oppure perché pensavo che il nome di un perfetto sconosciuto non avrebbe attratto molti lettori; addirittura, con la moda dei social-network, cominciai a usare vari pseudonimi. Solo di recente, dopo un periodo di crisi creativa (e anche personale) durato oltre tre anni, ho deciso di firmare col mio vero nome: così l’anno scorso sono uscito allo scoperto pubblicando i miei primi libri non più sotto pseudonimo.

E lo dico a tutti gli aspiranti autori: vedere il proprio nome sulla copertina del libro, invece che quello di uno che ha scucito la grana e scritto magari nemmeno il canovaccio, è una gran bella soddisfazione, credetemi! Come autori, oggigiorno, a meno che non siate dei mostri sacri, pubblicare non dà il pane; ma se partorite un’opera mercenaria che per sempre verrà creduta di qualcun altro, qualche rimpianto credo proprio che vi resterà, nonostante l’eventuale ritorno economico.

Ci parli del tuo nuovo libro «Poeti posterdati» pubblicato recentemente in formato cartaceo di cui esiste une versione ridotta in E-Book? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconta? senza ovviamente fare spoiler.

Questo libro è un atto dovuto. Un raccoglitore di molti dei testi che ho scritto nel passato recente, e non solo. Vuole anche essere un omaggio a un mio nipote non più fra i vivi, e a un mio ex-collega che fu vittima, a mio avviso, della crisi che portò molte aziende a chiudere i battenti negli anni scorsi conducendo molta gente a situazioni estreme e decisioni altrettanto estreme.
Si denunciano storture della società e della politica, si porta omaggio a chi se n’è andato “altrove”, ma si parla anche d’amore e d’amicizia; il tutto con qualche pennellata ironica, perché la vita è una cosa che finisce quindi non è una cosa seria: purtroppo a volte siamo costretti a prenderla troppo di punta proprio a causa di quelli che, appunto, la prendono troppo sul serio.

È anche un’occasione per citare e ringraziare alcune persone che hanno fatto parte della mia vita nel passato e che in qualche modo oggi fanno parte di me, della mia memoria, ergo del mio Essere.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Sono coloro che sanno mettere in discussione tutto e in primo luogo se stessi; tutti quelli che si rendono conto che c’è qualcosa sotto la superficie, qualcosa “che va oltre”; e tutti coloro che hanno voglia di leggere noiose poesie per vedere se gli stati d’animo di un altro possono in qualche modo essere a volte gli stessi che provano loro.

Una domanda difficile, Alessandro: perché i lettori di MobMagazine dovrebbero comprare «Poeti posterdati»?  Prova a incuriosirli perché vengano a conoscerti alle presentazioni che conduci o a cercare i libri sui portali on-line per acquistarlo.

Per assurdo consiglierei loro di leggere gli altri miei libri, invece di (o prima di) questo: perché in questo possono trovare un assaggio del mio modo di scrivere, soprattutto nei commenti e nelle note, ma nei versi c’è una parte di me forse troppo intima per apparire interessante di primo acchito. Il tema delle realtà parallele, a me particolarmente caro, si comprende meglio in altri testi: in questo però è più probabile trovare delle emozioni, o almeno delle sensazioni, con cui confrontarsi, e che sicuramente tutti hanno vissuto in qualche modo.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri e romanzi. Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Mi limito in questa sede a elencare solo gli ultimi, firmati col mio nome vero.
A parte il manuale sulle tecniche di autopubblicazione che abbiamo scritto insieme (Realizza il tuo sogno: creo, scrivo, pubblico) e che è stato il primo libro in cui non ho usato lo pseudonimo, ho pubblicato la prima puntata di un fuilleton in chiave moderna, una raccolta di racconti brevi, e quest’ultima raccolta di testi e poesie.

Qualche sottile differenza prende l’ispirazione un po’ dai romanzi a puntate che si pubblicavano sui giornali fino a metà del secolo scorso, un po’ dal concetto televisivo di serial. È un esperimento rischioso, questa tecnica oggigiorno è piuttosto fuori moda, ma secondo me si adatta molto ai temi che verranno trattati. Fondamentalmente è un incrocio fra un mistery e una distopia: da una situazione di apparente normalità poco alla volta, nel corso della serie, si scoprirà che nulla è come sembra: ma non voglio spoilerare e mi fermo qui.

I 19 Racconti di Amicaldi è un’antologia di brevi e brevissimi racconti che avevo scritto sotto pseudonimo, alcuni sui social, altri in vecchi siti, di cui ho voluto riappropriarmi: una sorta di “ti ringrazio e ti lascio andare” al mio precedente alter-ego (e qui gli esperti di “modalità gemellare” avrebbero un bel caso clinico da studiare); contiene anche un paio di “bonus-track”, come si usa dire nel mondo della musica, cioè un racconto tuo e uno di mia figlia. Si potrebbe anche considerare un “libro nel libro”, perché l’ultimo “pezzo”, una ipotetica intervista, era già stato autopubblicato in sordina qualche anno fa, più che altro per “saggiare il sentiero”.
Infine Poeti posterdati, di cui abbiamo già parlato.

Goethe sosteneva che: «Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole.» Sei d’accordo o hai suggerimenti differenti per costruire la felicità?

