Il Molise non esiste | di Eugenia Tamburri

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Il Molise non esiste. Brand persuasivo e consapevole. Proiettile d’indubbia efficacia. It doesn’t exist.

L’articolo di Alex Sakalis del 23 October 2019 racconta la piccola Regione italiana senza tempo e parla di cospirazione molisana. Il Molise che “tecnicamente” esiste. Come mai gli italiani amano fingere che la piccola regione non esista?

Homo Aeserniensis e dente da latte di circa 600000 anni fa (il reperto più antico d’Italia).

Paleolitico e presenza umana.

Teatro sannitico di Pietrabbondante.

Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone.

Contado di Molise.

Abruzzo e Molise.

Regione Molise, 1963.

Aesernia colonia di diritto latino.

Saepinum, Bovianum, Larinum, Terventum, Venafrum. Città romane dalla continuità d’insediamento in epoca medievale e in età moderna. Basta osservarne l’impianto urbano e le sedi vescovili.

Come gran parte dell’Italia centrale e meridionale, il territorio molisano subì devastazioni legate alla guerra greco-gotica. E all’arrivo dei Longobardi divenne parte del Ducato di Benevento.

Nuovo uso di antichi templi, resti di Signorie normanne e tracce evidenti di Federico II di Svevia e dell’età angioina.

Periodo rinascimentale-aragonese, presenza croato-slava, gastaldati sotto la dominazione longobarda, comunità bulgare, ritrovamento di tombe umane di un tipo steppico-nomade, sepolture equine…

Paolo Diacono (Historia Langobardorum) racconta dei nostri territori. Contea di Isernia, di Termoli,  di Bojano,  di Venafro,  di Larino. San Vincenzo al Volturno, “Badia Nova”, citata nel Chronicon Vulturnense:

era una vera e propria cittadella fortificata, l’abbazia più potente del sud Italia, 350 monaci. La regola di San Benedetto a San Vincenzo.

Con l’arrivo dei Normanni in Molise e della famiglia De’ Moulins (fine XI secolo inizio del XII) il toponimo Comitatus Molisii si afferma. Il Primo Conte Rodolfo Di Moulins.

La parola “Molise” compare nel Medioevo per identificare una contea di appartenenza della citata famiglia normanna.  La casata dei De Molise finì nel 1326 con la morte di Guglielmo Clarisia de Molisio.

Si era formata un’entità territoriale che i normanni chiamarono Comitatus Molisii (Contado di Molise).

Con Federico II le storiche contee normanne furono abolite: un’ illuminata riorganizzazione territoriale ed amministrativa fu realizzata creando nel 1233 un giustizierato del Molise, con sede amministrativa a Campobasso.

Il passaggio di Federico II di Sveva in Molise si vede dalla cinta muraria di Termoli (castello Svevo del 1247).

Campobasso nel 1100 è nominata nei documenti come “civitas” (abitato vero e proprio con mura e castello).

Con l’arrivo degli Angioini nel Regno di Napoli, Campobasso viene assegnata in feudo all’importante famiglia dei Monforte.

Il Molise prosperò grazie al governo di Alfonso d’Aragona (1447 regolarizzazione sino al XIX secolo delle leggi della transumanza). Il terremoto del 1456 distrusse Bojano, Isernia e Campobasso, molti centri della piana verso il mare si spopolarono per poi essere rifondati dai profughi albanesi e croati, fuggiti dopo l’espansione ottomana, successiva alla caduta di Costantinopoli.

Del Rinascimento le prime attestazioni ufficiali dei fonditori di campane della dinastia Marinelli in Agnone (Fonderia Pontificia Marinelli). Il Molise è popolato di palazzi signorili e di castelli medievali (vescovili marchesali e baronali).

La matrice di fondo della pittura molisana barocca è data dalla scuola di Napoli.

Nel 1807 con regio decreto Campobasso fu riconosciuta ufficialmente capoluogo della “Provincia Molisana” e tra il 1807 e il 1814 fu smantellata la vecchia cerchia muraria medievale.

Ma adesso che il brand dichiarante la non esistenza della Regione Molise ha spopolato urbi et orbi, come facciamo a preservare il verde incontaminato la bianca neve sui monti i boschi pacifici e sordi quel profumo di terra e pioggia quei laghi fermi e i piccoli ruscelli che scorrono trascinando la vita ? Il Molise esiste e non esiste. Il Molise esiste per chi lo conosce e chi lo scopre se ne innamora e vuole tornarci. E ritornarci. Chi assapora il nostro cibo difficilmente lo dimentica. Chi entra negli antichi mitrei a lungo ricorda il silenzio del luogo di preghiera, i quadri rinascimentali e barocchi, le abbazie e gli spazi aperti circostanti le oasi protette che sanno l’antica presenza umana. Le numerose visualizzazioni (1,6 milioni) di un video YouTube del 2015 e di surrogati di spot pubblicitari direttamente collegati al messaggio che nega l’esistenza di qualcosa che invece esiste è un geniale processo che – via negationis – ha fatto fermentare curiosità in tanti pregevoli intelletti e condotto il pubblico a visitare le terre dell’antico Sannio, il “sacramento” di questi territori votati all’accoglienza e al turismo e alla giusta commistione di passato e presente. La provocazione ha vinto. Anche stavolta. Atto comunicativo di primissimo ordine, la pagina Facebook intitolata Molisn’t – lo non credo nell’esistenza del Molise ha raccolto e raccoglie commenti d’interesse antropologico e mediatico. I 305mila molisani forse saranno presto grati a tanta negazione della propria esistenza, dato il neonato coinvolgimento addirittura dell’attenzione della BBC prestata al brand Il Molise Non Esiste. Promozione in Italia e all’estero di questo arcano habitat di gente dal sapore delle cose di una volta. Affabulazione che come un piccolo almanacco massmediologico riferisce ad una vasta utenza la piccola “non esistenza” che esiste e si diffonde propagandosi in variazioni le più fantasiose e colorate (monologhi teatrali, articoli, barzellette, fumetti, videoclip, videoconferenze).

Eugenia Tamburri