Laura Avalle, scrittrice e giornalista, ci parla dei suoi libri e dell’arte dello scrivere | INTERVISTA

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«Chi conosce il mio stile letterario sa che sono molto introspettiva, che scavo sempre tanto nell’animo umano e nella psiche dei miei personaggi, in cui ognuno di noi può ritrovare parti di sé. È un’immedesimazione che piace al pubblico, perché in qualche modo ci fa sentire tutti più vicini. Credo si chiami empatia.» (Laura Avalle)

Laura Avalle

Ciao Laura, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Laura scrittrice e giornalista? Di cosa ti occupi e cosa realizzi nei due ruoli che hanno entrambi a che fare col mondo della scrittura?

Ciao Andrea e grazie a te per avermi coinvolta. Mi occupo di comunicazione crossmediale a livello giornalistico e narrativo. Sono specializzata in salute e benessere e ho diretto per tanti anni riviste di settore, oltre a giornali di cucina, arredamento, viaggi, ricamo e un settimanale femminile. La mia è una formazione “sul campo”, che mi ha permesso di maturare una solida esperienza ventennale attraverso tutti i mezzi media: tv, radio, carta stampata, agenzia di stampa, web, social network. Parallelamente, ho scritto e pubblicato diversi libri, tra cui un epistolario a 4 mani con Andrea G. Pinketts, ma anche romanzi e manuali di divulgazione scientifica, che hanno avuto un buon successo di pubblico e di critica. A proposito: sono stata critica letteraria del programma Milleeunlibro (Rai Uno) condotto da Gigi Marzullo per tre stagioni consecutive, opinionista televisiva di programmi Rai e Mediaset, coautrice di “Lividi” (https://www.youtube.com/watch?v=5VvQu9hamu8) insieme a Roberto Zapp e NaryMary – brano contro la violenza sulle donne ispirato a una storia vera di Maria Teresa Ruta – e autrice di “Che avventura!” (https://www.youtube.com/watch?v=06eMpWuWA14), cantata da Clara Serina (la voce della sigla di Lady Oscar e di altri cartoni animati di successo gli Anni 80 e 90). Sono anche ideatrice dell’iniziativa editoriale #Faivolareunafiaba di Morellini Editore, che ha portato alla realizzazione del libro “Il mostro con gli occhi rossi e altre storie”: una nutrita raccolta di fiabe e storie di autori vari raccontate durante il lockdown, con la partecipazione di attori e registi conosciuti a livello nazionale che hanno prestato la loro voce (https://www.morellinieditore.it/scheda-libro/autori-vari/il-mostro-con-gli-occhi-rossi-e-altre-storie-9788862988032-579416.html). Ci sarebbero ancora tante altre cose da raccontare, ma mi fermo qui: credo si sia capito che mi piace creare con la parola. Una passione che insieme è anche un lavoro.

…chi è invece Laura nella sua quotidianità, al di fuori dal lavoro e dalla sua passione per l’arte della scrittura?

Moglie, mamma, figlia, sorella, amica: ognuno di noi è l’insieme di ruoli familiari e sociali, prima ancora che professionali. Al di là delle definizioni, gli affetti per me sono tutto.

Qual è la tua formazione professionale, accademica e letteraria che ci vuoi raccontare?

Sono diventata prima giornalista professionista, con relativo esame di stato a Roma e poi mi sono laureata a Torino in comunicazione interculturale (lettere e filosofia). Nel mentre, ho sempre lavorato full time in redazione a Milano. Questo per dire che non c’è una strada unica e uguale per tutti: io ho seguito quello che volevo fare e che ritenevo giusto per me. Certo ha contato anche un pizzico di fortuna, che però non mi è mai piovuta dal cielo, anzi. Ho sempre dovuto rimboccarmi le maniche. Lavoro e lavoro, senza garanzie. Ho tenuto duro e alla fine, negli anni, le soddisfazioni sono arrivate. Vale anche per quanto riguarda la mia formazione letteraria. Lo schema è sempre quello: gavetta e gavetta. Si soffre, si scrive, si va avanti. Nel mezzo si gioisce, ovviamente, se no chi me lo farebbe fare? È che scrivere mi fa stare bene: stimola le endorfine del buonumore, almeno su di me ha questo effetto. Come il cioccolato, con la differenza che non fa ingrassare.