Quando sarò felice saprò rispondere. Scherzi a parte, sono blandamente d’accordo con quest’affermazione di Goethe: sono tutte cose da fare, ma non necessariamente per essere felici; la felicità è sopravvalutata. Si può essere sereni, ma per essere felici occorre essere o molto inconsapevoli o molto egoisti. Non vorrei apparire come “quello che se la tira da bodhisattva“, ma credo che sia impossibile (o estremamente superficiale) essere felici fintanto che anche una sola persona al mondo sia infelice a causa di altri esseri umani.

«L’amore non è quello che quei poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti, i denti mordono, i morsi non guariscono mai.» Questa è un’espressione piuttosto famosa di Stephen King. Cosa pensi dell’amore?

Concordo pienamente con S. King. Amore… bella parola, difficile rispondere in poche righe! Sono stati scritti milioni di chilometri di versi, prosa, libretti d’opera, saggi e via dicendo. E poi esistono troppe accezioni anche molto diverse fra loro di questa parola. Se vogliamo limitarci a dissertare sull’amore romantico o erotico, quello fra due persone che s’innamorano e magari progettano un percorso o addirittura una vita insieme, non me ne vogliano i grandi poeti del dolce stil novo o il Vate, ma devo citare un verso di una vecchia canzone di Renato Zero: “l’amore per esempio / che stupendo problema è / è un problema quando c’è / è un problema se non c’è”.

Un problema che sinceramente non ho mai compreso. So solo che fa un male boia, e porta a far male agli altri: ma se non esistesse o se non fosse così problematico, l’80% dell’arte e il 90% della letteratura di tutti i tempi, forse, non esisterebbe.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Tantissimi. In questo momento mi vengono in mente principalmente Hemingway, Nietzsche, Umberto Eco, Luciano De Crescenzo, Giulio Bedeschi, Primo Levi… negli ultimi anni anche te. Ma anche molte riviste di divulgazione scientifica degli anni ’70 e ’80: nelle riviste di elettronica di quell’epoca si trovano degli editoriali, a volte, che oggigiorno definiremmo degli “storytelling” eccezionali.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere in questo periodo motivando il tuo suggerimento.

Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, in primo luogo: tutti abbiamo bisogno ogni tanto di “ricordare” che non siamo venuti al mondo solo per azzuffarci per mangiare acciughe su una comoda spiaggia.

Ordine e Disordine, di Luciano De Crescenzo: come vedrete molti narratori eccezionali non provengono dall’ambiente letterario; lui era un ingegnere.

Sospetto del senso, di Silo (alias Mario Rodríguez Cobos), contenuto in Umanizzare la Terra: il perché non lo dico, ognuno giudichi da sé.

I tre autori in generale di cui non cito opere, fermo restando che sarebbero decine se non centinaia, sono, per questa estate in particolare, Stefano Benni, Isabel Allende, George Orwell.

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

Anche in questo caso sarebbero centinaia, proviamo a sceglierne solo tre.
Essi vivono
(John Carpenter): oggi appare banale, ma solo per chi non sa leggere fra le righe.
Le ali della libertà di Frank Darabont, storia a mio avviso ispirata al Conte di Montecristo, di cui a chi ancora non l’avesse visto non anticipo niente, si spiega da sé.

Il cacciatore, per la regia di Michael Cimino, una poesia dura e spietata come la vita.
Come outsider, data l’epoca in cui stiamo vivendo, suggerirei anche V per Vendetta, di James McTeigue.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Al momento, al netto di eventuali impegni di editing per altri autori e la collaborazione con te per il corso di scrittura creativa on-line (e l’eventuale secondo volume del manuale Realizzo il mio sogno), sto elaborando alcuni canovacci per future opere.

Fra la primavera e l’estate pubblicherò la seconda puntata di Qualche sottile differenza e un piccolo libro-parodia di cucina e non solo, basato su nonsense, grammelot e supercazzole varie (metalinguistica, se vogliamo tirarcela).

Parallelamente sto iniziando uno pseudo-saggio filosofico fra il serio e il faceto, che si intitolerà Dialogo sui massimi patemi: credo che ci vorrà qualche anno per finirlo.

Spero che mi si sblocchi anche il cervello quel tanto che basta per poter riprendere il mio romanzo vero e proprio, quello che ho iniziato anni fa e che è rimasto nel cassetto fin’ora, e un paio di lavori teatrali che probabilmente non vedranno la luce fino al giorno in cui avrò il coraggio di proporli a qualche compagnia abbastanza irresponsabile da prenderli in considerazione.

Purtroppo al momento non sono previste presentazioni formali o occasioni di incontro, anche a causa della strampalata situazione che stiamo vivendo su scala planetaria.

Dimenticavo: ho in mente un progetto che probabilmente vedrà la luce dopo l’estate o in autunno, su un libro inconsueto che sicuramente attirerà l’attenzione, ma non intendo anticipare niente per ora.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Scrivete ma soprattutto leggete, leggete molto e di tutto: oggi si legge troppo poco. Date fiducia agli autori sconosciuti, molti sono bravi, alcuni sono stati o sono tutt’ora i veri autori di libri scritti da personaggi famosi il cui successo è anche, se non soprattutto, merito loro: facciamo risollevare l’editoria “povera”, lasciamo che nuovi autori emergano e possano lanciare nuovi stili e nuove idee, la letteratura non deve ristagnare in mano ai soliti “baroni”!

E se vi capita per le mani un libro (o un film) che non vedevate da anni, rileggetelo attentamente e provate a confrontarlo con la vostra memoria: vedete se casomai ci trovate qualche sottile differenza!

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Caterina Civallero

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