Filosofia, guida alla prassi politica

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Perché assistiamo a una degenerazione sempre più evidente della politica e dei valori etico-morali che la muovono?
L’allontanamento della politica non solo dall’obiettivo primario, ovvero la realizzazione del bene comune, ma anche dalla filosofia, suo punto d’origine e guida, sono forse i motivi sostanziali di questo deperimento. Platone, ne La Repubblica, porrà al vertice dello Stato ideale il filosofo, dotato di abilità razionali e l’unico capace di mettere a disposizione della società la scienza, la saggezza, in virtù della realizzazione del Sommo Bene. In effetti sono stati i filosofi greci ad analizzare ed elaborare le prime teorie politiche. Il termine “politica” deriva dal greco politikḗ , ovvero ciò che attiene alla pόlis”, con sottinteso téchnē, quindi “arte che attiene alla città-stato”.
Aristotele nella sua opera somma La Politica si concentra ad analizzare ciò che riguarda l’amministrazione della polis, le realtà organizzative di base, come la famiglia, per passare poi a scandagliare i diversi tipi di costituzione; centrale è il suo riferimento all’uomo come “animale politico” (politikòn zôon). Nell’Etica Nicomachea approfondisce invece il senso della morale e il tema del Sommo Bene, riprendendo in maniera più sistematica e precisa gli argomenti già evidenziati da  Socrate e Platone. Anche in età moderna il pensiero filosofico ha generato nuove dottrine politiche, che a loro volta hanno determinato la storia, non solo europea, definendo prospettive esistenziali innovative che hanno portato al cambiamento del destino dell’intera umanità. Ugo Grozio, il Giusnaturalismo, introducono il concetto di “Diritto di Natura”, il valore e la dignità della vita umana. Il liberalismo di Locke definisce principi di libertà e tolleranza in piena fase di conflitti religiosi. Tutti i diritti politici acquisiti in Occidente li dobbiamo alla filosofia illuminista:  Montesquieu con Lo Spirito delle Leggi che ipotizzava la divisione dei poteri, per una più virtuosa ed equilibrata gestione dello Stato, Rousseau, che nel  Contratto Sociale parla di Volontà generale e democrazia diretta, oppure Voltaire che declamava la laicità del potere. I  philosophes ispirarono la Rivoluzione Francese, la Dichiarazioni dei diritti dell’uomo e del cittadino, che oggi sono alla base del nostro sistema civile. Fondamentali le questioni portate avanti dai Positivisti e dal socialismo utopistico del primo Ottocento o i diritti degli operai, richiesti con forza dal marxismo in piena Rivoluzione Industriale e poi l’Utilitarismo inglese e il Pragmatismo americano che spingevano a ricercare un miglioramento della società in virtù dell’utile collettivo.

Oggi la politica si è svuotata, ha perso la sua bussola, la sua guida, ha smesso di seguire la sapienza filosofica, ha smarrito la via maestra. Non ha più memoria, ha dimenticato il valore originale dell’Ethos. La degenerazione della democrazia, come aveva intuito Platone, e ancora di più il capitalismo estremo, come invece immaginava Marx, hanno ridotto la politica a mero strumento di potere, spesso nelle mani di figure prive di qualsiasi spessore culturale o educazione specifiche. Predominano gli interessi individuali, si alimenta l’ignoranza, portatrice a sua volta di rovina e devastazione. Tutti hanno voce in capitolo nell’ottica dell’ “uno vale uno”.  Anche chi non ha competenze né cognizione di causa può intervenire e decidere ai vertici del potere su questioni delicate e vitali. Eppure affideremmo la vostra salute a un macellaio? L’assenza del pensiero critico come punto di riferimento da cui partire ha portato a uno svuotamento dei valori civili, gettando la società nella confusione che, disorientata, naviga a vista, senza più un progetto, un’idea da perseguire.
Sarebbe bello ricordare il valore autentico del “fare politica”, direttamente collegato al senso della comunità. Non esiste un “io” senza un “tu”, direbbe Feuerbach. Bisognerebbe riassumere nuovamente come guida la filosofia, mettendo a disposizione del bene i preziosi insegnamenti che offre per educare e spingere l’agire morale a diventare prassi virtuosa; sarebbe necessario formare nuove coscienze, istruirle, risvegliarle al senso autentico dell’etica, al senso originale del vivere per la collettività, superando l’egoistico, parziale, sterile, tornaconto personale.

Solo riavvicinandosi ai valori originari del nostro essere nel mondo, solo nel non riconoscerci più semplicemente come singolarità ma anche come parte di un tutto, intersecato e interconnesso, si potrà cominciare a fare politica nel vero senso del termine.