Ci parli del tuo ultimo libro, Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà” edito da Armando Curcio Editore? Come nasce, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, cosa ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Laura Avalle, “Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà”, Armando Curcio Ed., Roma, 2021

L’argomento è di strettissima attualità: siamo la cosiddetta “società dell’immagine” e il libro (https://curciostore.com/libreria/il-mito-delleterna-giovinezza/) parla proprio di questo, dell’inevitabile passare del tempo e del desiderio di rimanere sempre giovani, belli e prestanti. Da qui il conflitto tra desiderio e realtà, che si legge nel sottotitolo. Da questo romanzo ne è nato un programma di informazione per la Web TV dal titolo “L’eterna giovinezza: mito o realtà?”. Ospiti della trasmissione medici specialisti ed esponenti del mondo scientifico, con collegamenti internazionali dagli Stati Uniti e volti noti della tv tra cui Veronica Maya, Beppe Convertini, Edoardo Raspelli, Marisa Laurito, Miriana Trevisan. Verrà trasmesso in diretta online a partire dal 7 aprile, tutti i mercoledì sera alle ore 21:00 su www.morenews.it/editoria-online. Parleremo di alimentazione, tempo libero, consigli anti-aging e molto altro per “ringiovanire invecchiando”, sullo sfondo del meraviglioso affresco della fontana della giovinezza.

Una domanda difficile Laura: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

La domanda è più che pertinente ed è quello che mi chiedo sempre prima di iniziare a scrivere un nuovo libro. Chi conosce il mio stile letterario sa che sono molto introspettiva, che scavo sempre tanto nell’animo umano e nella psiche dei miei personaggi, in cui ognuno di noi può ritrovare parti di sé. È un’immedesimazione che piace al pubblico, perché in qualche modo ci fa sentire tutti più vicini. Credo si chiami empatia.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Mio marito, con il quale condivido ogni emozione. E poi due artisti che sono sempre stati la mia ispirazione: zia Rosetta e Andrea G. Pinketts, ai quali ho dedicato questo libro: il loro ricordo è sempre vivo dentro di me.

Nella tua attività letteraria hai pubblicato altri libri? Ci racconti quali sono, di cosa trattano e quale l’ispirazione che li ha generati?

“La dieta della camminata” (https://www.tecnichenuove.com/prodotto/la-dieta-della-camminata/) e “Il manuale della corsa e della camminata in montagna” (https://www.tecnichenuove.com/prodotto/manuale-della-corsa-e-della-camminata/), entrambi editi da Tecniche Nuove, sono la naturale evoluzione della mia professione di giornalista di salute e benessere. Poi c’è il romanzo “Le altre me” (https://lalepreedizioni.com/prodotto/le-altre-me/), grazie al quale ho conosciuto la mia anima gemella, mio marito. Tra le altre mie pubblicazioni – mi rendo conto ora che ne parlo di aver scritto tanto, persino una raccolta di poesie – un epistolario a 4 mani con Andrea G. Pinketts (http://www.europaedizioni.it/1/andrea_g_pinketts_e_l_allodola_disse_al_gufo_io_sono_sveglia_e_tu_6922030.html). Ma anche, notizia fresca, un pamphlet scritto e pubblicato nel 2017, che ha ispirato adesso un corso didattico multimediale in una scuola superiore della Lombardia (https://www.ladolfieditore.it/index.php/it/catalogo/primo-piano/vita-io-ti-aspetto.html). L’ispirazione di questi miei scritti – come anche di altri che qui non ho citato – è il risultato della contaminazione del mio essere giornalista e autrice insieme. Attenta alla notizia, ma anche a un “comune sentire” dei lettori.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

