VanitA’rt | di Marco Cagnolati

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Per chi ha soldi è meglio investire nell’affitto di un museo importante e richiamare stampa e TV a New York, a Tokio o a Singapore, perché altrove nessun affarista impedisce alle mosche di andare al miele. Grazie ai professionisti valorizzatori di “cacca fai da te” che occupano tutti gli spazi su cataloghi, giornali e Tv, si annullano schiere di professionisti che non occuperanno mai i posti giusti che meritano e non saranno mai utilizzati per ricoprire ruoli di cui si sente il bisogno. La Vanità ha un costo e spesso è il fine ultimo di tante esposizioni. La speculazione non è solo legata “all’offerta” di chi vuol fare affari, ma anche alla “domanda” di chi pur consapevole di produrre manufatti senza valore artistico, desidera salire nell’Olimpo dei cosiddetti Artisti. Con soldi propri, il profano si paga le pareti delle gallerie, gli spazi espositivi, le recensioni sulle riviste e la firma del critico famoso che avvalora le sue incapacità chiamandole “talento sensibile”. Queste operazioni servono a vendere quadri alla maggioranza che di arte non sa un tubo, poi può accadere che invece non vendono quasi nulla, ma intanto il loro nome compare nell’elenco dei migliori artisti d’Italia. Anche se la loro non è arte, si sentono di successo quando vedono che fabbricano carte, fazzoletti, cappelli e portachiavi ispirati alle loro opere o che né riproducono le immagini. Se poi questi “quadrivendoli” li mettono anche nei musei, allora è meglio, aprire un centro commerciale piuttosto che un museo pieno di menzogne.

Marco Cagnolati