Gianni Rovida e i suoi libri | Intervista di Caterina Civallero

0
424
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  

Ciao Gianni, benvenuto e grazie per aver accettato il mio invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Gianni scrittore ? Uomo o sognatore?

Buon giorno a tutti: per rispondere a questa prima domanda occorre andare a scavare fra i vari personaggi che compongono la personalità di un Gemelli come sono io. Una personalità poliedrica, composta da sfaccettature dell’anima che appaiono e scompaiono come in un caleidoscopio, ma che rispecchiano quel lato artistoide che è alla base del mio essere. Oggi, a sessantacinque anni di età, credo di dover dare una sorta di precedenza alla scrittura non fosse altro perché essa è riuscita a fornirmi quell’equilibrio artistico e interiore che ho cercato invano per anni. Se devo dare una risposta all’altra domanda ancora oggi sicuramente prevale il sognatore.

…chi è invece Gianni nella sua quotidianità?

Per quanto riguarda chi io sia credo di aver parzialmente risposto sopra: nella quotidianità sono sempre alla  ricerca di interessi che sollecitino la mia curiosità di sapere. Amo la vita intesa come conoscenza in toto del pianeta, soprattutto del mondo animale; e qui forse si spiega la preferenza, in gioventù, della facoltà di biologia.

Ci racconti il percorso che ti ha portato a decidere di scrivere?

Il mio percorso artistico inizia verso i quindici anni a quel tempo cominciai a dipingere ma non avevo un soggetto che preferivo; l’importante era dare libero sfogo alla mia fantasia. Mi svegliavo in piena notte con il bisogno fisico di buttar giù qualcosa su tela. Quel periodo è durato alcuni anni, poi la prematura scomparsa di mia madre mi ha fatto abbandonare gli studi universitari e ogni forma di espressione artistica. Mi sono ritrovato a far andare avanti l’azienda di famiglia che mia madre ha sempre condotto con grande capacità, peraltro si tratta della fabbricazione di contenitori in plastica, concetto abbastanza distante dal mio punto di vista artistico; anche se devo dire che ho disegnato alcuni recipienti che vengono prodotti da anni in milioni di pezzi. Ciò non toglie che mi sia sempre dedicato con professionalità a questo lavoro che è stato in grado di darmi grandi soddisfazioni anche dal punto di vista personale. Forse ancora non lo sapevo, o forse ne ero vagamente consapevole, ma il demone della scrittura era lì ad attendermi.

Tutto iniziò per caso. Nel 2000 durante una vacanza in Sardegna mi ritrovai nel tempo libero a passeggiare e a rimirare le bellezze di quella terra. Non che avessi qualcosa di particolarmente impegnativo da fare, ma forse proprio quel girovagare senza una meta precisa mi fece scaturire l’idea di occupare il tempo in maniera più costruttiva. Fu così che iniziai a buttar giù su un blocco di carta quello che sarebbe diventato il mio primo romanzo: I Giardini di Sabbia. Le avventure dei protagonisti mi arrivavano nella mente come fossero le immagini di un film, e lì ho apprezzato la bellezza di scrivere le vicende dei personaggi da me creati; confezionare loro una vita, un’esistenza come fossero reali, sentire attraverso lo scrivere le vibrazioni dei loro sentimenti.

Finita la vacanza e con essa il primo capitolo mi ritrovai completamente riassorbito dalla quotidianità del lavoro. Forse fu quello il motivo che mi fece abbandonare l’idea di continuare il romanzo. Trascorsero così circa tre anni. Poi un giorno mi vennero in mano quasi inaspettatamente gli appunti di quella vacanza: rilessi il primo capitolo e decisi che forse valeva la pena di continuare. Dopo circa quattro mesi il mio primo romanzo I giardini di sabbia vedeva la luce nella sua forma definitiva.

In seguito mi rivolsi a diversi editori nella speranza di vedere pubblicata la mia prima opera, ma ricevetti sempre risposte negative. Non ricordo quanto tempo il manoscritto rimase abbandonato in un cassetto. Forse non era quella la strada artistica da intraprendere, pensai. E qui occorre che vi narri un fatto che esula un po’ da quello che è un racconto puramente letterario, ma ha la sua importanza. Per circa un anno feci un sogno ricorrente. Sognavo una ragazza con la quale avevo avuto una storia abbastanza importante, e nel sogno le portavo il manoscritto. Era ambientato ai tempi di quando entrambi eravamo giovani. La scena era sempre la medesima: io andavo a casa sua e le portavo il romanzo; a quel punto mi svegliavo.