È una riflessione molto attuale, che oggi calza a pennello per internet e i social: mezzi straordinari, ma pericolosi se usati male e quando le intenzioni a monte sono quelle di fare disinformazione o peggio ancora.  Quanto ai libri, al piacere di leggere e di scrivere, mi trovo d’accordo con questa frase di Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Parafrasando il mio ultimo romanzo per Armando Curcio Editore (Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà), i libri sono l’elisir dell’eterna giovinezza dello spirito.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Entrambe le cose. Molto spesso è un dialogo di menti. Nel caso invece di un settore che non conosco, o di una realtà che mi sfugge, è “ricevere un pensiero nella solitudine” che, una volta elaborato, genererà inevitabilmente altri pensieri, favorendo il dialogo di cui si parlava prima (la conversazione con chi l’ha scritto, ma anche estesa ad altre persone).

Laura Avalle

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno che mettiamo in quello che facciamo?

La penso esattamente come Giovanni Falcone, conscia del fatto che, così come già sosteneva Seneca, “Esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”.

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza quasi esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne escono l’arte e la cultura da tutto questo secondo te?

È il male dei nostri tempi, purtroppo, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: un’arroganza dilagante, perché tutti pensano di sapere. Credono basti andare su Google per trovare la risposta alle loro domande, prendendo per oro colato messaggi spam e idiozie varie condivise cento, mille, un milione di volte via WhatsApp, Messenger e via dicendo. Uno come Socrate ai giorni nostri verrebbe sbeffeggiato, con il suo “Io so di non sapere”. Lo accuserebbero di essere un corrotto, molto probabilmente, o un complottista. Come giornalista mi fa male assistere a questo regresso del progresso, a questo medioevo culturale, dove la gente crede solo a quello in cui vuole credere. Eppure basterebbe davvero poco: un minuto in più del proprio tempo per verificare l’affidabilità della fonte dell’informazione che ci viene data. Come si fa a credere, per esempio, al tal professor “Ciciponini” (per dire un nome da caso) dell’Università del Tagikistan (altro nome a caso) che ha detto che i vaccini contro il Covid-19 sono in realtà armi mortali di estinzione di massa? Il vero problema è che ci cascano in molti. Trappole ben descritte nel documentario “The Social Dilemma” disponibile su Netflix, di cui consiglio la visione a chi ancora non l’ha visto.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

Oggi più che mai c’è un gran bisogno di amore. Il Covid-19 ci ha tolto tanto a livello di affetti. Penso ai ragazzi alle prese con i primi amori costretti a casa per paura di contagiare e di contagiarsi. Forse, e dico forse, perché non voglio illudermi, abbiamo imparato che la tecnologia e i social non sostituiscono per niente un abbraccio, una carezza, un bacio. Ci siamo autoconvinti fino a ieri che fosse così. Adesso sappiamo che i rapporti veri non sono lontanamente paragonabili a quelli virtuali. Che l’isolamento e la solitudine sono dannosi per il nostro benessere psico-fisico, non l’amore reale.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quando l’amore e i sentimenti così poderosi incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Mi ci ritrovo in pieno. È esattamente quello che provo e che sento anche io: tutto è connesso e tutto parte dall’emozione, dall’amore e dai sentimenti. Sono loro il motore della creazione.

«Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui(Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 2009). Cosa ti viene in mente leggendo queste parole di chi ha ideato e inventato negli Stati Uniti il giornalismo moderno alla fine dell’Ottocento? Oggi, secondo te, i giornalisti fanno questo, gli interessi del popolo e dello stato, oppure hanno indossato le vesti di semplici servitori dei loro padroni-editori e delle lobby di potere che rappresentano le società per le quali lavorano? Qual è il tuo pensiero da giornalista?

Spesso è un conflitto impari di mezzi: vince chi ha il coltello dalla parte del manico, oppure chi non ha niente da perdere. Va detto ad ogni modo che i buoni giornalisti esistono, sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Poi c’è chi si fa tentare dall’ambizione.

