Amore e proiezioni: “cosa posso fare per riconquistare ‘lui’?” | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, “cosa posso fare per riconquistare Lui?”. Questa è la domanda imperante che si pone la stragrande maggioranza dell’universo femminile a fronte della fine di una storia d’amore – o la sua “mediocre imitazione” – quando questa è decretata da ”Lui”.

Inverosimilmente, da quel momento in poi, tutte le accuse rivoltegli, seguite dalle relative lamentele manifestate nei confronti dell’ormai “ex”, come per incanto svaniscono lasciando posto al rimpianto ed alla sensazione di smarrimento. “Mi ha lasciata. E adesso?!”, è la tipica espressione di colei che ha appreso che non sarà più “tutto come prima”, cioè che è in atto un cambiamento nella sua vita e questo – si sa – provoca resistenza. Resistenza ad affrontare la nuova realtà, tanto da negare e rimpiangere persino l’appalesata antecedente infelicità.

Ci si esprime minimizzando azioni e parole considerate sino ad un attimo prima gravi mancanze del partner, se non addirittura  imperdonabili nefandezze: “avevamo qualche problema, ma quale coppia non ne ha?”; ci si abbandona all’incoerente alternanza rimpianto/denigrazione: “sto male, quanto mi manca… lo amavo e lo amo ancora, ma lui non ha capito niente di me, dobbiamo chiarirci“, seguito da “è solo un codardo mascalzone”… Naturalmente – onde evitare di constatarmi negata la licenza  poetica – gli eufemismi sono d’obbligo.

Contestualmente, pare irrilevante riflettere per comprendere i reali motivi della rottura… si privilegia il pensare che “se lo riconquisto, tutto si sistema e torna come prima”. “Prima” quando? Quando stavi male?! Ah… la bizzarria delle frasi fatte!!

Pertanto, la domanda che assilla la propria mente e non solo (amiche, amici, colleghi, social network, love coach, cartomanti, sono tutti coinvolti!!) e’: “cosa posso fare per riconquistare Lui?”.

Scusate, qualcosa non torna: “riconquistare chi? Il codardo mascalzone? O forse la perduta infelicità? Hmmm… qui c’è da riflettere: o non era “codardo e mascalzone” sino a quando non ha deciso di interrompere la storia – magari stanco di essere giudicato e bacchettato – ma la rabbia, così come il dolore, ben poco hanno a che vedere con l’obiettività, oppure non si è’ perso nessuno che costituiva valore. Quindi una risposta obiettiva è indispensabile per il recupero del proprio equilibrio mentale.

Nella disamina è indispensabile comprendere innanzitutto, chi è “Lui”, cosa rappresentava per noi e – senza provocazione alcuna da parte mia – chiedersi se lui ne era realmente consapevole.

Esistono tanti “lui” almeno tanti quanti i pensieri femminili proiettati in un solo uomo.

E che dire del ruolo che un uomo può rappresentare, talvolta malgrado la sua inconsapevolezza?!

Tra i vari ruoli attribuiti a “lui”, primeggia quello di “uomo giusto”, dedotto dal fraintendimento dell’avventura di una notte con l’inizio di una relazione stabile. A prescindere dall’intuito, credo che prima di considerare “stabile” un rapporto ci si debba confrontare con il diretto interessato. Se lui desidera mantenere un rapporto ad un livello piacevole, ma nulla di più… a noi resta la scelta di accettarlo o rifiutarlo. Disonesto è fingere accettazione e comportarsi in totale antitesi.

Non dimentichiamo che talvolta, fuorviate dal grande desiderio -più propriamente “bisogno” – si tende a strumentalizzare qualche dolce espressione, scaturita in particolari momenti,  sino a confondere una gradevole avventura con l’agognata storia d’amore. Tipica è la rimostranza ripetuta sino allo sfinimento alle amiche: “se per lui non contavo niente, non mi avrebbe detto che ero la donna della sua vita”. Seppure in buona fede, forse è stato ignorato il contesto… Osservare i fatti, ovvero la coerenza tra parole, atteggiamento e comportamenti, prima di considerare quella sua romantica – anche se un po’ dozzinale – espressione, a scapito di tutto il resto, è essenziale per proteggere sé stesse dalle delusioni.

Una riflessione in merito ai nostri reali sentimenti ed a cosa e chi  abbiamo realmente perso, anche se distoglie momentaneamente la concentrazione dalla domanda principale, – cosa posso fare per riconquistarlo? – credo sia indispensabile ed auspico lenitiva.

È davvero l’uomo che amiamo e che ci amava? Spesso si confonde l’amore con le proiezioni dei nostri desideri.

E se “Lui” fosse solo il prodotto della nostra immaginazione o proiezione?

È noto che il cervello registra immagini e non percepisce la differenza tra realtà ed immaginazione.

Più’ spesso di quanto si creda, siamo indotte a proiettare i nostri desideri su uno ” schermo” chiamato “Lui” – dal quale ci aspettiamo piena rispondenza – oltre all’appagamento delle aspettative che abbiamo riposto nel rapporto. Non si è pertanto innamorate di quell’uomo, bensì della nostra “creazione”. Un semplice esempio:

“desidero un uomo attraente ed elegante con un’ottima posizione socioeconomica? E che mi offra una relazione stabile? Bene. Incontro una persona che non corrisponde minimamente alle mie esigenze, ma poiché sono in uno stato di bisogno, inizio a convincermi che “lui” non è fisicamente male, che il suo look gli conferisce “quel certo non so che” e che ha un lavoro importante anche se ancora non gli è economicamente riconosciuto, ma con noi al suo fianco (!) presto da “ultimo degli ultimi dell’organigramma aziendale” diventerà un manager all’apice della carriera.”