Mi domandai per un anno intero perché facessi sempre lo stesso sogno con un identico finale. Pensai che dovessero esserci delle spiegazioni, un significato; forse qualcuno stava cercando di “dirmi” che avrei dovuto insistere nel cercare e trovare un editore. Sta di fatto che mi rivolsi alla Morea edizioni, la quale mi diede un appuntamento. Non mi sembrava vero: finalmente qualcuno che voleva almeno leggere il mio romanzo!

Quando mi presentai mi invitarono ad attendere nell’ufficio personale della direttrice. Mi guardavo intorno: c’erano scaffali pieni di testi di autori diversi. Un libro in particolare attrasse la mia attenzione: trattava di fiabe per bambini ma quello che mi stupì era il nome dell’autore, o meglio, dell’autrice. Aveva lo stesso nome di quella mia antica fiamma. Pensai a un’omonima, lo presi dallo scaffale e iniziai a sfogliarlo, quando in quel momento entrò nella stanza la Sig.ra Morea; vedendomi alle prese con le pagine mi domandò se mi piacessero le fiabe per bambini. Io declinai dicendo che ero incuriosito dal nome dell’autrice: era forse la persona che avevo conosciuto tanti anni prima?

La signora molto gentilmente mi disse che l’autrice era sua amica e collaboratrice: capii subito che si trattava proprio di lei! Era sposata, si era laureata in letteratura e faceva la giornalista. Con il sorriso stampato sul volto mi disse che avrebbe potuto essere proprio lei a occuparsi dell’introduzione del romanzo, qualora ci fossimo messi d’accordo. Accettai con un certo riserbo; erano trascorsi più di trent’anni dall’ultima volta che ci eravamo visti: si sarebbe ricordata di me?

Dopo circa quindici giorni l’editore mi richiamò dicendo che la mia ex fidanzata mi aspettava a casa sua per visionare il romanzo. Andai, le portai il romanzo e la rividi con piacere ma soprattutto mi resi conto che a volte i sogni si tramutano in realtà. Tutto questo per dire di come sia iniziata la mia avventura di scrittore, da un sogno premonitore.

Ho voluto anche cimentarmi con il teatro nelle vesti di attore. Esperienza piacevole che è durata quattro anni, anche se sono consapevole che la scrittura rappresenta sempre la parte più importante della mia capacità comunicativa.

Ci parli del tuo libro «Dove vanno a dormire le stelle» pubblicato recentemente ? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconta? senza ovviamente fare spoiler.

Dove vanno a dormire le stelle è il mio ultimo romanzo: l’ho voluto dedicare ai miei genitori che adesso riposano nei giardini celesti. Racconta la storia di come si erano conosciuti: contiene esperienze di vita realmente vissuta, soprattutto quelle ambientate durante l’ultimo conflitto bellico, ma a tratti è condita da episodi che nulla hanno a che vedere con la realtà: sfumature di quella finzione letteraria che ben si amalgamano nel contesto del racconto. Un romanzo che abbraccia settant’anni di storia italiana e che rievoca un arco di tempo molto complicato che ha messo a dura prova i protagonisti di quel periodo, ma che è servito a forgiare il loro spirito per le future sfide, fino ai giorni nostri. Cartoline di una Torino durante la guerra che forse nessuno ricorda.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Penso che il libro per quel che racconta, sia indirizzato a un pubblico eterogeneo dai quindici anni in su.

Una domanda difficile Gianni: perché i lettori di MobMagazine dovrebbero comprare «Dove vanno a dormire le stelle»?  Prova a incuriosirli perché vengano a conoscerti alle presentazioni che conduci o a cercare i libri sui portali on-line per acquistarlo.

Ritengo che valga la pena leggerlo perché il suo contenuto racchiude tutto quello che il pubblico si aspetta una volta che ha iniziato a leggere un libro genuino. Non è mai banale, perché la verità non può esserlo, ma nei tratti dove ho dato libero sfogo alla fantasia riesce a essere comunque coinvolgente, soprattutto nel finale del romanzo dove ho aggiunto una nota di mistero che si va a sommare alla realtà dell’intera narrazione. Penso che non sia il caso di aggiungere altro.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Un particolare ringraziamento va a Caterina Civallero e ad Alessandro Zecchinato, che non solo mi hanno dato un grosso aiuto nel rendere l’intero romanzo pubblicabile, ma hanno dalla loro quell’affinità che si crea quando anime particolari si incontrano e scopri che le loro vibrazioni sono in sintonia con la tua. E come si dice oggi, è tanta roba.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri e romanzi. Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

Altro romanzo da me pubblicato è La donna serpente. Un noir che ha richiesto più di tre anni di lavoro alla luce proprio dei suoi contenuti. Non ricordo il motivo che mi abbia spinto a scrivere un thriller, ma un giorno mi sono svegliato con quest’idea in mente e non c’è più stato verso di cambiarla. Non conoscendo nulla di operazioni di polizia e non volendo scrivere un fantasy, dove puoi spaziare con la l’immaginazione, ma restando ancorato alla realtà, ho dovuto avvalermi della preziosa collaborazione di un allora Capitano dei Carabinieri che ha intrapreso la carriera agli Alti Comandi dell’Arma a Roma. Siamo ancora oggi in contatto e non smetterò mai di ringraziarlo. Un appunto che mi sento in dovere di fare: ha letto il romanzo nella sua veste definitiva e mi ha fatto i complimenti. E Vai!

Altro aspetto fondamentale per me fantastico, visto l’argomento trattato, è che mi sono fatto una cultura sui serpenti velenosi. Ho imparato un sacco di cose senza essere un erpetologo e ho scoperto di come siano perfetti nella loro brutalità. Hanno dei sensi straordinari, lo descrivo nel romanzo; sono così da milioni di anni senza mai aver mutato nulla della loro natura. Sono paragonabili agli squali, esistono per nutrirsi, per vivere e infine morire, senza apparenti sentimenti che facciano da cornice alla loro vita. Adesso vi svelo una chicca: a distanza di un po’ di tempo visto anche l’apprezzamento del pubblico per La donna Serpente 1, e visto che da più parti sono stato incoraggiato a scrivere la continuazione della storia, vi devo confessare che ho già portato a termine il prosieguo che non vede l’ora di una eventuale pubblicazione. Naturalmente nessuno ne conosce il contenuto; beh non è proprio vero. I soliti fidati hanno avuto la possibilità di metterci sopra gli occhi per primi e il loro verdetto è stato favorevole.

Ho anche iniziato a scrivere un altro romanzo che è ancora in fase embrionale, ma che ha già una sua spiccata personalità. Sappiate che i contenuti da cui è composto sono stati attinti dalla realtà. Non vi dico di più.

E poi un secondo che narra in parte di episodi accaduti negli anni Settanta.

E infine confesso che forse il libro che mi preme maggiormente di portare a termine è quello che io considero l’episodio finale de la Donna serpente, che diventerà una saga famigliare. Ma mi conosco: dico così poi cambio idea; non credeteci troppo! Forse e dico forse, non sarà l’ultima perché sia nella seconda parte che nella terza di questa trilogia ho deciso di uscire dallo schema di un classico noir e di condirlo di una buona porzione di fantasy: vedo che il risultato non stona affatto!

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere in questo periodo dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Libri letti e consigliati: Impronte degli Dei di Graham Hancock; il primo romanzo di Giorgio Faletti: Io uccido; e La verità vi renderà liberi di David Icke. Aggiungerei lo scrittore americano di thriller John Grisham con L’uomo della pioggia.

E tre film da vedere assolutamente? Perché proprio questi?

I film che andrebbero visti almeno una volta nella vita: Tootsie, Titanic, Salvate il soldato Ryan, A casa tutti bene, Jurassic Park 1, e il primo della saga di Guerre Stellari, poi Wonder e infine Il Gladiatore. Mica filmetti da quattro soldi.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Concluderei sperando di non aver tediato troppo chi mi sta ad ascoltare e di non considerarmi come quello che vuole avere la pretesa di essere uno scrittore, forse non ne ho le basi umanistiche e letterarie, ma un uomo che ha scoperto nello scrivere la sua collocazione più appropriata, come è giusto che sia nel contesto della vita.

giannirovida@gmail.com

https://www.facebook.com/gianni.rovida

https://www.instagram.com/gianni_rovida/

Caterina Civallero

I miei libri

https://www.facebook.com/caterina.civallero.5

https://caterinacivallero.com

https://caterinacivallerofeaturingmarialuisarossi.com

https://www.facebook.com/c.civallero/

https://www.facebook.com/amapola.caterinacivallero/

https://www.facebook.com/psicobiogenealogia/

https://www.facebook.com/civallero.caterina/

https://www.facebook.com/ilmiogemellomainato/

Pagina Instagram: @Caterina_Civallero

http://linkedin.com/in/caterina-civallero-8556b8186

Twitter @CATERINACIVALL1