Chi sono i tuoi autori preferiti, gli scrittori, i saggisti che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Mi sono formata con i grandi classici della letteratura italiana e straniera (Calvino, Pavese, Pirandello, Buzzati, Svevo, Eco, Nabokov, Kerouac, Márquez, Mann, Wilde e mille altri – se faccio l’elenco di tutti stiamo qui fino a dopodomani), poi sono passata agli autori contemporanei (Mazzantini, Pinketts, Rattaro, Andreoli, Volo, Cao, Faletti, Terzani, Baricco, eccetera, eccetera, eccetera). Leggo di tutto, a seconda degli stati d’animo del momento, ma non rileggo mai due volte lo stesso libro. Spesso, quando vado in libreria, mi lascio attirare da una copertina, dal riassunto della storia, da un titolo. Ho conosciuto in questo modo molti autori semi sconosciuti che non hanno niente da invidiare a scrittori famosi e blasonati.

I libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

I miei, ovviamente! Scherzi a parte, io amo leggere le opere delle persone che conosco, per imparare a conoscerle ancora più a fondo. Se anche voi avete questa curiosità, visto che adesso sapete quasi tutto di me grazie a questa bella intervista di Andrea, mi onorerebbe sapere che cosa pensate di “Le altre me” (La Lepre Edizioni), “Il mito dell’eterna giovinezza – il conflitto tra desiderio e realtà” (Armando Curcio Editore) e della biografia romanzata di Lucia Bosè (uscirà in libreria dal mese di agosto, con Morellini Editore). Poi ci sono anche gli altri libri che ho scritto eh, se li volete leggere tutti io sono solo felice.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

“Fratelli di sangue”

https://www.primevideo.com/detail/0JGML0D8UDK73UK72EMU3MQVH9/ref=atv_dp_share_cu_r

“Corazones de Mujer” https://www.primevideo.com/detail/0SCAOUH8JBVJUUYTREYRGQJ0PN/ref=atv_dp_share_cu_r

e “One more time” https://www.primevideo.com/detail/0GDPG10NAJSF03KADBTMFO8VUL/ref=atv_dp_share_cu_r

dei registi Davide Sordella e Pablo Benedetti, tutti e tre visibili su Amazon Prime. Il perché è semplice: sono tre bei film che parlano di tematiche importanti.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Due progetti in realtà li ho già anticipati: il primo appuntamento è dal 7 aprile 2021 (a seguire tutti i mercoledì) alle ore 21:00 su www.morenews.it/editoria-online con “L’eterna giovinezza: mito o realtà?”, programma di informazione da me ideato e condotto; il secondo appuntamento è a partire dal mese di agosto 2021, in libreria, con la mia biografia romanzata di Lucia Bosè (Morellini Editore), per la nuova collana “Femminile singolare” diretta da Sara Rattaro (https://www.morellinieditore.it/libri-collana-femminile-singolare-58944.html). Ogni lunedì, inoltre, mi trovate in edicola su Libero quotidiano con la mia rubrica “Cronaca familiare”. C’è poi un progetto con una scuola superiore della Lombardia che mi rende molto felice e onorata, di cui spero di potervi dare presto notizie e un’altra grossa novità: mi hanno scelta per dirigere una nuova collana editoriale di salute e scienza per una storica e prestigiosa casa editrice italiana. Ora però è presto per svelare di più.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Concludo ringraziando te Andrea, per avermi fatto questa bella e lunga intervista e insieme ringrazio i tuoi lettori per l’attenzione che hanno avuto. Con la speranza di conoscerci presto tutti di persona.

Laura Avalle

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Laura Avalle

Il libro:

Laura Avalle, “Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà”, Armando Curcio Ed., Roma, 2021.

https://curciostore.com/libreria/il-mito-delleterna-giovinezza/

Andrea Giostra

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Andrea Giostra