Le proiezioni funzionano anche per autoconvincersi in merito al futuro (il di “lui” elevato potenziale che solo noi abbiamo individuato!) oltreché per vedere quello che si vuole vedere nel presente.

Quanto alla relazione stabile… ma certo che sì! Lui ci ama ed il nostro rapporto è solido ed appagante. Ecco cosa riesce a produrre la nostra mente!

Non è dunque risibile il dolore del “risveglio”, tuttavia, l’assunzione delle nostre responsabilità è illuminante.

Non a caso, a fronte della rottura del rapportoqualora imposta da lui, si diviene preda del risentimento, sino a concedere alla rabbia il potere di dominarci. Per la prima volta, vediamo “realmente” il mitizzato uomo per colui che è sempre stato: un mediocre che mai avremmo degnato. Pertanto, anziché un’onesta assunzione di responsabilità,  non fosse altro che per l’errore di valutazione commesso, incoerentemente, la svalutazione di lui – ovviamente coram populodiviene l’unico meschino sfogo, travestito da conforto per noi. “Era un nessuno ed è solo grazie a me, che l’ho fatto diventare…”. No, l’hai fatto diventare ai tuoi occhi quello che volevi fosse ed hai preteso ciò che lui non voleva o sapeva o poteva offrirti. Lui si è ribellato e tu – pena l’ammettere il tuo grave errore – cerchi un puerile sollievo nell’annientarlo.

È umiliante riconoscere che non si aveva “niente di meglio”… ma, almeno salviamo la dignità, semplicemente tacendo!

In ogni caso non mi pare si tratti d’amore… Non credo ci sia nessuno da riconquistare!

Non di rado, “Lui”, altro non raffigura che una persona voluta al nostro fianco con lo scopo di sopperire al nostro bisogno d’amore. E, si sa, il “bisogno” – ben diversamente dal desiderio – rende dipendenti.

In questo caso, l’abbandono crea sofferenza per dipendenza affettiva e non per il perduto amore…

Infine, eliminate le varie ipotesi e, assodato che è la persona che amiamo e che ci amava, con la quale abbiamo trascorso una relazione felice, che ora ci ha lasciate, forse questo è imputabile alla nostra disattenzione al suo malessere oppure all’imprevedibilità della vita. Forse per lui è giunto il momento di concludere un ciclo per intraprendere un nuovo percorso. E, questo, seppure indirettamente, vale anche per noi. A volte la vita ci riserva “doni avvolti nella carta vetrata”, tuttavia utili alla nostra evoluzione.

Bando al possesso ed al risentimento che nulla hanno a che fare con l’amore: nessuno ha il dovere di amare nessuno così come non si può pretendere di essere amati da una persona specifica. Tutti, per “diritto universale” meritiamo amore, ma non ci è dato di pretenderlo da alcuno.

Il “per sempre!” può essere applicato all’impegno assunto – leggi matrimonio – ma non alla spontaneità dei sentimenti. Noi stessi cambiamo. Pertanto, seppure provate da un dolore immenso, assecondando l’aulico sentimento – l’amore – non possiamo fare altro che amorevolmente rispettare desideri e volontà, del nostro amato, senza ricorrere a tecniche manipolative, emblematiche espressioni di non amore ed esaltazione del possesso.

La dolorosa accettazione, magari non priva della speranza di un suo ritorno, mi pare l’unica possibilità. Inutile ricordargli che lo amiamo: lo sa! Inoltre, data l’importanza della storia, se lui ha preso questa decisione, ha riflettuto e credo stia anch’egli soffrendo. Il nostro infierire gli confermerebbe la validità della decisione presa.

Quanto all’auspicato riavvicinamento, se è vero che il tempo può rivalutare una persona ed un rapporto, questa eventuale riconsiderazione, a mio parere, deve avvenire spontaneamente da parte sua. Fargli sapere quanto siamo disperate è un atteggiamento patetico, lesivo alla nostra dignità e moralmente ricattatorio… se siamo affrante, riguarda solo noi.

Così come fare leva sulla nostalgia, ricordandogli i bei momenti vissuti insieme, rischia di rivelarsi un “successo a breve termine”. In altre parole un probabile boomerang.

Assurdo e gretto è il suggerimento di “farlo ingelosire”. A prescindere da qualsiasi altra considerazione inerente alla gelosia – altra emanazione del possesso, antitetica all’amore – noi saremmo gelose di chi non vogliamo più?

Credo che niente e nessuno possano costringere qualcuno che non ci vuole più a ritornare da noi, a prescindere dai motivi. Penso inoltre che ogni strategia, essendo inevitabilmente frutto di manipolazione, possa (forse!) funzionare solo a breve termine. “Cercarlo”, nel cosiddetto intento di esortarlo ad una riflessione, mi pare riduttivo ed inutile, a meno che non crediamo sia un uomo talmente superficiale che ha deciso di lasciarci perché non aveva di meglio da fare. Ma… sarebbe costui l’uomo da riconquistare?

Concludendo, per rispondere alla domanda “come posso riconquistare lui?”, la mia risposta è “accetta e rispetta la sua decisione, mostrando dignità e classe”. Dall’ammirazione per la classe  di una Donna, possono nascere rivalutazioni inaspettate.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini