Giornata Mondiale della poesia | di Antonietta Micali

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E’ Primavera…

Ogni 21 marzo, arriva puntuale la Primavera, come segno di risveglio della natura, l’animo si prepara alla gioia e alla leggerezza, ma il 2021 ci regala una primavera diversa, piena di speranza e paura, in quanto il virus minaccia ancora la nostra salute e limita la nostra libertà. Oggi ricorre la giornata mondiale della poesia, parola che deriva dal dal greco: “poiein” fare. Si dice che l’uomo prima di parlare abbia cantato e prima di fare prosa abbia fatto poesia. Il fare poesia non è un tipo d’arte che appartiene a delle personalità complesse, enigmatiche e fascinose, ma il poeta è colui che ha un rapporto naturale con la natura, con l’umanità. La poesia serve a comunicare qualcosa in modo efficace, evoca emozioni e sentimenti, è letteratura dell’anima. Quasimodo maturò via via l’idea che il poeta deve farsi uomo tra gli uomini per aiutare il prossimo a ricercare dentro di sé il bene di cui è capace e far tacere il furore bestiale che troppo spesso si eleva a metodo di vita. “La posizione del poeta – si legge nel Discorso sulla poesia – non può essere passiva nella società: egli modifica il mondo… Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell’uomo più della filosofia e della storia. La poesia si trasforma in etica, proprio per la sua resa di bellezza: la sua responsabilità è in diretto rapporto con la sua perfezione… Un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente. ”  Il linguista Jacobson ha definito ‘funzione poetica’ quella per la quale le parole hanno valore non tanto in riferimento ai contenuti che esprimono, quanto piuttosto per l’armonia ed il suono che evocano nel momento in cui si incontrano. Così scriveva Quasimodo :

Ogni ventuno marzo entra l’Ariete

nell’equinozio e picchia la sua

testa maschia contro alberi e rocce

e tu amore stacchi

ai tuoi colpi  il vento d’inverno….”

Ma nel tempo in cui viviamo è lecito assegnare ancora un valore assoluto alla poesia? Certamente sì. Viviamo in un contesto in cui  la comunicazione  è  talvolta l’uso delle parole viene sublimato da un abuso. La poesia non è semplice esercizio linguistico, ma incontro straordinario di parole, è ‘evento di parole’. È la parola che sulla sua atemporalità può attraversare tutti i luoghi, per raccontare l’uomo nella sua gioia e nella sua disperazione. Le poesie possono essere più o meno belle, ma non è la collocazione temporale che ne decreta la loro evoluzione. Le parole, quelle vere, quelle dell’anima, non hanno tempo, hanno solo il senso della memoria e del viaggio. È grazie alla sua forza evocativa che la poesia parla al lettore di ogni tempo ed in ogni spazio. Ed è proprio questo atemporale valore comunicativo che dà alla poesia la sua inequivocabile magia. Alda Merini affermava  che: “ La poesia è il luogo del nulla, il luogo degli incontri, del fiume che è davanti a casa mia. La poesia è la vita che hai dentro … Secondo me c’è anche un momento d’abbandono davanti alla poesia ed è la vita che diventa il dolore comune.” Oggi ricorre l’anniversario della nascita di questa grande poetessa milanese, detta anche la poetessa dei navigli “Sono nata il ventuno a primavera/ma non sapevo che nascere folle/aprire le zolle/potesse scatenar tempesta/…” scriveva la Merini, considerata la poetessa più importante nel panorama della letteratura mondiale contemporanea. La Merini fu molto legata al poeta Salvatore  Quasimodo. La poesia per la Merini era la sua religione, una religione di pensiero e di silenzio. Animo inquieto quello della Merini, probabilmente soffriva di un disturbo bipolare  che per molto tempo l’aveva confinata dietro le mura grigie e fredde di un manicomio, ma lei non si è mai arresa, a salvarle la vita non sono stati i farmaci , ma le parole hanno avuto una forza maggiore. L’arte del saper scrivere in prosa e soprattutto in versi  è stata la  sua vera cura. La poesia assolve dunque un ruolo importantissimo , quello di avere la funzione  di salvare l’anima.

Antonietta Micali